Domenico Gallo L’Italia, le armi nucleari e la lettera rubata
L’Italia, le armi nucleari e la lettera rubata
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La lettera rubata è il titolo di un
famoso racconto di Edgard Allan Poe, lo scrittore americano considerato
l’antesignano del poliziesco e della letteratura horror. La vicenda si
svolge in Francia. Una lettera dal contenuto compromettente inviata a
una nobildonna di Corte è stata sottratta dall’astuto Ministro D., uomo
senza scrupoli, che la detiene a scopo di ricatto. Al Prefetto G. viene
affidata, in gran segreto, la missione di recuperare la lettera
scabrosa. Il Prefetto, approfittando delle assenze notturne del
Ministro, con la polizia penetra nella sua casa ed effettua delle
perquisizioni estremamente accurate, servendosi persino del microscopio
per scoprire eventuali nascondigli segreti, ma non riesce a ritrovare la
lettera. Interviene a questo punto un amico del Prefetto, il sig.
Dupin, che, allettato dalla ricompensa promessa, si ingegna di scoprire
il nascondiglio perfetto dove il Ministro ha riposto la lettera. Dupin
ritrova la lettera nello studio del Ministro all’interno di un cofanetto
portalettere messo in bella evidenza e, con uno stratagemma, riesce a
impadronirsene e a salvare l’onore della nobildonna.
Ho pensato al racconto di Edgard Allan
Poe quando sono riuscito a scoprire una lettera (politicamente)
compromettente inviata dai segretari delle tre confederazioni sindacali
(Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo) al Presidente
del Consiglio e al Ministro degli esteri presenti a New York durante la
settimana dei capi di Stato dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
I tre segretari avanzano una richiesta
veramente impertinente: «a nome delle nostre organizzazioni ci
rivolgiamo ai rappresentanti del nostro governo per richiedere la firma
dell’Italia al Trattato di messa al bando delle Armi Nucleari (TPNW),
adottato da 122 Stati il 7 luglio 2017 alle Nazioni Unite a New York.
Oggi, gli arsenali nucleari – prosegue la lettera – vengono modernizzati
e vengono sviluppate nuove armi nucleari. Per i prossimi anni, si stima
che i governi spenderanno ogni anno oltre 100 miliardi di dollari in
armi nucleari. Allo stesso tempo, la fragile architettura di controllo e
di contenimento degli armamenti costruita nel corso di cinque decenni
sta crollando, a causa delle crescenti tensioni tra gli Stati dotati di
armi nucleari, ed è quindi più importante che mai che i leader mondiali
si dichiarino contrari alle armi nucleari e lavorino insieme per
rafforzare le norme giuridiche internazionali contro l’uso, la minaccia
di utilizzo, il rinnovo e il possesso di armi nucleari da parte di
qualsiasi Stato. I sindacati sono impegnati per un mondo privo di armi
di distruzione di massa e per il disarmo, poiché il mantenimento e il
rafforzamento della pace sono un presupposto per il progresso economico e
la giustizia sociale. Oltre all’immediata minaccia che le armi nucleari
rappresentano per l’esistenza dell’umanità, l’enorme costo di una
rinnovata corsa agli armamenti nucleari è un vergognoso spreco di
preziose risorse umane, naturali ed economiche che dovrebbero essere
reindirizzate per invertire il cambiamento climatico, eliminare la
povertà e affrontare altre esigenze sociali ed economiche. […] Il TPNW
completa il quadro del diritto internazionale che impegna gli Stati a
ottenere un mondo privo di armi nucleari». La lettera si conclude
invitando l’Italia a partecipare alla cerimonia per le firme e le
ratifiche del Trattato sul divieto delle armi nucleari, che si è
effettivamente svolta a New York il 26 settembre.
Come quella del racconto di Poe, anche
questa lettera è stata gelosamente nascosta utilizzando lo stesso metodo
del ministro D. La lettera è rimasta sul tavolo del Presidente a
disposizione di ministri, ambasciatori, giornali e televisioni. Poiché
né il Governo, né i giornali, né le televisioni, né i leaders politici
(che in questo momento sono in affanno per la tassa sulle merendine) ne
hanno dato notizia, un silenzio impenetrabile è calato sulla condotta
del nostro Paese che, come tutti i paesi della NATO, ha boicottato il
trattato per la messa al bando delle armi nucleari e non ha nessuna
intenzione di firmarlo, senza dire il perché.
Ma noi, imitando il sig. Dupin, abbiamo
sottratto questa lettera all’astuto ministro degli esteri che l’aveva
imboscata e la restituiamo al suo destinatario: il popolo italiano.
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