Amira Hass : IN CINQUE ANNI, QUATTRO FATTORIE DI COLONI HANNO PRESO TANTA TERRA QUANTO LE DIMENSIONI DI UNA GRANDE CITTÀ

Di Amira Hass - 14 novembre 2021



Negli ultimi cinque anni quattro fattorie di coloni in Cisgiordania hanno occupato tanto territorio palestinese quanto le dimensioni della città di Holon (circa 19.000 dunam/km, 4.700 acri), o delle città di Bnei Brak (7.300 dunam/km) e Lod (circa 12.000 dunam/km) messe assieme. Impiegando sistematicamente la violenza e il terrore, i residenti dei quattro avamposti, aiutati dall'esercito, hanno bloccato l'accesso dei palestinesi alla terra per un totale di 20.866 dunam/km, che i palestinesi usavano per coltivare e pascolare il bestiame.

Il primato è detenuto dalla fattoria Uri nella riserva di Umm Zuqa nella Valle del Giordano settentrionale, che è stata costruita nel 2016 e impedisce alle comunità palestinesi di accedere a oltre 14.000 dunam/km di terra. Il secondo è l'avamposto di Zvi Bar Yosef dall'insediamento di Halamish, edificato tre anni fa. Impedisce ai contadini di Jibiya, Kobar e Umm Safa di accedere a 2.500 dunam/km delle loro terre. Una fattoria di pastori a sud-ovest di Samu, costruita quest'anno, ha finora occupato oltre 1.850 dunam/km di terreni appartenenti al villaggio di Zanuta. Nel 2020, è stata costruita la fattoria Mann a est della città di Yatta, sottraendo oltre 1.537 dunam/km dai villaggi vicini.
I dati si riferiscono solo a queste quattro singole fattorie su circa 50 avamposti simili costruiti nell'ultimo decennio e 150 avamposti risalenti agli anni '90. I residenti di molti di questi avamposti usano la violenza per impadronirsi delle terre palestinesi, il che significa che l'area totale di cui si sono appropriati è molto più grande della cifra calcolata.

l'INDAGINE DI B'Tselem

Il gruppo per i diritti umani ha scelto cinque aree della Cisgiordania in cui operano nove fattorie (comprese le quattro già menzionate): la Valle del Giordano settentrionale a est di Tamun e Tubas, i villaggi a nord-ovest di Ramallah, i villaggi a sud-ovest di Nablus, i villaggi a est di Yatta e i villaggi a sud di Samua.
I suoi ricercatori hanno documentato, calcolato e quantificato l'estensione delle terre occupate dagli avamposti e da un insediamento, Halamish, in quelle cinque aree: 28.416 dunam/km, o le dimensioni di Kiryat Bialik, Netivot e Ofakim messe insieme. L'organizzazione Kerem Navot, che indaga sulla politica israeliana di acquisizione delle terre della Cisgiordania, ha collaborato alla mappatura e al calcolo dei dati nel rapporto finale.
Il fatto che questo sia un modello e che le autorità israeliane non pongano fine alla violenza sistematica ha portato B'Tselem alla conclusione che il fenomeno serve gli interessi dello Stato.
"Apparentemente queste sono due cose non collegate", recita il rapporto. "Lo Stato prende possesso della terra in modo aperto e ufficiale, legittimato da consulenti legali e giudici", oltre 2 milioni di dunam/km in Cisgiordania dal 1967, "mentre i coloni, che allo stesso modo cercano di impadronirsi della terra per promuovere i loro interessi, usano la violenza contro i palestinesi per ragioni proprie e di propria iniziativa. Ma è la stessa cosa: la violenza dei coloni contro i palestinesi serve allo Stato come uno dei principali mezzi non ufficiali per acquisire sempre più terra in Cisgiordania, e quella violenza viene portata avanti con il pieno sostegno delle istituzioni, con l'aiuto e la partecipazione dei suoi rappresentanti".
B'Tselem e Kerem Navot devono ancora calcolare la portata dell'appropriazione violenta da parte dei coloni di tutte le terre palestinesi da parte di singole fattorie e avamposti dei coloni in Cisgiordania. Ma una stima generale è già stata fatta da Ze'ev Hever, il capo di Amana, che è il fronte operativo e finanziario del movimento religioso pro-insediamenti Gush Emunim e che sta dietro alla creazione degli avamposti. In una videoconferenza tenutasi a febbraio, Hever ha spiegato che le fattorie dei pastori sono uno strumento efficiente per impadronirsi della terra palestinese, più che costruire nuovi insediamenti o quartieri. L'area edificata combinata di tutti gli insediamenti convenzionali è di circa 100 chilometri quadrati, ha detto, mentre le sole fattorie ne hanno occupato il doppio, quasi 200.000 dunam/km.
"Coloro che hanno la giusta motivazione per agire e spingono gli altri ad agire possono raggiungere ottimi risultati", ha detto Hever ai partecipanti la videoconferenza. B'Tselem non sa quanto sia accurata la stima complessiva di Hever, ma solo in altre due aree della Cisgiordania che non sono state incluse nell'attuale rapporto, le violente espansioni degli insediamenti esistenti hanno preso il controllo di almeno 36.500 dunam/km, dei quali 26.500 nell'area degli insediamenti Eli e Shiloh a est di Ramallah e 10.000 nell'area di Tkoa-Nokdim a sud-ovest di Betlemme.

lA VIOLENZA PER ACQUISIRRE TERRE APPOGGIATA DALLO STATO
Il rapporto include 20 testimonianze che descrivono i violenti scontri iniziati dai coloni degli avamposti e delle singole fattorie con l'intento di intimidire i palestinesi e impedire loro di lavorare la terra e pascolare il bestiame sui propri terreni, e si basa su dozzine di altre. Molti degli attacchi violenti sono ben documentati. Gli autori del rapporto non hanno avuto il tempo di includere due violenti attacchi avvenuti la scorsa settimana nella frazione di Masafer Yatta: Uno l'8 novembre, quando un israeliano della fattoria Mann ha colpito un residente del villaggio di Saadat Tha'Aleh con una mazza, procurandogli la frattura di una mano, e l'altro il 10 novembre, quando i coloni di un nuovo avamposto che è stato più volte eretto e abbattuto hanno attaccato i residenti di Khalat al-Diba: Hanno aggredito un contadino con delle mazze e hanno rotto i finestrini di tre auto, e poi tornarono più tardi quella notte, sparando e ferendo due palestinesi.
Non è solo l'essere cacciati dalla loro terra. Il rapporto documenta quanti contadini palestinesi e intere comunità si stanno impoverendo. Sotto la pressione della violenza e della paura, i contadini ridimensionano o abbandonano le tradizionali attività economiche che un tempo fornivano loro una vita rispettabile, come l'allevamento di pecore e le colture stagionali. Spendono una fortuna per acquistare mangime e acqua per le loro greggi, tenute nei recinti perché il loro accesso ai pascoli e agli abbeveratoi è stato bloccato.


Haaretz ha chiesto alle Forze di Difesa Israeliane (IDF), alla polizia e al Coordinatore delle Attività Governative nei Territori (COGAT) una risposta alla conclusione del rapporto secondo cui la violenza degli avamposti e delle fattorie isolate serve lo Stato. L'ufficio del Portavoce dell'IDF ha risposto: "L'IDF investe molti sforzi nei tentativi di prevenire gli incidenti violenti nell'area ed è in contatto diretto con i vari enti civili e di sicurezza in queste aree. L'IDF continuerà ad operare nella regione, al fine di garantire la legge e la sicurezza nell'area". La polizia e il COGAT hanno rifiutato di commentare.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona, in piedi, animale e attività all'apertoBusiness: Israel’s misappropriation of land in the West Bank through settler violence

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