Visualizzare l'occupazione: frammenti di una quotidiana brutalità e distruzione . Foto, Video. testimonianze

 

Ieri le autorità israeliane hanno sequestrato una postazione mobile di Medici Senza Frontiere, che serviva come consultorio di salute mentale, a Um Qusa, provincia di Hebron, Cisgiordania occupata. L’unica clinica mobile dell’area che forniva ai palestinesi servizi mentali

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DISTRUGGERE LA PROPRIA CASA...
In una settimana 8 famiglie palestinesi sono state costrette a demolire da sole le loro case per sfuggire al pagamento di una multa di 200.000 shekel (circa 50.000 euro) che avrebbero dovuto pagare se le case fossero state distrutte dalle ruspe dell'occupante israeliano.


 

VISIT PALESTINE: CARTOLINE DAI TERRITORI OCCUPATI / 21
Gerusalemme – Città negata
Sumaya riguardava il percorso da fare, dopo aver passato il checkpoint. In circa 15 minuti sarebbe arrivata all’ambasciata americana e avrebbe potuto richiedere il visto per gli Stati Uniti. Un taxi la aspettava fuori dal checkpoint, tutto era stato studiato nel dettaglio. Aveva ricevuto un permesso di 3 ore per entrare a Gerusalemme, non un minuto più. Doveva farcela.
Alle 9 doveva essere al checkpoint 300 a Betlemme. Era partita da casa sua, al Sud, tre ore prima, con un largo anticipo. Come previsto, diversi controlli israeliani l’avevano trattenuta, e invece di mezz’ora aveva impiegato quasi due ore per arrivare, ma finalmente Sumaya stava passando i controlli. Osservava gli ufficiali israeliani guardare il suo permesso, esaminarlo approfonditamente. Dietro di loro, un orologio scandiva inesorabile i minuti: tempo che non avrebbe potuto usare a Gerusalemme.
Alle 9:30 finalmente era salita sul taxi e poco dopo era all’ambasciata. Le restavano solo due ore. Altri ufficiali controllavano il suo passaporto, le chiedevano perché fosse lì, cosa dovesse fare negli Stati Uniti. Si sentiva quasi in colpa, e quello sguardo di sospetto non era diverso da quello degli ufficiali israeliani che poco prima le avevano fatto le stesse domande.
Poi Sumaya era salita al piano superiore, dove si era seduta in silenzio, in attesa del suo turno. La finestra mostrava uno scorcio di Gerusalemme: si vedeva la città vecchia, la moschea di Al Aqsa, il suq. Non era la prima volta che la vedeva; c’era già stata solo un’altra volta con suo fratello, anni prima. Purtroppo lui non avrebbe mai più potuto vedere quei luoghi: manifestare contro l’occupazione aveva reso impossibile ottenere un permesso, e si sarebbe dovuto accontentare della foto che Sumaya stava scattando.
La cupola d’oro brillava alla luce del sole di giugno. La ragazza sospirava, osservava le mura della città vecchia e si immaginava lì a camminare tra i vicoli antichi, tra le voci dei mercanti e gli odori delle spezie. Si immaginava di arrivare ai piedi della grande moschea, e fermarsi per minuti, ore, forse giorni, nel grande spiazzo attorno alla stessa. Dalla finestra intravedeva i turisti stranieri che affollavano le vie, liberi di muoversi senza restrizioni, di sostare, di scattare fotografie e di visitare ogni angolo della città proibita ai Palestinesi come suo fratello. Beati loro, pensava. Sumaya sapeva che per lei sarebbe rimasto soltanto un sogno: Israele non le avrebbe mai dato abbastanza tempo per visitare Gerusalemme. Tre ore non bastavano per richiedere un visto, figurarsi per visitare quell’immensa città.
Erano passate tre ore, quando Sumaya passò nuovamente il checkpoint; suo padre e suo fratello erano dall’altra parte ad aspettarla. Rimase in silenzio, dopo aver detto che no, non aveva il visto, le era stato negato. Poi prese il proprio telefono e mostrò le foto che aveva fatto dalla finestra dell’ambasciata, mentre aspettava. Le immagini che scorrevano erano l’unica consolazione che le era rimasta. L’unico ricordo di quella Gerusalemme che aveva tanto sognato.
Lo Stato israeliano controlla tutti i punti di ingresso e di uscita della Cisgiordania, compresi quelli che portano a Gerusalemme Est. Durante la prima intifada Israele ha istituito un sistema che, ancora oggi, impone a tutti i palestinesi residenti nei Territori Occupati di richiedere un permesso per entrare a Gerusalemme, per qualunque motivo: lavoro, cure mediche, visite familiari, viaggi in luoghi religiosi o culturali. Israele non ha mai chiarito pubblicamente i criteri che regolano il sistema di questi permessi, pertanto non c’è modo di valutare le tempistiche del rilascio, né la possibilità o meno che le domande vengano approvate. Essere sulla lista nera dell’intelligence israeliana - che detiene il potere finale di rilasciare o meno i permessi – porta al respingimento della richiesta per “motivi di sicurezza”. Quando vengono rilasciati i permessi sono comunque temporanei e possono essere revocati in qualsiasi momento qualora si verifichi un problema che, secondo le autorità israeliane, possa giustificarne la sospensione.
Israele usa questo sistema di controllo non solo per impedire ai palestinesi di entrare a Gerusalemme e in Israele, ma anche per monitorare tutti i viaggi all'estero dalla Cisgiordania, che richiedono un’approvazione israeliana.
Il sistema dei permessi è solamente una delle strategie dell’occupazione che, oltre a violare il Diritto alla libertà di movimento, punta alla segregazione, al contenimento e al controllo della vita dei palestinesi.

12 luglio 2021. Colline a Sud di Hebron
Questa mattina le forze israeliane hanno demolito 3 strutture agricole nell'area di Bani Na'im e confiscato un ambulatorio nel villaggio palestinese di Um Qusah.
The ICA with occupation forces demolished 2 rooms and an agricultural wall in the Bani Naim area, and then confiscated a health Clinic from the community of Um Qusah in massafer yatta
This actions affected very hard the life of Palestinians communities in area Which called
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الإداره المدنيه مع قوات الاحتلال هدمت غرفتين واسوار زراعيه في مدينه بني نعيم شرق الخليل
بعد ذلك توجهوا إلى قرية ام قصه في مسافر يطا وصادروا العياده الصحيه في القريه
هذه الاجراءات تؤثر بشكل سلبي وخطير على حياة المجتمعات الفلسطينية في مناطق ما يسمى
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10 luglio 2021 - Coloni israeliani hanno attaccato due giovani palestinesi che erano al pascolo vicino al villaggio di Tuba, nelle colline a sud di Hebron.
I pastori sono rimasti feriti a causa del lancio di pietre da parte dei coloni che hanno anche sparato verso uno di loro.
Anche diverse pecore sono rimaste ferite.
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مستوطنين يقومون بالاعتداء على اغنام لعائلة عيسى عوض تجمع الطوبا مسافر يطا ويقومون بضرهن بالحجاره مما ادا الى اصابة رأسين من الاغنام باصابات بالغة ،وكما تم الاعتداء على راعي الاغنام عيسى عيسى عوض بضرب بالحجاره



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9 Luglio 2021. Susiya, Colline a Sud di Hebron
Ieri mattina l'attivista palestinese per i diritti umani Nasser Nawaja è stato detenuto lungo il bordo della strada, senza acqua, ammanettato e bendato, dopo essere stato identificato dai soldati israeliani ad un checkpoint nei pressi del villaggio palestinese di Susiya. I soldati hanno dichiarato che era ricercato dalle forza di sicurezza israeliana, e gli hanno impedito di mettersi in contatto con la sua famiglia e di chiamare il suo avvocato.
A causa del suo impegno per i diritti umani le autorità israeliane gli negano i permessi per visitare Gerusalemme e spesso ne limitano la libertà di movimento, arrivando a detenerlo illegalmente a pochi passi da casa.
: This morning, I was on my way to visit my uncle. He is in the hospital and in critical condition. Israeli soldiers were at a checkpoint between my village, Susya, and the neighboring city of Yatta. As I drove up to the checkpoint, the soldiers took my ID. After some time passed, two of them came back to my car and asked me to get out. They took my car keys and my phone and then violently and abruptly pushed me to the ground. They handcuffed me and covered my eyes.
I tried to ask why they were doing this and what they were planning to do with me. They refused to answer, and, instead, I was thrown to the side of the road, under the hot, summer sun. The left me there without water. They wouldn’t let me call my lawyer or my family until I was released.
This is not the first time I’ve faced this. For months now, every time I pass this checkpoint, they make me wait for a long time - they tell me that I am detained because I am wanted by Israeli security forces. They have yet to arrest me, but they often don’t allow me to pass.
Since I became an activist - more than 20 years ago - the occupation did not allow me to visit Jerusalem or any of the occupied Palestinian cities inside 1948. This year, my reality has worsened - they don’t even let me pass the checkpoint (that they set-up illegally) in front of my own village. Their goal? To let us suffer every day. This what occupation looks like.
: هذه جزء من المعاناة التي اتعرض لها يوميا في الشهور الاخيره على الحاجز الاحتلالي الذي يفصل قريتي سوسيا عن يطا مدينتي الصوره تتكلم..!
هي محاوله فاشله تضاف لعده محاولات يقوم بها الاحتلال لمنعي من القيام بعملي كناشط أوثق الانتهاكات و أساعد الفلسطينين في تجمعات جنوب الخليل الذين يتعرضون يوميا للاعتداءات والانتهاكات من قبل الاحتلال وقطعان المستوطنينm

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