Gideon Levy : articoli su Mohammad Bakri 1 La verità e nient’altro anno2021 2 Jenin e Mohammad Bake anno 2014 , 3 Gideon Levy: Jenin, Jenin" rivelerà il marcio dell'IDF anno 2013
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1 La verità e nient’altro
Se il film di Mohammad Bakri “Jenin, Jenin” non può essere proiettato in Israele, anche ogni telegiornale dovrà essere bandito. In quasi ogni trasmissione c’è più propaganda, calunnia, esagerazione, repressione psicologica e menzogne che nel film meraviglioso, genuino e straziante di Bakri. L’ho visto di nuovo martedì. I ricordi del campo profughi di Jenin riaffiorano, insieme alle atrocità, alle lacrime, al dolore e al disastro, nonché ai crimini dell’esercito israeliano.
Va quindi ringraziato il gruppo di soldati riservisti israeliani sensibili alla loro onorata reputazione che negli anni hanno perseguitato Bakri. Grazie a loro, il film di Bakri è vivo e vegeto da 20 anni e ora sta riscuotendo un nuovo successo. Dopo la decisione del tribunale distrettuale di Lod di lunedì, c’è stato un forte aumento degli spettatori di “Jenin, Jenin” sul sito web del Palestine Film Institute.
Va ringraziata anche la giudice del tribunale distrettuale di Lod, Halit Silash, che ha pronunciato quella decisione oscura, primitiva, draconiana e antidemocratica. Grazie a lei, la situazione si è rivelata in tutta la sua bruttezza: un tribunale israeliano vieta la proiezione di un documentario. La giudice Silash ha l’obbligo della verità e sa cosa è successo e cosa non è successo nel campo profughi di Jenin nel 2002.
C’è anche un significato simbolico per l’ubicazione del suo tribunale. Lod –o Lydda, come era conosciuta prima della nascita di Israele– conosce bene due o tre cose quanto a massacri, pulizia etnica, discriminazione ed espropriazione. Ora a Lod c’è anche una giudice che zittisce le persone e si arrende alla versione dei soldati che hanno partecipato a un’incursione criminale e che, nella loro grande impudenza, hanno osato fare una causa per diffamazione.
Questo dice tutto: nessuno dei soldati che hanno partecipato al raid a Jenin ha dovuto affrontare un processo per i crimini commessi. È stata solo la persona che li ha documentati – che ha dato una telecamera e un microfono al dolore e alla sofferenza – ad essere messa alla gogna. Israele inoltre non ha mai pagato alcun risarcimento a nessuno dei residenti del campo dei quali ha distrutto le vite e le case. È stato solo Bakri a dover pagare un risarcimento, a un soldato che compare per tre secondi nel film.
La giudice Silash è stata abbastanza brava a stabilire i parametri di questa distorta moralità israeliana e dovrebbe essere ringraziata per questo. Ma il ringraziamento più grande deve andare a Bakri, un artista coraggioso e nobile, che ha pagato un prezzo insopportabilmente alto per il suo film. Verrà il giorno in cui “Jenin, Jenin” sarà mostrato in ogni scuola come una lezione obbligatoria di educazione civica e storia israeliana.
Bakri andò a Jenin per ascoltare il dolore che esplodeva da tutti coloro che parlavano. Potrebbe esserci stata un’esagerazione da parte di alcuni di loro, forse persino bugie. Ma l’ironia è che, grazie a loro, siamo stati esposti alla verità. Se non fosse stato per lo scandalo del film, la verità non sarebbe venuta sotto i riflettori. Invece è esplosa in ogni scena, così come i crimini di guerra dimostrati, di cui nessuno ha parlato, né la giudice di Lod né i soldati riservisti in cerca di giustizia.
Le immagini della terrificante distruzione del campo erano una bugia? I resoconti del bombardamento dell’ospedale da parte dell’esercito israeliano –un crimine di guerra– erano diffamatori? Le lacrime non erano autentiche? L’incredibile sofferenza di esseri umani che sono stati rifugiati due o tre volte era una notizia falsa?
I bambini che frugavano tra le rovine di quelle che erano state le loro case erano un prodotto dell’immaginazione? Il medico che ha assistito alla morte di suo figlio era un attore? Le macerie erano un set di Hollywood?
Ma come possiamo paragonare tutto questo alle sofferenze di colui che ha intentato il caso giudiziario, il tenente colonnello della riserva Nissim Magnaji, che ora riceverà un risarcimento? Dopotutto, martedì, il quotidiano Yedioth Ahronoth ha raccontato che i soldati israeliani avevano distribuito cibo ai bambini del campo dopo aver demolito le loro case.
Non c’era nessun crimine di guerra menzionato nel film che l’esercito non avesse commesso a Jenin, prima di Jenin o dopo Jenin. L’esercito non ha sparato fatalmente a Ibrahim Abu-Turia, un amputato di ambedue le gambe su una sedia a rotelle alla barriera di confine a Gaza? L’esercito non ha ucciso 344 bambini a Gaza durante l’Operazione Piombo Fuso alla fine del 2008 e inizio 2009, o 549 bambini nell’operazione Margine di Protezione nel 2014? Non erano crimini di guerra?
Ogni volta che i media israeliani riferiscono dell’occupazione, non fanno quasi mai denunce. E quando le fanno, si basano su bugie, mezze verità e propaganda generate dal portavoce dell’esercito israeliano e dai coloni. D’ora in poi sarà possibile citare in giudizio i media per diffamazione, per diffamazione della verità e anche per vietarne la diffusione. La giudice Silash approverebbe.
https://www.haaretz.com/opinion/.premium-the-truth-and-nothing-but-1.9449355
Traduzione di Donato Cioli – AssopacePalestina
2 Gideon Levy: Bakri, Bakri
Amiamo i nostri "arabi israeliani" sia nella pita più piccola sia nella pita GRANDE .Per noi è hummus ad Abu - Shukri ( " genuino " ) , Koftas a Diana e kebab a Al Barbour - questo è il modo in cui li amiamo . Ecco come abbiamo potuto scordare Muhammad Bakri quando ha giocato un ruolo di primo piano in Beyond the Walls. Gli è stato assegnato il premio David. Violin Questo è anche il modo in cui amavamo suo figlio Saleh : quando ha recitato in the Band's Visit . Per questo ruolo ha vinto un premio Ophir Prize l'equivalente israeliano degli Oscar . Questo è il modo in cui amiamo noi stessi .
Hebrew original: http://www.haaretz.co.il/opinions/.premium-1.2147653
Poco prima che questo disegno di legge passasse alla Knesset, dopo che era già stata approvata dal Comitato dei Ministri per la Legislazione, ecco alcuni motivi di critica: l'IDF è un esercito di occupazione, una parte sostanziale delle sue attività sono attività di polizia relative al ruolo di occupanti; un esercito è, per definizione, crudele, l'esercito israeliano uccide persone innocenti, compresi i bambini, le Forze di Difesa israeliane arrestano bambini che sono al di sotto dell'età della responsabilità penale, a volte i nostri soldati hanno il grilletto facile, anche negli ultimi mesi, l'esercito israeliano viola sistematicamente la legge internazionale. Presto queste dichiarazioni potrebbero probabilmente porterà a una denuncia. Meglio farle adesso.
E 'improbabile che la nuova legge possa scoraggiare qualcuno - non c'è rimasto quasi nessuno da scoraggiare. Anche senza di essa l'esercito gode di un'ampia immunità, in termini di opinione pubblica e sui media che adorano il rito della sicurezza e santificano i militari. Anziché proteggere l'IDF, la nuova legge affosserà la sua immagine. Un esercito che ha bisogno di leggi per impedire le critiche è un esercito con dei problemi.
"L’impunibilità invita qualcuno ad approfittarne", dice il ridicolo preambolo della legge e la scappatoia in realtà è stata ampliata: Perché solo l'IDF? La legge sulla diffamazione, che fino ad ora è stata giustamente in vigore solo per le persone, è stata ampliata per includere l'IDF. E il servizio di sicurezza Shin Bet? E la polizia? E perché non il governo? E la Knesset? E il Gran Rabbinato? E il National Insurance Institute? Dopo tutto, tutti vengono criticati, a volte ingiustamente, quindi perché non proteggono anche loro con delle leggi? Andrebbe chiesto al Membro della Knesset Yoni Chetboun, che ha proposto la legge.
Il capo del personale dell'IDF avrebbe dovuto rispondere: No, grazie. L'IDF non si nasconderà dietro leggi e intimidazioni. Se Israele è orgogliosa del suo esercito e crede seriamente che sia "l'esercito più morale del mondo", perché necessita di queste leggi? È proprio così - sembra che non lo sia. Perché se vengono dette delle bugie sull'IDF, saranno assodate anche senza leggi.
Questa legge anti-libertà-di-parola è la prova decisiva, più di qualsiasi testimonianza o accusa infamante, che c’è qualcosa di marcio all'interno dell’ IDF - una sorta di mancanza di fiducia nella giustizia del loro modo di agire, che questa legge ha lo scopo di curare. In questo senso la legge in realtà vale qualcosa: dimostra che c’è qualcosa da nascondere.
L'immagine dell’IDF è il risultato delle sue azioni. Un migliaio di articoli critici o diffamatori non modificheranno il danno causato da un solo giorno di utilizzo del fosforo bianco a Gaza (il suo utilizzo è stato recentemente sospeso solo grazie alle critiche e ai documenti prodotti). L’Operazione Pillars of Defense sarebbe stata esattamente come l'Operazione Piombo Fuso, se non fosse stato per le critiche che ha suscitato in Israele e in tutto il mondo. Qui il Rapporto Goldstone è stato vilipeso, fino a quando, alla fine, è stato in parte ascoltato. Qui hanno continuato a sostenere che i soldati israeliani avevano agito in modo appropriato sulla Mavi Marmara, fino a quando Israele non si è scusato per le sue azioni.
Mille testimonianze vere o false non hanno causato all'IDF più danni di quanto non abbiano fatto una giornata di "Piombo fuso" o di "Scudo Difensivo", gli assassinii, gli arresti di massa, il coprifuoco o i blocchi. Le testimonianze su di loro continueranno ad arrivare e le opinioni su di essi continueranno ad essere ascoltate. L'IDF ha metodi di propaganda e di pubblicità più che sufficienti per confutare ciò che pensa siano bugie. Pertanto non è necessaria una legge.
La nuova legge, che è stata pensata dopo il film di Mohammed Bakri (che ora ha avuto una legge che porta il suo nome: non è poco!) e dopo le rumorose critiche di una manciata di riservisti che sono stati arruolati nell'esercito dei propagandisti, è solo un altro anello della catena . Non è la prima e non sarà l'ultima, si delinea il nuovo Israele: uno stato che cercherà di diffondere un clima di paura per scoraggiare i giornalisti, di strangolare le organizzazioni senza scopo di lucro e di indebolire i tribunali.
Questa legge, come tutte quelle di prima, denigrerà Israele ancora di più: indebolirà il suo argomento più forte, uno dei suoi ultimi argomenti convincenti, quello secondo il quale è davvero una democrazia, anche se solo in parte. Jenin, Jenin? Israele, Israele.
(tradotto da barbara gagliardi
per l’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)
Articolo
'Jenin, Jenin Law' will prove something's rotten in the IDF
The Yariv Levins have struck again: with the “Jenin, Jenin” law. From now on it will be possible to sue whoever slanders the IDF − and the 19th Knesset’s celebration of democracy has only just begun.Just before this bill passes in the Knesset, having already been approved by the Ministerial Committee for Legislation, here are some grounds for prosecution: The IDF is an army of the occupation; a substantial portion of its activities are the policing activities of occupiers; an army of the occupation is cruel by definition; the IDF kills innocents, including children; the IDF arrests children who are under the age of criminal responsibility; sometimes our soldiers have light trigger fingers, including in the last few months; the IDF systematically violates international law. Soon these statements will likely result in a lawsuit. Better say them now.
It’s unlikely that the new law will discourage anyone − there’s hardly anyone left to discourage. Even without it the army enjoys wide immunity in terms of public opinion and in the media, which worships the ritual of security and sanctifies the military. Rather than protecting the IDF, the new law will cement its image. An army that needs laws to prevent criticism of it is an army with a problem.
“The legal loophole invites someone to take advantage of it,” the ridiculous preamble to the law says, and the loophole has actually now been widened: Why only the IDF? The libel law, which was justifiably only valid for individuals until now, has been expanded to include the IDF. What about the Shin Bet security service? And the police? And why not the government? And the Knesset? And the Chief Rabbinate? And the National Insurance Institute? After all, they’re all criticized, sometimes falsely, so why not protect them with laws too? Count on MK Yoni Chetboun, who proposed the law.
The IDF chief of staff should have announced now: No, thank you. The IDF will not hide behind laws and intimidation. If Israel is proud of its army and seriously believes that it is “the most moral army in the world,” why does it need these laws? That’s just it − it seems that it isn’t. For if lies are being disseminated about the IDF, they will be cemented even without laws.
Relying on this anti-freedom-of-speech law is the final proof, more than any testimony or slanderous accusations, that something is rotten within the IDF − some sort of lack of confidence in the righteousness of their path, which this law is meant to cure. In this respect the law is actually worth something: It proves that there is something to hide.
The IDF’s image is a result of its actions. A thousand critical or slanderous articles will not alter the damage caused by one day of white phosphorus use in Gaza (its use was recently discontinued, only thanks to the criticism and documentation). Operation Pillar of Defense would have looked exactly like Operation Cast Lead if it hadn’t been for the criticism in Israel and across the world. The Goldstone Report was vilified here, until it was eventually heeded in part. Here they insisted upon shrieking that IDF soldiers had acted appropriately on the Mavi Marmara, until Israel apologized for their actions.
A thousand true or false testimonies have not caused the IDF to suffer as much damage as one day of “Cast Lead,” “Defensive Shield,” assassinations, mass arrests, curfews and closures have. The testimonies about them should keep coming, and the opinions on them should continue to be heard. The IDF has more than enough methods of propaganda and publicity to refute what it thinks are lies. Therefore a law is not needed.
The new law, which was created following Mohammed Bakri’s film (that has now had a law named after it, no small matter) and the vociferous criticism of a handful of reservists who were enlisted into the army of propagandists, is another link in the chain. Not the first and not the last, it outlines the new Israel: one that will try to spread an atmosphere of fear, to discourage journalists, to strangle non-profit organizations and weaken the courts.
This law, like all those before it, will disparage Israel even more: It will weaken its strongest argument, one of its last convincing arguments, that it is indeed a democracy, if only partially. Jenin, Jenin? Israel, Israe
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