Davide Lerner: 'Mai una stagione così buia per le minoranze del Paese' Intervista a


Testata: La Repubblica
Data: 07 marzo 2019
Pagina: 14


Il potere della destra è in pericolo. Gli elettori arabi si stanno recando in massa ai seggi. Le Ong di sinistra ce li portano con gli autobus. È allarme rosso! Uscite e votate il Likud. Col vostro aiuto, e con l’aiuto di Dio, salveremo Israele». L’ultima legislatura non era cominciata sotto i migliori auspici per i quasi due milioni di arabi con cittadinanza israeliana: il video diffuso su Facebook a poche ore dalla chiusura dei seggi da Benjamin Netanyahu, efficace espediente per mobilitare gli elettori di destra, li trattava alla stregua di una quinta colonna, nemico interno dello Stato ebraico. Era il 2015. Non meglio l’epilogo: con la legge su Israele stato-nazione degli ebrei, entrata in vigore la scorsa estate, i palestinesi di Israele si sono risvegliati cittadini di serie B, il loro arabo spogliato dello status di lingua ufficiale. E infine l’accordo di Netanyahu con gli oltranzisti di destra. Ecco allora che Ayman Odeh, leader dei partiti arabi di Israele di cui non è riuscito a scongiurare una scissione in vista delle elezioni del 9 aprile, teme il diffondersi nel suo elettorato alienato dell’antico germe dell’astensionismo.
Come pensa di convincere gli elettori arabi ad andare a votare? «Per prima cosa ho adottato lo slogan razzista di Netanyahu, nel 2015, facendolo mio: invito gli elettori arabi a recarsi ai seggi “in massa”. Allora funzionò per lui, questa volta spero di avvantaggiarmene io (ride, ndr.). Il pubblico arabo al momento vede Netanyahu e Benny Gantz come la stessa cosa, politici analogamente ostili, e tende quindi a disinteressarsi delle elezioni. Ma i nostri elettori devono capire che abbattere il governo Netanyahu è una priorità assoluta: mai, dal 1948 ad oggi c’è stato un governo così ostile e razzista nei confronti della minoranza araba».
Che cosa la preoccupa più di tutto di un eventuale nuovo esecutivo Netanyahu? «Netanyahu è protagonista di due gravi processi che pongono questioni esiziali. Il primo è il cosiddetto “accordo del secolo” di Donald Trump, che con la sua parzialità metterebbe fine a qualsiasi speranza di risolvere il conflitto israelo-palestinese. Il secondo è la fascistizzazione interna dello Stato di Israele. Come ho detto, malgrado tutti i governi di Israele abbiano discriminato la minoranza araba, a parte forse il secondo governo Rabin e quello di Ehud Olmert, non si era mai arrivati a una situazione grave come quella di oggi. Non mi faccio illusioni su Gantz, l’ex generale che si vanta delle morti cagionate a Gaza e promette di “rivedere” la legge sullo stato nazione, mentre noi vorremmo cancellarla. Ma nulla è peggio di Netanyahu: sconfiggerlo sarebbe importante per le sinistre di tutto il mondo, visto che ormai è divenuto punto di riferimento delle destre a livello internazionale».
Voi rifiutate le accuse di Netanyahu secondo cui vorreste distruggere lo Stato di Israele, eppure vi dichiarate antisionisti. «Certo, per noi il sionismo è sinonimo della Nakba, della tragedia del 1948. Vuol dire regime militare, espropriazione delle nostre terre. Non possiamo accettare che il diritto all’autodeterminazione nazionale in questo Paese, il nostro Paese, venga attribuito esclusivamente al popolo ebraico, come stipula la legge sullo stato-nazione. Del sionismo rifiuto anche l’idea che gli ebrei non possano vivere insieme ad altri, come se l’antisemitismo fosse un male inevitabile ed imperituro. Il mio partito riunisce esponenti arabi ed ebrei: spero che un giorno questo possa diventare la regola. Noi siamo pronti».

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