AMIRA HASS - QUANDO I SOLDATI ISRAELIANI ARRIVANO COME LADRI NELLA NOTTE. Video dell'irruzione
Il giorno dopo la morte del dodicenne Mohammed al-Alami del villaggio di Beit Ummar in Cisgiordania, secondo quanto riferito dalla filiale palestinese dell'ONG Difesa Internazionale dei Minori - Palestina (Defence for Children International Palestine - DCIP) mercoledì scorso, i soldati israeliani hanno fatto irruzione nella sede del loro ufficio a El Bireh, prelevando sei computer fissi, due portatili, un disco rigido esterno e alcuni raccoglitori contenenti i dati personali dei minori rappresentati dall'organizzazione.Ora il rapporto sull'omicidio del ragazzo da parte dei soldati mentre era nell'auto della sua famiglia con il padre e i fratelli più piccoli, e il rapporto sull'effrazione condividono una pagina sul sito del DCIP: un'istantanea di un ragazzo sorridente in una giornata di neve, e sopra un fotogramma dal filmato della telecamera di sorveglianza di più di una dozzina di agenti in uniforme ammassati nell'atrio degli uffici della DCIP.
Ogni casa, istituzione governativa e ONG palestinese è vulnerabile a tali atti in qualsiasi momento, una prerogativa che un regime di occupazione militare straniero e ostile, che dura da 54 anni, si è riconosciuto. All'ombra della "Legge Di Dio", questo regime addestra ed educa i suoi giovani soldati a sfondare porte chiuse, a svegliare in piena notte giovani e vecchi sotto la minaccia delle armi e a rompere, rubare e gettare via i beni altrui, proprio come li addestra a sparare alle donne, ai bambini e agli anziani, per ferire e uccidere, per distruggere case, per rendere senza tetto innumerevoli famiglie, compresi molti bambini, e per proteggere coloro che rubano la terra e le sorgenti naturali.
In qualsiasi contesto normale, tutti questi sarebbero considerati atti criminali e terrorismo, i cui autori devono essere assicurati alla giustizia. Ma in Israele, dove il governo militare su un altro popolo è naturale come lo era il regime di schiavitù fino a poco tempo fa, per coloro che ne hanno tratto profitto, direttamente e indirettamente, le effrazioni, i furti e gli omicidi sono normalizzati, il desiderio del cuore di madri e padri ebrei orgogliosi. Le strade di Israele sono affollate per lo più da uomini che hanno trascorso i loro migliori anni a compiere tali crimini legalizzati.
Per 12 minuti e 46 secondi, la telecamera di sorveglianza ha registrato le azioni dei soldati che effettuavano l'irruzione, fino a quando uno di loro non l'ha scollegata. Il video mostra circa 10 poliziotti di frontiera, due o tre soldati in uniforme che prestano servizio nell'Amministrazione Civile e un terzo soldato in uniforme senza segni distintivi. In ogni caso, l'effrazione e il furto sono stati eseguiti su ordine e sotto la supervisione del Servizio di Sicurezza Shin Bet (Gestapo Sionista).
I ladri non hanno lasciato un documento che indicasse chi ha emesso l'ordine di irruzione. Non hanno lasciato ricevuta per la refurtiva, non hanno arrestato o convocato per interrogare preventivamente nessuno dei direttori o avvocati della DCIP, che sono ben noti ai militari per rappresentare i minorenni palestinesi arrestati e processati nell'ambito della normale attività di protezione degli insediamenti.
L'Unità del Portavoce delle Forze di Difesa Israeliane non ha risposto alle domande di Haaretz sulla questione. Ha solamente dichiarato che "Le forze di sicurezza hanno agito come parte della campagna contro i finanziamenti al terrorismo".
Anche questo è la Legge Divina dei regimi oppressivi di ogni tipo: usano la parola "terrorismo", quando sono al sicuro e protetti da ogni controllo e critica. In futuro, verranno scoperti i documenti che dimostrano che tutto era un inganno e le notizie a riguardo saranno il titolo principale per alcuni minuti.
Ma siamo nel presente e lo sappiamo: L'irruzione, la confisca e l'intimidazione con l'uso della parola "terrorismo" hanno lo scopo di sabotare le attività di questa organizzazione, di offuscare il suo nome e di minare la sua credibilità e l'attendibilità dei suoi rapporti agli occhi della comunità internazionale.
Questa è una vecchia tattica, in cui i vinti e i soggiogati sono ritratti come criminali, mentre il conquistatore e l'oppressore si propongono come vittima per proteggersi. Ora la domanda è se i diplomatici e le istituzioni internazionali cadranno nella trappola di questa astuta tattica.
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