GIDEON LEVY - PER 50 GIORNI, ISRAELE HA TENUTO SOTTO ASSEDIO IL VILLAGGIO PALESTINESE DI DEIR NIZAM
Per quasi due mesi l'IDF ha chiuso tutti gli ingressi al villaggio di Deir Nizam, tranne uno, dove i soldati erano appostati giorno e notte. Durante questo periodo l'esercito ha fatto irruzione anche nelle case e nella scuola locale.
Di Gideon Levy e Alex Levac - 4 febbraio 2022
Mohammed Yihyeh Tamimi si appoggia a una parete della stanzetta che usa per riporre i rottami che occasionalmente compra e vende. È disabile e riesce a malapena a muoversi, essendo stato ferito nel 1987 in un incidente sul lavoro nella città di Azor, che lui chiama con il suo nome arabo, Yazur, a sud-est di Tel Aviv. Per raggiungere la sua casa, che è sopra il magazzino, sale stentatamente le scale, inclinando il corpo da un lato e trascinando le gambe semiparalizzate, una dopo l'altra. Al piano di sopra, nel suo piccolo appartamento, racconta la sua storia. Due dei suoi figli sono in prigione e anche il più giovane, che ha 16 anni, è stato in detenzione per un giorno durante questi due maledetti mesi, mentre il suo villaggio era assediato dall'esercito israeliano.
Tamimi ha otto figli, che vivono tutti in questa angusta dimora. È impossibile rimanere indifferenti alla povertà di Tamimi, alla sua disabilità straziante e al suo villaggio assediato. Non ha mai ricevuto un risarcimento per la sua disabilità, conseguenza di un incidente sul lavoro in Israele. Il suo villaggio è stato sotto assedio per tutto dicembre e gran parte di gennaio. Non vede suo figlio Ramez da quando il diciassettenne è stato prelevato dalle forze di difesa israeliane durante un'incursione nella scuola dell'adolescente il mese scorso; non ha idea delle condizioni in cui si trova suo figlio. Un altro figlio, Rajeb, 19 anni, è in prigione da un anno, per aver lanciato pietre, dice Tamimi. Se non fosse per questo, andrebbe tutto bene in Cisgiordania.
Il villaggio di Deir Nizam si trova nel distretto di Ramallah, di fronte all'insediamento di Halamish e agli avamposti israeliani fuorilegge che occupano parte della terra del villaggio. Lunedì, quando siamo arrivati, si potevano vedere soldati e agenti di polizia mentre controllavano ogni veicolo che entrava nel villaggio, I soldati, forse, per vedere se trasportavano attentatori suicidi. La polizia probabilmente stava controllando se le persone indossavano le cinture di sicurezza, molestandole. A seguito di alcuni episodi di lanci di pietre sulla strada principale, l'esercito aveva deciso di punire collettivamente tutti i residenti di Deir Nizam. È stato come tornare al periodo dell'Intifada, all'era delle chiusure e delle barriere.
All'inizio di dicembre le due strade che portavano al villaggio sono state rese impraticabili per mezzo di cancelli di ferro gialli, confinando i residenti come animali in gabbia, e l'ingresso principale è diventato un posto di blocco dell'esercito presidiato 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ogni veicolo è stato perquisito, tutti i passeggeri venivano controllati. Gli insegnanti arrivavano in ritardo a scuola, amici e parenti hanno smesso di frequentarsi per evitare umiliazioni e molestie, le persone arrivavano in ritardo al lavoro, i malati tardavano agli appuntamenti in clinica. Un incubo iniziato il 1° dicembre e continuato per 50 giorni consecutivi.
L'assedio è stato particolarmente doloroso perché Deir Nizam è un luogo isolato. Di fronte, sull'altro lato della strada principale, la Statale 465, c'è Nabi Saleh, famoso per la lotta incessante dei suoi residenti e anni di dimostrazioni contro l'occupazione. A Deir Nizam non ci sono manifestazioni e non c'è lotta, se non quella per sopravvivere. L'aspetto austero del posto attesta che non è una lotta facile. Negli ultimi due decenni circa 300 dei suoi 1.500 abitanti si sono trasferiti a Ramallah, non più in grado di sopportare il peso della vita sotto occupazione nel loro villaggio.
La scuola locale, con un corpo studentesco misto di 220 alunni e altre 24 persone tra inservienti e docenti, che insegna dalla scuola materna finì al 12° anno*, si trova nel centro di Deir Nizam e ha due ali. Il 18 gennaio le truppe israeliane hanno fatto irruzione nell'edificio. Quella mattina, il nuovo preside della scuola, Bader Shreita, che vive in un villaggio vicino, è stato arrestato all'ingresso di Deir Nizam e anche a causa del maltempo le lezioni sono iniziate tardi. Due mezzi militari si sono fermati davanti alla scuola e i soldati sono entrati con la forza, senza chiedere permesso o spiegare nulla agli insegnanti e agli studenti sbalorditi.
L'insegnante di matematica, Shahar Tamimi, 32 anni, è arrivata alla scuola alle 8:45 quella mattina. I due veicoli dell'esercito sono arrivati pochi minuti dopo e otto soldati armati sono entrati nel cortile della scuola. Tamimi e un altro insegnante tentarono di bloccargli la strada, cercando di fermare la straordinaria incursione, che stava avvenendo senza un previo coordinamento, questa è una scuola, dopotutto. I soldati li spinsero da parte e si diressero verso le aule. "Smettetela di lanciare pietre e smetteremo di venire", disse uno dei soldati.
Gli insegnanti avevano chiuso il cancello della nuova ala della scuola; i soldati entravano dall'ala vecchia. A quanto pare stavano cercando ragazzi più grandi ed entrarono nella classe dell'undicesimo anno. Tamimi, l'insegnante di matematica, è convinta che non stessero cercando studenti specifici.
Tamimi seguì i soldati, erano tre o quattro, nell'aula. Dice che hanno afferrato due studenti e hanno iniziato a picchiarli. Un'insegnante e una inserviente hanno urlato contro i militari e cercato di fermarli fisicamente. Era inutile. I soldati hanno lasciato l'aula in circa tre minuti, dopo aver divelto sedie e banchi. Uno dei soldati gli ha puntato il fucile contro, ci racconta Tamimi.
I soldati se ne sono andati portando con sé i due studenti che erano stati presi, Ahmed Salah e Ramez Tamimi, quest'ultimo figlio del commerciante di rottami disabile, trascinandoli fuori con la forza. L'inserviente, parente di uno degli studenti, ha cercato di sottrarlo all'arresto. Ne sono seguite molte urla. Accanto a uno dei blindati, i soldati hanno ammanettato i due diciassettenni; un video girato da un testimone oculare mostra il momento in cui i soldati hanno bendato i due, una normale procedura, la cui logica non è chiara. Furono portati in una vicina struttura militare e da lì in una stazione di polizia. Salah è stato rilasciato lo stesso giorno, ma più di una settimana dopo Ramez rimane ancora in detenzione nella prigione di Ofer, vicino a Ramallah. I suoi genitori non sanno di cosa sia accusato.
Il capo del consiglio di Deir Nizam, Nasser Mizhar, 57 anni, con la faccia trasudante di stanchezza, parla ora di ciò che l'esercito e i coloni stanno provocando nel suo villaggio. Per tutta la vita ha fatto l'imprenditore edile in Israele e ora serve come capo del consiglio. Le sofferenze del villaggio sono iniziate con la fondazione dell'insediamento colonico di Halamish nel 1978, spiega. Circa 2.500 dunam/km2 (625 acri) della sua terra furono confiscati. A causa della sua vicinanza all'insediamento, la costruzione nel villaggio è consentita solo su 200 dunam/km2 che non si trovano nell'Area C (cioè sotto il pieno controllo israeliano). I coloni controllano tutta l'attività di costruzione in corso e la denunciano alle autorità di occupazione.
La situazione è diventata ancora più difficile nel 2019, quando la fattoria Zvi's, un violento avamposto fuorilegge, è stata costruita vicino all'insediamento di Halamish. I contadini e i pastori palestinesi sono stati attaccati ripetutamente e da allora hanno avuto difficoltà ad accedere alla loro terra. I pastori-coloni si impossessarono sia dei pascoli che dei campi e ora pascolano lì le loro pecore e il loro bestiame. Gli ulivi sono stati bruciati e i raccolti distrutti. L'IDF collabora e fornisce protezione ai coloni criminali della fattoria.
Il 1° dicembre, Mizhar e gli altri residenti di Deir Nizam si sono svegliati per scoprire che durante la notte il loro villaggio era stato posto sotto assedio, naturalmente senza alcun preavviso o spiegazione. Gli ingressi occidentale e meridionale erano bloccati da cancelli di ferro, cubi di cemento e postazioni di soldati, continuamente presidiati, erano stati allestiti all'ingresso principale, a nord della città. L'attività principale delle truppe, dice il capo del consiglio, sembrava essere l'abuso e le molestie nei confronti dei residenti. Ogni persona che cercava di uscire o entrare dal villaggio, anche se lo faceva nell'arco di pochi minuti, è stato costretto a subire un controllo approfondito da parte dei soldati. Una o due volte, per ragioni sconosciute, la barriera è stata chiusa per un'ora o due, impedendo a chiunque di uscire o entrare.
Iyad Hadad, il ricercatore sul campo dell'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem nell'area di Ramallah, ha documentato 17 incursioni di soldati dell'IDF nel villaggio durante i suoi 50 giorni di assedio. La maggior parte di queste operazioni si è verificata di notte e includeva irruzioni in 15 case e l'arresto di 10 residenti locali, oltre ai due studenti. La maggior parte dei fermati è stata rilasciata dopo qualche ora.
"Questa è una punizione collettiva", dichiara il capo del consiglio. "A causa del sospetto che alcuni ragazzini abbiano lanciato pietre stanno punendo l'intero villaggio. Le relazioni sociali dei residenti sono state ridotte al minimo, c'è molta sofferenza. La gente ci pensa mille volte prima di recarsi ai matrimoni, ai funerali o per visitare la famiglia. La pressione è incontenibile. Alcune persone soggiornano da parenti fuori dal villaggio, solo per evitare di dover passare attraverso la barriera".
Mizhar è certo che tutte le sanzioni imposte al villaggio hanno il solo scopo di soddisfare i coloni di Halamish, che hanno fatto pressioni sull'esercito per punire il villaggio per il lancio di pietre. "Siamo un villaggio dimenticato", ha detto tristemente il capo del consiglio. "Non abbiamo la visibilità e la solidarietà internazionale di Nabi Saleh, non abbiamo niente. Nessuno si interessa a noi, nessuno ci ascolta. Tutto ciò che vogliamo è disporre liberamente delle nostre terre".
La scorsa settimana sono stati aperti i due cancelli di ferro giallo e la barriera all'ingresso principale non è più presidiata 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Il pericolo per Deir Nizam è passato? Il villaggio ha scontato tutta la pena?
L'unità del portavoce dell'IDF questa settimana in risposta a una richiesta di chiarimento di Haaretz ha dichiarato: "Il villaggio di Deir Nizam non è chiuso e le strade di accesso non sono bloccate. Tuttavia, di tanto in tanto, in base alle valutazioni aggiornate della situazione della sicurezza, viene effettuato un controllo di sicurezza su queste strade al fine di localizzare i terroristi".
"Negli ultimi mesi c'è stato un notevole aumento dei lanci di pietre e bottiglie incendiarie contro i veicoli sulla Statale 465, adiacente a Deir Nizam, tanto che si è creato un pericolo concreto per la vita dei passeggeri dei veicoli. Come parte dello sforzo per far fronte a questo fenomeno, le unità dell'IDF stanno operando nell'area di Deir Nizam in conformità con le valutazioni della sicurezza operativa, sia in attività dichiarate che segrete".
"In questo contesto, il 18 gennaio 2022, i soldati dell'IDF hanno individuato alcuni sospetti che stavano lanciando pietre contro i veicoli israeliani sulla Statale 465 in un modo che metteva in pericolo la vita degli automobilisti. Durante l'inseguimento per arrestare i lanciatori di pietre, sono state lanciate pietre contro i soldati. I sospetti si sono rifugiati nella scuola del villaggio, obbligando così le truppe ad entrare e ad arrestare i lanciatori di pietre. Va chiarito che solo le persone identificate come lanciatori di pietre sono state arrestate, e questo non è stato un arresto arbitrario come ha affermato il giornalista".
In seguito al suo incidente sul lavoro ad Azor, Mohammed Tamimi, che ha 51 anni, dice di aver tentato di presentare una richiesta di risarcimento, ma è stato arrestato per essere entrato illegalmente in Israele ed incarcerato per 17 giorni. Ha smesso di provarci, sentendosi impotente. Il 6 gennaio, l'esercito irruppe in casa sua alle 2 del mattino e prese Rami, che lavora con lui. Senza Rami, un giovane sorridente che ha lasciato la scuola per aiutare il padre a provvedere alla famiglia, Mohammed non è nemmeno in grado di andare a caccia di rottami di alluminio. Rami è stato rilasciato dopo 24 ore. Le manette erano molto dolorose, dice, mostrandoci i segni sui polsi.
Note:
[*] Gradi scolastici dell'istruzione palestinese: https://www.arcobalenoweb.org/.../2011/09/Palestina.pdf
Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell'Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell'Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.
Alex Levac è diventato fotografo esclusivo per il quotidiano Hadashot nel 1983 e dal 1993 è fotografo esclusivo per il quotidiano israeliano Haaretz. Nel 1984, una fotografia scattata durante il dirottamento di un autobus di Tel Aviv smentì il resoconto ufficiale degli eventi e portò a uno scandalo di lunga data noto come affare Kav 300. Levac ha partecipato a numerose mostre, tra cui indiani amazzonici, tenutesi presso l'Università della California, Berkeley; la Biennale israeliana di fotografia Ein Harod; e il Museo di Israele a Gerusalemme. Ha pubblicato cinque libri.

Commenti
Posta un commento