Alberto Negri _ L'Europa non sa e non può scegliere tra pace e guerra


L’Europa riuscirà a stare insieme? Ma soprattutto quale Europa è adesso e quale sarà un futuro? Domande legittime visto che si va a votare tra poco sotto il segno della Brexit e che i britannici, in via di uscita, andranno anche loro alle urne. L’Europa già in questo è un paradosso: che siano ammessi al voto coloro che questa Unione europea non vogliono _ salvo poi essersene in parte pentiti _ ha qualche cosa di delirante. Proviamo a guardare la situazione da fuori, dall’America, dall’Africa o dal Medio Oriente. Qualunque cittadino non europeo si metterebbe a ridere. Ma come, volete far votare anche quelli che se stanno per andare? Non ha senso. Ma noi europei, immersi in questa sorta di “bolla” continentale, neppure ci accorgiamo della contraddizione.
Anzi, guai a chi fa rilevare queste incongruenze, viene tacciato di anti-europeismo: sarebbe stato sufficiente e ragionevole decidere, nel momento in cui la Gran Bretagna aveva stabilito di uscire _ anzi prima del referendum_ che i britannici non avevano diritto al voto.
Detto questo, l’Europa continua sopravvivere semplicemente perché ci sono la Francia, la Germania e l’Euro, la moneta dalla quale uscire diventa quasi impossibile se non a costi insopportabili e non quantificabili. Se la Gran Bretagna avesse sostituto la sterlina con l’euro mai avrebbe potuto pensare alla Brexit che già, se attuata, dovrebbe costare a noi e a loro montagne di quattrini. In poche parole l’Euro è una condanna a vita per una nazione: fine pena mai, lo sa bene anche l’ex ministro dell’Economia ellenico Varoufakis, che tra l’altro si presenta alle elezioni europee in Germania, il Paese che ha strangolato la Grecia. Tanto per restare nei paradossi.
Ma veniamo alle questioni serie, quelle relative alla pace e alla guerra. Cioè che riguardano la vita delle persone, oltre le loro condizioni economiche e finanziarie.
L’Unione europea non è stata capace di darsi una politica estera e di difesa comuni. In poche parole noi sappiamo come si comporterà in caso di conflitto. Facciamo qualche esempio. Nel 2003 la Francia di Chirac e la Germania furono contrarie alla guerra in Iraq. Mentre la Gran Bretagna mandò le sue truppe e così pure l’Italia, che subì il tragico attentato di Nassiriya. Sui continua ad affermare con grande retorica che l’Europa è stata capace di preservare la pace nel continente. Ma quale pace? Quella della guerra in Jugoslavia, quando la Germania fece di tutto per favorire la secessione della Croazia? Non scherziamo.
Adesso si presenta il caso dell’Iran. Nessuno può dire con certezza come si schiererà l’Europa o cosa faranno le diverse nazioni europee. In apparenza tutti sembrano contrari a un conflitto. Ma chi ci assicura, tanto per fare un altro esempio, che la Francia un giorno non si comporterà diversamente dagli altri? Con la Brexit la Francia resterà l’unica potenza nucleare dell’Unione e il solo Paese europeo a disporre di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tutti guardano alla Germania come alla potenza egemone ma per la sua stessa costituzione Berlino dal punto di vista degli interventi militari non conta molto. Sono altri a decidere della pace e della guerra. Vedete che imbarazzo ogni volta che si deve rispondere a un cittadino americano, africano o mediorientale quando ci chiede: cosa farà l’Europa?

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