Alberto Negri: : La Francia è un alleato, non un Paese amico

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Roma e Parigi stanno per firmare il "Trattato del Quirinale": un'alleanza ma non un'amicizia tra due Paesi in concorrenza sulla Libia, nel Mediterraneo, e anche in economia e finanza.
Tra Italia e Francia non corre buon sangue, inutile nasconderselo. I francesi ci hanno portato via Libia abbattendo Gheddafi, loro non ci hanno mai perdonato il sostegno alla lotta anti-francese in Algeria, con tutti i corollari degli interessi economici ed energetici in conflitto. La Francia è anche un alleato, vero, ma non un Paese amico, è un concorrente, che in Italia, in base ai suoi interessi, ha investito tanto, dalle banche alle imprese.
Eppure dobbiamo andare d’accordo, sia in Europa che in Nordafrica, semplicemente perché gli altri sono più forti, come ha dimostrato l’affare dei sommergibili francesi silurati dagli australiani a favore di quelli americani. Anche se la Francia _ è bene ricordarlo_ è una potenza nucleare e fa parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, oltre ad avere una proiezione della sua politica estera e culturale che noi neppure ci sogniamo. La Francia inoltre ha una presenza militare decisiva in Africa occidentale e centrale, oltre a basi sparse un po’ ovunque, anche nell’Oceano indiano.
Ed ecco che adesso arriva il Trattato del Quirinale. A quattro anni dall’iniziativa di Gentiloni e con gli alti e bassi tra Italia e Francia: la prossima settimana il presidente Macron sarà a Roma per firmare l’intesa. Dall’estero interpretano il Trattato come una mossa di Italia e Francia per non farsi trovare impreparate all’inizio dell’era europea post Angela Merkel, che a inizio dicembre dovrebbe passare il testimone, dopo 16 anni alla guida della Germania, a Olaf Scholz.
Si chiama Trattato del Quirinale probabilmente per replicare il Trattato dell’Eliseo, firmato da Francia e Germania nel 1963 e rinnovato nel 2019 ad Aquisgrana da Macron e Merkel. In ogni caso il Quirinale non ha messo mano ai testi, la cui stesura è stata una questione riservata ai governi e alle diplomazie. E così il Trattato ha seguito gli alti e i bassi nelle relazioni bilaterali. Allo slancio del 2017-2018 dell’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni hanno fatto da contraltare alcuni rallentamenti. Come lo strappo diplomatico seguito all’incontro del 2019 tra i “gilet gialli” e alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, tra cui Di Maio, allora vicepresidente del governo gialloverde di Giuseppe Conte: fu toccato il punto più basso nei rapporti tra i due Paesi, con il ritiro dell’ambasciatore francese a Roma, Christian Masset, anche a causa degli attacchi dell’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sul controllo dell’immigrazione. È stato poi lo stesso Di Maio, da ministro degli esteri del secondo governo Conte, quello giallorosso, a rilanciare il Trattato del Quirinale nel giugno del 2020, in occasione della visita a Roma dell’omologo francese Jean-Yves Le Drian.
Nelle prime settimane di vita del governo guidato da Mario Draghi, Vincenzo Amendola e Clement Beaune, rispettivamente sottosegretario di Stato italiano per gli Affari europei e segretario di Stato francese con delega per gli Affari europei, avevano scritto un intervento a quattro mani sul quotidiano La Stampa. “La cooperazione italo-francese ha spesso aiutato l’Europa a progredire. Continuiamo a mantenerla viva”, sostenevano. Come fare per rilanciare l’asse Roma-Parigi, obiettivo tra le priorità dell’agenda Draghi? “Lavorando insieme su progetti concreti, saremo in grado di moltiplicare l’efficacia e la portata del nostro rilancio”, dicevano. “Con questo obiettivo in mente stiamo lavorando congiuntamente su un trattato italo-francese che ci consenta di strutturare in maniera più continuativa il dialogo e la cooperazione necessari per affrontare insieme le sfide comuni”, aggiungevano con riferimento al Trattato del Quirinale.
Ma cosa ci sia dentro, in concreto, in questo Trattato non è ancora chiaro. Nelle scorse settimane Sandro Gozi, ex sottosegretario agli Esteri nei governi Renzi e Gentiloni, oggi eurodeputato del gruppo Renew eletto in Francia, aveva assicurato a in un’intervista a un giornale italiano che “il Trattato garantirà comunque una base solida e strutturata per far funzionare la relazione tra Italia e Francia, creando una serie di gruppi di lavoro congiunti e scambi più fluidi”. Insomma niente di più vago. Stiamo per firmare qualcosa il cui contenuto è rimasto confinato a pochi privilegiati, come se fosse qualche cosa di esoterico e non un atto pubblico. Anche se ovviamente spesso i trattati hanno una loro parte riservata che non viene divulgata.
Per quanto è dato sapere i testi da siglare sono due e su entrambi c’è il massimo riserbo. Uno è il Trattato, l’altro è un programma di lavoro non diverso dalle conclusioni operative in uso nei vertici bilaterali. In queste ore si stanno limando gli ultimi dettagli. Si spazia dalla difesa e sicurezza (in vista del drone europeo e dello Strategic compass che dovrà essere approvato nei primi mesi del 2022 sotto la presidenza francese del Consiglio dell’Unione europea) agli Affari esteri (tra cui aree in cui i due Paesi hanno avuto spesso posizioni opposte in Medio Oriente e Nord Africa), dall’immigrazione alla giustizia, dall’energia (nucleare compreso) al governo dello spazio cibernetico.
Detto questo la Francia continua a farsi gli affari suoi e noi i nostri. I ministri degli Esteri di Grecia, Cipro, Egitto e Francia si sono incontrati ieri ad Atene per una riunione incentrata sugli sviluppi nel Mediterraneo orientale, Medio Oriente, Libia, Golfo, Sahel e sulla questione cipriota. Come si può notare si tratta in realtà di un’alleanza tra Paesi del Mediterraneo che si oppongono alla Turchia. L’Italia non ha voluto partecipare così come abbiamo fatto altre volte in occasioni simili, e quando è capitato ci siamo astenuti dal condividere le conclusioni.
Questo è un chiaro segnale che mandiamo alla Turchia perché 1)teniamo a non entrare nel contenzioso sul gas e confini marittimi nel Mediterraneo orientale 2) intendiamo mantenere buoni rapporti con Erdogan presente militarmente in Tripolitania dove si sono i maggiori interessi italiani energetici e ed economici. La Francia in Libia sostiene il generale Khalifa Haftar, ora candidato alle presidenziali, l’Italia preferisce altre soluzioni. Ecco perché la Francia è un alleato ma anche un concorrente e non da poco. Cambieranno le cose dopo il Trattato del Quirinale che un giorno passerà al vaglio del Parlamento? C’è da dubitarne.

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