Cronologia : Comunità ebraica di Roma , ANPI , Brigata ebraica ,Palestina , dal 2013 al 2019

2019  

25 Aprile : Milano nel corteo dell'ANPI, Roma si dissocia, Comunicato ANPI


Paolo Brogi

23 aprile alle ore 20:50

Testaccio come punto di incontro. Seguono altre commemorazioni analoghe.
Non mi pronuncio sulla presenza di personaggi come Tajani che di recente hanno espresso opinioni penose sul fascismo "buono", poi rimasticandosele in qualche modo.
Mi limito alla Brigata Ebraica e mi chiedo però chi ricorderà Colorni, tanto per fare un nome. E con lui i duemila ebrei italiani che parteciparono attivamente alla Resistenza italiana? Sarebbe il caso di estendere anche a loro le commemorazioni del 25 aprile.

 

 "Ci auguriamo che la Comunità ebraica festeggi con noi il 25 aprile e la medaglia d'oro alla Resistenza romana"

Comunicato congiunto ANPI Provinciale di Roma e ANPI nazionale

Rivolgiamo la nostra gratitudine ai sindacati che saranno presenti il 25 aprile a Roma e, se confermato, che la comunità ebraica, con le insegne della Brigata, festeggerà la Liberazione nel bellissimo e importantissimo cimitero dei caduti del Commonwealth, a poche centinaia di passi da Piazza Porta San Paolo ove anche noi saremo riuniti, ci auguriamo che vogliano compiere quei pochi passi che li separano da noi, raggiungendo i medaglieri delle associazioni partigiane. È importante manifestare insieme che il popolo italiano ha fatto la Resistenza e non è disposto a vederla oltraggiare e anche ricevere idealmente tutti uniti la medaglia d'oro concessa dal Presidente della Repubblica alla Resistenza romana, che dette prova di unità, coraggio, determinazione, a monito di chi vorrebbe calpestare il 25 aprile.

PRESIDENZA ANPI PROVINCIALE DI ROMA

SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Roma, 24 aprile 2019 




2018

25 Aprile e Comunità ebraica : a Roma corteo separato, unitario a Milano

Comunità Ebraica di Roma


La Comunità Ebraica di Roma comunica che per il #25aprile si recherà alle ore 9.30 alle Fosse Ardeatine e successivamente alle ore 10.00 a Via Tasso per un momento pubblico di raccoglimento per ricordare la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

L’Anpi, nonostante gli accordi, non ha voluto prendere una posizione ufficiale e definitiva in merito a presenze organizzate di associazioni palestinesi e filopalestinesi con simboli estranei allo spirito del 25 aprile. Non basta una nota ambigua in cui si invitano tutti a partecipare, perché in questa giornata bisogna portare rispetto alla Storia e ai suoi protagonisti. L’equidistanza tra i simboli di chi combatteva con i nazisti e quelli della Brigata Ebraica è inaccettabile e antistorica e se l’Anpi non ha la forza e la volontà di delegittimare la presenza di questi gruppi viene meno il senso di una manifestazione unitaria.

Siamo grati alla Sindaca di Roma Virginia Raggi per l'impegno profuso in questi mesi nel tentativo di favorire un corteo unitario in occasione di questa Festa e ci rammarichiamo che, nonostante l’impegno dell’amministrazione, non sia stato possibile tornare a corteo unitario, ma purtroppo non ci sono le condizioni.


25 Aprile a Roma, l'ira della Comunità ebraica: "Bandiere palestinesi ...

 25 aprile. Comunità ebraica di Roma: non saremo al corteo

25 aprile. Comunità ebraica di Roma: non saremo al corteo L'Anpi -

La Comunità Ebraica di Roma non sarà al corteo unitario per il 25 aprile promosso domani dall'Anpi, alla luce della presenza della rappresentanza palestinese che vi parteciperà "con kefieh e bandiere", come comunicato ieri. Domani la Comunità si recherà alle ore 9.30 alle Fosse Ardeatine e successivamente alle ore 10.00 a Via Tasso per un momento pubblico di raccoglimento per ricordare la Liberazione dell'Italia dal nazifascismo. "L'Anpi, nonostante gli accordi - sottolinea la Comunità Ebraica - non ha voluto prendere una posizione ufficiale e definitiva in merito a presenze organizzate di associazioni palestinesi e filopalestinesi con simboli estranei allo spirito del 25 aprile. Non basta una nota ambigua in cui si invitano tutti a partecipare, perchè in questa giornata bisogna portare rispetto alla Storia e ai suoi protagonisti. L'equidistanza tra i simboli di chi combatteva con i nazisti e quelli della Brigata Ebraica è inaccettabile e antistorica e se l'Anpi non ha la forza e la volontà di delegittimare la presenza di questi gruppi viene meno il senso di una manifestazione unitaria. Siamo grati alla Sindaca di Roma Virginia Raggi per l'impegno profuso in questi mesi nel tentativo di favorire un corteo unitario in occasione di questa Festa e ci rammarichiamo che, nonostante l'impegno dell'amministrazione, non sia stato possibile tornare a corteo unitario, ma purtroppo non ci sono le condizioni" - 

25 Aprile: dialogo Campidoglio - Anpi - Comunità Ebraica per manifestazione unitaria

 



2017 

  "È in atto una vergognosa offensiva contro l'ANPI. Si salvaguardi l'unità del 25 aprile"

 

aprile 22, 2017

COMUNICATO STAMPA

 

La Segreteria Nazionale ANPI: "È in atto una vergognosa offensiva contro l'ANPI. Si salvaguardi l'unità del 25 aprile"

 

Il 25 aprile è diventato, a Roma, l'occasione per discussioni pretestuose e per attacchi nei confronti dell'ANPI.

Ce ne doliamo molto, perché la Festa della Liberazione dovrebbe essere unitaria e concentrata sui ricordi, sui valori, sul presente e sul futuro.

Nella convinzione che si tratti di una delle giornate più significative ed importanti per la storia del nostro Paese, lasciamo da parte le polemiche sulle quali torneremo, semmai, in seguito, anche per cercare di indurre certi incauti commentatori politici a vergognarsi delle loro offensive elucubrazioni.

Adesso, il problema vero è la riuscita della manifestazione a Roma, come in tutto il resto d'Italia. Noi speriamo sinceramente che ognuno ci ripensi, sia che si tratti della Comunità ebraica, sia che si tratti del Partito Democratico, al quale vogliamo solo ricordare che non è il corteo ad essere divisivo (ché anzi è stato immaginato e costruito come assolutamente unitario). E che la tradizione di ogni partito che si rifaccia alla democrazia non può che essere quella del rispetto dei valori unitari della Resistenza e della valorizzazione di queste pagine, tra le più belle della nostra storia.

L'ANPI nazionale ha invitato tutte le organizzazioni periferiche a dar vita a manifestazioni imperniate sulla Resistenza, sulla Liberazione, sull'antifascismo e sulla piena attuazione della Costituzione. Il nostro fermo desiderio è che ciò avvenga in modo unitario e con una partecipazione massiccia, talché anche eventuali dissidenze (di cui saremmo comunque assai dispiaciuti) risultino secondarie e accessorie rispetto alla grandezza corale di un giorno di festa che è e deve essere di tutti.

Di qui il nostro fermo invito, a nome dei combattenti per la libertà, che rappresentiamo e rappresenteremo sempre, checché ne dicano certi articolisti che ignorano i principi affermati anche da numerose sentenze, è rivolto a tutti gli italiani e a tutte le italiane, da Roma a Milano, da Reggio Calabria a Torino, da Palermo a Bologna perché partecipino in massa e con entusiasmo ad una giornata dedicata ai valori fondamentali della Carta Costituzionale e dunque della nostra stessa convivenza civile.

Le bandiere fondamentali saranno quelle della Pace e della Resistenza; chi intende disturbare sarà isolato pur con i mezzi limitati di cui disponiamo. Le partigiane e i partigiani che hanno combattuto a fianco delle brigate ebraiche nel Ravennate, con l'Ottava Armata, non tollereranno che ad esse si manchi di rispetto, perché esse saranno presenti – lo auspichiamo – a pieno titolo. La piazza è di tutti, in un giorno di festa nazionale, ma a condizione che tutti usino rispetto per le idee degli altri, riguardo per la Resistenza, amore per la Costituzione.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Roma, 21 aprile 2017

 

 

Carlo Smuraglia e il 25 Aprile : "Aperti al confronto ma niente esclusioni", 

Gad Lerner: "Solidarietà all'ANPI bersaglio di polemiche strumentali"

21 Aprile 2017

Il testo del messaggio inviato dal noto giornalista a Carlo Smuraglia

"Tutta la mia solidarietà all'Anpi, bersaglio di polemiche strumentali. Nel ricordo delle centinaia di ebrei italiani e non caduti combattendo nelle brigate partigiane".

Gad Lerner

 

Nino Lisi :Considerazione e rispetto per la Comunità ebraica di Roma 


Considerazione e rispetto per la Comunità ebraica di Roma

Gli ebrei sono presenti a Roma da 2000 anni, durante i quali sono stati discriminati, ristretti nel ghetto e destinatari di persecuzioni che sono culminate nell’obbrobrio del rastrellamento del ’43, cui seguì la deportazione nei campi di sterminio da cui pochissimi tornarono. Solo l’avvento della Repubblica ha posto fine a queste nefandezze ed ha portato al riconoscimento della Comunità Ebraica come componente imprescindibile, cui si deve la massima considerazione ed un assoluto rispetto, della città di Roma e della sua popolazione.
Anche per questo è particolarmente dolorosa la decisione della Comunità Ebraica di non partecipare insieme a tutte le altre componenti della popolazione romana alla Festa del 25 Aprile in cui si celebrano la Resistenza e la Guerra di Liberazione che hanno restituito onore al popolo italiano e dignità e libertà a tutti/e i/le cittadini/e che abitano nel nostro paese, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.Anche ai cittadini ed alle cittadine di religione e/o discendenza ebraica.
La frattura che si è determinata va dunque sanata ed ha fatto bene a mio avviso Fabrizio De Sanctis, il presidente dell’Anpi di Roma, ad auspicare dal palco del 25 Aprile a Porta San Paolo, che si ricomponga al più presto l’unità delle forze antifasciste e che il prossimo 25 Aprile veda un solo corteo con la partecipazione anche della Comunità Ebraica e della Brigata Ebraica alla quale non c’è alcun motivo di non rendere onore e la cui presenza alle celebrazioni della Liberazione a Roma non è mai stata messa in discussione e tampoco contestata. Le contestazioni che vi furono nel 2014 al Colosseo furono nei riguardi della bandiera israeliana, non di quella della Brigata Ebraica. Vale la pena di ripeterlo, ancora una volta.
La ricomposizione non è solo auspicabile, è necessaria. Bisogna lavorarci da tutte le parti. Non può avvenire che nella chiarezza per cui non si può non ribadire che nessun palestinese profugo a Roma e nessun militante a sostegno della causa palestinese ha mai portato aggressioni o minacce a cittadini ebrei e che non vi è la benché minima venatura di antisemitismo nelle posizioni di chi avversa le politiche dello Stato Israeliano e parteggia per la Lotta di Liberazione del Popolo Palestinese. L’antisemitismo è altra cosa e come afferma Moni Ovadia nelle lettera che ha indirizzato al Sindaco di Milano “è uno dei crimini più odiosi” che va combattuto con decisione, Per questo è inaccettabile che venga accusato di antisemitismo chi ne è indenne, solo perché è critico delle politiche israeliane.
Nino Lisi
della Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese

 

25 aprile a Milano : testimonianza palestinese 

Lettera aperta di un profugo palestinese in Italia

I faziosi e i falsi

Sono un profugo palestinese tanto amareggiato nel vedere e leggere il cinismo in quasi tutti gli organi d’informazione, riguardo a quei palestinesi che hanno offeso e fischiato la Brigata Ebraica al suo passaggio nel corteo del 25 aprile a Milano.
Ho marciato dietro allo striscione della Comunità Palestinese e a fianco del Movimento del BDS. In questo mio scritto, lancio una sfida ai faziosi ed ai corrotti autori di testate giornalistiche a presentare un solo documento di contestazione fatto dal mio gruppo.
Inoltre, accuso questo tipo di giornalismo di fare penosamente di tutta l’erba un fascio, con la finalità di delegittimare la lotta del popolo palestinese per la liberazione delle terre dall’occupazione israeliana. In questo senso, la presenza pacata dei palestinesi e del BDS al corteo, è in coerenza con lo Statuto dell’ANPI e insita nel concetto universale che il diritto alla lotta per la libertà non ha confini geografici.
Purtroppo, in questi ultimi tempi, l’ascesa della destra xenofoba si è scagliata contro emigrati e musulmani. Questi deplorevoli atti sono anche accompagnati, come leggo quotidianamente sui giornali israeliani, da manifestazioni di antisemitismo ancora albergate nelle viscere della destra nazifascista.
In questo scenario, è comprensibile la sofferenza di tutti, ebrei compresi, ma distorcere gli eventi, come ha fatto ieri la Comunità Ebraica di Roma, per attaccare i palestinesi e i suoi sostenitori, è una calunnia volta a manipolare la reale Storia di Palestina.
Il Primo Ministro Netanyahu ha affermato che Hitler voleva solo espellere gli ebrei dalla Germania, invece il Genocidio è stato un’istigazione del Mufti Amin al Husaini.
Non c’è una cosa più vile che falsificare il passato e spogliarlo del contesto della verità. Nonostante la forte opposizione della maggior parte dei Partiti politici palestinesi, il Mufti si rivolse alla Germania unicamente come potenza anti Gran Bretagna che, all’epoca, occupava la Palestina. D’altronde, questo episodio, non è differente da quello che Valdimir Jabotinsky ha osato fare: allearsi con Mussolini per realizzare i propri progetti militaristi e sconfiggere gli inglesi in Palestina per la creazione dello Stato di Israele.
Poi, che dire dell’accordo Ha’avara, quando i sionisti barattarono la partenza degli ebrei dalla Germania con l’acquisto di materiale di fabbricazione del III Reich per occupare la terra di un altro popolo che lì ci viveva? È amaro ammettere che gli ebrei, al loro arrivo in Palestina, trovarono dimora nelle case dei palestinesi cacciati via e che Israele, a tutt’oggi, considera “Assenti”.
Signori delle Comunità ebraiche, è mai esistito un popolo dichiarato Giuridicamente assente?
Ecco, Edward Said ha scritto che ebrei e palestinesi sono ambedue vittime dell’intolleranza occidentale e io confermo che i sionisti e il Mufti, erano costretti, malgrado tutto, a scendere a patti con il diavolo per salvare se stessi e raggiungere l’aspirazione dell’indipendenza dall’occupante.
Invece, oggi, i governanti di Israele e la Comunità ebraica di Roma, qualificando i palestinesi e il BDS come “eredi del Mufti”, hanno inteso macchiarli dell’infamia dell’antisemitismo. E’ un uso strumentale misero e meschino, che distorce la storia e altera la realtà.
Le menzogne e la falsificazione della storia di Palestina, non sono una novità. Israele nasce sulla terra di Palestina, propagandata “terra senza popolo”, proprio quando era in atto la Pulizia Etnica e l’espulsione di ottocentomila palestinesi dichiarati “Assenti”. Di seguito, non li fece mai più ritornare nelle loro case.
Oggi, dopo cinquant’anni d’occupazione, oppressione e punizioni collettive, abbiamo il diritto di gridare la nostra aspirazione di voler anche per il popolo palestinese un “solenne 25 aprile”.
A maggior ragione, in questa lotta, non siamo soli. Siamo sostenuti e appoggiati da eminenti personaggi della letteratura, della religione, sommi scienziati, premi Nobel per la Pace, istituzioni, personalità politiche, ONG oltre a tanti cittadini ebrei ed israeliani che vi partecipano attivamente, dentro e fuori Israele.

Non siamo provocatori, non è nella nostra cultura. Le nostre ragioni non sono nella diffamazione degli altri. Al contrario, il nostro slogan è inserito nell’invito agli italiani a visitare la Palestina, dicendo loro “se non vedi, non ci credi”.
Quanto alla nostra partecipazione nella manifestazione per la celebrazione della liberazione dell’Italia dal Nazifascismo, siamo noi palestinesi che avevamo il diritto di non sfilare con la nostra bandiera dell’occupato, a fianco della bandiera dell’occupante. Non lo abbiamo fatto perché, prima di tutto, siamo convinti della giustezza delle nostre rivendicazioni e siamo in coerenza con il principio che la libertà non è esclusiva dell’uno a scapito dell’altro. In secondo luogo, partecipiamo perché abbiamo solo la nostra voce per diffondere nell’opinione pubblica italiana un messaggio di pressione sul Governo, affinché applichi le proprie dichiarazioni nei fatti riguardo alle colonie israeliane nei territori occupati palestinesi.
Infine, nell’occasione della Festa per la Liberazione, mi appello all’Autorità Nazionale Palestinese chiedendo l’annullamento del processo di Oslo e il ritiro del riconoscimento di Israele finche questo non avvenga tra due stati indipendenti.
Solo allora si potrà vedere la luce della pace.

Dirar Tafeche
Rho, 26/4/2017

 

Moni Ovadia : lettera al Sindaco di Milano sul BDS e il 25 Aprile 

Alla cortese attenzione del Sindaco signor Giuseppe Sala.

Egregio signor Sindaco,
le scrivo a seguito della notizia circolata nella rete, che un'associazione di ebrei legata alla Comunità Ebraica milanese, attraverso il suo sito /www/.linformale.eu/, le ha chiesto, non si capisce a quale titolo, di adoperarsi per impedire la partecipazione alla prossima manifestazione del 25
Aprile, festa della Liberazione, al movimento BDS /(Boicotta Disinvesti Sanziona)/, calunniandolo con accuse false e infamanti.
Il 25 Aprile ricorda e celebra si la memoria della lotta contro la barbarie nazifascista, ma irradia anche un insegnamento e un monito che cammina di generazione in generazione: il dovere di opporsi ad ogni oppressione per liberare ogni popolo oppresso da chiunque ne sia l'oppressore.

Per questa ragione, lo slogan più ripetuto nella manifestazione
dell'antifascismo è “/Ora e sempre //Resistenza!/”, pertanto chiunque inalberi simboli che richiamano alla libertà e all'indipendenza dei popoli, è legittimo erede dei partigiani.

Signor Sindaco, io non mi permetto di chiederle di prendere posizione sul BDS,voglio solo sot toporle un'accorata sollecitazione a non prestarsi a legittimare un uso scellerato e strumentale dall'accusa di antisemitismo o di terrorismo contro BDS. L'unico scopo di tali falsità e quello di tappare la bocca, imbavagliare il pensiero e criminalizzare una militanza sacrosanta che si batte per i diritti di un popolo oppresso, i cui territori sono occupati, colonizzati da cinquantanni, le cui topografie esistenziali sono devastate, ai cui figli è negato il presente e il futuro, la cui gente è sottoposta a punizioni collettive e ad un autentico apartheid a causa del quale, i
palestinesi subiscono un diuturno ed incessante stillicidio di vessazioni e patiscono la negazione sistematica della dignità sociale e personale.

Signor Sindaco, questa situazione tragica, violenta ed ingiusta, e denunciata con forza anche dalle voci più coraggiose della stampa e della società israeliana. A titolo di esempio riporto qui alcuni brani del discorso pronunciato davanti all'assemblea delle Nazioni Unite il 16 ottobre 2016 da Hagai El-Ad, direttore esecutivo del gruppo israeliano per i diritti umani /Bet'Tselem: “Ho parlato alle Nazioni Unite contro l'occupozione perché sono
israeliano. Non ho un altro Paese. Non ho un'altra cittadinanza né un altro futuro. Sono nato e cresciuto qui e qui sarò sepolto: mi sta a cuore il destino di questo luogo, il destino del suo popolo e il suo destino politico, che è anche il mio. E alla luce di tutti questi legami, l'occupazione è un disastro.

[...] Ho parlato alle Nazioni Unite contro l'occupazione perché i miei colleghi di B'Tselem ed io, dopo così tanti anni di lavoro, siamo arrivati ad una serie di conclusioni. Eccone una: la situazione non cambierà se il mondo non interviene. Sospetto che anche il nostro arrogante governo lo sappia, per cui è impegnato a seminare la paura contro un simile intervento.
[...] Non ci sono possibilità che la società israeliana, di sua spontanea volontà e senza alcun aiuto, metta fine all'incubo. Troppi meccanismi nascondono la violenza che mettiamo in atto per controllare i palestinesi.
[...] Non capisco cosa il governo voglia che facciano i palestinesi. Abbiamo dominato la loro vita per circa 50 anni, abbiamo fatto a pezzi la loro terra. Noi esercitiamo il potere militare e burocratico con grande successo e stiamo bene con noi stessi e con il mondo.
Cosa dovrebbero fare i palestinesi? Se osano fare anifestazioni, è terrorismo di massa. Se chiedono sanzioni, è terrorismo economico. Se usano mezzi legali, è terrorismo giudiziario. Se si rivolgono alle Nazioni Unite, è terrorismo diplomatico.
Risulta che qualunque cosa faccia un palestinese, a parte alzarsi la mattina e dire “Grazie, Raiss” - “Grazie, padrone” - è terrorismo. Cosa vuole il governo, una lettera di resa o che i palestinesi spariscano? Non possono sparire.”.

L'antisemitismo, signor Sindaco, è stato ed è uno dei crimini più odiosi, farne uso di vergognosa propaganda al fine di legittimare politiche di oppressione contrarie ad ogni principio del diritto internazionale è infame.
Proprio in occasione delle recenti polemiche, la comunità ebraica romana in una sua nota, ne ha rispolverato a pappagallo una versione inventata dal talento di Bibi Netanyahu: “L'Anpi sceglie di cancellare la Storia e far sfilare gli eredi del Gran Muftì di Gerusalemme che si alleò con Hitler con le proprie bandiere...” (la Repubblica 20/04/2016). Ovvero, chi inalbera la bandiera palestinese, simbolo dell'identità e della dignità di un popolo
oppresso, sarebbe erede del Gran Mufti di Gerusalemme del tempo della Seconda Guerra Mondiale, noto per le sue simpatie filonaziste. Questo argomento se non fosse una vigliaccata sarebbe ridicolo e patetico, tanto più se serve come scusa alle istituzioni della Comunità Ebraica romana per non partecipare alla manifestazione a cui ha pieno titolo ad esserci ma non contro l'aspirazione alla libertà e all'indipendenza del popolo palestinese.
Da ultimo, signor Sindaco, mi permetto di rivolgermi a lei a titolo personale.
Se lei desse legittimità a chi vuole criminalizzare /BDS/, metterebbe anche su di me che ne sostengo il diritto, la libertà e la piena legittimità, lo stigma del terrorista antisemita. Mi permetto orgogliosamente di ricordarle,che sono ebreo per nascita, cittadino milanese da 68 anni, militante antifascista dall'età della ragione e che ho dedicato oltre quarant'anni a far
conoscere e a celebrare i valori specifici e universali della cultura ebraica rappresentandoli in teatro, scrivendone e parlandone.

In questi ultimi anni per avere sostenuto i diritti del popolo palestinese, ho ricevuto ogni sorta di spietati insulti e maledizioni, ci ho un po' fatto il callo, ma se, ancorché indirettamente, l'istituzione della mia città si unisse al coro, il vulnus colpirebbe non me ma i valori della tradizione
antifascista e democratica della nostra Milano.

La ringrazio anticipatamente per l'attenzione che vorrà rivolgermi

Moni Ovadia

 

Gad Lerner: solidarietà all'ANPI

 - 14:57 Durata: 7 min 33 s 

"Celebrazione del 25 aprile a Roma: intervista a Gad Lerner" realizzata da Sonia Martina con Gad Lerner (giornalista, scrittore, conduttore televisivo).


L'intervista è stata registrata giovedì 20 aprile 2017 alle 14:57.

Nel corso dell'intervista sono stati trattati i seguenti temi: Anpi, Antifascismo, Dureghello, Ebrei, Israele, Liberazione, Palestina, Polemiche, Politica, Resistenza, Roma, Sinistra, Storia.

La registrazione audio ha una durata di 7 minuti.




2016  

  25 Aprile a Milano: bandiera degli Hezbollah nel corteo? non è proprio così 

1  I manifestanti sono attivisti che contestano all'esterno  del  corteo(Piazza San Babila) . Poche centinaia  di persone che esprimono dissenso  non solo verso il Pd ,ma anche verso gli  stessi  sostenitori della Palestina in quanto aderiscono al  corteo  svoltosi,  comunque,senza incidenti o strascichi polemici 
2 Si vede chiaramente il cordone della Polizia che divide i due spezzoni. Le bandiere  della Brigata ebraica sono chiaramente al di là  dello sbarramento della polizia

 3 Il riquadro  in alto costituisce il messaggio  implicito , secondo la mia opinione personale ,  di chi ha postato nei blog, nei commenti ecc (solitamente di destra) questa foto : i sostenitori dei diritti del popolo palestinese sono in realtà filoterroristi  e  fascisti , l'ANPI dovrebbe prestare maggiore attenzione a chi si insinua all’interno del corteo e dovrebbe prendere posizione .  E' comprensibile quindi  la decisione di  disertare il corteo del 25 Aprile,  di  non sfilare con il gonfalone della Brigata ebraica  nella manifestazione organizzata dall'ANPI e  di  creare una manifestazione alternativa in segno di protesta

4 Ricordiamo che il saluto  degli Hezbollah , definito da alcuni quotidiani di un'area politica ben precisa come  fascista, in realtà indica ben altro :spesso e volentieri i miliziani islamici protendono il braccio teso per ricordare il giuramento delle truppe islamiche ad Allah (durante la costituzione della Ummah, ovvero della nazione)

 

 

Corteo del 25 Aprile : nessuno ha escluso gli ebrei e il gonfalone della Brigata Ebraica. 

1A Milano sfilano ,come l'anno scorso, i rappresentanti della Brigata Ebraica , l'ANED e le bandiere palestinesi all'interno del corteo ,a  Roma ,come l'anno scorso, l'Aned e la  Comunità Ebraica  si dissociano e non partecipano dando vita a due manifestazioni distinte 

 

2 Nè il comunicato della Comunità  ebraica di  Roma ,nè quello dell'ANED citano la decisione dell'ANPI o di altre organizzazizioni ufficiali di voler escludere  il Gonfalone delle Brigate ebraiche ( comunicato riportato nel link) 

 

COMUNICATO DELLA COMUNITA'   EBRAICA  di ROMA (riportato nel link)

 

25 aprile:Comunità ebraica Roma manifesta a Museo Resistenza

22 aprile, 14:13

 

(ANSAmed) - ROMA, 22 APR - In occasione del 25 aprile, anniversario della liberazione d'Italia, la Comunità Ebraica di Roma si ritroverà davanti al Museo della Resistenza di Via Tasso a Roma. Lo rende noto un comunicato.
All'appuntamento, previsto per le ore 9.30, verrà ricordato il sacrificio dei partigiani e dei soldati della Brigata Ebraica che, inquadrati nelle fila dell'esercito britannico, collaborarono insieme alla Resistenza per liberare l'Italia dall'oppressione nazifascista. "La Comunità Ebraica - conclude la nota - invita la cittadinanza a partecipare, consapevole che, in questa città, è venuta a mancare la possibilità di celebrare la festa del 25 aprile nei modi e nelle forme che questo anniversario meriterebbe". (ANSAme

 25 aprile:Comunità ebraica Roma manifesta a Museo Resistenza - Cronaca…

COMUNICATO  DELL '  ANED (riportato nel Link) 


25 aprile a Roma, i ProPalestina: ''Dispiaciuti per non partecipazione Brigata Ebraica''

 

Lino Lisi, storico esponente della Rete romana di Solidarietà per il popolo palestinese, racconta la sua versione sulla non partecipazione della... Nino Lisi, storico esponente della Rete romana di Solidarietà per il popolo palestinese, racconta la sua versione sulla non partecipazione della Brigata ebraica al corteo di celebrazioni del 25 aprile. L'associazione ebraica, che ricorda la formazione partigiana che contribuì alla guerra di Liberazione, ha deciso per il secondo anno consecutivo, di non partecipare al consueto corteo, dopo gli scontri che nel 2014 si verificarono tra manifestanti ebrei e filopalestinesi.  "E' stata una loro decisione unilaterale - spiega Lisi - perchè non hanno accettato la richiesta di portare in piazza solo bandiere della Brigata Ebraica lasciando a casa quelle dello Stato d'Israele". E aggiunge "l'accusa di antisemitismo è ingiusta considerato che tutte le associazioni filopalestinesi riconoscono il grande debito morale che il nostro paese ha verso gli ebrei"

 

 

A.N.P.I. Provinciale di Roma :Nota sul 25 aprile Festa della Liberazione


/04/2015 11:54:00 AM  Anpi Roma   

Il 25 aprile è la festa della liberazione dell’Italia dal nazifascismo e l’Anpi di Roma la festeggerà in piazza con lo stesso spirito che unì i partigiani nella Resistenza assieme a tutti i cittadini, le associazioni, i partiti, i sindacati e le istituzioni democratiche ed antifasciste, e naturalmente assieme agli ex partigiani rimasti.

Purtroppo da qualche anno, non solo a Roma, il 25 aprile porta con se strumentalizzazioni che discreditano quella che è ‘la casa di tutti gli antifascisti’, l’ANPI, dando ragione a quanti si scordano che l’antifascismo è scritto nella nostra Costituzione.

L’Anpi di Roma non ha impedito e non impedirà a nessun rappresentante delle formazioni che hanno partecipato alla liberazione, di partecipare anche quest’anno al corteo che confluirà a Porta San Paolo, luogo simbolo della Resistenza romana.

In una riunione che si è tenuta nei giorni scorsi presso la Casa della memoria e della Storia, sede non solo dell’Anpi ma anche delle altre associazioni partigiane e della deportazione, riunione a cui sono stati invitati partiti e sindacati, associazioni e una rappresentanza di movimenti, l’Anpi di Roma ha ribadito con chiarezza e fermezza che non sarà consentito a nessuno di partecipare alla ricorrenza portando temi diversi da quelli che il 25 aprile rappresenta.

Purtroppo a quella riunione ci sono state importanti assenze, come quella di una rappresentanza del Partito Democratico, e anche per questo non si comprendono le ragioni con le quali qualcuno in questi giorni ha diffuso informazioni false, diffamatorie nei confronti dell’Associazione dei Partigiani, ovvero che i rappresentanti della Brigata Ebraica o di altre associazioni non siano stati invitati alla riunione, o peggio, che la loro presenza il 25 aprile non sia gradita. 

L’Anpi di Roma non consentirà alcuna strumentalizzazione e chiede a tutti i partecipanti il pieno rispetto delle rappresentanze di coloro che hanno partecipato alla liberazione del nostro paese dai nazisti e dai fascisti. Nel far questo però, richiamiamo ancora una volta alla responsabilità tutta la società civile, i partiti e le istituzioni, affinché il 25 aprile possa continuare ad essere la festa di tutti.

Roma, 4 aprile 2015

 

A.N.P.I. Provinciale di Roma :Nota sul 25 aprile Festa della Liberazione



2015     2


5 Aprile a Milano : contestazioni esterne al corteo 

come negli anni precedenti le contestazioni sono avvenute all'esterno del corteo, a Piazza San Babila, da parte di un gruppo minoritario.


2 Nel corteo sfilavano il gonfalone della Brigata ebraica e le bandiere palestinesi: non si sono stati incidenti di sorta o contestazioni alla Brigata ebraica 

 

Il 25 aprile a Milano : video e alcune precisazioni 

PREMESSA : Questi sono i dati che emergono leggendo i quotidiani di varie tendenze

  1 )  chi ha contestato  la Brigata Ebraica, il PD e l'ANPI   era costituita da  un ' ala  del movimento  esterno al corteo ( non più di un centinaio di persone   a Piazza San Babila) . Si era organizzata in maniera autonoma  per non sfilare con   gli altri manifestanti 

 2) all'interno del corteo non sono emersi incidenti  E' importante precisare che   hanno condiviso lo stesso corteo , organizzato dall'ANPI,   sia i gonfaloni della  Brigata Ebraica  sia le bandiere palestinesi  

Oltre tre ore per arrivare in piazza Duomo da Porta Venezia: per il 70esimo anniversario della Liberazione 50mila persone hanno scelto di partecipare a Milano al corteo nazionale per il 25 Aprile. Un corteo affollatissimo, sicuramente il più affollato degli ultimi anni, che ha avuto momenti di tensione soltanto per le contestazioni di un gruppo di filopalestinesi alla Brigata ebraica, presente - come ogni anno - in manifestazione davanti al Pd, altro bersaglio dei contestatori, tenuti dietro un nutrito cordone di polizia e carabinieri in piazza San Babila per evitare contatti. Gonfaloni delle istituzioni, i deportati dei campi di concentramento e i loro figli e nipoti, i sindacati, i partiti (oltre al Pd c'erano Sel, il Movimento 5 Stelle, Rifondazione), le associazioni (dalle Acli ad Emergency, con Gino Strada), fino alla coda dei centri sociali: molti sono riusciti ad arrivare in piazza soltanto a manifestazione conclusa, mescolandosi ai turisti e ai milanesi in giro per il centro. Gli scontri verbali non hanno oscurato il corteo, che ha sfilato festoso e pacifico, con il filo conduttore di Bella Ciao cantata da tutti: anche in piazza Duomo, alla fine dei discorsi ufficiali, è stato il canto partigiano a chiudere il pomeriggio. Dal palco hanno parlato il sindaco Giuliano Pisapia, la segretaria Cgil Susanna Camusso, il presidente dell'Anpi Carlo Smuraglia che in mattinata, con Pisapia, aveva accolto al Piccolo Teatro Grassi il presidente della Repubblica, Sergio MattarellaSoltanto a fine pomeriggio le poche decine di militanti dei movimenti per la liberazione della Palestina sono entrati in corteo. Al passaggio della Brigata Ebraica, da parte loro, sono partiti slogan, fischi e inni all'Intifada ("Sionisti carogne tornate nelle fogne", "Fuori i sionisti dal corteo", "Palestina libera, Palestina rossa" e "Assassini"). Da parte dei manifestanti della Brigata ebraica, del Pd (che ha scelto di fare il corteo 'proteggendo' la Brigata ebraica) e di altri pezzi del corteo, la risposta è stata soprattutto, ancora una volta, Bella ciao e il coro "Siamo tutti antifascisti", ma qualche scontro verbale acceso non è mancato, così come non sono mancati gli spintoni tra i contestatori e le forze dell'ordine.

Il tutto accadeva poco dopo che il presidente Mattarella aveva parlato della Brigata ebraica come di una brigata di eroi. "Al fiume della Liberazione portarono acqua molti affluenti", aveva detto. Citando a questo punto appunto la Brigata ebraica ed Enzo Sereni, "che si fece paracadutare sulla Toscana, fu catturato dai nazisti e morì a Dachau".

Il presidente dell'associazione Amici di Israele Eyal Mizrahi aveva ringraziato il Pd "perché quest'anno proprio per le polemiche che si sono scatenate ha deciso di sfilare gomito a gomito con noi nel corteo". Poi aveva aggiunto: "Abbiamo detto abbiamo deciso di non portare le bandiere dello Stato di Israele per evitare di prestare il fianco a inutili pretesti e tensioni. Quest'anno abbiamo stampato nuovi vessilli con il logo (bandiera a strisce verticali azzurra e bianca con la stella di David in giallo, ndr) della Brigata Ebraica".

In piazza Duomo, invece, alcuni appartenenti ai centri sociali, che si sono definiti "partigiani sovversivi", si sono arrampicati su un'impalcatura mentre dal palco parlava Carlo Smuraglia e hanno esposto, accendendo anche un fumogeno, uno striscione con scritto: "Contro il fascismo delle camicie nere e della Lega, del Pd, della polizia, dei Cie, degli sgomberi, del Jobs Act, del Tav e dell'Expo.  Repubblica http://milano.repubblica.it/.../milano_corteo_per_il_25.../

Milano, contestazione al corteo 

 

Milano, il corteo per i 70 anni dalla Liberazione

 Giorgio Forti : 25 Aprile 2015

Marzo, 2015

Nell’imminenza del 25 Aprile, 70° anniversario della Liberazione dal Nazi-Fascismo, celebriamo con gioia la fine della tirannia in Italia ed in Europa nel 1945, e con commosso ricordo celebriamo coloro che hanno combattuto e sofferto e dato il meglio di sé stessi, anche la vita, per ripristinare in Italia e nel mondo le condizioni per una vita fraterna e civile. Tra tutti costoro non distinguiamo per nazionalità: ci è grato ricordarli tutti, italiani, sovietici, jugoslavi, europei occidentali di tutte le nazioni compresi i Resistenti tedeschi, americani del Nord e del Sud, donne e uomini di tutto il mondo.

Con orgoglio ricordiamo che da quella lotta per  Libertà, Giustizia ed Uguaglianza è nata la  nostra Repubblica Italiana fondata su quei valori,  che sono stati sanciti nella Costituzione repubblicana (purtroppo tuttora inapplicata in buona parte), una delle più intelligenti ed umane esistenti. E’ tale proprio perché è stata elaborata dai membri di una Assemblea Costituente eletta dal popolo italiano, dove erano persone che rappresentavano modi di pensare e di sentire la vita della società molto diversi tra loro: tra loro vi erano rappresentanti cattolici di varie tendenze politiche, socialisti, comunisti, liberali. Diversi nel pensare la vita della società civile, ma tutti decisi ad organizzare una società unita da una comune, forte volontà: quella di organizzare un viver civile libero e accettabile per tutti, nel comune intento di cercare insieme, nella concordia e nella pace, le soluzioni ai problemi della convivenza civile. Tutti, dunque, antifascisti: una parola che riassume una serie di valori eticamente e politicamente positivi.

Grazie a questa volontà comune dei Costituenti, la Costituzione che ne è derivata è stata accettata anche da molti Italiani che alla Resistenza non avevano partecipato affatto, per diffidenza o timore, per incomprensione del nuovo che avanzava e dei suoi modi di avanzare, in tutti i campi: dalla lotta di Resistenza ai suoi frutti politici. Il passaggio dalla monarchia alla Repubblica, lo stabilire il primato dei diritti del lavoro e dei lavoratori, i diritti fondamentali all’istruzione, alla sanità, alla pace con gli altri popoli come imperativo categorico ( art. 11 della Costituzione)

Per noi, il celebrare l’anniversario della Liberazione ha questi significati: che sono incompatibili con l’esaltazione della forza delle armi in costose parate militari. E sono incompatibili anche con la partecipazione di chi non accetti i principi sopra ricordati.

Vogliamo far osservare quindi che della nostra celebrazione non può far parte lo sfilare della bandiera dello Stato Ebraico, che purtroppo vive in modo incompatibile con i principi di uguaglianza dei popoli: la sua origine si è identificata con l’oppressione e la cacciata dalla sua terra del popolo Palestinese, e tuttora, da quasi settant’anni, vive in inimicizia contro questo popolo, dopo avergli occupato la terra, averlo perseguitato ed oppresso nel più crudele ed inumano dei modi, ignorando tutte le leggi e provvedimenti che regolano la convivenza internazionale, di cui pure Israele ha sottoscritto i principi.

La bandiera con la Stella di Davide rappresenta il Paese che di continuo ha aggredito ed oppresso il popolo palestinese, e solo pochi mesi orsono ha provocato oltre 2200 morti, per la maggior parte civili, comprese alcune centinaia i bambini: quella bandiera non può sfilare insieme alle bandiere della Liberazione. Chi invece lo vorrebbe va dicendo che la bandiera di Israele è la bandiera della Brigata Ebraica, che avrebbe partecipato alla guerra di liberazione in Italia: si tratta di una pretesa non dimostrabile da alcun punto di vista, anche se noi onoriamo i volontari Ebrei allora residenti in Palestina che, incorporati nell’esercito britannico, hanno partecipato alla campagna d’Italia contro l’esercito nazista, pur senza aver alcun rapporto con le forze della Resistenza italiana. I partigiani appartenenti a famiglie ebraiche che hanno combattuto nella Resistenza italiana sono onorati come  tutti gli altri combattenti italiani della Resistenza: nè loro avrebbero accettato di essere considerati diversi, per l’essere ebrei, dagli altri Resistenti. Avendoli conosciuti, attraverso i loro scritti ed alcuni di persona, pensiamo che si ribellerebbero all’essere separati dai loro compagni di lotta antifascista .

 Aprile: bandiere palestinesi e corteo di Milano senza incidenti di sorta 

PREMESSA : Questi sono i dati che emergono leggendo i quotidiani di varie tendenze  :

 1 )  chi ha contestato  la Brigata Ebraica, il PD e l'ANPI   era costituita da  un ' ala  del movimento  esterno al corteo ( circa  un centinaio di persone   a Piazza San Babila) . Si era organizzata in maniera autonoma  per non sfilare con   gli altri manifestanti  

2) all'interno del corteo non sono emersi incidenti  E' importante precisare che   hanno condiviso lo stesso corteo , organizzato dall'ANPI,   sia i gonfaloni della  Brigata Ebraica  sia le bandiere palestinesi

 

Comunicato Anpi di Roma : mai impedito nè alla Comunità ebraica nè alla Brigata ebraica di partecipare al 25 Aprile


ANPI Roma

Oggi abbiamo inviato questa nota a Il Fatto Quotidiano:
In relazione alla lettera del sig. Vittorio pubblicata da Il Fatto Quotidiano l'11 aprile nella rubrica 'A domanda rispondo', ed alla risposta di Furio Colombo, l'ANPI Provinciale di Roma smentisce categoricamente di aver mai impedito ai rappresentanti della Brigata ebraica, e neppure ai cittadini romani della comunità ebraica, di partecipare alla manifestazione del 25 aprile. Come gli anni precedenti i rappresentanti della Brigata Ebraica sono stati invitati alla riunione in preparazione della manifestazione ed invitati a portare il loro ricordo e testimonianza alla Festa della Liberazione assieme ai partigiani ed alle rappresentanze di quanti contribuirono alla Resistenza.
ANPI Provinciale di Roma.

 

Ebrei contro l'occupazione : il 25 Aprile 

25 Aprile di Liberazione

25 Aprile 2015
ECO- Rete Ebrei contro l’Occupazione
Ricorre quest’anno il 70° anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Noi   celebriamo con gioia la fine nel 1945 della mortale   oppressione in Italia ed in Europa, e con commosso ricordo celebriamo coloro che hanno combattuto e sofferto e dato il meglio di sé stessi, anche la vita, per ripristinare in Italia e nel mondo le condizioni per una vita fraterna e civile. Tra tutti costoro non distinguiamo per nazionalità: ci è grato ricordarli tutti, italiani, sovietici, jugoslavi, europei occidentali di tutte le    nazioni, americani del Nord e del Sud, donne e uomini di tutto il mondo.
Vogliamo qui ricordare anche i Resistenti tedeschi: alcuni come gli studenti della Rosa Bianca che hanno pagato con la vita la loro ribellione alla crudele violenza nazista; ricordiamo con commozione i Bonhoeffer, i Willy Brandt ed altri nomi noti: ma anche coloro che, non inquadrati in nessuna organizzazione conosciuta e rimasti anonimi, hanno nei fatti del loro comportamento personale preparato il risorgere della Germania che oggi fa parte dei Paesi liberi, dopo aver seppellito l’infamia del nazismo. I più anziani tra noi ne ricordano alcuni: la loro umanità è riuscita a resistere all’infamia dell’ubbidienza agli ordini della Nazione governata dal Nazismo, che in quegli anni tragici aveva fatto adepti in molti Paesi Europei, tra cui l’Italia fascista era stata, tragicamente, un precursore.
Con orgoglio ricordiamo che da quella lotta per   Libertà, Giustizia ed Uguaglianza è nata la nostra Repubblica Italiana fondata su quei valori, che sono stati sanciti nella Costituzione repubblicana (purtroppo tuttora inapplicata in buona parte), una delle più intelligenti ed umane esistenti.
E’ tale proprio perché è stata elaborata dai membri di una Assemblea Costituente eletta dal popolo italiano, dove erano persone che rappresentavano modi di pensare e di sentire la vita della società molto diversi tra loro: tra loro vi erano rappresentanti cattolici di varie tendenze politiche, socialisti, comunisti, liberali. Diversi nel pensare la vita della società civile, ma tutti decisi ad organizzare una società unita da una comune, forte volontà: quella di organizzare un viver civile libero e accettabile per tutti, nel comune intento di cercare insieme, nella concordia e nella pace, le soluzioni ai problemi della convivenza civile. Tutti, dunque, antifascisti: una parola che riassume una serie di valori eticamente e politicamente positivi.
Grazie a questa volontà comune dei Costituenti, la Costituzione che ne è derivata è stata accettata anche da molti Italiani che alla Resistenza non avevano partecipato affatto, per diffidenza o timore, per incomprensione del nuovo che avanzava e dei suoi modi di avanzare, in tutti i campi: dalla lotta di Resistenza ai suoi frutti politici. Il passaggio dalla monarchia alla Repubblica, lo stabilire il primato dei diritti del lavoro e dei lavoratori, i diritti fondamentali all’istruzione, alla sanità, alla pace con gli altri popoli come imperativo categorico ( art. 11 della Costituzione).
Per noi, il celebrare l’anniversario della Liberazione ha questi significati: che sono incompatibili con l’esaltazione della forza delle armi in costose parate militari. E sono incompatibili anche con la partecipazione di chi non accetti i principi sopra ricordati.
La bandiera di Israele rappresenta il Paese che di continuo ha aggredito ed oppresso il popolo palestinese, e solo pochi mesi orsono ha provocato oltre 2200 morti, per la maggior parte civili, comprese alcune centinaia di bambini: quella bandiera non può sfilare insieme alle bandiere della Liberazione. Mentre onoriamo i combattenti di allora nella Brigata Ebraica che ha combattuto come parte dell’Esercito Britannico nella 2a Guerra Mondiale anche in Italia - così come le migliaia di combattenti arabi palestinesi nell'ambito dell'esercito Britannico (sia all'interno del Palestine Regiment, a fianco di combattenti ebrei palestinesi, che in altre unità) - non possiamo accettare che partecipi alla festa della Liberazione la bandiera di uno stato, Israele, che sta opprimendo da 67 anni il popolo Palestinese, avendogli occupato la Terra e tolto i diritti umani e politici. Non ci stancheremo mai di ricordare che la bandiera di Israele non è la bandiera degli Ebrei, né della religione ebraica: è solo la bandiera di uno Stato oggi oppressore e negatore dei principi della nostra Costituzione.
I partigiani appartenenti a famiglie ebraiche che hanno combattuto nella Resistenza italiana sono onorati come ed insieme a tutti gli altri combattenti italiani della Resistenza: nè loro avrebbero accettato di essere considerati diversi, per l’essere ebrei, dagli altri Resistenti. Avendoli conosciuti, attraverso i loro scritti ed alcuni di persona, pensiamo che si ribellerebbero all’essere separati dai loro compagni di lotta antifascista.   
Rete ECO e il 25 Aprile

 

COMUNICATO ANPI di ROMA sul 25 Aprile 

"L'Anpi di Roma invita tutta la cittadinanza antifascista a stringersi attorno ai nostri Partigiani nel giorno del 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Il 25 aprile ci vedremo a Porta San Paolo per una celebrazione nel luogo dove nacque la Resistenza romana contro l'occupazione nazifascista, per onorare i protagonisti, i valori e gli ideali che hanno animato il riscatto e la libertà del nostro Paese. L'Anpi di Roma, in sintonia con l'Anpi nazionale, vuole onorare il 70° della festa di Liberazione assieme alle associazioni partigiane, della deportazione, dei perseguitati dal fascismo, dei militari nei campi di concentramento e con quanti hanno partecipato alla Guerra di Liberazione". E' quanto si legge in una nota dell'associazione. "L'appuntamento - prosegue la nota - è per il 25 aprile a Piazza di Porta San Paolo alle 10.30 dove si terranno gli interventi dal palco di partigiane e partigiani e di quanti hanno partecipato alla Guerra di Liberazione, oltre i rappresentanti delle Istituzioni comunali e regionali. Invitiamo i cittadini romani, tutte le organizzazioni sociali e politiche sinceramente democratiche della Capitale, a partecipare alla celebrazione in piazza nel rispetto dei valori e della storia a cui si vuole rendere omaggio, nella consapevolezza che i rigurgiti nazionalisti e xenofobi, ben visibili in tutta Europa, richiedono oggi più che mai la coesione e la solidarietà tra tutte le forze antifasciste ed una decisa risposta democratica di massa. Nel pomeriggio si terranno in Campidoglio le celebrazioni istituzionali e una grande festa con letture, spettacoli e concerti tra i quali quelli dei maestri Angelo Colone e Marco Quaranta, organizzati dall'Anpi di Roma. Il 25 Aprile romano è dedicato a Massimo Rendina, testimone di spicco della Resistenza, scomparso a febbraio. L'Anpi si augura una giornata gioiosa nel ricordo del 70° della liberazione dell'Italia dal nazifascismo". (16 aprile 2015) (omniroma.it)

(16 Aprile 2015 ore 13:09)

5 aprile: L’ANPI di Roma invita i cittadini antifascisti a stringersi attorno ai Partigiani per il 70° della Liberazione dal nazifascismo.

 

Il MANIFESTO : 25 aprile senza comunità ebraica 

25 aprile senza comunità ebraica

Rischia di essere ricor­dato come un giorno sto­rico, ma non per­ché ricor­rono i 70 anni della Libe­ra­zione dal nazi­fa­sci­smo, bensì per­ché potrebbe essere la prima volta che alle cele­bra­zioni del 25…

ilmanifesto.info

Rischia di essere ricor­dato come un giorno sto­rico, ma non per­ché ricor­rono i 70 anni della Libe­ra­zione dal nazi­fa­sci­smo, bensì per­ché potrebbe essere la prima volta che alle cele­bra­zioni del 25 aprile non par­te­ci­pano gli ex depor­tati e la comu­nità ebraica. Lo strappo — cla­mo­roso — si sta con­su­mando in que­sti giorni ed è dovuto alla pos­si­bi­lità che anche quest’anno al cor­teo par­te­ci­pino mili­tanti filo pale­sti­nesi con i quali nei giorni pas­sati, nel corso di una riu­nione pre­pa­ra­to­ria della festa, sareb­bero già volati i primi insulti. Insomma il rischio è di vedere anche quest’anno le stesse scene dell’anno scorso, quando tra mani­fe­stanti con la ban­diera della Bri­gata ebraica (molto simile ma in realtà diversa da quella israe­liana) e mani­fe­stanti con la ban­diera pale­sti­nese si è quasi sfio­rata la rissa, evi­tata solo dall’intervento delle forze dell’ordine.
Una situa­zione incre­di­bile per l’Anpi di Roma, che in una comu­ni­cato si è detta «coster­nata» per la deci­sione dell’Aned, l’associazione degli ex depor­tati, e della comu­nità di non par­te­ci­pare al cor­teo per la Libe­ra­zione. Scelta che però — nono­stante la ricor­renza cada di sabato, giorno in cui per gli ebrei è Shab­bat ed è vie­tata la par­te­ci­pa­zione agli eventi — potrebbe forse rien­trare nelle pros­sime ore. Ieri sera, infatti, un gesto di paci­fi­ca­zione è arri­vato dalla Rete di soli­da­rietà con il popolo pale­sti­nese: «Nulla è stato obiet­tato alla pre­senza dei rap­pre­sen­tanti della Bri­gata ebraica e della rela­tiva ban­diera, tenendo net­ta­mente distinte la cri­tica e l’opposizione alla poli­tica dello Stato di Israele con­tro cui com­batte il popolo pale­sti­nese», è scritto in una nota della Rete. Per smor­zare ulte­rior­mente gli animi è inter­ve­nuto anche il Comune pro­po­nendo per la sera del 25 aprile un evento in Cam­pi­do­glio con tutte le realtà e le associazioni.
Che intorno alla festa per la Libe­ra­zione potes­sero nascere delle pole­mi­che era quasi scon­tato. La ten­sione comin­cia a salire pochi giorni fa, quando alla casa della Memo­ria si tiene un’assemblea per discu­tere l’organizzazione del cor­teo. Intorno allo stesso tavolo si ritro­vano così, oltre a Anpi e Aned, anche la Rete romana Pale­stina, Rap­pre­sen­tanza Pale­stina e Patria socia­li­sta, asso­cia­zioni, spie­gano gli ex depor­tati «che non dovreb­bero essere pre­senti al cor­teo. La Pale­stina sotto la guerra era dalla parte di Hitler». Sem­pre secondo gli ex depor­tati, la riu­nione sarebbe ben pre­sto dege­ne­rata con «insulti e minacce» nei loro con­fronti. Al punto da far matu­rare la deci­sione di non par­te­ci­pare, per la prima volta, alle cele­bra­zioni. «Noi che rap­pre­sen­tiamo gli ex depor­tati, som­mersi e sal­vati, nei campi nazi­sti, sia poli­tici che raz­ziali — spiega l’Aned — non pos­siamo accet­tare che lo spi­rito e i signi­fi­cati del 25 aprile ven­gano così total­mente sna­tu­rati e addi­rit­tura fatti dive­nire atto di accusa con­tro le vit­time stesse del nazi­fa­sci­smo». Scelta con­di­visa a ruota anche dalla comu­nità ebraica romana.
A que­sto punto quello che si pro­spetta è un 25 aprile a dir poco monco al punto che l’Anpi chiede agli ex depor­tati un ripen­sa­mento sot­to­li­neando come un’eventuale loro assenza «nuoce al valore della gior­nata». Un ten­ta­tivo di rime­diare alla situa­zione è ieri dalla Rete romana d soli­da­rietà con i pale­sti­nesi che ha smen­tito di aver rivolto «insulti o minacce nei con­fronti di chic­ches­sia». «Vi è stato un solo beve coro di pro­te­ste quando qual­cuno ha affer­mato di aver sen­tito le stesse argo­men­ta­zioni che adduce Casa Pound», spe­ci­fica l’associazione. «I nume­rosi espo­nenti di asso­cia­zioni soli­dali con la causa pale­sti­nese e gli stessi rap­pre­sen­tanti della comu­nità pale­sti­nese di Roma nel soste­nere la legit­ti­mità della pro­pria par­te­ci­pa­zione al cor­teo e la pre­senza n esso della ban­diera pale­sti­nese, come quella di tutti i popoli che sono in lotta per affer­mare il pro­prio diritto alla libertà, si sono espressi con toni pacati e in tanti hanno mani­fe­stato rispetto e con­si­de­ra­zione per l’ebraismo e per i cit­ta­dini ita­liani di reli­gione ebraica, di cui nes­suno ha osato met­tere in dub­bio il buon diritto a cele­brare il 25 aprile come tutti».

 

Diciamo no a chi importa la guerra del Medio Oriente nella festa del 25 aprile italiano 

Diciamo no a chi importa la guerra del Medio Oriente nella festa del 25 aprile italiano | Gad Lerner

Diciamo no a chi importa la guerra del Medio Oriente nella festa del 25 aprile italiano lunedì, 6 aprile 2015...

gadlerner.it


Compiendo una scelta regressiva e una forzatura storica, da un decennio circa alcuni responsabili delle Comunità ebraiche italiane invitano i loro iscritti a separarsi dagli altri cittadini italiani, nella commemorazione del 25 aprile. Il pretesto è sfilare dietro allo striscione della Brigata Ebraica. Esso ricorda i cinquemila ebrei residenti in Palestina che per poco più di un mese -fra il marzo e l’aprile 1945, a guerra quasi finita- combatterono i nazisti sulla nostra penisola, inquadrati nell’esercito britannico. Tale Brigata Ebraica ebbe 41 caduti, che meritano di essere onorati come le migliaia di altri militari alleati di ogni fede e ogni provenienza morti per liberare l’Italia dal nazifascismo.

Ben prima del marzo 1945, già dal settembre 1943, e molti in anticipo su quella data, migliaia di ebrei italiani partecipavano attivamente alla Resistenza partigiana, protagonisti nella formazione di Brigate antifasciste dentro le quali veniva annullata l’odiosa norma delle leggi razziali. Non esiste un conteggio preciso delle centinaia di ebrei italiani caduti in combattimento durante la Resistenza a cui parteciparono da protagonisti.
Dal 1945, per oltre mezzo secolo, gli ebrei italiani hanno celebrato il 25 aprile mescolati insieme alle formazioni antifasciste derivate da quella militanza partigiana comune.
Una trentina di anni dopo, qualcuno ha iniziato a portare in corteo le bandiere palestinesi, che non c’entravano nulla. E così, per reazione, altri hanno escogitato il contrappunto (tutto italico) della Brigata Ebraica, invitando gli ebrei a separarsi in piazza pur di sventolare il 25 aprile la bandiera con la stella di Davide.
E’ stata pessima l’idea di importare il Medio Oriente dentro alle celebrazioni del 25 aprile, come contagio di inciviltà e come esasperazione del nuovo settarismo identitario. L’anno scorso dopo le tensioni registratesi in piazza a Roma e a Milano, i caporioni di questa zuffa si erano lasciati con promesse minacciose di tipo ultràs (“ci rivediamo l’anno prossimo”), dimenticando che il settantesimo 25 aprile cadrà di sabato e quindi (nuova ipocrita finzione riesumata da laici incalliti fino a ieri che oggi si spacciano per osservanti) la festività esclude una presenza ebraica organizzata.
In compenso si odono bestialità grossolane brandite gli uni contro gli altri: “I palestinesi erano alleati di Hitler”, “La bandiera israeliana non è compatibile con la Resistenza”.
L’Anpi, associazione cui mi onoro di essere iscritto, dovrebbe rivolgere un appello comune alle opposte tifoserie mediorientali per chiedere loro di rinunciare, il prossimo 25 aprile, a simboli che nulla hanno a che fare con la lotta di liberazione contro il nazifascismo.

 

Nino Lisi : 25 aprile, settant’anni dopo




Settant’anni fa, in Italia avvenne una svolta:   una pagina della storia del paese si chiuse  ed un’altra se ne aprì, che dura tuttora. Una lotta di popolo, la guerra partigiana, contribuì a cacciare  dal paese  le truppe straniere   del terzo Reich,   conquistò per il popolo italiano il diritto alla libertà e gli  restituì l’onore avendo   riscattato con  la sconfitta ed il ripudio definitivo del fascismo l’onta delle leggi razziali. Fu una guerra di popolo. In essa si trovarono uniti contadini  ed operai, ceti medi, borghesi, intellettuali ed incolti, atei e credenti,   cristiani   ed ebrei, forse anche qualche musulmano. Tutti si batterono   per aver  sperimentato  che senza libertà non c’è giustizia, nemmeno dignità e la stessa vita è svilita.
Di quella svolta la giornata del 25 aprile è stata eletta a simbolo e la canzone del partigiano è divenuto inno alla libertà. Viene cantato per questo  anche da altri popoli, quando resistono ad un occupante, si ribellano ad un oppressore, lottano per la propria libertà. L’abbiamo sentita cantare    in italiano da albanesi, greci, palestinesi;  e pure  in yiddish.
In questi settant’anni abbiamo imparato che la libertà non basta conquistarla una volta;   va difesa ogni giorno, perché spunta sempre qualcuno che prova a sottrarla o almeno a limitarla. Abbiamo imparato che neppure basta aver ripudiato   il fascismo una volta, perché rigurgiti ne  riemergono ovunque  e bisogna combatterli   affinché non attecchiscano. “Ora e sempre  Resistenza” diciamo, per ricordarcelo.
Abbiamo anche imparato che i diritti non sono divisibili: o tutti li hanno e ne godono, oppure sono a rischio anche quelli di chi li ha conquistati.   Lo  Statuto dell’Anpi, non senza motivo,  stabilisce all’articolo 2 che l’Associazione ha tra l’altro lo scopo di “mantenere vincoli di fratellanza tra partigiani italiani e partigiani di altri paesi;” e di  “dare aiuto e appoggio a tutti coloro che si battono, singolarmente o in associazioni, per quei valori di libertà e di democrazia che sono stati fondamento della guerra partigiana e in essa hanno trovato la loro più alta espressione”. Proprio in questi giorni  il presidente della Sezione Provinciale di Roma, Ernesto Nassi, lo ha ricordato dalla pagine de il manifesto  rimarcando  “la vici­nanza  (dell’Associazione) con i popoli che lot­tano per la pro­pria libertà”.
La ricorrenza del 25 aprile non si risolve dunque soltanto nella commemorazione di ciò che accadde settant’anni fa e nell’onorare la memoria dei caduti della Resistenza, ma è la celebrazione dei  valori  per i quali i partigiani combatterono ed a migliaia morirono:  l’antifascismo,  la libertà, la giustizia. Valori che in Italia vanno riaffermati e difesi anche oggi, mentre altrove, come in Palestina,  si sta lottando per conquistarli. Non possiamo né vogliamo perciò celebrarli da soli;   sappiamo che se libertà e giustizia non l’hanno tutti i popoli, si indeboliscono anche da noi.
A Roma, dopo settant’anni da quel fatidico 25 aprile, è in atto  un dibattito  intorno al quesito su  chi sia  legittimato per la propria storia e per il proprio presente a partecipare  alle celebrazioni. E’ sorto  a seguito della decisione  prima dell’Aned e poi della Comunità Ebraica Romana di  non parteciparvi.
Tra le motivazioni se ne sono avanzate alcune che solo eufemisticamente possono dirsi inesatte. Si sostiene infatti  che nell’assemblea indetta dall’Anpi il 30 marzo scorso  per discutere appunto della partecipazione al corteo di quest’anno,   vi sia  stata da parte della rappresentanza della Comunità Palestinese di Roma e delle associazioni romane solidali con la causa del Popolo Palestinese una forte opposizione  giunta sino alle minacce  contro la partecipazione al corteo del vessillo e della rappresentanza della  Brigata Ebraica nonché della Comunità Ebraica Romana. Non è stato così
E’ necessario fare chiarezza. Non vi è stata alcuna opposizione, tampoco minacce, alla partecipazione della Brigata Ebraica e  a nessuno è venuto neppure in mente di mettere in discussione la partecipazione degli Ebrei alle celebrazioni del 25 aprile. E’ stato anzi unanime il riconoscimento della partecipazione della Brigata Ebraica  alla Guerra di Liberazione e della partecipazione di tantissimi ebrei nelle formazioni partigiane. Per l’Ebraismo vi sono state espressioni di rispetto e per     la Comunità Ebraica Romana, che ha pagato un prezzo altissimo alla nefandezza delle leggi razziali, è stata manifestata una grandissima considerazione.
Ciò che invece si è contestato e a cui ci si oppone è  tutt’altro.  E’ che attraverso vari espedienti  si tenti  di rendere presente alle celebrazioni del 25 aprile anche  lo Stato di Israele. I motivi dell’opposizione sono evidenti. Cosa ha a che vedere  questo   Stato con la Resistenza e i suoi valori di giustizia e di liberta?
Occupa da decenni illegittimamente territori non suoi, tiene sotto occupazione la popolazione palestinese della Cisgiordania, assedia la Striscia di Gaza  nella quale 1.800.000 palestinesi sono ridotti come in prigionia e vengono periodicamente massacrati, incarcera per motivi politici nelle proprie prigioni   oltre 7.000 palestinesi,  gran parte dei quali in regime di “detenzione amministrativa” (cioè senza processo e senza formulazione dei capi d’accusa) di cui molti sono minorenni; si appropria delle risorse (terra ed acqua) palestinesi. Tutto ciò è in aperta violazione del diritto internazionale, tant’è  che Israele è stato condannato da 87 risoluzioni   dell’Onu, da sentenze di Tribunali e da Risoluzioni del Parlamento Europeo, mentre la Corte Penale Internazionale ha avviato una indagine a suo carico. Come si può  pretendere la presenza del suo vessillo nel corteo del 25 aprile, come di fatto vorrebbe  l’Associazione Amici di Israele?
Uno Stato che nega la libertà ad un altro popolo tenendolo  sottomesso con la forza delle armi   è  di per sé estraneo ai valori della Resistenza.
Questo è il punto di contrasto.  Questo e non altro. Il  30 marzo nell’Assemblea dell’Anpi è emerso con chiarezza. Essendo stato finalmente  possibile sia  per  la Comunità Palestinese di Roma sia per le associazioni solidali con la causa palestinese presentare  in un  confronto  pubblico le proprie posizioni, tutti hanno potuto constatare che tanto  la prima quanto le seconde nulla hanno  contro  l’Ebraismo, gli Ebrei e la Comunità Ebraica Romana,  e molto solo contro lo Stato di Israele. Nessuno ha perciò potuto fare ricorso alla trappola dell’asserita coincidenza tra antisionismo  ed antisemitismo  ed è risultata infondata e pretestuosa  la  pretesa dei governanti israeliani e delle organizzazioni filoisraeliane di considerare Ebrei, Ebraismo e   Stato di Israele come un tuttuno.
La decisione dell’Aned e della Comunità Ebraica Romana di disertare il corteo del 25 aprile – decisione di cui nessuno gioisce, ma anzi che addolora e preoccupa – è maturata in questo contesto. E’   bene ribadirlo.
9 aprile 2015

 

Nessuna opposizione alla Brigata ebraica e minacce all'ANED


http://www.articolo21.org/2015/…/25-aprile-settantanni-dopo/

 

 2014 

La Palestina con il 25 aprile c'entra eccome

 Fabio Marcelli

Giurista internazionale

La questione israelo-palestinese è questione di estrema delicatezza, dalla cui soluzione dipende la pace mondiale. Tale soluzione dipende a sua volta dalla capacità delle parti interessate di accettarsi e rispettarsi a vicenda. Verso due Stati indipendenti, come soluzione transitoria nella direzione di un unico Stato in cui ogni cittadino, israeliano e palestinese, abbia diritto di vivere in condizioni di perfetta parità reciproca.

Tutto il contrario delle attuali politiche dello Stato di Israele, che si basa sull’apartheid e la discriminazione nei confronti dei Palestinesi, come già il Sudafrica nei confronti dei neri, ed attua l’aggressione costante nei confronti dei territori occupati, di Gaza e degli Stati circostanti. La doverosa critica nei confronti di Israele e l’appoggio nei confronti delle giuste istanze dei Palestinesi costituiscono oggi un passaggio obbligato per chiunque voglia effettivamente una giusta pace in Medio Oriente. Che deve vedere, ripeto, una convivenza fra popoli diversi e la lotta contro ogni integralismo, razzismo e terrorismo, di Stato o meno.

L’avvenire della pace è quindi legato all’emergere e all’affermarsi, all’interno dello Stato di Israele e della comunità ebraica internazionale, di posizioni già esistenti, ma ancora minoritarie, che comprendano come l’unica garanzia di sicurezza valida per tutti è una pace giusta.

Il riconoscimento della Shoah da parte di Abu Mazen costituisce in quest’ottica un passaggio importante. L’Olocausto è stato un crimine consumato da europei sul suolo europeo. Ma è importante che venga riconosciuto a livello universale e che vengano sconfitti e penalizzati i tentativi dei negazionisti di ridurne la portata, anche quando si ammantano in modo strumentale del principio di libertà di ricerca scientifica.

Le persecuzioni subite non autorizzano tuttavia nessuno a compiere atti illegittimi ai sensi del diritto internazionale. Muoversi per la pace significa oggi esercitare la necessaria critica e in qualche caso condanna delle posizioni, scelte ed attività dell’attuale dirigenza politica israeliana.

Non pretendo certo che tutti condividano le opinioni che ho appena enunciato. Ma il diritto di dissentire ed esprimere opinioni diverse non comporta certo quello di aggredire fisicamente chi porta una kefiah o agita una bandiera palestinese. Cosa purtroppo avvenuta il 25 aprile a Roma durante la manifestazione commemorativa della Resistenza. Quando il servizio d’ordine organizzato di un settore della comunità ebraica si è arrogato  il potere di decidere chi poteva manifestare e chi no, sanzionando in qualche caso questi ultimi con una breve ma intensa razione di cazzotti. Questa è la realtà dei fatti nonostante la versione di comodo diffusa da alcuni esponenti della Comunità ebraica e ripresa dai media. Parlando con alcuni esponenti del servizio d’ordine, la motivazione da essi addotta era che la Palestina non c’entra niente con la Resistenza e che il Gran Muftì di Gerusalemme era all’epoca d’accordo con i nazisti. Secondo tale logica, il popolo italiano sarebbe condannato a scontare per l’eternità i crimini di Mussolini.

Quello avvenuto il 25 aprile alla manifestazione di Roma è un brutto episodio che non deve più ripetersi. La brigata ebraica è stata una componente importante e gloriosa della Resistenza e va rispettata. Ma le bandiere palestinesi e le kefiah sono oramai da tempo entrate nel bagaglio culturale e politico dell’antifascismo e della sinistra italiana. Perché il popolo italiano vuole la pace ed è portato a simpatizzare per le vittime dell’oppressione. E ad ogni modo va garantito il diritto di espressione pacifica delle proprie idee affermato dall’art. 21 della Costituzione.

I giovani e meno giovani che fanno capo al servizio d’ordine suddetto hanno tutta la mia simpatia ed appoggio militante quando si muovono contro i neonazisti, com’è avvenuto qualche volta molti anni fa. Quanto avvenuto il 25 aprile in piazza a Roma è invece deprecabile. Non è ammissibile procedere ad atti di violenza  nei confronti di chi manifesta pacificamente a favore della Palestina, come è già avvenuto in varie occasioni, provocando in alcuni casi lesioni gravi. Episodi su cui la Procura di Roma dovrebbe indagare a fondo.

 Nota della presidenza dell’ANPI di Roma sui fatti accaduti il 25 aprile 2014         

maggio 2014 alle ore 21.24

Abbiamo fatto passare alcuni giorni dai fatti accaduti il 25 aprile alla manifestazione dell’ANPI di Roma, atti a recepire tutti gli elementi per avere un idea concreta sulla responsabilità degli accadimenti.

Abbiamo constatato imprecisioni e strumentalizzazioni circolanti in “rete” da parte di: alcuni cittadini, alcuni esponenti della comunità ebraica, alcuni simpatizzanti della causa palestinese e con rammarico alcune sezioni ANPI. La stampa si è soffermata sugli incidenti, ignorando il significato e i valori del 25 aprile, forse ritenuti più importanti dei discorsi degli intervenuti a Porta San Paolo e non mettendo così in risalto la presenza di migliaia di persone nel corteo e nella piazza, venuti per dimostrare l’affetto degli antifascisti per i partigiani e l’attualità della Resistenza. 

Leggendo i commenti in larga parte si evince che, la responsabilità per quanto accaduto sarebbe dell’ANPI di Roma perché non capace di prevenire quanto accaduto.

Francamente siamo amareggiati, perché il Presidente per primo, insieme a soci dell’ANPI, si sono adoperati affinché si evitassero scontri fisici tra i contendenti. Poco prima della partenza del corteo abbiamo potuto verificare una aggressione perpetrata da alcuni individui staccatisi dalla comunità ebraica, contro persone con le bandiere della Palestina, chiedendone l’allontanamento dal corteo.

Si è creato un clima non favorevole per la serenità del corteo stesso che, allora stabilita, è partito al fine di far defluire i partecipanti e porre fine alla caotica situazione, difficilmente gestibile. 

Durante il corteo, ci è stato comunicato che la coda dello stesso era stata fermata al Colosseo dalle Forze dell’ordine, perciò il Presidente ha deciso di fermare il corteo e si è recato (accompagnato da due vicepresidenti ANPI e dal Presidente dell’Associazione Articolo 21) al Colosseo per contattare i responsabili delle Forze dell’ordine, invitandoli a far partire la coda del corteo tra cui c’erano delle sezioni ANPI, assumendosi la responsabilità della decisione con i funzionari di Polizia.

Il corteo dopo essere stato fermato, rallentando la sua marcia, è giunto a Porta San Paolo e sul palco sono salite le persone invitate a parlare. Durante l’intervento di apertura del Presidente è giunta la coda. Purtroppo, anche in piazza sono partiti insulti tra i rappresentanti della Brigata Ebraica e simpatizzanti palestinesi, con tutto ciò che ne è conseguito, creando confusione tra le persone venute in piazza per stare al fianco dell’ANPI, nella giornata che ricorda le partigiane, i partigiani e la loro lotta.

Visto il clima di tensione, siamo stati costretti a chiudere gli interventi ancora previsti (rappresentante di CGIL-CISL-UIL; Brigata Ebraica; due partigiane; rappresentante degli studenti e la Presidente della associazione del Libero Pensiero, Giordano Bruno) proprio per tutelare tutti coloro che erano in piazza.

Dopo la chiusura degli interventi, sono salite sul palco persone non autorizzate, tra cui il Presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici che ha preso il microfono, scatenando le invettive di persone sotto il palco, tanto che Pacifici è saltato giù dallo stesso per andare verso costoro, fortunatamente bloccato dalle forze dell’ordine e dai soci dell’ANPI.

2013   

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