GIDEON LEVY - DA OLTRE UN ANNO ISRAELE DETIENE IN CARCERE UN ADOLESCENTE PALESTINESE AFFETTO DA UNA MALATTIA RARA, SENZA NESSUNA SOLUZIONE IN VISTA
tradotto da :
Beniamino Benjio Rocchetto
Due giudici militari israeliani hanno ordinato il rilascio di Amal Nakhleh, ma il più grande apparato istituzionale ha insistito per tenerlo in prigione.
Di Gideon Levy e Alex Levac - 11 febbraio 2022
Cos'hanno il servizio di sicurezza dello Shin Bet e le Forze di Difesa Israeliane contro un adolescente alle superiori, il cui padre dice non conosce la differenza tra ideologia e biologia, che soffre di una rara malattia autoimmune e che nel 2020 ha subito un intervento chirurgico per asportare un tumore? Perché viene ripetutamente detenuto, senza processo, senza un atto d'accusa, senza alcuna considerazione per la sua età o la sua salute?
Nessuno sa quali siano i sospetti contro Amal Nakhleh, che frequentava la prima superiore al momento del suo primo e secondo arresto, il cui padre è il direttore generale di una compagnia radiotelevisiva a Ramallah e la cui madre è una ginecologa nel campo profughi di Jalazun, vicino a quella stessa città. Nessuno sa per quanto tempo l'adolescente rimarrà in prigione, apparentemente per aver lanciato pietre. Due giudici militari israeliani hanno già ordinato il suo rilascio dopo aver esaminato le informazioni sulla sicurezza nel suo caso, ma il più grande apparato istituzionale ha insistito per tenerlo in prigione e, a tal fine, ha emesso un ordine di detenzione amministrativa: incarcerazione senza processo; arbitrario e incostituzionale, che si rinnova ogni pochi mesi. È successo diverse volte finora e non è ancora prossima una soluzione.
Come se la sua malattia e l'operazione a cui è stato sottoposto non fossero abbastanza, la scorsa settimana Nakhleh si è ammalato anche di Covid ed è stato portato all'ospedale della prigione di Ramle. Non può essere vaccinato, a causa del suo disturbo immunosoppressivo. È stato riportato in cella all'inizio di questa settimana.
Amal compirà 18 anni la prossima settimana. La sua attuale detenzione amministrativa dovrebbe concludersi a metà maggio, anche se potrebbe essere nuovamente prorogata. Suo padre, residente a Ramallah, è il capo della Rete Multimediale Wattan, che impiega circa 100 giornalisti. Nella sede dell'organizzazione, agli ultimi piani di un palazzo di uffici nel centro della città, il personale è stato impegnato questa settimana a preparare una campagna a sostegno di una soluzione a unico Stato. In passato, le Forze di Difesa Israeliane hanno fatto irruzione negli uffici e negli studi dell'azienda più volte, l'ultima nel 2012, portando via attrezzature che non sono mai state restituite.
Muammar Nakhleh, 50 anni, giornalista, avvocato e attivista di sinistra, ha due figli. Osama, che ora ha quasi 19 anni, è stato arrestato per la prima volta all'età di 13 anni e ha passato due anni della sua vita in detenzione, e Amal, che è stato incarcerato per un totale di 14 mesi. I loro genitori sono divorziati e i figli si dividono tra la madre, Iman, a Jalazun, e il padre, a Ramallah.
Amal è stato arrestato per la prima volta nel novembre 2020, mentre tornava a casa dalla nuova città palestinese di Rawabi, a nord di Ramallah. È stato detenuto per 40 giorni con l'accusa di lancio di pietre, fino a quando il giudice del tribunale minorile militare, il Tenente Colonnello Sharon Keinan, ha ordinato il suo rilascio su cauzione. L'accusa militare ha impugnato la decisione, ma nel frattempo, il 10 dicembre un altro giudice del tribunale militare, il Tenente Colonnello Yair Tirosh, ha respinto la gravità delle prove secretate presentategli ordinando anche lui l'immediato rilascio di Amal. Il 21 gennaio 2021, tuttavia, Amal è stata nuovamente arrestato, senza alcuna spiegazione. Pochi giorni dopo, il giudice del tribunale militare di riserva Shimon Ashual ha approvato la richiesta, presentata dal Colonnello Naama Rosen Grimberg, un ufficiale dei servizi segreti del Comando Centrale, di emettere un ordine di detenzione amministrativa di sei mesi contro Amal.
Quando Amal aveva 15 anni, gli fu diagnosticato un tumore linfatico benigno nel timo, sotto lo sterno. Pochi mesi dopo, un ospedale di Ramallah gli raccomandò di sottoporsi a un intervento chirurgico all'Ospedale Universitario Hadassah di Gerusalemme o all'Ospedale San Giuseppe della città. Suo padre non è stato in grado di ottenere per lui un permesso di ingresso in Israele, ma Amal e suo padre sono riusciti a raggiungere l'ospedale con altri mezzi e lì fu operato.
Pochi giorni dopo essere stato dimesso dall'ospedale, Amal fu arrestato al posto di blocco di Atara mentre lasciava Rawabi. Poche settimane dopo il suo rilascio, un funzionario dei servizi di sicurezza palestinesi ha chiamato suo padre e gli ha detto di presentarsi urgentemente con suo figlio. Muammar Nakhleh disse che avrebbe portato suo figlio il giorno seguente. Due ore dopo, i servizi di sicurezza palestinesi hanno richiamato: "Dove sei? Vieni qui immediatamente. Gli israeliani stanno per arrestare Amal." Amal è stato poi interrogato dagli investigatori palestinesi. Gli è stato chiesto del lancio di pietre nell'insediamento di Beit El e di alcuni dei suoi post su Facebook, ed è stato liberato dopo un'ora. Quella stessa notte, le truppe israeliane arrestarono Amal a casa di sua madre a Jalazun. Dal 21 gennaio 2021 è in carcere.
Amal ha detto a suo padre di essere stato incarcerato a causa dei suoi "pensieri biologici". Muammar dice che intendeva i suoi "pensieri ideologici". Questa settimana, nel suo ufficio di Ramallah, Muammar ha menzionato più volte la confusione da parte di suo figlio. "È troppo infantile per essere arrestato per pensieri pericolosi."
Amal soffre di una rara malattia autoimmune chiamata miastenia grave, che colpisce le connessioni tra muscoli e nervi e talvolta può colpire i muscoli utilizzati per la respirazione e anche gli arti. La malattia è collegata al tumore nel timo per il quale Amal ha subito un intervento chirurgico. È una malattia cronica e incurabile e richiede cure mediche e monitoraggio costante.
La dottoressa Bettina Birmans, neurologa del Centro Medico Shaare Zedek di Gerusalemme, ha visitato Amal il 14 giugno 2021, nella prigione di Ofer, su richiesta della famiglia e della ONG Medici per i Diritti Umani (Physicians for Human Rights). Ha riferito che Amal lamentava difficoltà respiratoria mentre camminava, apparentemente a causa della sua malattia, e ha raccomandato una TAC urgente, perché, ha scritto: "Esiste una considerevole possibilità che ci sia una ricrescita maligna e non dovrebbe essere sprecato tempo prezioso". La TAC è stata eseguita il 22 luglio, ad Hadassah, e fortunatamente non è stata trovata alcuna prova di recidiva del tumore, come ha scritto il radiologo, la professoressa Dorit Shaham. Secondo il padre di Amal, le situazioni stressanti sono dannose per le condizioni di suo figlio e gli causano difficoltà a mangiare e respirare. Anche i suoi muscoli oculari ne sono colpiti.
I parlamentari della Lista Congiunta Aida Touma-Sliman e Ofer Cassif hanno cercato di ottenere il rilascio di Amal, a causa delle sue condizioni, tramite il Ministro della Difesa Benny Gantz, e hanno anche cercato di assicurarsi che ricevesse i suoi farmaci. Il 22 settembre 2021, Cassif ha inviato un messaggio a Gantz sollecitando il rilascio di Amal "alla luce delle sue condizioni mediche e del pericolo per la sua salute in condizioni di detenzione". Inutilmente. I suoi genitori erano preoccupati che avrebbe contratto il coronavirus poiché non è vaccinato e in generale sono preoccupati che il tumore si ripresenti. Quando contrasse effettivamente il Covid ed è stato ricoverato in ospedale nella prigione di Ramle, il parlamentare Touma-Sliman ha chiesto informazioni sulle sue condizioni all'ufficio del Ministro della Difesa, poiché i genitori di Amal non avevano modo di comunicare con lui; le è stato detto che era in buone condizioni. Amal, va notato, è ancora minorenne, fino alla prossima settimana.
Non c'è modo di sapere se verrà rilasciato quando il suo attuale quarto periodo di detenzione amministrativa terminerà il 18 maggio. Anche le richieste di rilascio da parte di gruppi palestinesi e internazionali per i diritti umani sono state respinte. "Lo stiamo trattenendo per motivi di sicurezza", è stata la risposta che hanno ricevuto. Ogni tentativo di scoprire quali pericoli per la sicurezza giustificano una detenzione così lunga e arbitraria, e perché questo liceale non viene processato se ritenuto così pericoloso e cosa ne sarà di questi pericoli quando verrà rilasciato un giorno, tutte queste domande sono rimaste senza risposta. Domande come queste, infatti, non ottengono mai risposta nei casi di detenzione amministrativa, anche quando sono coinvolti minori.
L'Unità del Portavoce dell'IDF questa settimana ha risposto alla domanda di Haaretz sull'argomento come segue: "Amal Nakhleh è stato arrestato dalle forze di sicurezza perché sospettato di coinvolgimento in attività terroristiche. Dopo che sono state raccolte informazioni su di lui che hanno mostrato il suo coinvolgimento in attività militari, traffico di armi e la partecipazione ad evidenti attività di terrorismo, è stato emesso un ordine di detenzione amministrativa che è stato di volta in volta esteso alla luce del pericolo che rappresenta per la sicurezza della regione. Il presente provvedimento di detenzione è valido fino a maggio 2022. Tutti gli ordini, compreso quello attuale, sono stati esaminati e autorizzati dal tribunale militare".
"Nelle delibere relative al controllo giurisdizionale della detenzione amministrativa, il tribunale esamina tutti i dati pertinenti in materia, compreso ogni documento medico presentatogli, e valuta le circostanze mediche e di altro genere nell'ambito della sua decisione. Non possiamo commentare i dati qui, per motivi di riservatezza personale e perché le deliberazioni si svolgono a porte chiuse".
Se i sospetti sono davvero così gravi, ci si deve chiedere: perché questo giovane non è stato processato?
Amal ha sostenuto gli esami di maturità in prigione. Avrebbe dovuto entrare all'università in autunno. All'inizio voleva studiare comunicazione, ma suo padre lo convinse a laurearsi in scienze politiche. "Se hanno qualcosa contro di lui, ce lo dicano, lo dicano al suo avvocato", ci dice Muammar. Iyad Hadad, un amico della famiglia e ricercatore sul campo per l'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem, aggiunge: "Soprattutto data la sua età e le sue condizioni mediche".
Il nome Amal, "speranza" in arabo, gli è stato dato perché nato prematuramente al sesto mese di gravidanza. I medici dissero ai suoi genitori che non sarebbe sopravvissuto, ma chiesero comunque al padre di dargli un nome, per il certificato di morte che avrebbero rilasciato. Muammar non esitò un secondo e lo chiamò Amal. Muammar, tra l'altro, prende il nome da Muammar Gheddafi, l'ex presidente della Libia; anche i suoi fratelli portano nomi di leader arabi.
Amal ha giocato nella squadra di calcio giovanile della Palestina e prima del suo arresto si sarebbe dovuto recare in Corea del Sud con la squadra. Il suo sogno era arrivare al Barcellona; il suo eroe è Lionel Messi. "Il suo modello non è suo padre o sua madre, è Messi", dice suo padre.
Muammar ammette di non essere ottimista sulla scarcerazione del figlio a maggio, perché al momento di decidere sull'ultima proroga le autorità non hanno specificato che sarebbe stata l'ultima. La scorsa settimana il padre avrebbe dovuto far visita al figlio in carcere, ma la visita è stata annullata a seguito del ricovero di Amal per Covid. Durante l'anno in cui il giovane è stato imprigionato, a Muammar è stato permesso di fargli visita solo due volte.
Domenica scorsa, Muammar ha incontrato un altro giovane del campo profughi di Jalazun che era incarcerato con Amal ed è stato rilasciato. L'adolescente gli ha detto che Amal si rivolge a Dio e gli chiede perché non lo ascolta.
Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell'Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell'Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.
Alex Levac è diventato fotografo esclusivo per il quotidiano Hadashot nel 1983 e dal 1993 è fotografo esclusivo per il quotidiano israeliano Haaretz. Nel 1984, una fotografia scattata durante il dirottamento di un autobus di Tel Aviv smentì il resoconto ufficiale degli eventi e portò a uno scandalo di lunga data noto come affare Kav 300. Levac ha partecipato a numerose mostre, tra cui indiani amazzonici, tenutesi presso l'Università della California, Berkeley; la Biennale israeliana di fotografia Ein Harod; e il Museo di Israele a Gerusalemme. Ha pubblicato cinque libri.

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