David Adler : Lezioni dall’epica sconfitta del Partito Laburista

 Lezioni dall’epica sconfitta del Partito Laburista


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Le somiglianze sono impossibili da ignorare. Entrambi sono figli invecchiati del baby-boom con lunghi curriculum nella lotta per la giustizia sociale. Entrambi hanno condotto campagne elettorali su piattaforme di populismo di sinistra che prendono di mira i ricchi e potenti. Ed entrambi hanno contribuito a suscitare movimenti sociali guidati da attivisti cinquant’anni più giovani di loro. Sì, Jeremy Corbyn e Bernie Sanders hanno molto in comune.
Così, mentre osserviamo le macerie dell’epica sconfitta del Partito Laburista, che ha visto la più vasta valanga Conservatrice dopo Margaret Thatcher, non è fazioso chiedersi: che cosa è andato storto? Che cosa può imparare la sinistra statunitense – e, più specificamente, la campagna di Sanders – dalla sconfitta di Corbyn? E, mentre c’è una valanga di commenti a caldo di guru statunitensi con scarsa comprensione del sistema politico britannico, è ugualmente importante: che cosa, anche, non dovremmo imparare da questa sconfitta?
Ci sono tre aree chiave in cui imparare sarà essenziale, e discusso:
Prevenire la diffamazione
Sapevo dal mio periodo di studio del Partito Laburista in Gran Bretagna, oltre che dalla lettura dei sondaggi, che Jeremy Corbyn era il leader d’opposizione più impopolare della storia britannica.
I guru additeranno tratti individuali per spiegare la sua impopolarità, passando dalla sua personalità (un hippy! Privo di carisma!) alle sue politiche (è un Komunista!) ai suoi alleati politici (se la fa con terroristi!) alla sua base di sostenitori (sono antisemiti! Tutti quanti).
Ma parlate con molti dei sostenitori del Partito Laburista che hanno bussato alle porte in questa elezione e loro vi diranno che l’odio nei confronti di Corbyn era molto più amorfo, più indescrivibile, più atmosferico di ciò. Se aveste chiesto a un determinato elettore perché odiava Corbyn – e io ho avuto occasione di chiederlo a molti di tali elettori – la risposta sarebbe invariabilmente: “Perché sì”.
I costi elettorali di tale impopolarità sono stati estremi. Secondo un sondaggio post-elettorale il 43 per cento degli intervistati ha votato contro il Partito Laburista a causa della dirigenza del partito, rispetto a solo il 17 per cento per la sua posizione sulla Brexit e al 12 per cento per le sue politiche economiche.
Che cosa ha potuto produrre una simile atmosfera di disprezzo? Risposta breve: una sostenuta campagna di diffamazione contro Jeremy Corbyn in quasi ogni giornalaccio, giornale convenzionale e pubblicazione altrimenti rispettabile.
E’ istruttivo il caso dell’antisemitismo. La maggior parte degli elettori britannici ritiene oggi che Corbyn sia un antisemita, ma pochi possono citare un esempio del suo antisemitismo. Perché, allora, lo credono? Perché la cosa è stata affermata, in continuazione, sui giornali. Se Corbyn non fosse antisemita, gli elettori chiedevano comprensibilmente, perché tanti articoli sono stati scritti al riguardo per tanti mesi di fila? La profezia era auto-avverante.
I sostenitori di Bernie Sanders lamentano la sua assenza dai servizi mediatici prevalenti. CNN e MSNBC sono inclini a citare Joe Biden, Pete Buttigieg e persino Elizabeth Warren nei loro titoli, ma ignorano Sanders, nonostante i costanti sondaggi che lo danno prossimo ai primi posti nel campo Democratico.
Ma i sostenitori di Sanders appaiono impreparati per la prossima fase di questo processo, quando lui torna sullo schermo ma dritto nel mirino. E’ già stato detto, ma merita di essere ripetuto: abbiamo visto sono una frazione degli articoli che la stampa userà per abbattere Bernie Sanders.
La sinistra statunitense deve prepararsi a questo, diligentemente e creativamente. Il campo di Corbyn è stato troppo rapido nel mettersi nel bunker: “E’ una cospirazione dei media miliardari”. Poteva essere vero. Ma la sinistra statunitense avrà bisogno di una strategia molto più dinamica per combattere tali articoli distruttivi e presentare una visione alternativa della personalità progressista di Sanders.
La luce del sole è il disinfettante migliore: solo una sfida a squarciagola alla controversia montante più sconfiggerla. E tale sfida può richiedere che candidati progressisti si presentino in tutti i canali mediatici disponibili – compresa Fox News – a condurla da sé.
Sostenere la coalizione
La coalizione elettorale del Partito Laburista è notevolmente simile a quella del Partito Democratico, sia nella sua composizione generale sia nella direzione del suo percorso: comunità della classe lavoratrice con bassi livelli di istruzione e, sempre più, cittadini più ricchi con elevati livelli di istruzione.
E’ una coalizione che è finita a pezzi nell’elezione di giovedì. La valanga Conservatrice è stata un’ondata della classe lavoratrice: il Partito Conservatore ha sfondato in regioni tradizionalmente di elettori del Partito Laburista della classe lavoratrice, già note come la “Muraglia Rossa”, conquistando dozzine di nuovi seggi.
Come è riuscito Boris Johnson – un Conservatore educato a Eton, nato con la camicia, con l’ossessione dell’élite – a ottenere tali risultati contro un Partito Laburista esplicitamente dedicato alla causa della classe lavoratrice?
La risposta breve è: la Brexit. La questione dell’appartenenza all’Unione Europea – o, più accuratamente, se o no il governo britannico avrebbe proceduto con la decisione referendaria di lasciare la UE – ha tagliato direttamente in due la coalizione laburista.
Se il Partito Laburista avesse sposato la Brexit e l’avesse presentata come sua ancella parlamentare, i Liberal Democratici erano in agguato per reclamare come proprie le classi medie urbane.
Se il Partito Laburista si fosse mosso a ostacolare la Brexit, tuttavia, avrebbe rischiato di perdere il suo elettorato favorevole all’uscita a favore di un Partito Conservatore che prometteva di realizzare fedelmente la Brexit. Il Partito Laburista alla fine ha scelto il rischio minore, e in conseguenza ha prevedibilmente perso.
La buona notizia per i Democratici, ovviamente, è che gli Stati Uniti non hanno nessuna Brexit. Né il Partito Democratico è minacciato da uno sfidante adiacente simile ai Liberal Democratici.
Ma gli statunitensi hanno, in effetti, un problema che assomiglia da vicino alla Brexit: l’elezione di Donald Trump.
Molti guru accosteranno Boris Johnson e Trump, in stile e taglio di capelli. Ma il paragone Brexit-Trump è di gran lunga più rilevante. Un voto per Trump, come un voto per la Brexit, ha voluto causare uno shock al sistema e mostrare il dito medio alla dirigenza politica. E’ per questo che gli elettori di Trump, come quelli della Brexit, si preoccupano raramente delle conseguenze immediate della loro scelta di voto: il voto era tutto quello che contava.
Se i progressisti cercano delle lezioni, allora la messa in stato d’accusa può essere un buon punto di partenza: una strategia politica che alla fine potrebbe rivelarsi sia miope sia infruttuosa.
Come sollecitare un voto popolare, incriminare il presidente Trump potrebbe essere considerato irrispettoso del voto ribelle alle elezioni del 2016 e potrebbe aggravare il senso di scontento che, tanto per cominciare, ha dato ascesa a Trump. Per mantenere unita la coalizione, i Democratici dovranno trovare una di via di disgelo nella propria demografia in competizione. E’ improbabile che la sola incriminazione sia la risposta.
Propaganda, non socialismo
Infine la parola che comincia con S.
I giornalisti stanno già sciamando con visioni del pericolo di politiche di estrema sinistra. Il Socialismo, è la tesi, è stato il tallone d’Achille di Corbyn. Ed è probabile che vada molto peggio negli Stati Uniti, dove la parola con la S è brandita con forza psicologica e peso storico molto maggiori.
Il problema con questa tesi è che è sbagliata. Le politiche del Partito Laburista sono state la loro spinta più forte, persino, o specialmente, quelle più socialiste: la nazionalizzazione dell’industria. Un recente sondaggio ha rilevato che l’84 per cento degli intervistati era a favore della nazionalizzazione dell’industria dell’acqua. In un altro lo stesso per l’elettricità e il 76 per cento per le ferrovie.
Il problema è stato che, alla fine, ciò non ha realmente contato. Il mucchio di politiche che il Partito Laburista ha introdotto nel proprio manifesto – la materia dei sogni di un secchione progressista e il duro lavoro di tanti giovani pensatori politici brillanti e creativi nel Regno Unito – semplicemente non ha portato la gente ai seggi a proprio favore.
In poche parole, il socialismo non era un’ideologia troppo forte, bensì una strategia elettorale troppo debole.
No, la nostra politica appare tuttora dominata dalla propaganda: sporca, marcia propaganda. Johnson ha condotto una campagna del tutto corrotta, seminando menzogne, eludendo responsabilità e confidando sulla probabilità che alla gente non avrebbe interessato. Risulta che il 43,6 per cento di essa non se n’è curata, scegliendo di sostenere comunque i Conservatori.
Le lezioni di questa particolare ingiustizia elettorale sono controverse. Ma una è chiara: piani e politiche non garantiscono maggioranze, anche se i loro dettagli stabiliscono come si governa. Per vincere, allora, i Democratici progressisti devono abbandonare gli scritti e scendere in piazza, con un messaggio che sia tanto semplice quanto emotivamente potente.
I guru liberali non si fermeranno davanti a nulla pur di riportare il Partito Democratico al centro, e la sconfitta di Corbyn sarà una munizione potente. I progressisti non possono spazzarla sotto il tappeto. Le lezioni stanno lì, se siamo disposti a impararle. Ma in questo momento di disperazione quelli di noi a sinistra devono continuare a ripetersi, in continuazione: possiamo vincere, e dobbiamo farlo.
David Adler è membro responsabile politico della School of Transnational Governance (EUI) e coordinatore politico del Democracy in Europe Movement (DiEM25).

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/learning-from-the-labour-partys-epic-loss/
Originale: In These Times
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.


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La terra desolata (sulle elezioni inglesi)

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