Maria Di Pietro, I bambini seppelliscono i genitori e i genitori seppelliscono i figli


Ghada, una giovane mamma di due bimbi, abita a Gaza City. È educatrice e focusing trainer presso il Centro palestinese post-trauma di Gaza “non so se questa volta riusciremo a sopravvivere, la situazione qui è orribile. Questa volta è davvero difficile”

Le mamme gazawi, come Ghada, stanno vivendo in uno stato di profonda paura per i loro figli.

“Se provo a sperimentare la resilienza nel mio corpo, lo sento pesante. Sembra un albero che trae la sua forza dalla fede” racconta Ghada “ma è anche così pesante quando chiedo al mio corpo di cosa ho bisogno per stare con questa resilienza. Emergono le angosce che prendono la forma della nostra debolezza, del nostro puro senso di paura di perdere la nostra famiglia e i nostri figli”.

E mentre per i tg italiani “Israele è sotto attacco”, a Gaza continuano a cadere bombe da tre giorni sui civili e sulle abitazioni che ad oggi hanno causato la morte di 213 civili di cui 61 bambini e 36 donne e il ferimento di oltre 1500 gazawi. Sono oltre 200 gli edifici distrutti e 10mila sono gli sfollati. Il bilancio purtroppo è destinato a salire.

Ancora una volta la Striscia di Gaza è scenario di guerra e l’impatto della violenza sui bambini è devastante. Tra Gaza e Cisgiordania in questi ultimi giorni sono stati feriti 95 bambini palestinesi e 3 bambini israeliani. I bambini sono distrutti psicologicamente e sono traumatizzati nel vedere genitori, parenti o amici che muoiono sotto le bombe. Anche la direttrice generale dell’Unicef, Henrietta Fore, ha denunciato le violazioni contro i bambini dichiarando “Esorto tutte le parti a proteggere tutti i civili, specialmente i bambini, a risparmiare le infrastrutture civili essenziali dagli attacchi, e a porre fine alle violazioni contro i bambini. Ricordo a tutte le parti i loro obblighi secondo il diritto internazionale umanitario e la legge sui diritti umani”

“I bambini fanno la stessa domanda alla loro mamma: moriremo? mamma per favore resta con me, non voglio che tu vada in paradiso e che mi lasci da solo” mi racconta Ghada “Queste parole sono le più difficili che abbia mai sentito”

Dai dati di Save the Children, a Gaza il 95% dei bambini soffre di depressione, solitudine, iperattività e aggressività. Hanno problemi di sonno e soffrono di incubi. I bambini hanno paura del rumore degli aerei e sono terrorizzati che una bomba possa colpire la loro famiglia. Nelle due guerre precedenti “Piombo fuso” e “Margine protettivo”, tanti bambini hanno perso i genitori e, anche a seguito della “Marcia del ritorno” alcuni bambini sono stati colpiti alle gambe dai proiettili dei cecchini perdendo gli arti inferiori.

L’imposizione dell’embargo israeliano nella Striscia di Gaza non permette cure adeguate alla popolazione e ai bambini che spesso muoiono per malattie che potrebbero essere facilmente curate. Non bastano neanche i certificati medici per ottenere il visto di uscita e i malati vengono bloccati ai check point.

Ghada mi racconta della sua amica, una madre che ha ha perso i figli in questi giorni sotto i bombardamenti “Avevo preparato per loro i vestiti per festeggiare la fine del Ramadan. Ma hanno perso la celebrazione. E questo è successo senza che avessero una colpa. Può darsi che Dio preferisca che festeggino in Paradiso”.

Stanotte 160 aerei israeliani hanno compito Gaza. Si parla di numerose vittime tra cui un padre e le sue tre figlie.

Ancora quanti bambini devono dire addio ai propri genitori e quante mamme devono seppellire i loro figli?

“Questa volta non lo so se ce la faremo. Pregate per i nostri bambini” mi ripete Ghada.

Maria Di Pietro

<bibersiz@gmail.com>

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