Robert Fisk Le morti dei giornalisti trascurate in Medio Oriente

 Le morti dei giornalisti trascurate in Medio Oriente





E’ incoraggiante sentire che Agnes Callamard , l’esperta di     dell’ONU, è finalmente a Istanbul per condurre la “indagine indipendente internazionale” per l’uccisione di Jamal Khashoggi. Meglio tardi che mai, forse, ma il vecchio asino dell’ONU trotterella sul palcoscenico mondiale a seconda della politica e del coraggio dei boss di fianco all’East River a New York.
La Callamard, quindi, è arrivata soltanto quattro mesi dopo che Khassoggi era stato massacrato nel consolato saudita di Istanbul, e ora chiede gentilmente ai Sauditi stessi “rispettosamente” ci dice, di darle accesso, “a un certo punto”, alla scena del crimine. Come tutti sappiamo, ha scritto la verità circa l’Arabia Saudita, è stato attirato con l’inganno al consolato del suo paese a Istanbul,  è stato strangolato, fatto a pezzi e sepolto di nascosto. Se dovremo dare una punizione severa  a  coloro che uccidono dei membri della nostra professione giornalistica – ahimè, dovremo mettere da parte per un momento tutti quei giornalisti turchi sbattuti in galera nel loro stesso paese – la Callamard ha cominciato. Al contrario di tutti quelli come il boss della banca per gli investimenti, Morgan Stanley, cioè James Gorman, e il presidente della Svizzera, Ueli Maurer, che sono entusiasti di tornare a fare affari con l’Arabia Saudita.
“Per molto tempo abbiamo trattato il caso Khashoggi”, ha annunciato Maurer. Buon senso, suppongo. C’è, quindi, però, una piccolissima possibilità che Gorman o Maurer saranno attirati con l’inganno in un’ambasciata Saudita, saranno strangolati e buttati in una tomba senza nome.
Non sto, però, dicendo questo. Quello che  mi chiedo realmente è: perché l’uccisione di un giornalista arabo è più dell’uccisione di altri giornalisti arabi? Perché, per esempio, il fato di Jamal Kashoggi, amico e collega di molti di noi, è di un’importanza infinitamente più pressante del fato di Yaser Murtaja?
Il primo indizio è che Yaser Murtaja è stato ucciso a Gaza. Il secondo è che è uno dei 15 reporter o cameramen, secondo il Committee to Protect Journalists (Comitato per la protezione dei giornalisti), uccisi da fuoco israeliano fin dal 1992, due di loro lo scorso anno. Sparare ai reporter a Gaza è diventato così di routine – altri 4 erano stati feriti da proiettili israeliani tra il maggio e il settembre del 2018 – che i giornali e la televisione occidentali si preoccupano di documentare la loro sofferenza.
Proprio come i Sauditi  parlavano dei legami di Khashoggi con il “terrorismo”, intendevano La Fratellanza Musulmana – così Israele parlava dei collegamenti immaginari del giornalista morto, con il “terrorismo”. Nel caso di Yaser Murtaja, e questo si  ipotizzava fosse  Hamas, che è vicino alla Fratellanza Musulmana per la quale Khashoggi lavorava nella paese inesistente dell’immaginazione saudita.
Dimenticate per un momento che non ci sono più prove che Murtaja sia mai stato un agente di Hamas di quanta ce ne sia che Khashoggi fosse nella Fratellanza; la società di produzione del primo, secondo l’Associated Press, aveva recentemente vinto una sovvenzione dall’USAID dopo  un controllo da parte del  governo degli Stati Uniti. Murtaja indossava un giubbotto antiproiettile con la scritta “Press” quando gli hanno sparato il 6 aprile 2018, a circa 90 m. piedi dal confine tra Gaza e Israele durante la settimanale “Grande Marcia di Ritorno” palestinese. Nove altri palestinesi sono stati uccisi lo stesso giorno e 491sono stati feriti da proiettili veri, da pallottole di gomma rivestite di acciaio e da granate  a  gas  lacrimogeno.
Murtaja stava filmando in mezzo a molti palestinesi , mentre del fumo nero turbinava nell’aria. Un cecchino lo ha, però,  colpito sotto il braccio – dove c’è una fessura fatale in tutte le giacche antiproiettile – ed è caduto mentre urlava a un collega: “Sono ferito. Sono ferito. Il mio stomaco.” “I giubbotti antiproiettile sono regolarmente indossati da molti corrispondenti occidentali in Medio Oriente – fin troppo spesso, dicono i critici, quando sono lontani dalla scena della battaglia. Ma Murtaja non era uno che voleva apparire come non era.
Khashoggi curava regolarmente  una rubrica  per  il Washington Post . Murtaja, che aveva usato un drone durante i suoi reportage per la Ain Media Production Company, ha collaborato con la BBC e con Al Jazeera. Il leader di Hamas si è presentato per i funerali di Murtaja, ma Murtaja era uno dei giornalisti più noti di Gaza – e Ismail Haniyeh  avrebbe  dovuto essere lì.  Murtaja, almeno  ha avuto un funerale – che è più di quello che possiamo dire per Khashoggi.
Quattro anni prima, Murtaja è stato picchiato dai teppisti di Hamas per essersi rifiutato di consegnare loro dei film, e non c’era nessuna prova per cui avesse mai lavorato per con Hamas. Anche se queste bugie fossero vere, è ben noto che per molti anni prima che cercasse l’esilio negli Stati Uniti, Khashoggi era stato un sostenitore del regime saudita dove si tagliavano le teste, un fatto di cui non ci siamo  preoccupati molto quando condannammo la sua uccisione.
Un’’inchiesta dell’ONU in Turchia per indagare sulle nefande azioni del suo attuale antagonista, l’Arabia Saudita, è, però, tutta un’altra cosa rispetto una inchiesta completa delle Nazioni Unite a Gaza sull’uccisione di giornalisti palestinesi già calunniati da Israele e dai suoi propagandisti come sostenitori “terroristi” .
Dopo il rapporto e la ritrattazione dell’inviato dell’ONU Richard Goldstone nella guerra di Gaza 2008-2009 – ,  per la quale leggasi massacrare – e la sua distruzione da parte di Israele e dei suoi amici considerati come nemico antisemita, “malvagio” e “schifoso” della verità (anche se lui era ebreo), dubito che Agnes Callamard abbia voglia di fare un viaggio per indagare sulla morte di Yaser Murtaja. E nemmeno, dopo  il fiasco di Goldstone , il la gente delle Nazioni Unite accanto all’East River avrà molto appetito per sfidare Israele ancora una volta.
In tutta onestà, le Nazioni Unite hanno notato la morte di Murtaja, e il suo staff per i diritti umani ha registrato un netto conteggio delle morti di civili, operatori sanitari e giornalisti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. C’è, però,  l’abitudine di tutti i governi a promettere indagini dopo ogni oltraggio commesso dai suoi servitori – e il problema è una se questi impegni contino per qualcosa di più di una droga che fa dimenticare il tempo.
Secondo Hagai El-Ad, direttore esecutivo dell’organizzazione israeliana per i diritti umani, B’Tselem, Israele adopera una campagna di “silenziamento” molto aggressiva contro qualsiasi critica dell’occupazione della terra palestinese. Per prima cosa, annuncia che ci saranno delle inchieste. “Il 97% delle volte, però, nessuna inchiesta verrà aperta – o una ne verrà aperta, ma nessuno verrà accusato.” L’opinione internazionale viene quindi calmata da notizie sulla “indagine”.
Il Centro  Palestinese per i Diritti Umani  Al-Mezan, a Gaza, che è “rispettato”, come piace  dire ai giornalisti parlando delle ONG di cui possono fidarsi – è si è rivolto all’Alta Corte di Israele per la morte di civili, di volontari e di giornalisti. “Uccidere i giornalisti è una violazione dei diritti umani e della legge internazionale,” il direttore delle comunicazioni di Al-Mezan, Mahmoud Abu Rahma, ha ripetuto più e più volte, quando gli ho parlato. Yaser Murtaja era una persona che tutti conoscevano. Non aveva un collegamento con Hamas. C’è stata una protesta, anche se non come quella per Khashoggi. E c’è stata una forte reazione da parte degli organismo internazionali.
Ma – e qui è il problema- Abu Rahma, come molti altri, considera queste indagini come “spazzatura”, anche se pubblicizzate in maniera sofisticata. “Le indagini israeliane non sono migliori delle indagini saudite,” dice. “E’ necessaria l’azione per Khashoggi – ma anche per Murtaja e per altri che erano chiaramente indicati come giornalisti che potevano essere chiaramente visti dai cecchini [israeliani]. Inoltre gli Israeliani hanno annunciato che avrebbero ‘indagato’”.
Sostenete il giornalismo del libero pensiero e aderite a Indipendent Minds. Dopo che Murtaja è stato ucciso il Comitato per Proteggere i Giornalisti (CPJ) ha critto a Benjamin Netanyahu  per chiedere che il primo ministro israeliano “assicuri che si indaghi rapidamente e a fondo sull’uccisione di giornalisti che fanno servizi sulle dimostrazioni nelle Striscia di Gaza”. Gli Israeliani, ha scritto il direttore esecutivo del CPJ, Joel Simon, hanno nominato un brigadiere generale per indagare sulla reazione dell’esercito nei confronti dei dimostranti palestinesi – e in particolare sull’uccisione di Yaser Murtaja – e quindi la “indagine” deve essere resa pubblica.
Il mondo attende la riposta di Netanyahu. Tutti aspettiamo i risultati di quella “indagine” – una volta che il brigadiere generale israeliano avrà raggiunto le sue gravose conclusioni. Proprio come noi attendiamo con totale fiducia i risultati della “indagine” straordinariamente giusta e accurata da parte dei Sauditi, sull’uccisione di Jamal Kashoggi, un’inchiesta ordinata dallo stesso Principe della Corona, Mohammed bin Salman che la CIA crede che abbia ordinato la sua uccisione.
Purtroppo, “indagine” in Medio Oriente significa offuscamento. E’ come l’avviso che lasciano sulla maniglia della vostra stanza d’albergo quando volete dormire. Non disturbate. E quando vi svegliate, con un po’di fortuna, gli incubi saranno stati tutti dimenticati.
Nella foto: Yaser Murtaja
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/deaths-of-journalists-brushed-aside-in-middle-east

Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Eva Illouz Olocausto, militarismo e consigli di Machiavelli: come la paura ha preso il sopravvento su Israele