Fabio Sabatini 10 cose che gli italiani dovrebbero aver imparato dalla immediata scarcerazione della comandante #CarolaRackete.
Fabio Sabatini (tratto da FB)
1) La Convenzione di Amburgo del 1979 obbliga chi effettua soccorso in mare a scortare i naufraghi in un "porto sicuro" nel minore tempo possibile.
2) Nel 2004, l'agenzia delle Nazioni Unite per la navigazione ha integrato le regole di soccorso in mare stabilendo che un porto è "sicuro" se: "la vita dei sopravvissuti non è minacciata, se possono essere soddisfatte le necessità umane di base e definite le modalità di trasporto verso la destinazione successiva o finale, tenendo conto della protezione dei diritti fondamentali nel rispetto del principio di non respingimento". Non tutti i paesi accettano tale definizione: Malta, per esempio, no (https://bit.ly/2xoRIbW).
3) Come scrive Vitalba Azzollini, per l'Art. 117 della Costituzione un trattato internazionale ratificato e reso esecutivo nell'ordinamento italiano è al riparo da possibili ripensamenti del legislatore, e condiziona la produzione legislativa successiva, che a esso dovrà dunque conformarsi. Nel prendere la decisione di accostarsi a Lampedusa, la comandante Rackete ha obbedito a una legge di rango superiore al decreto sicurezza bis (https://bit.ly/2YwDK3Y).
4) Il decreto sicurezza bis fa acqua da tutte le parti, perché, nel tentativo di prevaricare norme di rango superiore, invoca una "presunzione di colpevolezza" dei soccorritori, per definizione rei di favorire l'immigrazione clandestina, che non può essere stabilita a priori dal potere esecutivo. Di nuovo, consiglio di leggere attentamente Vitalba Azzollini(https://bit.ly/2XoubYf).
5) Chi presta soccorso ai naufraghi al largo della Libia ha meno opzioni di quanto sembri e si trova a dover fare scelte difficili. È obbligato dalle convenzioni internazionali sia a salvare i naufraghi sia a portarli nel porto sicuro più vicino. I porti più vicini non sono necessariamente sicuri, e i porti sicuri non sono necessariamente vicini.
6) La Libia non è un porto sicuro.
Secondo l'Onu e le testimonianze unanimi di giornalisti e sopravvissuti, in Libia i migranti sono detenuti arbitrariamente in campi di prigionia, dove sono ridotti in schiavitù e sistematicamente oggetto di stupro e torture.
Secondo testimonianze, le torture sono riprese con degli smartphone e inviate ai parenti delle vittime a scopo di estorsione. L'Onu riferisce anche che le autorità locali collaborano con gli aguzzini (https://bit.ly/2WjvXG1).
Quando sono recuperati dalla Guardia costiera libica, i naufraghi sono riportati nei campi di concentramento dove ricomincia l'inferno (https://bit.ly/2Rx3dKc).
Inoltre, in Libia è in corso una guerra civile. Ieri sono morti almeno 40 migranti, e altri 80 sono rimasti feriti, a causa del bombardamento di un campo di detenzione (https://bbc.in/2XEqxsJ).
Riportare un naufrago in Libia spesso significa condannarlo a morte (per avere un'idea dell'orrore, si veda per esempio questa testimonianza https://bit.ly/2FD4to7).
7) La Tunisia non è un porto sicuro.
Come scrive Luca Gambardella sul Foglio, in Tunisia manca una legge che permetta di presentare richiesta di protezione umanitaria. Pertanto i richiedenti asilo rischiano di essere respinti, in aperta violazione delle convenzioni internazionali (https://bit.ly/2XfZ249).
Per esempio, più di 30 migranti del Bangladesh salvati da un cargo mercantile il 31 maggio e approdati in Tunisia, sono stati rimpatriati con la forza.
La Tunisia non soddisfa quindi la definizione di porto sicuro in cui "possono essere soddisfatte le necessità umane di base e definite le modalità di trasporto verso la destinazione successiva o finale, tenendo conto della protezione dei diritti fondamentali nel rispetto del principio di non respingimento" (https://bit.ly/2JdzYGm).
8) Malta è spesso più lontana di Lampedusa dai luoghi di soccorso, e comunque non è un luogo adatto all'accoglienza dei migranti, per ragioni sia politiche sia giuridiche.
a) È un paese minuscolo, che in proporzione alla superficie, alla popolazione e al Pil, accoglie già molti più migranti dell'Italia. b) Non è dotata di strutture di accoglienza. Chi arriva senza documenti viene chiuso in un centro di detenzione, dove può rimanere in attesa di asilo politico fino a 18 mesi. Secondo le testimonianze dei giornalisti e dei reduci, i centri sono delle carceri, in cui i naufraghi sono detenuti in condizioni disumane (https://bit.ly/300zklY). c) Le autorità maltesi negano spesso i porti alle Ong.
Altri paesi, come la Grecia, la Spagna e l'Olanda, sono più lontani dell'Italia, e trasportare i naufraghi fin lì costituirebbe una violazione delle convenzioni internazionali (https://bit.ly/2xinDLb).
9) La comandante Rackete quindi non poteva riportare i naufraghi in Libia, né approdare in Tunisia, né attraversare l'oceano per giungere in Olanda. Non aveva altra scelta che dirigersi verso il porto sicuro più vicino, Lampedusa, per portare a compimento l'operazione di soccorso in ossequio a leggi di rango superiore a quelle italiane (https://bit.ly/323txOy).
Come scrive Vitalba Azzollini, la decisione della gip di Agrigento Alessandra Vella conferma che la scelta della comandante era obbligata e che il decreto sicurezza bis, su cui il ministro dell’Interno ha fondato la chiusura delle acque alla Sea Watch 3, non è applicabile alle azioni di salvataggio (https://bit.ly/2YwDK3Y).
10) Poiché nel Mediterraneo non c'è più alcuna forma di soccorso sistematico all'infuori delle iniziative dei volontari, la vicenda della Sea Watch è destinata a ripetersi. C'è bisogno di una soluzione politica e per realizzarla è necessario che il governo collabori attivamente con il resto d'Europa. Ma il governo, per il momento, alcuna intenzione di collaborare.
Come scritto dal Post, un primo passo avanti potrebbe essere il superamento del cosiddetto Accordo di Dublino, che obbliga il paese di arrivo dei migranti a valutare sul proprio territorio le richieste di asilo (https://bit.ly/2xinDLb).
Tuttavia, quando il Parlamento europeo ha proposto una riforma dell'accordo che avrebbe consentito il ricollocamento automatico dei migranti nel resto d'Europa, Lega e 5 stelle hanno votato contro. I 5 stelle hanno sostenuto che la riforma fosse troppo poco ambiziosa (https://bit.ly/2ZWa0xC).
Secondo la testimonianza di Elly Schlein, (all'epoca eurodeputata di Possibile), confermata da Pagella Politica, la Lega ha invece disertato tutte le 22 riunioni informali dei gruppi parlamentari in cui si è svolto il negoziato per la riforma (https://bit.ly/2WsEpFy).
L'opposizione alla riforma di Dublino è una scelta politica legittima, che tuttavia intralcia il ricollocamento dei richiedenti asilo nel resto d'Europa.
Lega e M5S auspicano che ciascun paese europeo sia vincolato ad accogliere una quota di richiedenti asilo e si dicono detrattori dell'accordo di Dublino, ma per il momento hanno scelto di ostacolare la riforma dell'accordo rendendo di fatto più difficile l'istituzione di quote vincolanti.
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