Ramzy Baroud Risoluzione 2334 dell’ONU, da benedizione a sciagura

Tag : Stato Palestinese o realtà virtuale?


Tre anni fa il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 2334. Con quattordici membri a favore e un’astensione la Risoluzione è stata l’equivalente di un terremoto politico. In effetti è stata la prima volta da molti anni in cui l’organo internazionale ha sonoramente condannato Israele per le sue politiche di insediamenti illegali nei Territori Palestinesi Occupati. Diversamente da tentativi precedenti di chiamare Israele a rispondere, quella volta gli statunitensi non hanno fatto nulla per proteggere il loro più stretto alleato.
Quello che è successo da allora, tuttavia, è stato una dimostrazione del fallimento dell’ONU nell’offrire meccanismi significativi che costringano violatori della legge internazionale, come Israele, a rispettare il consenso internazionale. Per certi versi la 2334, anche se esternamente sostenitrice dei diritti dei palestinesi, è risultata essere una della decisioni più costose mai prese dall’istituzione internazionale.
Immediatamente dopo l’adozione della 2334, il 23 dicembre 2016, Israele si è fatto beffe del mondo intero annunciando, due volte nel gennaio seguente, piani per costruire migliaia di nuove abitazioni in insediamenti ebrei illegali nella West Bank occupata.
All’epoca il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il suo allora ministro della difesa, Avigdor Lieberman, hanno razionalizzato le mosse provocatorie come una “risposta alle necessità abitative” negli insediamenti. Nulla avrebbe potuto essere più lontano dalla verità, come hanno dimostrato i tre anni successivi.
Oggi è diventato chiaro che l’espansione degli insediamenti faceva parte di una strategia molto più vasta mirata a uccidere qualsiasi possibilità di creare uno stato palestinese contiguo e vitale e di abbandonare la cosiddetta “formula terra in cambio di pace”, essa stessa foggiata nel corso di anni di mediazione statunitense e di “processo di pace”.
La strategia israeliana è stata un completo successo. Grazie all’assegno in bianco consegnato dall’amministrazione Trump alla coalizione governativa di destra di Israele, i politici israeliani stanno ora apertamente pianificando ciò che un tempo era impensabile: l’annessione unilaterale di grandi blocchi di insediamenti israeliani nella West Bank assieme a vaste aree della Valle del Giordano.
Per tutti gli ultimi tre anni Washington ha chiuso gli occhi sui sinistri progetti di Israele. Peggio, ha pienamente sposato e validato il discorso politico israeliano, prendendo contemporaneamente ogni misura necessaria per offrire una copertura alle azioni di Israele. La dichiarazione del Segretario di Stato USA Mike Pompeo il 18 novembre che gli insediamenti ebrei “non sono incoerenti con la legge internazionale” non è che una di tali posizioni adottate da Washington per aprire la via all’insolenza e alla violazione della legge internazionale da parte di Israele.
A posteriori, il presidente Obama aveva avuto la possibilità di fare di più che semplicemente astenersi dal votare contro la Risoluzione dell’ONU – che comunque era priva di qualsiasi meccanismo di imposizione – usando i generosi aiuti finanziari statunitensi a Israele come pedina di scambio. In quel modo avrebbe potuto potenzialmente costringere Netanyahu a congelare del tutto l’espansione degli insediamenti.  Ahimè, Obama fece esattamente l’opposto foraggiando l’esercito israeliano e finanziando ogni guerra israeliana contro Gaza. La sua mossa tardiva, invece, aprì la strada all’amministrazione Trump per scatenare una guerra crudele contro i palestinesi e anche contro la legge internazionale.
Pare che i due anni di mandato dell’ambasciatrice statunitense all’ONU, Nikki Hailey, siano stati principalmente dedicati a rettificare il presunto “tradimento” di Israele da parte dell’amministrazione Obama. Nel nome della difesa di Israele da un immaginario “antisemitismo” globale, gli USA hanno tagliato i ponti con numerose organizzazioni dell’ONU, alla fine isolando la stessa Washington dal resto del mondo.
Con l’ONU designato nemico comune sia da Washington sia da Tel Aviv, la legge internazionale è stata resa irrilevante. Gradualmente il governo statunitense ha rafforzato il suo scudo protettivo attorno a Israele, in tal modo rendendo prive di significato la 2334 e molte altre risoluzioni dell’ONU. In altri termini, gli USA sono riusciti a trasformare il consenso internazionale a proposito dell’illegalità dell’occupazione israeliana della Palestina in un’opportunità per Tel Aviv di ripudiare qualsiasi impegno, non solo nei confronti dell’ONU, ma anche della cosiddetta soluzione a due stati e anche del “processo di pace”.
Mentre Israele accelerava senza ostacoli i suoi progetti di insediamento, gli USA hanno assicurato che alla dirigenza palestinese fosse negata l’opportunità di contrattaccare, anche se simbolicamente, attraverso le varie istituzioni internazionali e ogni piattaforma politica e legale accessibile. Ciò è stato organizzato mediante una sistematica guerra economica, che ha visto il taglio di tutti gli aiuti all’Autorità Palestinese nell’agosto del 2018, seguito, una settimana dopo, dal blocco di tutti i fondi all’organizzazione dell’ONU responsabile del benessere dei profughi palestinese, l’UNRWA.
La guerra statunitense-israeliana è stata condotta su due fronti. Un fronte concentrato sul sequestro di altre terre palestinesi, la costruzione di nuovi insediamenti e l’espansione di altri esistenti, come precursore degli imminenti passi di annessione della maggior parte della West Bank. L’altro fronte ha visto l’incessante pressione dell’amministrazione statunitense sui palestinesi attraverso mezzi politici e finanziari.
Tre anni dopo la 2334 un nuovo status quo incombe su di noi. Passati sono i giorni della tradizionale “pacificazione” statunitense e del suo relativo elaborato discorso centrato su due stati e su altre soluzioni finte. Oggi Israele sta unilateralmente formulando la propria “visione” di un futuro che è progettato per soddisfare le aspettative dell’elettorato sgangherato e sempre crescente di destra del paese. Quanto agli Stati Uniti il loro ruolo è stato relegato a quello di tifoso, imperturbato da questioni apparentemente futili quali la legge internazionale, i diritti umani, la giustizia, la pace o persino la stabilità regionale.
Poco dopo essere stato nominato nuovo ministro della difesa di Israele, il 9 novembre, Naftali Bennet ha preso la decisione pericolosa e importante di costruire un nuovo insediamento ebreo nella città palestinese occupata di Al-Khalil (Hebron). Naturalmente i coloni ebrei hanno gioito, poiché vedranno alla fine la distruzione del vecchio mercato di Hebron, che è più antico dello stesso Israele, e il potenziale di una futura espansione degli insediamenti e di altre annessioni nella città.
Al tempo stesso i palestinesi si mostrano sottomessi, poiché una mossa contro Hebron è la prova finale che Israele sta oggi operando in Palestina senza il minimo timore di ripercussioni politiche o legali. Non solo la Risoluzione 2334 dell’ONU non ha chiamato Israele a rispondere; essa, in un certo modo, ha agevolato l’ulteriore espansione israeliana nella West Bank, aprendo la via all’annessione che certamente seguirà.
Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/from-a-blessing-to-a-curse/
Originale: Middle East Monitor
Traduzione di Giuseppe Volpe

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