Alberto Negri: Haiti nel caos: ecco come è cominciata

Il presidente assassinato Jovenel Moise era un mascalzone che usava le gang e la polizia per reprimere le proteste anti-corruzione iniziate nel 2018. Le bande armate fuori controllo.
Da dove viene l’anarchia sanguinosa di Haiti? Certamente da lontano visto che il 60% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e che il Paese è stato devastato da terremoti ed epidemie. Ma c’è anche una precisa data di inizio che ha come protagonista proprio il presidente Jovenel Moise ucciso il 6 luglio da quattro killer, secondo il governo dei “mercenari stranieri”.
E’ venerdi 6 luglio 2018 quando la squadra di calcio del Brasile, molto popolare da Haiti, affronta i “diavoli rossi” del Belgio nei quarti di finale ai Mondiali. Il governo approfitta dell’occasione per annunciare un aumento del 38% del prezzo della benzina, una misura tenuta segreta che faceva parte di un accordo con il Fondo monetario. In realtà la colpa non è solo dell’Fmi: secondo l’accordo Petrocaribe, stretto con il Venezuela di Chavez, Caracas da ani cedeva greggio a prezzo scontato al governo haitiano che a sua volta lo rivendeva molto più caro a compagnie locali. Uno schema di arricchimento e tangenti semplice ma inesorabile.
Per questo Haiti si solleva, compaiono le barricate nelle strade ed esplodono rivolte urbane contro la corruzione che ha come bersaglio anche il presidente Jovenel Moise, accusato di intascarsi i soldi delle tangenti petrolifere e di riciclare il dinaro sporco. Mai dai tempi della caduta nel 1986 del dittatore Jean-Claude Duvalier, detto Baby Doc, Haiti aveva avuto un governo così impopolare. Il potere non esita da attuare una durissima repressione: nel quartiere La Saline a Port-au–Prince vengono uccise 71 persone, in parte dalla polizia, in parte da bande armate che obbediscono agli ordini del presidente Jovenel Moise. L’Unione europea condanna ma riconosce anche il disinteresse della comunità internazionale per fermare le violenza da Haiti. Un articolo dell’anno scorso di “Le Monde Diplomatique” scorso si lancia in una previsione che poi si rivelerà tragicamente esatta: Jovenel Moise non finirà il suo mandato nel 2021. Ed è precisamente quello che ha accaduto con il suo assassinio. Un’uscita di scena forse avvenuta in maniera imprevedibile ma annunciata.
Nell capitale Port-au-Prince, dove si lavora con un salario medio di due-tre euro al giorno, ci sono circa 90 gang, un altro centinaio sono state contate nella provincia. Alcune di queste hanno rapporti con le sfere del potere, tanto è vero che il presidente assassinato non voleva che i quartieri della capitale manifestassero contro questa situazione disastrosa: lui stesso aveva inviato delle bande armate per seminare il terrore tra gli abitanti. Nel 2018, un anno dopo l’elezione di Jovenel era iniziato un movimento, denominato Pey Lok (Paese chiuso) che aveva paralizzato l’intera Haiti per protestare contro il carovita e la corruzione. Jovenel aveva quindi scatenato le sue gang, capeggiate da personaggi come un tale Kazo alleato di un certo “Barbecue”, che avevano seminato la paura nei quartieri di Port-au-Prince per costringere la gente a stare in casa e a non partecipare alle manifestazioni di protesta.
In quasi ogni epoca Haiti ha conosciuto legami stretti tra bande armate e il potere; tutti ricordano ancora con terrore i “tontons macoute” della famiglia Duvalier e le gang dell’ex presidente Jean Bertrand Aristide. Ma da circa un decennio questi fantasmi del passato si sono materializzati di nuovo con l’ascesa del partito PHTK la formazione di Jovenel e del suo mentore e predecessore Michel Martelly: da circa un anno la spirale di violenza ha raggiunto livelli mai visti in passato. Neppure ai tempi del colpo di stato del 2004 quando le gang erano organizzate e anche molto gerarchizzate: oggi le bande sono ovunque e la loro violenza è del tutto fuori controllo.
Resta il fatto che in oltre due secoli d’indipendenza _ nel 1804 Haiti è stata la prima repubblica nera indipendente della storia, dopo una rivolta di schiavi contro l’esercito di Napoleone _ il paese non ha mai trovato il suo equilibrio e un suo sistema di governo consolidato. Haiti non è stata aiutata dalle potenze straniere: nel diciannovesimo secolo la Francia le ha fatto pagare fino all’ultimo centesimo la compensazione per i proprietari di schiavi, mentre gli Stati Uniti hanno occupato il paese per vent’anni del novecento senza combinare nulla. Poi ci è messa pure la natura: ricordiamo il sisma del 2010 che ha provocato 230mila vittime e un milione e mezzo di sfollati, seguito sei anni dopo da un uragano devastante.
Il paese, già destabilizzato, si trova così davanti al vuoto. Innanzitutto è un vuoto istituzionale, visto che il primo ministro incaricato Ariel Henry non ha ancora prestato giuramento, perché il parlamento non esiste più dal 2019 e perché il presidente della corte di cassazione, che dovrebbe assicurare l’interim in caso di vuoto di potere, è morto di covid-19. Ma è anche un vuoto di spiegazioni, perché ancora non si sa chi abbia voluto l’omicidio di Jovenel Moïse. Chi sarà il prossimo capo-banda di Haiti?

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