Gideon Levy : Israele vota per l’apartheid
Con
una tale maggioranza, sarà possibile nella prossima Knesset dichiarare
ufficialmente Israele come Stato di apartheid. Con un tale appoggio
all’apartheid e considerando la durata dell’occupazione, nessuna
propaganda potrà rifiutare la semplice verità: quasi tutti gli
israeliani vogliono che l’apartheid continui. L’apogeo della
sfrontatezza lo chiamano democrazia, nonostante che più di quattro
milioni di persone che vivono vicino a loro e sotto il loro controllo
non abbiano diritto a votare nelle elezioni.
Naturalmente nessuno sta parlando di questo, ma in nessun altro
regime del mondo c’è una comunità che vive a fianco di un’altra dove i
residenti di una, abitanti di un insediamento in Cisgiordania, abbiano
diritto a votare mentre i residenti dell’altra, un villaggio
palestinese, non ce l’hanno. Questo è l’apartheid in tutto il suo
splendore, la cui esistenza quasi tutti i cittadini ebrei del paese
vogliono che continui.
Un centinaio di membri della Knesset saranno eletti a partire da
liste che si chiamano di destra, di sinistra o di centro, ma quello che
hanno in comune supera qualsiasi differenza: nessuno ha intenzione di
mettere fine all’occupazione. L’ala destra lo dice con orgoglio, mentre
il centro-sinistra ricorre a illusioni inutili per nascondere
l’immagine, enumerando le proposte per una “conferenza regionale” o una
“separazione sicura”. La differenza tra i due gruppi è insignificante.
All’unisono la destra e la sinistra stanno cantando “dite sì
all’apartheid”.
Risultato: questa elezione non è molto importante, è ben lontana
dall’essere cruciale. Così diamoci un taglio all’isteria e al patetismo
sul risultato. Non siamo in vista né di una guerra civile né di una
crepa. La gente è più unita che mai, votando per l’apartheid. Qualsiasi
siano i risultati di martedì, il paese dell’occupante continuerà ad
essere il paese dell’occupante. Niente lo definisce meglio di tutti gli
altri temi marginali, compresa la campagna del partito Zehut per
legalizzare la marihuana.
Così non c’è ragione per trattenere il fiato sui risultati di
martedì. Le elezioni sono perse da prima. Per gli ebrei del paese sarà
la conferma - a livello di democrazia, di Stato di diritto – alla
corruzione in cui vivono ma non farà nulla per cambiare l’essenza basica
di Israele quale paese colonialista.
L’estrema destra vuole l’annessione della Cisgiordania, un passo
che renderebbe permanente davanti alla legge una situazione che, per
molti anni, è stata permanente nella pratica. Questo passo presenterebbe
un vantaggio tentatore. Finalmente cadrebbe la maschera di democrazia
di Israele e finalmente questo potrebbe generare opposizione sia nel
paese che all’estero.
Ma nessuna persona di coscienza può votare per la destra fascista,
che ha in sé persone che invocano l’espulsione dei palestinesi o la
costruzione di un terzo Tempio sul Monte del Tempio, la distruzione
delle moschee che vi sono o quelli che sognano persino lo sterminio. Il
presunto più moderato partito del Likud del primo ministro Benjamin
Netanyahu desidera solo mantenere la situazione attuale, cioè
l’apartheid non dichiarato.
Il centro-sinistra cerca di farsi coinvolgere nell’inganno, senza
una parola sulla fine dell’occupazione del Kahol Lavan (la coalizione
bianco-azzurra guidata dall’ex capo della Forza di Difesa di Israele
Benny Gantz, n.d.t.) né del laburismo, e nemmeno di togliere il blocco
alla Striscia di Gaza. Il partito di Benny Gantz ha piani ambiziosi per
una conferenze regionale, per fare storia e “approfondire il processo di
separazione dei palestinesi compreso mantenere senza concessioni … la
libertà d’azione dell’esercito israeliano dappertutto”.
E’ passato molto tempo da cui un documento di questo tipo, che
‘ripulisce’ l’occupazione, è stato scritto in tutta la sua disgrazia. E
il partito Laburista non resta indietro. Il passo più ardito che sta
proponendo è un referendum sui campi di rifugiati attorno a Gerusalemme
nel quale, naturalmente, voterebbero solo gli israeliani.
E a questo si aggiungono le logore dichiarazioni sui blocchi di
insediamenti, Gerusalemme, la Valle del Giordano e la fine della
costruzione di insediamenti fuori dai blocchi, il che significa che la
costruzione di insediamenti continuerà a tutta forza. “Strade verso la
separazione” le chiama questo partito, il fondatore dell’impresa degli
insediamenti. Strade verso l’inganno.
Pace? Ritirata? Smantellare gli insediamenti? Non fate ridere i sionisti.
Votate apartheid.
Per concessione di Cip Tagarelli
Fonte: https://bit.ly/2WTpQb0
Data dell'articolo originale: 07/04/2019
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=25791
Commenti
Posta un commento