Pierpaolo Pinhas Punturello : anche io voglio chiedere scusa. A te, Eitan. (dal profilo pubblico su Facebook)

 

Vigilia di Yom haKipurim, del Giorno del Kipur. Da questo pomeriggio ho cominciato a leggere le proposte di scuse collettive su differenti piattaforme sociali ed anche qui, su Facebook, ovviamente.
Nulla di male, nulla di sbagliato, anzi forse in queste scuse leggo anche una forma di “tikun”, di riparazione dei mezzi social, troppo spesso usati a sproposito.
Ed allora anche io voglio chiedere scusa. A te, Eitan.
Voglio chiederti scusa Eitan perché non siamo stati capaci di stare zitti.
Perché abbiamo trasformato la tua tragedia nel solito, noioso, aberrante scontro tra bandiere, opinioni, opinionisti, ideologie, ideologici, difensori identitari, territorialisti, sbandieratori di differenti bandiere.
Abbiamo usato il tuo rapimento come elemento di salvezza di anima, come ultima spiaggia spirituale, come massima espressione di amore o di violenza. Sarebbe interessante capire come un rapimento, un rapimento di Shabbat, sia un elemento di salvezza identitaria ebraica.
Abbiamo usato il tuo rapimento per dare sfogo ai nostri ego, ancora una volta ed ancora una volta qui, su Facebook, su Twitter, su Instagram o su chissà quale altra piattaforma sociale.
Abbiamo urlato contro chi non era d’accordo con noi e ti abbiamo usato Eitan, abbiamo violentato la tua storia, il tuo dolore, la tragedia dei tuoi pochi anni e lo abbiamo fatto mascherando la nostra voglia di polemica distruttrice dietro le parole: “ Ebreo, Israele, Anima, Figlio del nostro popolo…suore!”
Abbiamo fatto tutto questo Eitan dimenticandoci la cosa più importante: il tuo bene. Il sacrosanto diritto di avere intorno a te un luogo sicuro, conosciuto, amato, certo.
Abbiamo dimenticato che quando nostro padre Yaakov si incontrò con suo fratello Esav gli disse che non avrebbe camminato con lui per andare “al passo dei bambini לְרֶגֶל הַיְלָדִים” ( Genesi 34, 14).
Ma anzi, la necessità dei tuoi passi, Eitan, non è sembrata una priorità. Non è sembrato importante che dopo quello che ti è accaduto tu dovessi continuare a vivere in luoghi familiari. A noi è sembrato doveroso parlare di Esav. Come se la tua tragedia non fosse di per sé il passo più importante per poterci imporre un doveroso silenzio.
Scusaci Eitan.

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