Umberto De Giovannangeli : Israele: "Gantz come Putin ed Erdogan". Se questo titolo fosse uscito in Italia...
“Gantz come Putin ed Erdogan”. Se un titolo del genere fosse apparso, addirittura in prima pagina, su un giornale italiano, apriti cielo. Il direttore reprobo sarebbe stato subissato da insulti, accuse al vetriolo, pubbliche denunce, tutto all’insegna del “ecco svelato un nemico d’Israele”.
Povera Italia, come siamo caduti in basso. E povera stampa, prona al pensiero unico del quale è, al tempo stesso, vittima e propagandista.
Si dà il caso che quel titolo è di un editoriale redazionale di Haaretz, uno dei più autorevoli e diffusi quotidiani israeliani, che i lettori di Globalist hanno imparato a conoscere e ad apprezzare grazie agli scritti da noi rilanciati delle sue tante firme autorevoli.
Per i non addetti ai lavori: non stiamo parlando di opinioni ospitate dal giornale che impegnano soltanto l’autore. Editoriale redazionale vuol dire che quella espressa, su quel determinato argomento, è la linea del giornale. Una linea chiara, netta, da giornale con la schiena dritta.
Il j’accuse
L’editoriale con il succitato titolo è di un editoriale pubblicato il 25 agosto. Il seguente: “Il ministro della Difesa Benny Gantz non è l’unico responsabile della deplorevole e sempre più intricata questione della chiusura arbitraria delle organizzazioni palestinesi per i diritti umani. Il governo ha anche un primo ministro, Yair Lapid, che ha la responsabilità ultima delle azioni oltraggiose di Gantz, che stanno causando sempre più danni sulla scena internazionale. Da quando è stata emessa la decisione, e da quando i soldati sono stati inviati a saldare le porte degli uffici di queste organizzazioni, Israele non ha mai presentato nemmeno una prova convincente del loro coinvolgimento nel terrorismo o della loro messa in pericolo della sicurezza nazionale, come ha sostenuto Gantz. Gantz ha solo raddoppiato la sua posizione, forse per considerazioni di prestigio e per le imminenti elezioni. Vuole dimostrare durezza, a spese della posizione di Israele. Secondo un articolo del Guardian, la Cia – che sa bene come interferire nella politica e chiudere le organizzazioni della società civile nei Paesi stranieri – ha esaminato le informazioni che Israele aveva trasmesso agli Stati Uniti e non ha trovato alcuna prova a sostegno dell’affermazione che queste organizzazioni fossero gruppi di facciata per il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Nove Stati europei, alcuni dei quali contribuiscono a finanziare le organizzazioni, hanno dichiarato in una dichiarazione congiunta che le chiusure sono inaccettabili per loro perché Israele non ha fornito loro informazioni che giustifichino la mossa. Lunedì, gli ambasciatori di questi Paesi hanno incontrato un alto funzionario del Ministero degli Esteri e gli hanno chiarito che i loro governi non sono convinti che le sei organizzazioni della società civile siano organizzazioni terroristiche.
Argomenti simili a quelli che Israele sta adducendo per chiudere le organizzazioni per i diritti umani si possono sentire in Turchia, Russia e Siria. Ora anche in Israele. Forse non ancora nel suo territorio sovrano, ma solo in quello occupato, ma la direzione è chiara: non permettere ai palestinesi di mantenere una società civile che resista all’occupazione, ne denunci i crimini e assista le vittime”.
Un bis altrettanto forte
La protesta
Di seguito la lettera che J-Link, la rete che unisce le organizzazioni progressiste dell’ebraismo europeo e mondiale, ha recentemente inviato a Gantz.
“Gentile Ministro Benny Gantz,
J-Link, una rete internazionale di organizzazione ebraiche progressiste, si rivolse a Lei in qualità di Presidente della Knesset nel maggio 2020 al fine di manifestare la ferma opposizione ai piani di annessione di parti della Cisgiordania. Tali piani sono stati annullati. Siamo orgogliosi di avere concorso per parte nostra a tale esito. Analogamente, siamo ora sorpresi dal fatto che importanti organizzazioni della società civile palestinese siano dichiarate terroristiche, in assenza di un processo aperto ed equo. Ci affianchiamo alla protesta manifestata da molte Ong israeliane che condannano un tale atto in quanto ‘misura draconiana che criminalizza un importante lavoro nel campo dei diritti umani’. Una decisione del genere non distingue fra coloro che usano violenza contro lo stato e il popolo di Israele da un lato e quelle organizzazioni dall’altro che difendono i diritti umani nei territori palestinesi occupati. Membri dello stesso governo israeliano hanno espresso sconcerto, apprensione e dubbi circa la legittimità e razionalità di una tale misura.
Il momento dell’annuncio coincide inoltre con l’aumento allarmante di violenze da parte dei coloni e dall’incapacità evidente dell’esercito israeliano di proteggere i civili palestinesi. La preoccupazione di J-Link è che tali azioni mettano in pericolo lo status internazionale di Israele e compromettano le prospettive di pace.
J-Link e le organizzazioni ebraiche progressiste che ne fanno parte Le chiedono di revocare tale decisione o di fornire una prova pubblica e credibile delle imputazioni
Il Comitato di coordinamento di J-Link
Kenneth Bob (Ameinu, USA); Giorgio Gomel (Jcall Europa, Italia); Barbara Landau (JSpaceCanada); Alon Liel (PWG, Israele); Pablo Lumerman (J-Amlat, Argentina); Gabriella Saven (JDI, Sud Africa)”.
La risposta di Gantz è nel titolo di Haaretz. Di questa lettera non c’è traccia sulla stampa mainstream nostrana. Non avevamo dubbi. Perché i silenzi, le omissioni sono parte essenziale di una pubblicistica che va per la maggiore, il cui ossequio fa fare carriera e scalare posizioni apicali alla guida di giornali. E’ la pubblicistica per la quale Israele è inattaccabile, sempre e comunque. E se proprio non si possono oscurare le notizie di bambini palestinesi morti nei bombardamenti su Gaza, allora si parla e si scrive di un eccesso del sacrosanto “diritto di difesa” esercitato dallo Stato ebraico. Insomma, sono “effetti collaterali”, per quanto dolorosi, di una reazione giusta. Chi non accetta questa narrazione, è bollato come antisionista e, marchio ancor spregevole, antisemita. La stampa mainstream è arruolata. Chi per convinzioni, chi per convenienza. Quanto ai palestinesi, fanno notizia solo e quando si trasformano in bombe umane. A quel punto scatta puntuale l’esecrazione, l’equazione palestinese=terrorista. Uno schema che paga. Eccome se paga.

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