Jack Khoury : La famiglia della giornalista palestinese uccisa accusa Biden di "tradimento" dopo l'indagine statunitense

Traduzione sintesi

Fonte: ebraica americana


La famiglia di Shireen Abu Akleh si infuria con l'amministrazione Biden per aver "adottato" l'indagine israeliana sulla morte della giornalista palestinese-americana, non definendolo un "omicidio extragiudiziale"
8 luglio 2022
La famiglia della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh venerdì ha criticato la gestione dell'indagine sulla sua morte da parte dell'amministrazione Biden e ha invitato il presidente degli Stati Uniti a incontrarla e a divulgare tutte le informazioni raccolte sull'omicidio.
In una lettera indirizzata al presidente degli Stati Uniti Joe Biden e firmata dal fratello di Abu Akleh, Anton a nome della sua famiglia, i suoi fratelli e i loro figli si riferiscono alla sua morte di maggio come a un "omicidio extragiudiziale" e affermano che il governo degli Stati Uniti non ha "consultato adeguatamente , informato e sostenuto" la famiglia.
La lettera della famiglia Abu Akleh

Il Dipartimento di Stato americano ha concluso che un'analisi del proiettile che ha ucciso la giornalista palestinese-americano a Jenin " non ha potuto raggiungere una conclusione definitiva sulla [sua] origine". Nella dichiarazione, il portavoce del Dipartimento di Stato americano Ned Price ha affermato che "esperti balistici hanno stabilito che il proiettile era gravemente danneggiato, il che ha impedito una conclusione chiara".
Abu Akleh è stato ucciso l'11 maggio , durante un raid militare per arrestare sospetti palestinesi nel campo profughi di Jenin, e da allora almeno cinque importanti media internazionali hanno pubblicato indagini dettagliate sul caso dimostrando che Israele era probabilmente responsabile della sparatoria mortale . Un'indagine militare israeliana, tuttavia, non è riuscita a raggiungere una conclusione chiara.
Nell'indagine statunitense, pubblicata lunedì Ned Price ha aggiunto che le indagini condotte dall'esercito israeliano e dall'Autorità palestinese hanno portato gli esaminatori americani a determinare che era stata "probabilmente" uccisa da colpi di arma da fuoco dell'IDF. Tuttavia, il Coordinatore per la sicurezza degli Stati Uniti, che ha supervisionato l'esame da parte di esperti israeliani , "non ha trovato motivo di ritenere che questa morte sia stata intenzionale, ma piuttosto il risultato di circostanze tragiche durante un'operazione militare guidata dall'IDF contro le fazioni della Jihad islamica palestinese ... che ha fatto seguito a una serie di attacchi terroristici in Israele".
Per i palestinesi, l'affare Abu Akleh dimostra che non possono fidarsi degli Stati Uniti o di Abbas . Gli Stati Uniti volevano lasciarsi alle spalle l'affare Abu Akleh che rimane irrisolto
L'esercito israeliano deve fornire risposte reali sulla morte della giornalista Shireen Abu Akleh
Citando le indagini delle organizzazioni internazionali e dei media, la famiglia Abu Akleh ha affermato che "tutte le prove disponibili suggeriscono che Shireen, una cittadina statunitense, è stato oggetto di un omicidio extragiudiziale, ma la sua amministrazione ha completamente fallito nel soddisfare le aspettative minime di una famiglia in lutto. Non ha garantito un'indagine tempestiva, completa, credibile, imparziale, indipendente, efficace e trasparente in grado di grarantire una vera giustizia e una reale responsabilità per l'omicidio di Shireen".
Invece, dice la lettera, "gli Stati Uniti si sono nascosti verso la cancellazione di qualsiasi illecito da parte delle forze israeliane". Accusa gli Stati Uniti di non condurre le proprie indagini o analisi legali, "e semplicemente di 'riassumere' - e adottare - l'indagine delle autorità israeliane".
"Tuttavia, la sua amministrazione ha ritenuto necessario includere e perpetuare la conclusione infondata e dannosa che l'omicidio non è stato intenzionale, scegliendo apparentemente l'opportunità politica rispetto alla responsabilità effettiva per l'uccisione di un cittadino statunitense da parte di un governo straniero", si legge.
Alla fine della lettera la famiglia ha chiesto a Biden di incontrarla durante il suo imminente tour in Medio Oriente, oltre a fornire loro le informazioni raccolte durante le indagini. Ha anche invitato gli uffici statunitensi ad agire "sull'omicidio extragiudiziale di Shireen" e a sostenere gli "sforzi della famiglia per promuovere la responsabilità e la giustizia per Shireen, ovunque ci portino".


2 INTERVISTA. Tony Abu Akleh: «Gli Usa hanno tradito Shireen. Vogliamo dirlo a Biden»

 Michele Giorgio – 

Pagine Esteri, 11 luglio 2022 – Si chiama Anton ma per tutti è Tony. E da due mesi è il portavoce della sua famiglia, Abu Akleh, che non si rassegna e chiede giustizia per sua sorella Shireen, nota giornalista palestinese, con passaporto statunitense, uccisa sul colpo due mesi fa, l’11 maggio, da un proiettile mentre per la sua emittente, Al Jazeera, seguiva un’incursione di reparti speciali dell’esercito israeliano a Jenin. Tony rispondendo alle nostre domande non nasconde il suo stato d’animo, un misto di frustrazione e delusione. «Le inchieste svolte dalla Cnn e altri giornali americani – ci dice – come dall’Autorità nazionale palestinese e dall’Onu non lasciano dubbi: dicono tutte che Shireen è stata uccisa da spari giunti dagli israeliani. E a nostro avviso sono stati intenzionali. Ci aspettavamo perciò che gli Stati uniti, di cui siamo cittadini, affermassero in maniera netta e chiara che mia sorella, una civile innocente, una giornalista, è stata colpita da spari israeliani mentre svolgeva il suo lavoro di informazione e che la sua morte è un crimine non può restare impunito. E invece…».Tony non ha peli sulla lingua: «quella che hanno svolto una settimana fa gli esperti americani – spiega – sul proiettile che ha ucciso Shireen non è stata una perizia ma un’operazione politica. Non hanno riferito i risultati di una indagine tecnica, come ci aspettavamo. Piuttosto hanno emesso un comunicato politico per salvaguardare Israele e gli interessi americani. Ma noi non ci rassegneremo». Tony ci ripete che gli Abu Akleh faranno il possibile per ottenere un’indagine internazionale. E che sono intenzionati ad incontrare Joe Biden quando la prossima settimana sarà in Israele e nei Territori palestinesi occupati. «L’ambasciata Usa tace, non abbiamo più avuto contatti dal giorno precedente a quello della cosiddetta perizia» prosegue «per gli Stati uniti la faccenda è chiusa, per noi no! Shireen avrà giustizia».

Gli Abu Akleh hanno indirizzato una lettera all’Amministrazione Biden in cui definiscono l’uccisione di Shireen non un incidente causato da un proiettile vagante, come sostengono Israele e gli Stati uniti, bensì un «omicidio extragiudiziale» eseguito da soldati israeliani. Rivolgendosi al presidente americano, aggiungono che «la sua Amministrazione ha completamente fallito nel soddisfare le aspettative minime di una famiglia in lutto…gli Stati uniti si sono mossi per la cancellazione di qualsiasi illecito da parte delle forze israeliane» e non hanno condotto proprie indagini ma si sono limitati a «riassumere e adottare l’indagine delle autorità israeliane». «La sua Amministrazione – concludono – ha ritenuto necessario perpetuare la conclusione infondata e dannosa che l’omicidio non sia stato intenzionale, scegliendo apparentemente l’opportunità politica rispetto alla responsabilità effettiva per l’uccisione di un cittadino statunitense da parte di un governo straniero». Alla fine della lettera chiedono a Biden di incontrarli.

Non si può escludere del tutto che questo incontro possa avvenire. Forse non sarà più di una stretta di mano e qualche frase di cordoglio da parte del presidente Usa. Ma la possibilità è remota. Biden arriverà mercoledì in Israele non per accusarlo dell’omicidio di una giornalista ma per rassicurarlo della protezione militare americana e dell’alleanza con Washington. Non solo. Potrebbe avere in tasca un’intesa preliminare per la normalizzazione dei rapporti tra lo Stato ebraico e l’Arabia saudita. E dovrebbe dare la sua benedizione al programma di difesa aerea integrata tra Israele e i suoi alleati arabi contro l’Iran. Proprio con Teheran al centro dei suoi pensieri, Biden visiterà alcuni apparati di sicurezza israeliani presso la base aerea di Palmachim, una batteria missilistica Iron Dome, il sistema di difesa laser Iron Beam.

Venerdì incontrerà a Betlemme il presidente dell’Anp Abu Mazen al quale non garantirà alcun appoggio politico ma solo un pacchetto di misure economiche e qualche gesto simbolico. Biden quindi andrà all’aeroporto Ben Gurion da dove partirà per l’Arabia saudita dove parteciperà al vertice del GCC+3 a Gedda con i leader del Consiglio di cooperazione del Golfo: Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati  insieme a Iraq, Egitto e Giordania. Pagine Esteri


INTERVISTA. Tony Abu Akleh: «Gli Usa hanno tradito Shireen. Vogliamo dirlo a Biden»






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