Thomas L. Friedman: " L'errore di Trump "

Lo voglio dire con la massima semplicità e chiarezza: se siete ebrei americani e pensate di votare per Donald Trump perché ritenete che sia filoisraeliano, siete pazzi da legare. Non fraintendetemi: Trump ha detto e fatto molte cose nell'interesse del Governo israeliano apprezzate dall'opinione pubblica israeliana. Negare questa cosa sarebbe negare l'ovvio. Ma c'è un'altra cosa che è ovvia: il modo (e le motivazioni) con cui Trump esprime il suo affetto verso Israele è guidato dal desiderio politico di accrescere le sue speranze di rielezione raffigurando il Partito repubblicano come filoisraeliano e il Partito democratico come antisraeliano. Il risultato è che Trump — con l'aiuto del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu — sta facendo qualcosa che nessun presidente americano e nessun primo ministro israeliano avevano mai fatto prima: stanno facendo del sostegno a Israele un tema divisivo nella politica americana. Poche cose sono più pericolose per gli interessi a lungo termine di Israele della prospettiva che il sostegno allo Stato ebraico diventi un argomento di polemica fra i partiti in America, il cui sostegno politico, militare ed economico è vitale per Israele. Come ha ammonito Dore Gold, l'esponente di destra ex ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite e un tempo fra i consiglieri di Netanyahu, in una conversazione all'Hudson Institute il 27 novembre 2018: «Bisogna dialogare con i Democratici e dialogare con i Repubblicani, senza mai farsi sorprendere a interferire con il confronto politico interno agli Stati Uniti». La campagna di Trump per addossare al Partito democratico alcune delle opinioni anti-israeliane di poche deputate americane appena elette, e la sconsiderata disponibilità di Netanyahu ad accondiscendere alla richiesta di Trump vietando a due di loro, Ilhan Omar e Rashida Tlaib, di visitare Israele e la Cisgiordania, è parte di un processo che danneggerà gli interessi di Israele e il sostegno allo Stato ebraico in America. Netanyahu ha poi ammorbidito la sua posizione e ha concesso un visto alla Tlaib, che è di origini palestinesi, per una visita privata per ragioni "umanitarie", per vedere sua nonna, purché accettasse di non perorare la causa del boicottaggio di Israele durante il suo soggiorno. All'inizio la Tlaib aveva accettato, ma poi aveva deciso che a queste condizioni non intendeva venire. Scusate, ma da quando in qua la potente Israele, dove gli arabi israeliani, in Parlamento, dicono ogni sorta di cose, si spaventa per quello che potrebbero dire o vedere un paio di deputate statunitensi?. «Venite, andate dovevi pare! Abbiamo le nostre magagne e le nostre cose positive. Ci piacerebbe che vedeste entrambe. Ma se non lo farete, ce ne faremo una ragione. Abbiamo la pelle dura». Ormai è troppo tardi. Il danno di quello che si propongono Trump e Bibi — trasformare Israele in un elemento di divisione nella politica americana — è già fatto. Non lasciatevi ingannare: Netanyahu, attraverso le sue macchinazioni con i senatori repubblicani, può ottenere di parlare di fronte al Congresso degli Stati Uniti quando vuole. Ma oggi non potrebbe parlare in un grande campus universitario americano senza il dispiegamento della polizia: le proteste sarebbero enormi. E se ascoltate alcuni dei principali candidati democratici alla Casa Bianca, come Elizabeth Warren e Bernie Sanders, potete percepire quanto siano scontenti del comportamento del Governo israeliano e della sua occupazione della Cisgiordania. E non hanno più paura di dirlo. Come ha riferito il Jerusalem Post 1'11 luglio: «La senatrice Warren, la cui candidatura sembra in ascesa nelle ultime settimane, ha risposto si a due militanti ebrei antioccupazione che chiedevano il suo sostegno». Ma come si fa a criticarli? Trump sta equiparando l'intero Partito democratico all'odio per Israele, e il sostegno a Netnyahu — che guida il Governo di destra più radicale che Israele abbia mai avuto, che rischia l'incriminazione per tre accuse di corruzione e la cui priorità è farsi rieleggere per fare in modo che la Knesset invalidi le sentenze e lo tenga lontano dalle aule di tribunale — con l'amore per Israele. Quanti giovani americani sono disposti a bersi questa visione? Se Bibi vincerà, il suo piano è di far approvare una legge che interdica la sua incriminazione per corruzione, e poi, quando la Corte suprema boccerà la legge perché anticostituzionale, punta a far approvare alla Knesset un'altra legge che renda la Corte suprema asservita al suo Parlamento. Israele diventerà una repubblica delle banane ebraica. Se e quando questo succederà, ogni sinagoga, ogni campus Hillel, ogni istituzione ebraica, ogni amico di Israele dovrà chiedersi: come posso sostenere uno Stato ebraico del genere? È una cosa che spaccherà in due tutta la comunità filoisraeliana. Di nuovo: se Netanyahu dovesse rimanere al potere Israele si avvierà a diventare o uno Stato binazionale di arabi ed ebrei o uno Stato che priva un segmento ampio della sua popolazione del diritto di voto. Non fraintendetemi: sono contrario al movimento Bds (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni), che le deputate Omar e Tlaib hanno sposato, perché vuole cancellare la possibilità di una soluzione a due Stati. E sono scontento della deputata Omar. Conosco bene il collegio in cui è stata eletta, in Minnesota, sono cresciuto a St. Louis Park. Omar rappresenta la più grande concentrazione di ebrei e musulmani in un collegio dell'alto Midwest. Era nella posizione perfetta per costruire un ponte fra ebrei e musulmani. Invece da quando è arrivata a Washington questo ponte non ha fatto altro che distruggerlo. Ma ogni volta che viene legittimamente criticata, i Democratici gridano all'islamofobia e la difendono. E inquietante quanto Trump. Io amo gli israeliani, i palestinesi e gli arabi, ma che Dio mi salvi da alcuni dei loro amici americani. Moltissimi vogliono sfruttare questo problema. In questo Trump non è solo: è semplicemente il peggio del peggio
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