Eric Salerno Assalto alle moschee di Christchurch: un presente tragicamente simile al passato
Assalto alle moschee di Christchurch: un presente tragicamente simile al passato
Chissà se tra le vittime (o gli scampati) dell'assalto alle due moschee
di Christchurch c'è qualche agente o informatore dei servizi segreti di
quel paese? Non mi sorprenderebbe. La storia continua a ripetersi e le
lezioni del passato servono a poco. Ieri sono stato intervistato per
conto di un documentarista australiano interessato a promuovere un film
basato sul mio libro "Intrigo". La troupe ha ripreso un po' del
materiale storico da me raccolto in anni di ricerca: ritagli di
giornali, volantini, carte uscite dagli archivi dell'Asio,
l'Intelligence australiano. Quel passato, in qualche modo, è
tragicamente simile al presente.
"Intrigo", come qualcuno
ricorderà, è la storia di due fratelli ebrei, che come partigiani in
Europa lottarono contro i nazisti e che dopo la guerra si trasferirono a
Melbourne per rifarsi una vita. Il paese-continente così distante
dall'Europa in ceneri era un paradiso. O quasi. Poco dopo il loro arrivo
si resero conto che come loro anche innumerevoli nazisti, alcuni
considerati criminali di guerra, avevano trovato ospitalità in
Australia. E anche di più. Con la fine della Germania nazista,
l'Occidente aveva identificato un nuovo nemico. L'ex alleato Urss e il
comunismo divennero l'altro di cui avere paura e da combattere. I
servizi segreti australiani, allineati con quelli americani soprattutto,
si servirono dei vecchi fedeli di Hitler per spiare i "pericolosi ebrei
comunisti" appena approdati, alcuni dei quali, come raccontai, erano
intenzionati a "punire" i vecchi criminali. Poco di scandaloso, si
potrebbe dire, se uno pensa che tutto l'apparato dei servizi segreti di
Hitler fu reclutato dagli americani per spiare Mosca. Lo avevano fatto
per anni e chi più di loro poteva farlo meglio?
I nemici, le
minacce, le paure cambiano. All'indomani dell'azione terroristica dei
militanti islamici (quasi tutti sauditi, paese alleato degli Usa) contro le Torre Gemelle
a New York e il Pentagono a Washington, la Cia giustificò il proprio
fallimento ammettendo che l'Intelligence americana aveva a disposizione
pochi interpreti dall'arabo. Qualcuno disse "appena tre". Per mettere
sotto controllo il nuovo nemico, nel giro di pochi anni Cia, Fbi e, se
ricordo bene, persino il Dipartimento di Stato smantellarono le
strutture nate e rafforzate negli anni bui della "guerra fredda" per
monitorare l'Unione sovietica e il mondo comunista. E assunsero tanti
interpreti d'arabo - e anche di pashto, dari and urdu, le lingue dei
"nemici" afghani e pachistani, oltre ad esperti, o pseudo- esperti di
Medio Oriente. Le spie americani, europei e di una vasta parte del mondo
si concentrarono sui musulmani nei loro paesi e nelle loro comunità
della diaspora. Purtroppo, quando si accorsero che anche se il vecchio
nemico aveva cambiato nome e perso alcuni pezzi, la Russia era sempre un
impero, legato al grande passato degli zar e non un paese disposto a
inginocchiarsi, furono nuovamente costretti a correre ai ripari e
assumere o riassumere conoscitori del vecchio-nuovo nemico e della sua
lingua.
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