Emilio Mola : Non lo so a quanti italiani Alì abbia rubato il lavoro quest'anno.

Emilio Mola

Non lo so a quanti italiani Alì abbia rubato il lavoro quest'anno.
Quanti italiani smaniosi di fare come lui i pastori: sveglia con il buio, dieci ore al giorno, 7 giorni su 7, mai una domenica, mai una festività, mai ferie o giorni di riposo, al servizio di "padroni" italiani per 1,50 euro all'ora.
E se pioveva: a casa. Ovviamente senza soldi. Vabbè, casa: una capanna e una rete senza nemmeno materasso, gentilmente offerti dai premurosi proprietari.
Forse tanti, forse pochi, ma Alì lo ha fatto.
I proprietari della masseria, i suoi "datori di lavoro", li hanno arrestati la scorsa settimana a Brindisi per sfruttamento.
E Alì, come racconta Lucia Portolano, ha solo in quel momento scoperto di non aver mai avuto nemmeno un contratto di lavoro, anche se gli avevano assicurato che l'aveva. Ma non era vero. E ad Alì il contratto serviva. Serve. Perché senza contratto, niente permesso di soggiorno.
Loro l'hanno ingannato, condannandolo senza dirglielo, senza interpellarlo, senza che abbia fatto nulla di male se non farsi sfruttare in silenzio, alla pena più atroce, al rischio di dover tornare nell'inferno da cui era fuggito, senza averne alcuna colpa.
Invece di farsi sfruttare Alì, che ha 20 anni, che è fuggito dal Gambia, che ha vissuto la traversata a terra, la Libia, il viaggio in mare su un gommone, che l'Italia, la speranza, il sogno di una vita migliore se li è sudati mettendo sul piatto tutto ciò che aveva, e cioè la sua vita; invece di farsi sfruttare, Alì, per 1 euro e 50 l'ora, avrebbe potuto fare altro. Avrebbe potuto fare la scelta sbagliata. Avrebbe potuto rubare, delinquere, spacciare. E passarsela meglio.
Ma Alì si è sempre sentito grato all'Italia. E che in Italia vuole solo restare, lavorare in pace, contribuire e non togliere nulla a nessuno. Se l'è meritata l'Italia Alì, una vita migliore. Lo ha dimostrato, e a costo di farsi sfruttare. Gli spetta. E ora rischia di perdere tutto per colpa di chi ha visto in lui solo merce da sfruttare. E non un essere umano.
Alì ha bisogno di un contratto di lavoro. Ha dimostrato di voler lavorare. Di non aver paura di alcun sacrificio e di essere un bravo ragazzo. Una brava persona. Tutto ciò che un qualunque datore di lavoro possa desiderare. Anche se nessuno di noi permetterà più a nessuno di sfruttarlo ancora.
Sarebbe bello se i social potessero aiutare, in modo concreto, a far trovare a un datore di lavoro onesto un lavoratore in gamba, onesto e volenteroso. Così come ce ne sono in tutta Italia, nati qui o altrove, italiani o no, bianchi o neri, donne o uomini.
Sapendo che Alì è uno di loro.
E che rischia tanto.
Rischia tutto.
E di perdere tutto, Alì, proprio non lo merita.

Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Amira Hass : The fate of a Palestinian investor who called for Abbas' resignation