Haftar alla conquista del West. Il generale spaventa l'Europa: "Liberiamo Tripoli" (di U. De Giovannangeli)
Il Generale alla conquista del "West. Le forze dell'Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar sarebbero entrate nella città di Gharyan, a 100 chilometri a sud della capitale Tripoli. È quanto risulta dalle dichiarazioni del portavoce dell'Lna, Ahmed al Mismari, secondo il quale "i nostri uomini sono stati accolti in festa dagli abitanti". Alcuni media locali avevano in effetti riferito di scontri armati nella serata di ieri tra milizie di Haftar e del governo di accordo nazionale libico di Tripoli e di movimenti di truppe a Tripoli in diverse direzioni. Haftar aveva lanciato nei giorni scorsi una "campagna per bonificare l'ovest del Paese dalla presenza di milizie criminali". Il Consiglio presidenziale di cui è capo il premier Fayez al-Sarraj ha ieri emesso una dichiarazione per denunciare gli ordini impartiti da Haftar alle sue truppe di avanzare verso Tripoli definendoli "annunci provocatori" tra l'altro perché esortano a "liberare la capitale", riporta il sito Libya Observer.L'ingresso a Gharyan è avvenuto nella notte ma stamattina un tweet del sito Libya Observer, ostile nei confronti del generale, sostiene che le forze di Haftar "si sono ritirate nell'area di Jandouba, nella parte sud della città, mentre forze libiche occidentali mobilitano truppe per attaccarle". Mercoledì scorso, il media center del Lna aveva postato su Facebook che diverse unità si erano dispiegate "nella regione occidentale per ripulirla dagli altri gruppi terroristici". Il post non forniva dettagli, ma l'area sembra essere la strada costiera che collega la città orientale di Bengasi, la principale base del Lna , con Tripoli nella parte occidentale della Libia. Un video di accompagnamento mostrava una colonna di dozzine di veicoli armati che si muovevano lungo una strada, ma non era possibile identificare la loro posizione o destinazione.In un reportage da Tripoli, il corrispondente di al Jazeera Mahmoud Abdelwahed ha affermato che "le cose vanno di male in peggio". "Sembra che le fazioni rivali sul terreno non ascoltino gli avvertimenti del segretario delle Nazioni Unite", ha aggiunto, definendo "tesa" la situazione a Tripoli. "La gente ha paura che se le forze di Haftar entrano a Tripoli, se si impegnano in cun confronto militare con gruppi armati locali, potrebbe esserci un'altra guerra", aggiunge Abdelwahed. "Tutte le forze di Misurata hanno tenuto oggi una riunione di emergenza" per concordare "una reazione unificata" alla dislocazione di truppe del generale Khalifa Haftar nell'ovest del Paese.Libya Observer segnala anche che il Consiglio militare della città di Zintan "mobilita forze per respingere gli invasori provenienti dall'est della Libia". Il premier Fayez al- Sarraj da Tripoli ha emesso una dichiarazione per denunciare gli ordini impartiti da Haftar, definendoli "annunci provocatori" perché esortano a "liberare la capitale", si legge sempre sul sito Libya Observer. .Di conseguenza il governo d'Accordo Nazionale libico (GNA) già ieri in sera dichiarava l'allerta generale. La colonna di 300 mezzi blindati del Lna fa paura a Tripoli. Haftar incassa anche l a defezione di una milizia vicina a al- Sarraj: "Al fine di evitare lo spargimento di ulteriore sangue dei figli di una unica patria, noi Brigate dei Ribelli di Tripoli annunciamo di stare dalla parte della maggioranza degli onesti del popolo libico e di unirci a Lna sotto la guida del generale Haftar e tutte le nostre forze da ora in poi rispondono al suo comando". Già a settembre Haftar aveva dimostrato di essere riuscito a guadagnarsi le simpatie delle vecchie tribù pro Gheddafi come i Warfallah e Warshafanna, oltre a cooperare con i berberi delle montagne di Nafusa.Intanto si registra la prima vittima. È di almeno un morto il bilancio di un conflitto a fuoco tra forze fedeli ad Haftar e quelle del governo di Tripoli (raggruppate nella Western Military Zone) nei pressi della città di Alasaba. Lo scrivono i media libici. Secondo le fonti, una pattuglia è stata attaccata dalle forze di Haftar, che hanno assunto il controllo di alcune aree periferiche della vicina Gharyan, 100 chilometri a sud della capitale. Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, si è detto "profondamente preoccupato per le manovre militari che si svolgono in Libia e per il rischio di scontri". Guterres, arrivato ieri sera a Tripoli, ha ribadito, in un Twitter, che "non esiste una soluzione militare. Solo il dialogo intra-libico può risolvere i problemi libici. Chiedo calma e moderazione mentre mi preparo per incontrare i leader libici nel Paese". La nuova escalation arriva a una manciata di giorni dalla "Conferenza nazionale" sulla Libia: l'incontro sotto l'egida dell'Onu ma solo con partecipanti libici è previsto dal 14 al 16 aprile a Ghadames, nel sud-ovest del Paese. L'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Ghassan Salamé aveva annunciato la Conferenza al forum di Palermo lo scorso 13 novembre. Si tratta di riunire tra i 120 e 150 rappresentanti della società civile libica, i quali avranno il compito di fornire indicazioni e aiutare le istituzioni politiche a rilanciare la pacificazione interna, con la speranza di giungere alle elezioni nazionali entro la fine dell'anno. Tuttavia ancora adesso non c'è una lista precisa dei partecipanti, né sono chiari i criteri della loro scelta da parte di Salamè.Il deputato libico di Bengasi, Ziyad Dugheim ha rivelato in una conversazione con l'emittente televisiva Libya al Ahrar, come "l'obiettivo della missione Onu nel Paese sia quello di uscire al termine della conferenza nazionale con un nuovo governo che durerà due anni e come l'obiettivo dell'inviato dell'Onu Ghassan Salamè sarebbe quello di spingere per la formazione di un governo che segua i progetti francesi in Libia". Una linea filo-francese che pone un punto interrogativo anche sul ruolo privilegiato che l'Italia aveva acquisito negli ultimi mesi. La "diplomazia delle armi" al servizio di un obiettivo politico: presentarsi a Ghadames da una posizione di forza acquisita sul campo. E' questa, concordano analisti militari e fonti indipendenti a Tripoli contattate da HuffPost, la linea praticata da Haftar. Secondo fonti diplomatiche, l'offensiva in atto è intesa principalmente a spingere Sarraj ad accettare un accordo di condivisione del potere che consenta ad Haftar di assumere la guida dell'esercito nazionale. Rimarca in proposito Pietro Batacchi, direttore di RID (Rivista Italiana Difesa): "L'azione del Generale sembrerebbe tuttavia avere solo l'obbiettivo di condizionare il processo politico in corso, condotto con la mediazione dell'Onu per far arrivare Haftar alla Conferenza Nazionale Libica, che si terrà a metà mese a Ghadames, da una posizione di forza. Da un punto di vista militare, infatti, l'avanzata dell'Lna presenta tutta una serie di incognite. Innanzitutto l'allungamento delle linee logistiche, rispetto alle basi di partenza nell'est e nel sud del Paese, e poi l'incognita dell'atteggiamento della 7ª Brigata dei fratelli Kani di Tharuna, che in questi mesi si sono scontrati più volte con le milizie tripoline fedeli a Sarraj. A ciò bisogna aggiungere il peso militare di Misurata, di per sé capace di cambiare ogni equilibrio sul terreno, che finora è stato un prezioso puntello di Sarraj nella capitale".Per resistere all'offensiva scatenata da Haftar, Sarraj deve pagare pegno alle milizie rimastegli fedeli, le quali hanno guadagnato nel tempo molto potere sull'esecutivo tripolino diventato col tempo sempre più debole. Secondo gli analisti, in cambio della difesa del governo sostenuto dall'Onu, i miliziani fedeli avrebbero ottenuto risorse sempre maggiori, a cui ora anche le altre milizie, quelle finora escluse, puntano con forza. E Sarraj non è riuscito a smobilitare le forze irregolari e a integrarle nel suo sistema di difesa e in un apparato di sicurezza, suscitando la reazione delle altre milizie che si sono coalizzate nel corso degli ultimi mesi e ora – con la scusa di ribaltare un sistema corrotto che "affama i libici" – pretendono "una fetta della torta", in particolare quella, sostanziosa, derivante dai pozzi petroliferi. E in questo caos armato acquistano sempre più potere le tribù. Delle oltre 100 tribù in cui è frazionato l'enorme territorio libico di circa 1 milione e 760 mila km quadrati (più di sei volte l'estensione dell'Italia), le più grandi, attorno a cui orbitano le altre sotto-tribù, sono quattro: i Warfalla e i Ghadafa, appunto, e i Meqarha e gli Zuwayya. Ramificati nella parte orientale del Paese a sud di Bengasi, gli Zuwayya si trovano nella zona strategica del deserto libico, attraversata dalle condutture di petrolio. Mentre i Warfalla controllano la parte sud-occidentale del Paese lungo il confine con l'Algeria.E non meno potente è la tribù Zintan, originaria della città omonima situata a sud di Tripoli. Otto anni dopo la caduta del regime del Colonnello, le stesse tribù, frazionatesi in milizie e sotto gruppi, sono quelle che dettano legge nel non Stato libico, nel quale i capi di governo sono solo figure di contorno, buone per presenziare ad una conferenza internazionale ma privi di autorità, e autorevolezza, anche rispetto ai sindaci, emanazione diretta delle tribù. "Il caos armato libico viene monitorato con crescente inquietudine dall'Italia. "Siamo preoccupati per quanto sta accadendo in Libia e approfitto per chiedere a tutti una soluzione", dichiara il ministro dell'Interno e vice premier Matteo Salvini, durante la colazione di lavoro nel G7 di Parigi dedicata alla "lotta contro il traffico dei migranti e le reti dedicate alla tratta di esseri umani", mentre da Roma i senatori M5S membri della commissione Affari esteri di palazzo Madama hanno auspicato "un deciso intervento diplomatico per disinnescare subito questa pericolosa escalation, anche attraverso l'attivazione della 'cabina di regia' Italia-Usa sulla Libia".
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