Avvenire :Giorgio Bernardelli: "L'incontro di Abu Dhabi importante anche per il mondo ebraico"
L’incontro interreligioso di Abu Dhabi è stato un momento molto importante anche per il mondo ebraico. Per le autorità locali è stata infatti l'occasione per riconoscere formalmente la presenza a Dubai di una sinagoga. In un certo senso anche questo è avvenuto grazie al viaggio del Papa». Lo chiamano il rabbino del mondo musulmano Marc Schneier. Da dodici anni questo religioso ebraico di New York che ha fondato a Hampton una delle sinagoghe più impegnate nel dialogo negli Stati Uniti fa la spola con il Golfo Persico per lanciare ponti tra l'ebraismo e l'islam. Non è un caso, dunque, che sia stato proprio lui a parlare domenica a nome dell'ebraismo all'incontro di Abu Dhabi. Le sue impressioni ce le racconta da Vienna, dove è già volato per partecipare alla sessione annuale del Saudi King Abdullah bin Abdulaziz International Centre for interreligious and Intercultural Dialogue, cioè l'istituzione per il dialogo sponsorizzata dai sauditi. «Sono rimasto molto colpito dai gesti e dalle parole di papa Francesco e dell'imam al Tayyib - ci risponde alla domanda sulla dichiarazione comune firmata da cristiani e musulmani -. Ho visto in entrambi un sincero desiderio di comprensione reciproca. Ed è la stessa comprensione di cui c'è tanto bisogno oggi tra tutte le religioni. Ecco perché la dichiarazione è un fatto importante anche per la nostra « comunità ebraica». E dal 2008 che gli ebrei residenti a Dubai o in transito per lavoro o per turismo si ritrovano presso un ex residence adibito informalmente a sinagoga. Presenza fino a pochi mesi fa mai citata in nessuna guida e pubblicizzata solamente con il passaparola. Non che fosse una presenza clandestina: nella sinagoga, proprio sulla custodia del rotolo della Torah, figura il nome "dell'amico" Mohammed Ali Alabbar, l'immobiliarista del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo. E il rabbino Schneier racconta di aver ricevuto da Nahyan bin Mubarak, il ministro emiratino della tolleranza, la prima telefonata dopo l'attentato alla sinagoga di Pittsburgh, nell'ottobre scorso. A imporre discrezione era però, evidentemente, l'intreccio con le questioni politiche mediorientali. Anche il fatto che oggi Emirati Arabi Uniti e Israele non facciano mistero di parlarsi ha quindi contribuito al passo compiuto in questi giorni alla conferenza sulla fratellanza umana. «Gli ebrei di Dubai sono una comunità molto dinamica - racconta rav Schneier - formata da famiglie giovani. Il prossimo passo? Far nascere anche tutto il resto che serve a una comunità: un ristorante kosher, un bagno rituale...». Non ritiene un caso che la sinagoga abbia aperto i battenti proprio negli Emirati Arabi Uniti, il rabbino di New York, ma racconta di altri passi che stanno avvenendo anche nel resto del Golfo Persico. «La conferenza di Abu Dhabi ha fissato un benchmark nell'impegno per il rispetto della diversità religiosa - spiega -. Avrà una ricaduta su tutta la regione». Gli facciamo notare che l'incontro interreligioso promosso dai sauditi a cui sta partecipando ora si tiene a Vienna e non a Riad. Risposta: «E solo una questione di tempo...».
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