Gideon Levy : uccidere un leader della Jihad islamica non è servito a nulla, perchè lo facciamo?


Informazioni su questo sito web
INTERNAZIONALE.IT
Molto sangue è stato versato e continua a essere versato: più di 30 palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza, distruzione e paura da ambo le parti, e che non porteranno a niente. Leggi



https://www.internazionale.it/opinione/gideon-levy/2019/11/15/israele-bombardare-gaza

Una volta di più si è riformata la santa alleanza. Ancora una volta siamo un popolo solo, senza opposizione o dibattito pubblico, i mezzi d’informazione sono una parata di yes men e cheerleader, i bagni di sangue non generano rimorsi, come sempre succede in queste disgustose situazioni del tipo “calmi, stiamo sparando”.

Israele finge divisioni tra la sua gente, che poi magicamente si ricompongono a ogni uccisione. Litighiamo sulla vita ma siamo d’accordo sulla morte, fintanto che i morti sono arabi. Se ci troviamo così automaticamente d’accordo su praticamente ogni singola azione militare, allora non esiste in realtà alcuna polarizzazione o dibattito. E questo è davvero un problema.

Deve ancora nascere un’opposizione ebraica che condanni un’azione violenta dell’esercito israeliano fin dal principio. La resistenza arriva solo quando questa comincia a fallire. Allora le persone si sollevano e trovano il coraggio di protestare, ma è sempre troppo tardi.

Considerazioni elettorali
All’inizio può emergere solo il problema marginale della tempistica, il rifugio dei codardi. Avremmo dovuto farlo prima, sarebbe stato meglio dopo, in qualsiasi momento ma non ora. L’operazione attualmente in corso, per esempio, è naturalmente contaminata da considerazioni elettorali, anche se naturalmente è impossibile dimostrarlo. Se il bagno di sangue è inevitabile, allora il tempismo non ha alcuna importanza. Decidete e basta.

Anche l’odio verso il primo ministro Benjamin Netanyahu viene dimenticato: Yair Lapid accoglie di buon grado l’attacco, Benny Gantz lo loda definendolo “la giusta decisione”, mentre Amir Peretz dice che “la cosa più importante è fornire il massimo sostegno all’esercito israeliano”. Perché? Perché sì. Sempre? Sì.

Perché Israele continua a effettuare altri omicidi mirati? Perché può farlo

Si può accettare il ragionamento secondo il quale Baha Abu al Ata, il leader dell’organizzazione Jihad islamico era responsabile dell’incessante lancio di razzi su Israele, ma deve essere chiaro che l’assedio alla Striscia di Gaza è responsabile di più razzi di quelli ordinati da Jihad islamico e Hamas messi insieme.

Ma naturalmente nessuno ne parla.

Abu al Ata era cresciuto nella Striscia di Gaza, in condizioni che nessun israeliano potrebbe immaginare, e aveva scelto il cammino della resistenza militare, un cammino brutale. Ci sono anche israeliani che hanno scelto di servire il proprio paese nell’esercito.

L’assassinio di Abu al Ata non ha alcuna utilità. Che cosa abbiamo ottenuto da esso? In che modo la sua uccisione e quella di altre persone è servita agli interessi israeliani? Se anche questa domanda non diventerà mai oggetto di discussione, significa che siamo vittime di una grave paralisi mentale. Israele gode di maggiore sicurezza all’indomani di quest’assassinio? Le comunità nel sud se la passano meglio? L’organizzazione Jihad islamico è indebolita? L’esercito israeliano si è rafforzato? La risposta è no, no, e ancora no. Nessuno dei generali o degli analisti è riuscito a spiegare quale vantaggio abbia tratto Israele da tutto questo.

I prossimi Abu al Ata
Meritava la pena di morte. D’accordo, vi abbiamo ascoltato, ma che vantaggio ne abbiamo tratto? Ecco una valutazione provvisoria: più odio a Gaza, ammesso che ci sia spazio per altro odio verso quanti hanno distrutto le vite di cinque generazioni di persone, e non si sono ancora fermati.

Molto sangue è stato versato e continua a essere versato: più di 30 palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza, distruzione e paura seminate da ambo le parti, e che non porteranno a nulla. E naturalmente c’è la chiara consapevolezza che emergerà un erede di Abu al Ata, molto più estremo e pericoloso, come è stato per quanti hanno sostituito le centinaia di leader e comandanti che Israele ha ucciso nel corso degli anni, il tutto invano. A nulla hanno portato le celebrate eliminazioni di Khalil al Wazir, Ahmed Yassin, Abdul Aziz Rantisi, Thabet Thabet, Ahmed Jabari o Abbas Musawi. L’eroica uccisione di queste persone è stata vana. Israele non ha ottenuto niente, da alcuno di essi, se non altro sangue versato.

Perché Israele continua a effettuare altri omicidi mirati? Perché può farlo. Perché queste storie diventano eroiche. Perché adora vedere combattenti palestinesi morti. Perché la sete di vendetta e di punizione lo fa impazzire. Perché è così che si fa vedere alle persone che si sta facendo qualcosa e non si hanno esitazioni. Perché è così che si uccidono le persone continuando a dire che Israele non ha la pena di morte. Perché è il modo di evitare la vera soluzione.

Perché nessuno ha il coraggio di parlare della vera soluzione: mettere fine all’isolamento e parlare direttamente con Hamas. Perché tutti qui applaudono le uccisioni e non osano mai metterle in discussione. Chiedetelo a Kahol Lavan e al Partito laburista, chiedete a praticamente qualsiasi israeliano se ha qualcosa da obiettare. Siamo tutti favorevoli.

(Traduzione di Federico Ferrone)


Perché Israele continua a bombardare Gaza?



Once again the sacrosanct unity has come. Once again we are one people, without opposition or public debate, a parade of yes men and cheerleaders in the media, bloodshed with no regrets, as always happens in these sickening, “quiet, we’re shooting,” situations.
Israel fakes a split among the people, which always magically comes together with every killing. We argue about life but agree on death, as long as the dead are Arabs. If we automatically agree this way about every military action, then there isn’t really any polarization or debate, and that’s really too bad.
A Jewish opposition has yet to be born that will condemn a violent action by the Israel Defense Forces when it begins. The resistance comes only when it begins to fail. Then people get up the courage to protest, but it’s always too late. At the start there may only emerge the marginal question of the timing, that refuge of cowards. We should have done it before, it should have been later, just not now; the current operation, for example, is ostensibly tainted by electoral considerations, as if that can be proved.
If the bloodshed is inevitable then the timing isn’t important. And if it’s criminal and harmful, no timing will change that. Just decide. Even the hatred of Prime Minister Benjamin Netanyahu has been forgotten: Yair Lapid welcomes the attack, Benny Gantz praises it as “the right decision” and Amir Peretz says, “The most important thing is to provide complete backing to the IDF.” Why? Because. Always? Yes.
One can accept the argument that Baha Abu al-Ata was responsible for the constant rocket fire on Israel, but one must know that the siege on the Gaza Strip is responsible for more rockets than all the Islamic Jihad and Hamas commanders put together, and of course no one talks about that. Abu al-Ata grew up in the Gaza Strip under conditions that no Israeli can fathom, and chose the path of military resistance, which is a brutal one. There are also Israelis who have chosen to serve their people in the army.
The assassination of Abu al-Ata serves no purpose. What did we gain from it? How has his assassination and that of others served Israel’s interests? If even this question is never debated, then we’re victims of serious brain paralysis. Is Israel’s situation more secure on the day after the assassination? Are the communities in the south in better shape? Is Islamic Jihad weaker? Has the IDF become stronger? The answers are no and no. None of the generals or analysts has succeeded in explaining what Israel has gained from all this.
He deserved the death penalty. Fine, we heard you, but what did we gain from it? Here’s an interim assessment: more hatred in Gaza, if there’s even any room for more hated toward those who destroyed the lives of five generations of people and haven’t stopped. Much blood has been shed and continues to be shed — 22 Palestinians killed in the Gaza Strip as of Wednesday evening, destruction and fear sown on both sides that doesn’t accomplish anything. And of course there’s the firm knowledge that there will emerge an heir to Abu al-Ata who will be many times more extreme and dangerous, as were those who replaced the hundreds of leaders and commanders that Israel has killed over the years, all in vain.
Nothing came out of the acclaimed eliminations of Khalil al Wazir, Ahmed Yassin, Abdul Aziz Rantisi, Thabet Thabet, Ahmed Jabari or Abbas Musawi; the heroic assassinations of all these people were in vain. Israel gained nothing from any of them except more spilled blood.
Why does Israel continue its targeted killings? Because it can. Because these are heroic stories. Because it loves dead Palestinian fighters. Because the lust for revenge and punishment drive it crazy. Because that’s how you show the people you’re doing something and not holding back. Because that’s how you can execute people while saying Israel doesn’t have the death penalty. Because that’s the way to avoid the real solution. Because no one has the courage to talk about the real solution: lifting the blockade and talking directly to Hamas. Because everyone here applauds assassinations and never dares to question them. Ask them in Kahol Lavan and the Labor Party, ask almost any Israeli whether they object. We’re all in favor.



Informazioni su questo sito web


Gideon Levy

Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Amira Hass : The fate of a Palestinian investor who called for Abbas' resignation