Daniele Rocchi Siria: le persone disabili de l’Arche di Damasco in guerra con le armi della fragilità e della tenerezza, “così ricostruiamo il nostro Paese”
Una guerra combattuta con le armi della tenerezza e della fragilità:
sono i ragazzi di "Al Safina" di Damasco, una delle tante comunità
sparse nel mondo de L’Arche, la grande famiglia di accoglienza di
disabili, fondata da Jean Vanier. A dispetto della loro vulnerabilità
hanno aperto le porte della loro casa nella città vecchia della capitale
siriana e durante la guerra hanno accolto tanti sfollati disabili e
poveri delle aree rurali e aiutato la Caritas. Oggi a colpi di tenerezza
e di amore ricostruiscono la Siria, partendo dai cuori degli ultimi.Al Safina, in arabo significa “barca”. Il termine,
accompagnato dall’immagine stilizzata di un’arca, con tre persone a
bordo, campeggia in un grande logo posto all’ingresso di alcune antiche
case, una attaccata all’altra, nel cuore della Damasco vecchia che si
snoda lungo la Via Recta, il decumano romano citato negli Atti degli
Apostoli in riferimento alla conversione di san Paolo. Al Safina è la
sede siriana de L’Arche, la grande famiglia delle comunità di
accoglienza di disabili, fondata agli inizi degli anni ‘60 da Jean
Vanier. Non molto distante da qui si trova Bab Touma, la piazza della
porta dell’apostolo Tommaso, uno dei luoghi più colpiti da razzi e
mortai durante la guerra. Oggi la porta è ricoperta di foto di soldati
siriani che hanno perso la vita in combattimento. Un check point
militare vigila e controlla ogni auto che transita.Ricordi di guerra. “Sui muri di casa non abbiamo segni
visibili della guerra, ma certo che nella mente e nei cuori di tutti noi
ce ne sono di invisibili”, spiega la responsabile di Al Safina, la
signora Ghada Touma mentre chiama gli 8 ospiti della casa,
aperta nel 1995. I primi ad arrivare sono Randa, Gaby, Karim e Imad.
Tutti con gravi disabilità fisiche ed intellettive. Con loro due
operatori, Ashraf e Fadi, coordinatori rispettivamente del foyer e dei
laboratori. Riaffiorano i ricordi degli anni più duri della guerra,
quelli delle bombe e dei mortai: “Da aprile dello scorso anno la
situazione è decisamente migliorata.Non si sente sparare più ma la paura è ancora tanta.Ogni volta che cadevano bombe e razzi qui nei dintorni si udivano boati e
frastuono. I vetri tremavano. Per distrarre i nostri ragazzi alzavamo
il volume della musica e cercavamo di continuare a giocare. E quando gli
scontri si facevano più duri ci radunavamo tutti in una camera interna
della casa, quella più protetta, o in una specie di piccolo bunker
sotterraneo dove c’erano viveri e medicinali sufficienti per resistere
tre settimane. Avevamo anche pensato di trasferire i nostri ospiti in
un’altra casa in Libano ma poi la decisione di restare a Damasco e di
combattere la guerra con le armi di Jean Vanier, l’amore, la tenerezza e
l’amicizia.Abbiamo scelto di rispondere alle bombe con l’arma più potente che abbiamo, la fragilità”.Una casa aperta a tutti. “Da quel momento in poi –
continua Touma – abbiamo spalancato le porte della nostra casa a tutti
coloro che avevano bisogno ma soprattutto siamo usciti per andarli a
cercare”. Sulla barca di Al Safina sono così saliti tanti disabili,
molti dei quali sfollati interni nei campi intorno a Damasco, ed
emarginati provenienti dalle zone rurali più povere della capitale. Così
l’esperienza di Jean Vanier, “santo della porta accanto” come lo ha
definito Papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata dei poveri
(17/11/2019), ha dato “amore e restituito il sorriso a tante persone
deboli e fragili offrendo loro una vera arca di salvezza contro
l’emarginazione e la solitudine”. “Siamo andati tra le tende abbiamo
vissuto tutti insieme dei momenti di animazione e di gioco. E ora che i
campi sono stati chiusi – racconta Touma – molti di questi disabili
vengono a trovarci a casa. Ce ne sono 32 che frequentano i nostri
laboratori 3 volte a settimana per tre ore. Vengono accompagnati dalle
loro mamme. In questo tempo si impegnano, secondo le proprie capacità e
possibilità, nel disegno, nel riciclaggio di carta, nella lavorazione di
vimini, nel ricamo, nella produzione di cioccolato e liquori e nella
creazione di piccola bigiotteria. Tutti prodotti che a fine anno
vendiamo in una esposizione di due giorni per autofinanziare le nostre
attività”.Niente eroismi. Ma c’è una cosa di cui Touma e i suoi ragazzi di Al Safina vanno particolarmente fieri, la collaborazione con la Caritas damascena:“durante questi anni di guerra abbiamo lavorato con la Caritas per
preparare e distribuire pacchi viveri agli sfollati. Poter aiutare chi è
nelle nostre stesse condizioni a superare un momento difficile è stato
davvero importante. Siamo consapevoli – conclude la responsabile de
L’Arche siriana – che si tratta solo di piccoli mattoni nella
ricostruzione della Siria, ma su questa strada ci guidano le parole di
Jean Vanier, ‘l’amore non è fare cose straordinarie o eroiche ma fare
cose ordinarie con tenerezza’”.
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