Diego Vanni Macaluso : C'è qualcosa di tragicamente simbolico nella morte di Gino Strada
C'è qualcosa di tragicamente simbolico nella morte di Gino Strada avvenuta proprio mentre il suo amato Afghanistan sta precipitando nel caos. "I morti son tutti brava gente" cantava Brassens, ora lo sarà anche lui, forse, per quelli che in vita lo caricarono di infamie. Già perché una ventina di anni fa Gino Strada era oggetto, in questo paese, di un tiro a segno quotidiano su tv e giornali perché andava dicendo che la guerra fa schifo.
A sinistra era tutt'un distanziarsi, a destra si andava dal vecchio satiro amico dei mafiosi che, alla camera, lo definì, bontà sua, "un galantuomo dalle idee un po' confuse" all'accusa di intelligenza col nemico della fascisteria assortita. Un galantuomo, diceva, salvo poi farlo massacrare dalle sue tv e dalla sua stampa, che cercarono persino di tirarlo dentro all'omicidio Ramelli. Una campagna di denigrazione durata mesi a cui non si sottrasse la RAI serva come sempre del governo di turno. Nacque anche un'espressione: "il pacifismo alla Gino Strada". Detto con aria disgustata da chi sembra stia vedendo un cane pisciare in chiesa. Gino Strada diventò un simbolo perché "bucava il video", perché a molti poteva sembrare una figura carismatica capace di aggregare a sinistra, un ruolo da lui sempre rifiutato, perché restava un medico. Un medico che si rifiutava di indossare la divisa per garantire l'autonomia del suo ruolo. Per un certo periodo il gruppo Repubblica gli contrappose una versione decaffeinata, Alberto Cairo poi sparito nel nulla, come successo a troppi presunti eroi promossi da quel gruppo. Si poteva anche dissentire da Strada , ma sapevi che era uno su cui avresti sempre potuto contare. Cosa che non si può dire dei suoi detrattori: lo accusavano di essere "amico dei terroristi" salvo poi intavolare trattative di pace con loro scappando dall'Afghanistan. Dove invece Emergency resta.
Che la terra gli sia lieve
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