LORENZO FORLANI Come l'Iran è diventato il peggior incubo degli Stati Uniti

Quel che hanno fatto gli studenti è frutto della psiche persiana. Noi possiamo essere razionali. I persiani no, perché sono egoisti; la realtà per loro è malevola; la ‘mentalità da bazar’ gli impone di ottenere vantaggi immediati anziché di lungo termine; il Dio onnipotente islamico gli rende impossibile la comprensione della causalità”.
Intervistato anni dopo essere stato uno degli ostaggi che i rivoluzionari in Iran avevano sequestrato per 444 giorni a partire dal 1979, il diplomatico americano Bruce Laingen spiegava con categorie ontologiche la loro condotta. Né Laingen né nessun altro si pose mai il dubbio che gli studenti iraniani - nel rompere in ogni caso l'inviolabilità delle sedi diplomatiche – potessero essere mossi da motivazioni in qualche modo razionali, e in particolare da timori concreti di un sabotaggio americano della loro rivoluzione. Era un problema di “psiche”: irrimediabile, connaturato.
Young Iranians Undaunted By Reports Of Airstrike Threat
Majid SaeediGetty Images
Eppure tentare di capire le percezioni degli iraniani, in quel momento, non sarebbe stato impossibile: è vero che l'ambasciata americana era una sede diplomatica, ed in quanto tale inviolabile secondo il diritto internazionale. Ma era altrettanto vero che proprio da quella sede diplomatica, posta in quella che oggi si chiama Taleqani street (dal nome di un famoso Ayatollah), la CIA aveva dapprima organizzato il colpo di stato che nel 1953 rovesciò il governo nazionalista di Mohammad Mossadegh (che voleva nazionalizzare il petrolio), riportando sul trono lo Shah Mohammad Reza Pahlevi, e inaugurando la seconda, feroce fase del suo regno.
Poi, con la “dottrina Nixon”, secondo la quale gli Stati uniti avrebbero delegato agli autocrati regionali alleati il contenimento della “minaccia sovietica”, sempre dall'ambasciata furono riorganizzati gli apparati di sicurezza interna in Iran, con l'addestramento della famigerata Savak, la polizia segreta, i cui capi riportavano direttamente agli americani.
Revolutionary Guard
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Mentre nelle campagne del Paese la scuola più vicina dista anche 5-6 ore, l'Iran viene riempito di equipaggiamenti militari, usati anche per la repressione del dissenso interno, mentre lo stile di vita sfarzoso dello Shah si allontana sempre di più da quello di una popolazione mediamente povera.
In particolare dagli anni '60, per gli iraniani l'ambasciata americana non era più una semplice sede diplomatica: era il “covo di spie”, che impartivano ordini ad un governo fantoccio. Tutto questo fu sottovalutato dalle amministrazioni americane: dopo aver fermentato per anni, il dissenso verso lo Shah raggiunse il massimo livello nel 1978.
In quello stesso anno, il presidente americano Carter, a Teheran per rendere visita al suo principale alleato, definì il Paese “un'isola di stabilità in una delle aree più problematiche del mondo”. Poche settimane dopo esplose la rivoluzione che in due mesi costrinse lo Shah a lasciare il Paese.
President Jimmy Carter and Shah Reza Pahlavi Toasting
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L'espressione “covo di spie” veniva da un clerico sciita che nel 1963 era stato costretto all'esilio dallo Shah, momento che segnò l'inizio della inarrestabile crescita della sua popolarità: l'Ayatollah Ruhollah Khomeini, che all'inizio del 1979 fece trionfale ritorno in Iran, per poi trasformarla in una Repubblica islamica.
La crisi innescata dalla presa degli ostaggi è l'evento a cui in Occidente si fa risalire la compromissione dei rapporti tra Iran e Stati Uniti, fino a quel momento descritti come idilliaci, stracciati dal fanatismo iraniano. Per gli iraniani questa cesura avviene invece molto prima, e cioè proprio in quel 1953.
La prima generazione dei rivoluzionari che presero parte ai moti del 1978 aveva circa 20 anni nel 1953, ed aveva testimoniato il passaggio dell'Iran da Paese in procinto di affrancarsi dal dominio esterno - degli inglesi in particolare -, con l'entusiasmo generato da Mossadegh, a Paese umiliato, ricondotto a vassallo degli Stati Uniti, autori principali del colpo di stato.
Ayatollah Khomeini Waving to Supporters
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Nel 1978, ad ogni iraniano che avesse almeno 25-30 anni, risultava logico che quella di Taleghani st. non fosse solo un'ambasciata ma il luogo dal quale le loro aspirazioni sarebbero state brutalmente soppresse. Il sequestro di 52 ostaggi era per loro una carta negoziale (poi rivelatasi inutile e fuorviata): per liberarli, chiedevano che gli Usa riconsegnassero lo stesso Shah al Paese, per essere processato.
Il rifiuto statunitense segnalava un'altra distanza nelle percezioni: per Washington era irricevibile consegnare ai rivoltosi un ex alleato, che rimaneva comunque un amico, perché sarebbe significato mandarlo incontro ad una condanna a morte certa; per gli iraniani il rifiuto americano segnalava malafede e una profezia in procinto di avverarsi, cioè la preparazione di un nuovo colpo di stato per riportarlo al trono. Non credettero, quindi, alla notizia di un cancro in fase terminale per l'ormai ex sovrano, chiedendo di poterlo visitare in un ospedale iraniano. Lo Shah, invece, morì in Egitto nel 1981.
Gli americani, nel giro di pochi mesi, videro evaporare il proprio principale alleato regionale - in una posizione geografica unica sia per contenere l'Urss che per regolare il flusso di greggio dallo stretto di Hormuz - e subirono lo smacco del sequestro, con annessa la fallimentare operazione di salvataggio che portò alla morte di otto soldati americani e alla sconfitta elettorale di Carter contro Reagan (l'operazione fu tenuta nascosta fino al suo fallimento).
Iranians Marching Hostages
BettmannGetty Images
Tutto questo non rassicura comunque i rivoluzionari, e la percezione iraniana del complotto esterno si sublima all'indomani della rivoluzione. L'Iraq di Saddam Hussein attacca il Paese col sostegno occidentale: ne nasce un conflitto di otto anni, che produrrà circa 1 milione di vittime, e alla fine del quale le Nazioni Unite assumeranno un atteggiamento ambiguo, astenendosi dall'attribuire a Saddam il ruolo di aggressore.
Tutti si rifiutano di fornire a Teheran i sistemi di difesa minimi (come i missili Scud) per fronteggiare un attacco esterno, inducendola poi a sviluppare in autonomia quello che diverrà un programma di missili balistici. Come se non bastasse, nel 1988 - lo stesso anno in cui in Iran vengono giustiziate migliaia di presunte spie - una nave americana nel Golfo persico abbatte per errore un aereo di linea iraniano, nel quale muoiono 290 persone. I risarcimenti saranno modesti e tardivi. Le scuse ufficiali, invece, non arriveranno mai.
Emissari della Repubblica islamica, nel frattempo, tornano nel Paese dove erano stati addestrati prima della rivoluzione: il Libano, in cui era iniziata nel 1975 una guerra civile e dove ad inizio anni '80 gli iraniani addestrarono una nuova milizia sciita locale, composta da persone da cui erano stati ospitati negli anni '70. Nel 1985 questa milizia - Hezbollah - annuncerà ufficialmente la sua nascita.
Hezbollah fighters salute during a graduation cere
SUHAILA SAHMARANIGetty Images
Due anni prima, una formazione collegata a quella che poi diventerà Hezbollah fa saltare in aria una caserma che ospitava personale militare americano e francese, uccidendo 307 soldati. Gli Stati uniti inseriscono così l'Iran nella lista degli Stati sponsor del terrorismo, inaugurando anche le sanzioni.
L'istituzione di Hezbollah in Libano celava due dinamiche: la prima era la crescente popolarità della Repubblica islamica nella regione, specie tra i musulmani sciiti, i quali vedevano sempre più il nuovo governo iraniano in modo simile a come i movimenti comunisti vedevano l'Unione sovietica. Una fonte di ispirazione per “gli oppressi”, in grado di minacciare la stabilità dei regimi alleati dell'Occidente.

La seconda era più sottile, e avrebbe rivelato la sua ratio solo molti anni dopo. Isolata nella regione e dagli Stati uniti, sanzionata, ferita in guerra, Teheran inaugura con la nascita di Hezbollah la sua dottrina strategica asimmetrica: non potendo competere coi propri rivali e con gli Usa, non avendo alleati rilevanti a parte la Siria, e temendo in modo permanente un rovesciamento del regime, gli iraniani finiscono per “appaltare” la propria politica di sicurezza fuori dai confini, per esercitare una deterrenza diffusa, irregolare.

ESQUIRE.COM
La storia delle tensioni tra Stati Uniti e Iran inizia con il colpo di stato del 1953.

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