Editoriale Haaretz No alla punizione collettiva dei prigionieri palestinesi


Fonte: quotidiano israeliano ebraico

Sintesi traduzione

Il progetto israeliano inefficace e ingiusto contro i 4500 prigionieri di sicurezza

Il servisio carcerario ha trovato un modo facile, inefficace e ingiusto per nascondere il suo colossale fallimento nell'impedire la fuga dalla prigione di Gilboa di sei prigionieri palestinesi. Il piano è apparentemente quello di peggiorare le condizioni di vita di tutti i prigionieri di sicurezza, di trasferire le centinaia di prigionieri della Jihad islamica fuori dalle attuali prigioni e di disperderli tra le altre prigioni, di bloccare le visite dei familiari almeno fino alla fine del mese per tutti i prigionieri , insieme ad altre misure volte a rendere la loro vita miserabile.

Le condizioni di vita dei prigionieri di sicurezza

I circa 4.500 prigionieri di sicurezza ,detenuti attualmente nelle carceri israeliane, sono discriminati rispetto agli altri prigionieri. 2.500 stanno scontando pene detentive, 1.474 sono in attesa di giudizio e 500 sono detenuti senza processo, senza accuse e senza possibilità di difendersi, il che è di per sé intollerabile.
Nessuno di queste migliaia di detenuti ha il diritto di uscire in licenza, anche dopo decenni dietro le sbarre , le telefonate alle loro famiglie sono generalmente vietate. I loro casi sono giudicati secondo il sistema legale militare, che funziona fondamentalmente come un braccio esecutivo delle autorità di occupazione e impone punizioni molto dure, spesso sproporzionate.
Basti pensare alla percentuale trascurabile di imputati palestinesi che vengono scagionati. Aggiungete a ciò il punto di vista delle organizzazioni per i diritti umani in Israele e all'estero. Incarcerando migliaia di prigionieri palestinesi in Israele, lo stato sta violando il diritto internazionale che proibisce a prigionieri di essere detenuti fuori dal territorio occupato. La prigione di Ofer è l'unica prigione israeliana nei territori. La maggior parte dei prigionieri sta scontando la pena in Israele.

Punizione collettiva

L'appello a punire collettivamente tutte queste migliaia di prigionieri, e le loro famiglie, e rendere le condizioni della loro incarcerazione più dure di quanto non siano già, è oltraggioso. Potrebbe distogliere la discussione pubblica dalla debacle della fuga e soddisfare un desiderio di vendetta contro i latitanti, ma non è giusto e potrebbe anche aumentare le tensioni e le violenza dentro e fuori le carceri.

Le autorità del servizio carcerario dovrebbero mettere da parte questo piano e non punire tutti i prigionieri per qualcosa che non hanno fatto. Non sono scappati. Solo i loro sei compagni di prigionia lo hanno fatto .


No to the Collective Punishment of Palestinian Prisoners

The Prison Service has found an easy, ineffective,

unjust way to obscure its colossal failure to prevent the escape from Gilboa
Prison by six Palestinian security prisoners. The plan is apparently to worsen
the living conditions for all security prisoners, to transfer the hundreds of
Islamic Jihad prisoners out of their current prisons and disperse them among
other prisons, to block family visits until at least the end of the month for
all security prisoners, along with other measures designed to make their lives
miserable.


The approximately 4,500 security prisoners and
detainees currently in Israeli prisons are discriminated against in the
conditions they receive compared to other prisoners. Of this total, 2,500 are
serving prison sentences, 1,474 are awaiting trial or still on trial, and 500
are detainees being held without trial, with no charges filed against them and
no possibility to defend themselves, which is intolerable in itself. Not one of
these thousands of inmates is given the right to go out on a furlough, even
after decades behind bars, and phone calls to their families are generally
forbidden too. Their cases are tried in the military legal system, which
basically functions as an executive arm of the occupation authorities and
imposes very harsh, often disproportionate, punishments.


Just consider the negligible percentage of Palestinian
defendants who are exonerated. Add to that the view of human rights
organizations in Israel and abroad – that by incarcerating thousands of
Palestinian prisoners in Israel, the state is violating the international law
that prohibits prisoners and detainees from being taken out of occupied
territory. Ofer Prison is the sole Israeli prison in the territories. Most of
the security prisoners are serving time inside Israel.


The call to collectively punish all of these thousands
of prisoners, and their families, and to make the conditions of their
incarceration even harsher than they already are, is outrageous. It may be
diverting public discussion from the debacle of the escape and satisfiyng a
desire for vengeance against the fugitives, but it is not right and could also
heighten tensions and increase the danger of violence erupting inside and
outside the prisons. The Prison Service authorities should set this plan aside
and not punish all of the prisoners for something they did not do. They did not
escape. Only their six fellow prisoners did.


The above article is Haaretz’s lead editorial, as
published in the Hebrew and English newspapers in Israel.




 



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