Ugo Tramballi : ATTENTATO A KABUL - IL DOPPIO SCHIAFFO DELL'ISIS A OCCIDENTALI E TALEBANI
Il Sole 24 Ore, 27/8/21
Ugo Tramballi
Un aeroporto presidiato da 5.600 Marines e un altro migliaio di militari della Nato, circondato da migliaia di afghani terrorizzati che implorano di fuggire, dentro una città di cinque milioni di abitanti appena conquistata dai talebani. E' difficile immaginare una situazione più pericolosa di questa.
Le due esplosioni hanno fatto una strage: sono avvenute davanti a uno degli ingressi dell'aeroporto e vicino a un albergo dove gli inglesi verificavano i documenti di migliaia di loro connazionali e di interpreti afghani. Le vittime, oltre ai morti e ai feriti dell'esplosione, saranno anche le migliaia di afghani che non potranno essere più imbarcati. Verranno abbandonati al loro destino anche molti cittadini occidentali.
Dopo gli attentati - quasi esclusivamente kamikaze dell'Isis – polacchi, danesi, belgi, ungheresi, olandesi, canadesi e tedeschi hanno annunciato di avere chiuso i loro ponti aerei: alcuni già ieri, gli altri entro oggi. Gli olandesi sono stati i più brutali, dicendo che molti dei loro collaboratori afghani con le famiglie saranno lasciati indietro e che “non c'è più nulla da fare”.
E' un'umiliazione forse uguale alla sconfitta così totale dell'esercito afghano nostro alleato e addestrato da noi, e alla repentina ritirata occidentale. Ma lo è anche per i talebani che attorno all'aeroporto avevano dispiegato i loro reparti speciali; e che in questi giorni avevano garantito di aver riportato ordine e sicurezza a Kabul. Non è del tutto escluso che i responsabili dell'attentato possano anche essere dei talebani che si oppongono alla linea “morbida” dei loro vertici politici.
Gli inglesi (11 voli programmati tra ieri e oggi), i francesi e gli americani hanno deciso di continuare il loro ponte aereo fino alla data stabilita del 31 agosto. Ma la situazione rimane particolarmente tesa. Da giorni la Nato insisteva sul pericolo “credibile” di un “imminente” attacco terroristico all'aeroporto presidiato dagli occidentali. E per questo diversi paesi avevano deciso già ieri mattina di interrompere i loro voli. L'Isis è il principale sospettato dell'operazione suicida: come vent'anni fa al-Qaeda, da tempo l'Afghanistan con la sua instabilità cronica era diventato un santuario di quel che resta dello Stato islamico. E non poteva diventarlo senza il consenso talebano.
Aprendo le prigioni del governo sconfitto, dopo aver conquistato Kabul, i talebani avevano liberato circa 1.500 miliziani dell'Isis. Ma gli attentati di ieri non avevano bisogno di un numero di uomini e una logistica complessa in una città e un paese così pieno di armi e incertezza. Fra un paio di settimane gli Stati Uniti celebreranno il ventennale dell'11 settembre. L'Isis è una costola della rete jihadista creata da Osama bin Laden e opera in un paese riconquistato da un movimento radicale islamico. L'ala afghana dello Stato Islamico è stata creata a Islamabad da talebani dissidenti e armati dal Pakistan, presunto alleato degli Stati Uniti. La percezione di un ventennio sprecato in guerre sbagliate è fatalmente inevitabile.

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