Le donne di Gaza si riprendono il loro spazio e firmano il Manifesto sulla Risoluzione 1325 dell'ONU
di Giorgia Franchi e Amal Khayal – Gaza
Stanche di essere spettatrici del declino della libertà delle donne, in particolare della libertà di espressione, stanche di essere viste solo come delle vittime piuttosto che come partecipanti attive nella formazione di opinioni e di processi politici nella loro società, più di 20 donne hanno deciso di prendere parte al progetto “Da donne a promotrici di pace e sicurezza: dialogo e assistenza alle donne per contribuire al loro ruolo di agenti di cambiamento nella Striscia di Gaza” finanziato dal Ministero per gli Affari Esteri, realizzato dal CISS – Cooperazione Internazionale Sud Sud e L.A.W International, in partnership con quattro organizzazioni di base palestinesi e sviluppato tra luglio e novembre in alcune delle aree più emarginate della Striscia di Gaza, Jabalya e Beit Lahya dove le conseguenze del conflitto sono molto intense e dove non esistono servizi di supporto strutturati. Oltre ad aver offerto sostegno psicologico e legale attraverso dei punti di ascolto, queste donne hanno deciso di lavorare assieme per produrre un documento politico attraverso il quale riconoscere l’importanza delle leggi internazionali sui diritti delle donne ma anche muovere delle richieste chiare e precise alle organizzazioni di base, alle Agenzie delle Nazioni Unite, alle organizzazioni internazionali ed alle Autorità.
Su un 1,8 milioni di residenti nella Striscia di Gaza più della metà sono donne e ragazze: tutte risentono profondamente dell’impatto dei conflitti prolungati, dei divieti e delle instabilità. A ciò si aggiungono le restrizioni nell’accesso all’istruzione, alla sanità, alle opportunità di lavoro e alla partecipazione alla vita pubblica, condizioni che hanno ridotto la presenza delle giovani donne nello spazio pubblico a tal punto che il loro futuro sembra meno ottimista di quanto non lo fosse per le loro nonne e madri.
Tutte le partecipanti, provenienti dalle zone rurali e dalla buffer zone, sono state coinvolte in una formazione sulla risoluzione 1325 dell’ONU e sul quadro giuridico e normativo internazionale per la protezione delle donne e dei loro diritti. Alcune di loro non avevano mai partecipato a percorsi di questo genere, molte non erano a conoscenza della Risoluzione 1325 e a tante altre non era mai stato dato modo di approfondire, di confrontarsi e soprattutto di prendere decisioni. La risoluzione, approvata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 31 ottobre del 2000, è la prima in assoluto che menziona esplicitamente l‘impatto della guerra sulle donne ed il contributo delle stesse nella risoluzione dei conflitti, ribadisce e sottolinea l’importanza della loro partecipazione paritaria e del loro pieno coinvolgimento in tutti gli sforzi per il mantenimento e la promozione della pace e della sicurezza; chiede inoltre a tutte le parti in conflitto di adottare misure speciali per la protezione delle donne dalla violenza di genere e da qualunque forma di abuso e sopraffazione in situazioni di conflitto armato.
L’obiettivo principale del lavoro svolto insieme in questi mesi è stato quello di rendere queste donne più consapevoli e di motivarle a riprendersi il loro spazio d’azione e di parola, supportandole nel passaggio da un ruolo passivo ad uno attivo, per diventare agenti di cambiamento. Un processo che portato ad un lavoro collettivo per la scrittura di un policy paper “Palestinian women’s vision on Women, Peace and Security Resolution”, presentato il 2 novembre al Root Hotel a Gaza City in occasione della conferenza che ha visto la partecipazione dei partner locali istituzionali, dei rappresentanti delle Nazioni Unite, del capo dell’Ordine degli Avvocati, delle rappresentanti del Ministero Delle Pari Opportunità , del sindaco di Khan Younis, dei membri del Segretariato generale dell’Unione generale delle donne palestinesi; oltre a molti altri rappresentanti di istituzioni ed organizzazioni per i diritti umani e delle donne.
La conferenza svoltasi a Gaza è stato il primo passo di un percorso che vogliamo continui in futuro, coinvolgendo sempre più donne e non solo. Un percorso verso maggiore consapevolezza, verso la riappropriazione degli spazi, dei ruoli ma soprattutto della parola.

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