Iran, attentato jihadista contro bus di Pasdaran: 27 morti e 13 feriti







Teheran (AsiaNews/Agenzie) - È di almeno 27 morti e 13 feriti il bilancio dell’attentato avvenuto nella serata di ieri nella provincia iraniana del Sistan-Baluchistan, nel sud-est del Paese,  vicino al confine con il Pakistan. Obiettivo dell’attacco - rivendicato in queste ore dal gruppo estremista salafita sunnita Jaish al Adl (Esercito della giustizia) - un bus dei Guardiani della rivoluzione (Pasdaran), le milizie fedeli alla guida suprema impegnate nel pattugliamento della frontiera.
Secondo quanto riferisce l’agenzia ufficiale Irna, l’attacco (fra i più sanguinosi) è stato sferrato con un’autovettura imbottita di esplosivo, che ha centrato un autobus di pasdaran sulla strada che collega Khash e Zahedan. In una nota i Guardiani della rivoluzione puntano il dito contro “terroristi takfiri e mercenari dei servizi di intelligence delle potenze egemoni”.
Teheran considera il gruppo jihadista Jaish al Adl come una organizzazione “terrorista” al soldo di entità straniere, per fomentare violenze e divisioni nel Paese.
La provincia del Sistan-Baluchistan, lungo il confine con il Pakistan e l’Afghanistan, è spesso teatro di attentati fra forze dell’ordine (e pasdaran) locali e movimenti separatisti o gruppi jihadisti. Nell’area vi è una grande comunità musulmana sunnita di etnia beluci, nel contesto di una nazione a larghissima maggioranza sciita. La zona è anche famosa per essere una via di comunicazione per il commercio della droga.
In passato i vertici della Repubblica islamica hanno accusato gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita di sostenere i gruppi separatisti.

L’attacco di ieri è avvenuto in concomitanza con l’apertura a Varsavia di un summit organizzato da Washington, con l’obiettivo di consolidare il fronte anti-Iran e preparare il terreno a un attacco militare. Secondo la Casa Bianca la Repubblica islamica esercita una “influenza destabilizzante” in tutto il Medio oriente. In risposta all’attentato, il ministro iraniano degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha affermato che “non è una coincidenza” il fatto che l’Iran sia stato investito dal terrore “nel giorno stesso” in cui si svolge la conferenza in Polonia, che egli definisce “un circo”.

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