Libano: Hezbollah consegna all’esercito 2 droni abbattuti
Libano: Hezbollah consegna all’esercito 2 droni abbattuti
Il gruppo libanese Hezbollah ha consegnato all’esercito del Paese 2 droni che si sono abbattuti sulla capitale, Beirut, nella giornata di venerdì 30 agosto.
A renderlo noto sono stati tanto il canale mediatico di Hezbollah, al-Manar, quanto le fonti interne alle forze governative libanesi. Entrambe le sorgenti della notizia hanno confermato che i 2 droni, abbattuti domenica 25 agosto, erano di origine israeliana. Uno dei due era esploso in aria, l’altro si era schiantato nelle periferie meridionali di Beirut, zona controllata da Hezbollah, causando danni al centro mediatico del gruppo. In base a quanto riferito da un ufficiale addetto alla sicurezza nella regione, i bersagli dei tentati attacchi via drone sarebbero stati alcuni progetti di missili guidati ad alta precisione.
Nella giornata di giovedì 29 agosto, Israele ha accusato l’Iran di aver intensificato i suoi sforzi volti a rifornire Hezbollah di strutture ed equipaggiamenti mirati alla produzione di tali missili guidati.
Il giorno precedente, mercoledì 28 agosto, l’esercito libanese aveva sparato contro 3 droni israeliani, provenienti dai territori palestinesi occupati, mentre sorvolavano i cieli del Sud del Libano. In tale occasione non era stato causato alcun danno.
Il governo libanese ha descritto tali attacchi israeliani un atto di aggressione inaccettabile mentre il Consiglio supremo di difesa libico ha affermato, martedì 27 agosto, il diritto all’autodifesa del Libano, “con ogni mezzo”, contro qualsiasi azione ostile, in quanto diritto garantito dalla Carta delle Nazioni Unite. L’autodifesa mira ad impedire che nuovi attacchi simili colpiscano i territori ed il popolo libanese. Il Consiglio, che comprende il presidente, Michel Aoun, il primo ministro, Saad Hariri, e un certo numero di ministri e funzionari della sicurezza, ha, però, nascosto le proprie decisioni a riguardo.
Alcuni esperti militari ritengono che Hezbollah si stia dirigendo verso un’operazione di ritorsione, mentre cerca di impedire ai droni israeliani di volare nello spazio aereo libanese. Tuttavia, tale ipotesi potrebbe non portare ad una guerra. Al momento, il Libano intrattiene contatti diplomatici con il fine di ridurre le tensioni. In questo contesto, il premier libanese, in una conversazione telefonica con il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha dichiarato che ciò che Israele ha compiuto prelude ad una pericolosa escalation della situazione, sottolineando che il Libano conta sul ruolo della Russia nell’evitare un ulteriore peggioramento.
Tanto l’Iran quanto Hezbollah stanno aiutando il presidente siriano, Bashar al-Assad, nella guerra civile in Siria. La Russia, anch’essa sua alleata, ha finora ignorato apertamente i raid aerei israeliani.
Hezbollah, classificato come un’organizzazione terroristica da Israele e Stati Uniti, è un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga un mese, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati.
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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani
di Redazione
Il patriarca maronita Bechara Boutros Rai ha deplorato gli attacchi di droni israeliani caduti nella notte tra sabato e domenica nei sobborghi meridionali di Beirut, che ospitano in prevalenza popolazione sciita e dove sono dislocati importanti presidi del Partito sciita Hezbollah. Lo riferisce Fides che rilancia un comunicato, diffuso ieri, nel quale il cardinale “stigmatizza le ripetute violazioni israeliane della risoluzione 1701 approvata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu nell’agosto 2006, in cui si chiedeva tra l’altro il ritiro delle forze armate israeliane dal Libano meridionale, lo stop agli attacchi delle milizie di Hezbollah contro l’esercito israeliano e la fine di ogni operazione militare nelle aree di confine”. Il patriarca riafferma l’urgenza di configurare e mettere in atto “una strategia di difesa nazionale”, invitando la comunità internazionale a fare pressione su Israele per spingere lo Stato ebraico “a rispettare le risoluzioni internazionali, in particolare la 1701, che viola regolarmente”, e ad “aumentare il sostegno politico, economico e militare al Libano, per aiutarlo a superare le sue difficoltà”. La cronaca di questi giorni parla di due droni inviati da Israele sui sobborghi di Beirut, uno dei quali è esploso in aria e l’altro è caduto sulla capitale libanese, esplodendo fuori dalla sede degli uffici di propaganda di Hezbollah e provocando ingenti danni alla struttura. Poche ore prima, l’aviazione militare israeliana aveva compiuto un’incursione ad Aqraba, in Siria, a sudest di Damasco. Secondo quanto riferito dalle fonti israeliane, l’attacco aereo aveva come obiettivo “reparti operativi delle guardie rivoluzionarie iraniane e delle milizie sciite che negli ultimi giorni stavano preparando piani di attacco avanzati su siti israeliani dalla Siria”, attraverso l’utilizzo di droni armati. Il raid israeliano in Siria ha provocato anche la morte di due libanesi, esperti in ingegneria aeronautica e addestrati alla guida dei droni.
Il patriarca maronita Bechara Boutros Rai ha deplorato gli attacchi di droni israeliani caduti nella notte tra sabato e domenica nei sobborghi meridionali di Beirut, che ospitano in prevalenza popolazione sciita e dove sono dislocati importanti presidi del Partito sciita Hezbollah. Lo riferisce Fides che rilancia un comunicato, diffuso ieri, nel quale il cardinale “stigmatizza le ripetute violazioni israeliane della risoluzione 1701 approvata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu nell’agosto 2006, in cui si chiedeva tra l’altro il ritiro delle forze armate israeliane dal Libano meridionale, lo stop agli attacchi delle milizie di Hezbollah contro l’esercito israeliano e la fine di ogni operazione militare nelle aree di confine”. Il patriarca riafferma l’urgenza di configurare e mettere in atto “una strategia di difesa nazionale”, invitando la comunità internazionale a fare pressione su Israele per spingere lo Stato ebraico “a rispettare le risoluzioni internazionali, in particolare la 1701, che viola regolarmente”, e ad “aumentare il sostegno politico, economico e militare al Libano, per aiutarlo a superare le sue difficoltà”. La cronaca di questi giorni parla di due droni inviati da Israele sui sobborghi di Beirut, uno dei quali è esploso in aria e l’altro è caduto sulla capitale libanese, esplodendo fuori dalla sede degli uffici di propaganda di Hezbollah e provocando ingenti danni alla struttura. Poche ore prima, l’aviazione militare israeliana aveva compiuto un’incursione ad Aqraba, in Siria, a sudest di Damasco. Secondo quanto riferito dalle fonti israeliane, l’attacco aereo aveva come obiettivo “reparti operativi delle guardie rivoluzionarie iraniane e delle milizie sciite che negli ultimi giorni stavano preparando piani di attacco avanzati su siti israeliani dalla Siria”, attraverso l’utilizzo di droni armati. Il raid israeliano in Siria ha provocato anche la morte di due libanesi, esperti in ingegneria aeronautica e addestrati alla guida dei droni.
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