Famiglia Cristiana : I musulmani amano e rispettano il presepe
Anche quest’anno, puntuale
come non mai, insieme al Natale è arrivata la classica polemica sul
presepe. Per me, fin da piccolo, tirar fuori le
statuine dagli scatoloni del
solaio e andare alla ricerca del muschio insieme a mio padre era un
momento di condivisione familiare molto atteso. La sera si pregava
davanti al presepe, non
era e non è soltanto un cumulo di oggetti,
ma un simbolo di valori: accoglienza prima di tutto, di Gesù, dei
fratelli. Il giorno di Natale a casa era sempre ospite una persona
bisognosa, di cibo o di affetto, qualcuno che conoscevamo e che era
povero o solo. Mangiava con noi. Questo ho visto fare e questo
ripropongo oggi ai miei ragazzi. Ecco perché tutti i dibattiti
intorno ai presepi mi lasciano molta amarezza, soprattutto quando
riguardano la scuola: occorre insegnare ai piccoli il
valore dell’accoglienza e del rispetto reciproco,
dell’altro, del diverso. La scuola deve continuare a farlo e il
Natale è un’ottima occasione. Fare polemica è fumo negli occhi,
occorre dare alle statuine il giusto significato e farle diventare
sostanza.
MARIO
— Caro
Mario, come
darti torto? Quando tante parole sterili strumentalizzano i simboli
della fede si prova amarezza. La avverte ogni uomo di buona volontà
che cerca di vivere la coerenza di un messaggio. Ogni insegnante che
tenta ogni giorno di ravvivare nei ragazzi i contorni già deboli di
quella sostanza di cui tu parli, dell’umanità direi io, del
rispetto per la diversità di pensiero, di opinione, di origine, di
stato sociale. Sui giornali e sul Web in questi giorni pre natalizi
abbiamo visto ogni cosa: presepi vietati, presepi ostentati, presepi
finanziati, campagne social. Di tutte le parole e le immagini ecco
quali voglio portare con me, come cristiana e come insegnante. Il
volto di Bouchaib Tanji,
presidente della Federazione islamica del Veneto, che ripete
accorato: «Non coinvolgeteci anche quest’anno, in prossimità del
Natale, con le polemiche sul Presepe nelle scuole: […] come
musulmani abbiamo detto, chiarito e sottolineato che nel vedere un
Presepe, cantare il Natale o ascoltare il nome di Gesù e di Maria, a
noi non dispiace, anzi. Basta leggere il Corano per sapere che per i
musulmani Gesù Cristo è un grande profeta che ha compiuto
miracoli». Poi la Natività di Acquaviva delle Fonti, in provincia
di Bari: Maria e Giuseppe profughi e Gesù Bambino dalle pelle scura
adagiato su un salvagente arancione. Infine
le parole di papa Francesco di
fronte al presepe di sabbia, materiale povero e simbolo di
piccolezza, ospitato quest’anno in piazza San Pietro: «Chi è
piccolo non solo è leggero, ma anche libero da ogni smania di
apparire e da ogni pretesa di successo». Un richiamo alla sostanza,
alla coerenza.
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