Michetti sulla Shoah: «Per gli ebrei più pietà perché avevano banche» di Andrea Carugati

 L'Italia delle due sponde



Michetti sulla Shoah: «Per loro più pietà perché avevano banche» | il manifesto


C’era una volta, e purtroppo c’è ancora, la storiella dal sapore antisemita che racconta la Shoah come più visibile di altri ignobili genocidi per il potere della cosiddetta «lobby ebraica». Una storiella cui sembra credere anche Enrico Michetti, candidato delle destra al ballottaggio di Roma.

«Ogni anno si girano e si finanziano 40 film sulla Shoah, viaggi della memoria, iniziative culturali di ogni genere nel ricordo di quell’orrenda persecuzione … e sin qui nulla quaestio, ci mancherebbe», scriveva il 19 febbraio 2020 sul sito di Radio Radio di cui è da tempo opinionista. «Ma mi chiedo perché la stessa pietà e la stessa considerazione non viene rivolta ai morti ammazzati nelle foibe, nei campi profughi, negli eccidi di massa che ancora insanguinano il pianeta? Forse perché non possedevano banche e non appartenevano a lobby capaci di decidere i destini del pianeta…».

E ancora: «Purtroppo se non sei portatore di un qualche interesse diretto o indiretto per il cinico buonista non sei meritevole di tutela». Concetti assai diffusi nella galassia antisemita: non a caso alle vittime “privilegiate” Michetti contrappone quelle delle foibe. Il candidato di Giorgia Meloni ricorda che «le leggi razziali, l’olocausto, come del resto la tratta degli schiavi, ed ogni altra forma di abominio contro gli esseri umani segna il punto più basso della storia dell’uomo. Ma fare ciniche ed opportunistiche distinzioni è altrettanto ignobile e vergognoso». Altrettanto.

In un altro scritto del novembre 2019 (sempre su Radio Radio) si scaglia contro la commissione guidata da Liliana Segre contro razzismo e antisemitismo: «Per contrastare eventuali fenomeni di razzismo bastano i rimedi ordinari. La mia patria, uno dei luoghi più umani e accoglienti al mondo, non merita commissioni straordinarie che possano limitare la libertà di azione e di espressione del mio popolo».

E ancora, in un corsivo del 13 novembre 2019, dal titolo emblematico («C’è più fascismo a destra o a sinistra?): «Siamo sicuri che coloro che si ergono a censori di presunti comportamenti razzisti da parte degli italiani, che pongono al centro della scena la sofferenza straziante subita dal popolo ebraico (effettivamente patita e nei confronti dei quali va tutto il mio rispetto) non siano altro che degli affabulatori fraudolenti, i quali attraverso una assurda colpevolizzazione del popolo italiano vorrebbero renderlo domo e prono?».

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