By Umberto De Giovannangeli Israele, piazze contro. A un mese dal voto, viaggio in un Paese spaccato tra i pro e gli anti Netanyahu
Israele, piazze
contro. Pro e anti-Netanyahu. A poco più di un mese dalle elezioni del 9
Aprile, il Paese è lacerato, spaccato a metà, in un clima politico
sempre più avvelenato. Oltre la divisione tra destra e sinistra.
L'avversario diventa il Nemico da abbattere. Non è più polemica, è odio.
Incrocio di proteste a Tel Aviv, dove manifestanti pro e contro il governo si sono sfiorati, senza incidenti ma con molta tensione.
I sostenitori del primo ministro Benjamin Netanyahu hanno protestato
nella città israeliana contro la decisione del procuratore generale
israeliano di incriminare il premier per i reati di frode, abuso
d'ufficio e corruzione. Allo stesso tempo, un altro gruppo è sceso per le strade per chiedere le dimissioni di Netanyahu.
Le due fazioni si sono trovate faccia a faccia e l'intervento della polizia ha evitato che ci fossero scontri. Proteste proseguite anche oggi: alcune centinaia di persone si sono riunite a Tel Aviv per tornare a chiedere le dimissioni di Netanyahu: tra gli slogan scanditi dai manifestanti: corrotto, vattene a casa" e "solo i corrotti temono i tribunali". Dello stesso tenore il sit-in "anti-Bibi" svoltosi a Gerusalemme davanti alla residenza del capo del governo. Il procuratore generale Avichai Mandelblit, giovedì scorso, ha incriminato Netanyahu per una serie di accuse che vanno dall'aver accettato regali in cambio di favori alle pressioni esercitate nei confronti di testate giornalistiche. Come scrivono i quotidiani israeliani Haaretz (progressista) e Jerusalem Post (vicino al governo) secondo gli ultimi sondaggi il leader del Likud potrebbe non riuscire a formare una coalizione di destra, con un ribaltamento delle previsioni per la prima volta dall'annuncio delle elezioni: 61 seggi per il centrosinistra; 59 per la destra.Non poteva mettersi peggio per Netanyahu, premier ininterrottamente dal 31 marzo del 2009 a oggi (ma anche dal 1996 al 1999). Sono mesi che proclama con insistenza la sua innocenza. Ma secondo i suoi rivali, Netanyahu, insieme al partito conservatore di cui è leader (il Likud) si è contraddistinto per una campagna dai toni decisamente forti volta a delegittimare chiunque sia impegnato a seguire, a diverso titolo, la sua incriminazione, che sia la polizia, la stampa, e perfino la procura. "Ora non è più un problema di destra, centro o sinistra. Ora il problema è la difesa del nostro sistema democratico da un primo ministro che attacca frontalmente la Magistratura e che sta trasformando le elezioni del 9 Aprile in un referendum su se stesso, come se vincere le elezioni fosse un salvacondotto per non rispondere nell'unica sede deputata, il tribunale, alle grave imputazioni formalizzate". Le considerazioni che Yair Lapid, - uno dei due leader, assieme all'ex capo di stato maggiore dell'Idf Benny Gantz del neo partito centrista "Blue and White" (il colore della bandiera israeliana) – ha consegnato in esclusiva nei giorni scorsi ad HuffPost danno conto di una resa dei conti che ha pochi precedenti nella pur incandescente storia politica ed elettorale d'Israele. "Una persecuzione politica, una campagna di caccia alle streghe per abbattere il governo della destra": questa è sta la reazione di Netanyahu, all'annuncio delle incriminazioni.
Le due fazioni si sono trovate faccia a faccia e l'intervento della polizia ha evitato che ci fossero scontri. Proteste proseguite anche oggi: alcune centinaia di persone si sono riunite a Tel Aviv per tornare a chiedere le dimissioni di Netanyahu: tra gli slogan scanditi dai manifestanti: corrotto, vattene a casa" e "solo i corrotti temono i tribunali". Dello stesso tenore il sit-in "anti-Bibi" svoltosi a Gerusalemme davanti alla residenza del capo del governo. Il procuratore generale Avichai Mandelblit, giovedì scorso, ha incriminato Netanyahu per una serie di accuse che vanno dall'aver accettato regali in cambio di favori alle pressioni esercitate nei confronti di testate giornalistiche. Come scrivono i quotidiani israeliani Haaretz (progressista) e Jerusalem Post (vicino al governo) secondo gli ultimi sondaggi il leader del Likud potrebbe non riuscire a formare una coalizione di destra, con un ribaltamento delle previsioni per la prima volta dall'annuncio delle elezioni: 61 seggi per il centrosinistra; 59 per la destra.Non poteva mettersi peggio per Netanyahu, premier ininterrottamente dal 31 marzo del 2009 a oggi (ma anche dal 1996 al 1999). Sono mesi che proclama con insistenza la sua innocenza. Ma secondo i suoi rivali, Netanyahu, insieme al partito conservatore di cui è leader (il Likud) si è contraddistinto per una campagna dai toni decisamente forti volta a delegittimare chiunque sia impegnato a seguire, a diverso titolo, la sua incriminazione, che sia la polizia, la stampa, e perfino la procura. "Ora non è più un problema di destra, centro o sinistra. Ora il problema è la difesa del nostro sistema democratico da un primo ministro che attacca frontalmente la Magistratura e che sta trasformando le elezioni del 9 Aprile in un referendum su se stesso, come se vincere le elezioni fosse un salvacondotto per non rispondere nell'unica sede deputata, il tribunale, alle grave imputazioni formalizzate". Le considerazioni che Yair Lapid, - uno dei due leader, assieme all'ex capo di stato maggiore dell'Idf Benny Gantz del neo partito centrista "Blue and White" (il colore della bandiera israeliana) – ha consegnato in esclusiva nei giorni scorsi ad HuffPost danno conto di una resa dei conti che ha pochi precedenti nella pur incandescente storia politica ed elettorale d'Israele. "Una persecuzione politica, una campagna di caccia alle streghe per abbattere il governo della destra": questa è sta la reazione di Netanyahu, all'annuncio delle incriminazioni.
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