Sale rapidamente la curva dei contagi in Israele e nella Cisgiordania palestinese

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Per cinque giorni, su ordine del governo dell’Anp, le città palestinesi si fermano per tentare di bloccare la diffusione del contagio. In Israele Netanyahu ordina limitate restrizioni che appaiono insufficienti ad appiattire la curva dei casi positivi che supera i mille casi al giorno



Gerusalemme, 3 luglio 2020, Nena News Sale rapidamente la curva dei contagi in Israele e nella Cisgiordania palestinese investite da una seconda ondata della pandemia del coronavirus che si sta rivelando più ampia e insidiosa rispetto a quella registrata tra marzo e aprile. Ieri per la prima volta in Israele sono stati registrati oltre mille nuovi casi di coronavirus in un giorno. Il ministero della sanità israeliano ha diagnosticato 1.107 contagi. E i dati preliminari di oggi indicano che il totale della giornata sarà con ogni probabilità ancora intorno ai mille casi. Resta relativamente bassa la mortalità. I decessi in Israele sono stati 325 dall’inizio della pandemia. Tra i 9.618 casi attivi, circa 70 sono in gravi condizioni. Una ventina hanno bisogno della respirazione assistita.

Da oggi è lockdown totale in Cisgiordania per cinque giorni. Il governo del premier Mohammed Shttayeh è stato costretto ad adottare la misura restrittiva, lungamente impiegata in primavera, di fronte all’aumento quotidiano dei contagi – intorno ai 300 da diversi giorni – e alla crescita del numero dei ricoveri ospedalieri e dei pazienti in terapia intensiva. Già questa mattina, comunica il ministro della sanità Mai Al Kaile, sono stati accertati altri 68 casi positivi in Cisgiordania, per la maggior parte nella zona di Hebron dove l’epidemia si diffonde rapidamente. Il numero totale dei casi registrati è di 3485 con 2835 attivi. I decessi sono 13. A Gaza – isolata da 12 anni a causa dell’embargo israeliano ed egiziano – non si registrano nuovi contagi (in totale sono stati sino ad oggi meno di 80).

Diversamente dal governo palestinese, quello israeliano continua ad adottare misure blande per cercare di contenere questa seconda ondata del coronavirus, nel timore che provvedimenti più rigidi possano causare gravi danni all’economia già in forte difficoltà. L’esecutivo guidato da Netanyahu si è limitato ad imporre un numero massimo di 50 persone per sale, bar e ristoranti e a reintrodurre restrizioni per ogni manifestazione pubblica. Misure che giudicate largamente insufficienti dai responsabili della sanità israeliana e delle forze armate e che, peraltro, sono contestare da alcuni sindaci ed esponenti delle categorie economiche che le ritengono “troppo penalizzanti” per le attività commerciali.

Solo in questi ultimi giorni le popolazioni in Israele e nei Territori palestinesi occupati sono tornate a rispettare l’obbligo della mascherina, in pubblico e sul luogo di lavoro, e il divieto di assembramento, dopo averli aggirati da metà maggio in poi. Un comportamento che si ritiene sia stato una delle cause scatenanti della seconda ondata del contagio. Nena News

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