U. De Giovannangeli Libano, il nero speranza del Daily Star. Il coraggio da raccontare
Libano, il nero speranza del Daily Star. Il coraggio da raccontare (di U. De Giovannangeli)
Una prima pagina che vale più di mille dichiarazioni o
analisi. Perché nella sua semplicità racconta di un Paese sull’orlo del
precipizio. Con un futuro nero. Nero, come la prima pagina del numero
di oggi del Daily Star, il prestigioso quotidiano libanese in lingua
inglese. Una denuncia forte e, insieme, un atto d’amore per un Paese che
ha vissuto guerre civili, invasioni e che, tuttavia, ha saputo
resistere, mantenendo una convivenza, per quanto fragile, tra le sue
varie comunità etniche e religiose. The Daily Star ha deciso nel numero
di oggi non pubblicare articoli nelle sue pagine, preferendo scrivere su
ogni pagina, sempre su uno sfondo nero, una frase per elencare i vari
problemi e crisi che il Paese dei Cedri deve affrontare. “Il Daily Star
si è astenuto dal pubblicare articoli di notizie nella sua edizione
cartacea di giovedì, al fine di prendere una posizione sul peggioramento
della situazione in Libano, e ha invitato i responsabili governativi a
svegliarsi prima che sia troppo tardi”, ha scritto il giornale sul suo
sito Web, tra i più cliccati del Medio Oriente, per spiegare la
clamorosa decisione. Wake up before it’s too later, è l’appello-monito
che percorre questa edizione davvero speciale. Sulla prima pagina, il
giornale riporta la parola “Lebanon” in bianco su sfondo nero, mentre
sul retro del giornale c’è la scritta Wake up before it’s too later,
sull’immagine di un cedro. Il Daily Star spiega che ”è stata stampata
un’edizione speciale, con, su ogni pagina, uno dei problemi che spingono
il Paese verso il precipizio”. “Paralisi governativa” a pagina 2,
“retorica confessionale che peggiora ogni giorno” a pagina 3, “rifiuti
che continuano ad accumularsi nelle strade” a pagina 4, “un tasso
allarmante di inquinamento” a pagina 5 , “un tasso di disoccupazione del
25%” a pagina 6, “le armi illegali proliferano nel Paese” a pagina 7,
“oltre un milione e mezzo di rifugiati nel Paese” a pagina 8 ”, il
debito pubblico sfiora i 100 miliardi di dollari “a pagina 9”, le
imprese minacciate di fallimento “a pagina 10 e” la valuta locale in
pericolo “a pagina 11.
“Nonostante il
deterioramento della situazione politica, economica, finanziaria e
sociale, c’è ancora tempo per salvare il Paese, che richiede uno sforzo
collettivo e sacrifici per il bene del Libano”, conclude il Daily Star
nella sua nota esplicativa. Molti blogger, giornalisti, attivisti e
diversi politici hanno condiviso e commentato sui social media
l’iniziativa del Daily Star “L’urlo del Daily Star oggi è forte ed
espressivo: il Libano merita un salto di coscienza e leader
responsabili.” #Sveglia prima che sia troppo tardi ”, ha scritto il
parlamentare e leader del partito Kataeb, Samy Gemayel su Twitter. Messi
uno dietro l’altro, quei paragrafi che fanno pagina sono come i
tasselli di un puzzle che, composto, dà l’immagine, reale, di un Paese
al bivio, che non può, se vuole avere un futuro, restare prigioniero
degli appetiti di poltrone dei vari partiti o dipendere da
sollecitazioni esterne, provenienti da chi vuole, come troppo spesso è
accaduto nella sofferta storia libanese, condizionare la vita politica
del Paese dei Cedri. I commenti, tantissimi, dei lettori premiamo la
scelta del Daily Star: “grazie per il vostro coraggio”, “avete
rappresentato lo stato d’animo di noi giovani”, “i politici non devono
fare i loro giochi di potere sulla pelle del popolo”:. E ancora: “Avete
dato la sveglia a quelli che fanno finta di non sentire, grazie!: sono
alcuni dei post a commento di una iniziativa conquistando l’attenzione
di importanti siti arabi e israeliani (come Haaretz).
Un
aspetto particolarmente significativo è che i commenti vengono da
persone che appartengono a tutte le comunità libanesi, sciiti, sunniti,
cristiani...E’ come se quella prima pagina in nero con solo un nome
“Lebanon”, fosse riuscita a catturare e a far rivivere lo spirito di
orgoglio nazionale e quel bisogno d’indipendenza che furono alla base
della “primavera libanese”. Un atto di coraggio, quello delle
giornaliste e dei giornalisti del Daily Star,, che rivendica una libertà
d’espressione messa in discussione da più parti. Lo scorso ottobre, il
quotidiano libanese in lingua araba An-Nahar ha anche lanciato l’allarme
contro la situazione “agonizzante” del Paese e la crisi della stampa
libanese, pubblicando pagine bianche nel suo numero del giorno. La
situazione dei quotidiani libanesi è sempre più difficile: recentemente
sono stati gli impiegati del canale televisivo Future (di proprietà del
Primo Ministro Saad Hariri) a scioperare per chiedere il pagamento dei
loro stipendi. Il quotidiano al-Moustaqbal, anch’esso di proprietà di
Hariri, ha pubblicato il suo ultimo numero cartaceo a gennaio. Lo
storico gruppo editoriale Dar As-Sayyad ha chiuso i battenti. Questa
cessazione delle attività è solo l’ultima di una lunga serie di chiusure
di giornali e periodici negli ultimi anni, in un contesto di crisi
economica.
A giugno, il prestigioso quotidiano
panarabo al-Hayat, fondato nel 1946, ha chiuso il suo ufficio a Beirut. È
stato preceduto alla fine del 2016 dal quotidiano as-Safir, lanciato
nel 1974 e che ospitava nelle sue colonne i più grandi intellettuali
arabi. Altri noti quotidiani, come Nahar, hanno proceduto a
licenziamenti di massa o sospeso i salari per evitare la stessa fine.
Tra le grandi emergenze segnalate dal Daily Star c’è quella dei
rifugiati. In Libano vivono circa 1,5milioni di rifugiati non ufficiali,
dei quali 929.624 registrati dall’Unhcr nel giugno 2019. I numeri
aiutano a capire la portata e la gravità di questo fenomeno ormai ben
radicato in Libano, Paese che registra la più alta concentrazione di
rifugiati pro capite al mondo. Supera il 69% la popolazione siriana
sfollata che vive al di sotto della soglia di povertà e ammonta al 51%
la percentuale delle famiglie profughe che non riesce a spendere nemmeno
il minimo indispensabile per la sopravvivenza. Circa un terzo dei
siriani rifugiati soffre per moderata o grave insicurezza alimentare e
il 54% dei bambini sfollati non frequenta la scuola.
Le
famiglie provenienti dalla Siria hanno un carico di debito sempre più
alto e insostenibile, per una media di 1.016 dollari a nucleo familiare.
In questo tragico scenario, aumentano le incursioni dell’esercito
libanese nei campi profughi in particolare nella valle della Beqaa.
Durante le incursioni, molti fra gli uomini vengono interrogati e
arrestati per mancanza di documenti in regola. È quanto emerge nel
Dossier di Operazione Colomba, corpo Civile di Pace dell’Associazione
Comunità Papa Giovanni XXIII, presentato a Roma, e dedicato alla
violazione del principio di ‘non-respingimento’ e al peggioramento delle
condizioni dei profughi siriani in Libano. “I profughi siriani –
denuncia Operazione Colomba – hanno riferito un numero crescente di raid
militari, che arrivano ad una frequenza di circa una volta a settimana
nelle regioni con più campi profughi e nelle aree urbane. In molte
occasioni, il luogo in cui vengono detenuti gli uomini, arrestati ai
posti di blocco sull’autostrada o durante le incursioni nei campi,
rimane sconosciuto per giorni. Segnalazioni su maltrattamenti e torture
subite dai siriani all’interno delle prigioni libanesi sono state
pubblicate da varie associazioni, testimoniando un preoccupante aumento
di arresti arbitrari e un sovraffollamento delle carceri”.
I
rifugiati subiscono, inoltre, “minacce e intimidazioni sociali” tra
queste l’accusa di “essere la causa dell’aumento del tasso di
disoccupazione e di tutti i mali economici del Libano. Si è registrato
anche una crescita netta degli atti di violenza e di abuso contro i
siriani, compresi atti di punizione collettiva”. Il Dossier evidenzia
anche lo smantellamento di strutture in cemento nei campi profughi e
l’aumento degli sfratti. Per decisione del Consiglio supremo per la
difesa libanese “sono state demolite 5.682 strutture semi-permanenti che
ospitavano profughi siriani, sulla base di un codice abitativo
esistente da tempo ma in gran parte non applicato. Più della metà di
queste strutture sono state smantellate dagli stessi profughi siriani.
L’esercito
libanese ha comunicato una data entro la quale i profughi avrebbero
dovuto smantellare i loro stessi campi e sostituire le strutture in
cemento con materiali meno durevoli come tela e legname, previa la
minaccia che se si fossero rifiutati, le loro abitazioni sarebbero state
demolite dall’esercito libanese”. Tra le pagine nere del Libano, questa
è una delle più tristi, dolorose. Il Daily Star lo ricorda anche a chi,
in Italia e in Europa, parla, pur contestato dai numeri, d’”invasione”
di migranti
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