Umberto De Giovannangeli Pompeo e Kushner, i consoli di Trump per ridisegnare il Medio Oriente
Il 'Patto di Varsavia' anti-Iran: una vittoria a metà per Netanyahu | L .
Pompeo e Kushner, i consoli di Trump per ridisegnare il Medio Oriente (di U. De Giovannangeli)
Uno vero e proprio scontro di vertici sull'Iran. Mentre a Sochi si vedono nuovamente in una formazione a tre Russia, Iran e Turchia per discutere di Siria, si chiude a Varsavia la conferenza del duo Pompeo-Kushner. Al segretario di Stato Usa, il compito di mettere le basi di una sorta di "Nato mediorientale" in funzione anti-Iran. Al consigliere per gli affari mediorientali, nonché genero, del presidente Trump, la missione non meno importante di aprire la campagna di adesioni al "piano del secolo": quello che nelle intenzioni dell'amministrazione Usa dovrebbe realizzare la pace fra Israeliani e Palestinesi.
Di fronte a queste due sfide, tutti sono chiamati a schierarsi. Pro o contro. Un discorso che vale anche per l'Europa. A chiarirlo è il vice presidente Usa, Mike Pence, che, dalla Conferenza di Varsavia sul Medio Oriente, è tornato a chiedere agli "alleati europei" di "ritirarsi dall'accordo sul nucleare con l'Iran" e seguire dunque la strada intrapresa da Trump. Pence ha definito l'Iran "la più grande minaccia alla pace e alla sicurezza nel Medio Oriente" e ha accusato la Repubblica islamica di pianificare un "nuovo Olocausto" per le con le sue ambizioni regionali.
Washington preme sui Paesi arabi sunniti presenti al summit - Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Egitto, Yemen, Giordania, Kuwait, Marocco, Oman – Washington perché diano vita ad un'alleanza militare a livello regionale nota come Alleanza strategica del Medio Oriente, o Mesa, chiamata simbolicamente la Nato araba. L'Iran è la principale minaccia in Medio Oriente e affrontare la Repubblica islamica è la chiave per arrivare alla pace nell'intera regione, mette subito in chiaro il capo della diplomazia statunitense incontrando il premier israeliano Benyamin Netanyahu, poco prima dell'apertura della conferenza.
"Non è possibile arrivare a pace e stabilità senza affrontare l'Iran. Semplicemente, non è possibile" taglia corto Pompeo con a fianco Netanyahu. Quest'ultimo, in piena campagna elettorale, porta acqua al suo mulino, definendo uno "storico punto di svolta" la due giorni polacca. "In una stanza di circa 60 ministri degli Esteri che rappresentano decine di governi. Un primo ministro israeliano e i ministri degli Esteri dei massimi Paesi arabi sono stati insieme e hanno parlato con insolita forza, chiarezza e unità contro la minaccia comune del regime iraniano", afferma Netanyahu. Fatta la tara dell'enfasi elettorale, e pur tenendo conto delle importanti assenze – Russia e Turchia in primis, oltre naturalmente l'Iran – alla due giorni nella capitale polacca, resta il fatto che la Conferenza di Varsavia ha rappresentato un nuovo passo avanti nell'avvicinamento tra Israele e quei Paesi arabi, prima fra tutti l'Arabia Saudita, che condividono con lo Stato ebraico la necessità, vitale, di contrastare l'espansionismo della mezzaluna sciita in Medio Oriente.
Alla sessione plenaria di questa mattina, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri yemenita Hisham Sharaf Abdullah si ritrovati seduti l'uno a fianco all'altro, confermando il percorso di riavvicinamento in corso da tempo e di fatto ufficializzato lo scorso ottobre con la visita del premier israeliano in Oman. Secondo quanto riportato dall'inviato speciale statunitense per il Medio Oriente, Jason Greenblatt, durante la sessione a porte chiuse è avvenuto anche uno scambio di battute dopo che il ministro yemenita ha aiutato Netanyahu ad accendere il microfono rimasto spento. Lo stesso premier israeliano ha scherzato sulla "nuova cooperazione tra Israele e Yemen" che avviene "passo dopo passo". "Stiamo cercando di espandere il numero di nazioni che sono impegnate e hanno un interesse nel futuro di un pacifico e prospero Medio Oriente", spiega Brian Hook, rappresentante speciale del Dipartimento di Stato per l'Iran. La forzatura americana spacca l'Europa – con la Polonia a guida del fronte dell'Est pro-Trump- divide il mondo arabo (clamorosa in questo senso è la defezione dalla "Nato anti-Iran" dell'Egitto di al-Sisi), ma ha il pregio della chiarezza, Trump e suoi più stretti consiglieri, facitori della politica mediorientale (da Pompeo al Consigliere alla Sicurezza nazionale, il super falco John Bolton) hanno scelto su chi puntare, costi quel che costi: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Israele. E non solo per dare una spallata mortale al regime degli ayatollah. Ma anche sul fronte siriano e quello palestinese.
Non conquista il centro della scena mediatica, ma non per questo il ruolo di Jared Kushner a Varsavia è stato meno importante, in prospettiva, di quello avuto da Pompeo (supportato dal vice presidente Usa Mike Pence". Al genero di The Donald è spettato il compito di distillare informazioni e fare opera di proselitismo per il "Deal of the Century". In questa ottica, Kushner si recherà a fine febbraio in visita nel Golfo per presentare la proposta di pace degli Stati Uniti per il Medio Oriente e cercare il sostegno regionale. A riportarlo è l'emittente televisiva saudita Al Arabiya. Kushner, si recherà in Arabia Saudita, Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Oman in quello che sarà un tour di una settimana nel Golfo insieme a Jason Greenblatt, inviato Usa in Medio Oriente. Il viaggio, che potrebbe includere anche altri due Paesi, si concentrerà sul lato economico della proposta di pace, su aiuti e investimenti, non sulla componente politica.
Il "Deal of Century", confermano ad HuffPost fonti bene informate a Gerusalemme, sarà presentato ufficialmente dopo lo svolgimento delle elezioni legislative in Israele, in programma il prossimo 9 aprile. un punto nodale del "piano Trump" è coinvolgere i Paesi arabi che, nel quadro regionale, hanno interessi strategici convergenti con Israele. Una fonte governativa israeliana li elenca ad HuffPost: Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Giordania. Paesi del fronte sunnita che, con Israele, condividono la necessità di arginare la penetrazione iraniana in Medio Oriente, contrastando l'affermarsi della mezzaluna rossa sciita sulla direttrice Baghdad, Damasco, Beirut. E Gaza. A questo è particolarmente interessato l'erede al trono saudita, il giovane e ambizioso – nonostante l'affaire Khashoggi - principe ereditario Mohammad bin Salman, fautore dell'avvicinamento, in funzione anti-iraniana, di Riyad a Tel Aviv: per il futuro sovrano, e attuale primo vice primo ministro e ministro della Difesa saudita, togliere ai suoi nemici regionali la "carta palestinese" sarebbe un risultato rilevante, da far pesare nella definizione dei nuovi equilibri regionali.
Un approccio condiviso dalle petromonarchie del Golfo- dagli Emirati Arabi Uniti al Qatar – che hanno una potente arma di convinzione di massa: i miliardi da investire sulla ricostruzione di Gaza e il sostegno all'economia palestinese ormai sull'orlo del collasso. Vorremmo che il piano parlasse da solo – confida una fonte dell'amministrazione Usa ad Haaretz - la gente capirà che dopo l'accordo staranno tutti meglio che senza: crediamo che le persone coinvolte siano interessate al loro futuro e al futuro dei loro figli. Questo piano darà molte più opportunità a tutti in futuro rispetto alla situazione che hanno ora". Il cuore di questo piano, rivelano le fonti, sarà in Cisgiordania e a Gaza. L'amministrazione Usa sta cercando di promuovere progetti economici nel Sinai settentrionale che potrebbero migliorare la situazione, sempre più degradata, nella Striscia. L'amministrazione Usa ha provato lo scorso anno a promuovere una serie di iniziative minori che potrebbero creare uno slancio positivo per il processo di pace e mostrare segni di progresso sul terreno. Alcune di queste iniziative sono riuscite - ad esempio, un accordo idrico congiunto israelo-palestinese firmato l'estate scorsa - ma altri sono falliti a causa di ostacoli politici a Gerusalemme e Ramallah. Ad esempio, il ministero della Difesa israeliano aveva proposto un piano l'anno scorso, fortemente sostenuto dai vertici militari, per ingrandire la città palestinese di Qalqilya, situata nella West Bank, a ridosso di Gerusalemme. Il piano di Qalqilya avrebbe permesso alla municipalità palestinese di costruire nuove case per migliaia di residenti. Il piano è stato respinto dal governo israeliano a causa delle pressioni esercitate dal partito di destra Habayit Hayehudi e da alcuni membri della Knesset del Likud. Ma la Casa Bianca quel progetto non lo ha accantonato ma, al contrario, lo ha inserito nel "piano del secolo".
E, come risulta ad HuffPost, Qalqilya potrebbe diventare la capitale di uno Stato palestinese: l'alternativa potrebbe essere Abu Dis, città-sobborgo di Gerusalemme Est. "Israele e la dirigenza palestinese dovranno scendere a compromessi nel piano in arrivo", avverte Kushner intervenendo ad una sessione della Conferenza di Varsavia. Un messaggio che solo in apparenza sembra riguardare soprattutto la leadership palestinese, che ha disertato Varsavia perché, ha motivato il segretario generale dell'Olp e capo negoziatore palestinese Saeb Erekat, la conferenza "è un tentativo di eludere l'iniziativa di pace araba e distruggere il progetto nazionale palestinese". Una reazione che l'amministrazione Usa aveva messo in conto. Ma il riferimento di Kushner ai compromessi previsti dal "Deal of the Century" investe Israele e l'amico Netanyahu. Perché, sia pure in scala territorialmente ridotta, il "Piano del secolo" prevede la nascita di uno Stato palestinese. Rinviare al dopo 9 aprile la presentazione del Piano – convergono analisti politici a Gerusalemme – significa, nell'ottica americana, non mettere in difficoltà Netanyahu rispetto alla destra più oltranzista, che della nascita di uno Stato palestinese, anche se in formato mignon, non ne vuole sentir parlare, neanche dall'amico della Casa Bianca.
Un altro giorno da pecora: tutti contro l'Iran a Varsavia, anche Moavero
Il ministro degli Esteri Moavero ha partecipato al vertice di Varsavia, disertato dai ministri di Francia e Germania, contro l’Iran, definito la “principale minaccia del Medio Oriente”.In accordo ovviamente con Israele e i sauditi del principe assassino Mohammed bin Salman. Questa è la politica di un governo che si dice sovranista ma è fatto da pecoroni accompagnati da un'opposizione.altrettanto belante.Notizia del:
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