Rafael Bokehi Bolsonaro e gli ebrei brasiliani




Rafael Bokehi,19 anni, membro attivo del movimento giovanile Hashomer Hatzair in Brasile, appena tornato da otto mesi di Shnat Hachsharà in Israele con il suo gruppo, ha ripreso da pochissimo il ruolo di madrich (guida) all’interno della sezione di Rio de Janeiro, una delle cinque sedi brasiliane del Movimento.
Gli abbiamo chiesto di condividere con noi la sua opinione riguardo queste ultime elezioni, che l’hanno lasciato sconcertato.

L'elezione del candidato Jair Messias Bolsonaro potrebbe essere stato uno shock per molti brasiliani e anche per il mondo intero. Tuttavia, questo risultato elettorale ha radici molto più profonde e molto più chiare di quanto sembri.
Per quasi 400 anni il territorio che oggi chiamiamo Brasile è stato governato da élite di proprietari terrieri, che hanno avuto per lungo tempo tra loro solo controversie occasionali riguardanti la monarchia, la centralità del potere e della schiavitù, ma che hanno sempre concordato sul ruolo dell'economia rurale e del consumatore all’interno dell’economia locale. Questa situazione inizia a cambiare nella seconda metà del Novecento, con l'ascesa al potere di nuove élite dal profilo più orientato verso lo sviluppo industriale, ma allo stesso tempo populista. Una lotta di potere che, in uno scenario di guerra fredda, culmina nel colpo di stato civile-militare che ha inaugurato l'ultima dittatura in Brasile, un periodo in cui la società è diventata meno libera e più diseguale.
Come in tutta l'America Latina, questa squilibrio nella condizione economica portò nei primi anni duemila al potere un gruppo composto non più da élite, ma piuttosto dalla classe medio-bassa. Questo gruppo, per quasi quattordici anni, ha cercato di governare nell’interesse di una parte più ampia della popolazione. Tuttavia, prima per arrivare e poi per rimanere al potere, molti di questi rappresentanti hanno ceduto al sistema di corruzione storica nel paese; diversi scandali sono stati portati alla luce, provocando molte reazioni nella società, come le manifestazioni del 2013.
Questi segnali di malcontento popolare sono stati manipolati dalle élite storiche per riprendere il controllo del paese. Il processo di impeachment del presidente Dilma Rousseff e l’incarcerazione del suo vice sono stati chiara dimostrazione delle operazioni che molti brasiliani con una posizione finanziaria più che confortevole hanno tentato e continuano a tentare per ottenere un governo che faciliti la loro vita personale e la loro classe; e ciò anche a scapito di migliaia di emarginati e dello stesso sviluppo della democrazia rappresentativa, che difende la costituzione nazionale.
È in questo ruolo che si ritrova buona parte della comunità ebraica brasiliana.
La posizione degli ebrei in Brasile è sempre stata molto difficile da capire, dal momento che essi costituiscono un gruppo che sfugge dalle regole generali del paese; pur avendo la più antica sinagoga del continente americano, la popolazione ebraica ha continuamente subito crisi socioeconomiche, persecuzioni religiose e politiche fino alle metà del XVIII secolo. Da quel momento il mondo ebraico brasiliano (lo 0,06% della popolazione) cominciò ad avere maggiore riconoscimento e peso politico.
Di fronte alle forti tensioni razziali e di classe presenti ancora oggi, l'ebreo brasiliano ha assunto una duplice identità, quella di “non-bianco” e nello stesso tempo di “non-nero”. La prima identità ha di fatto determinato una posizione di secondo piano nella società, fortemente condizionata dalle problematiche legate all’antisemitismo e dallo sviluppo dell’ideologia comunista. Al contrario, la seconda identità, più vantaggiosa, ha protetto gli ebrei brasiliani dalla forte discriminazione esistente nei confronti di neri e meticci (i cosiddetti pardos/marroni), e ha aperto agli ebrei l'ingresso agli studi universitari e alle occupazioni più redditizie. In sostanza l’ebreo è rimasto parte di una minoranza sociale, ma con capacità di inclusione e ascesa economica.
Le comunità ebraiche, in particolare la più prospera di Rio de Janeiro, condizionate da un timore quasi ancestrale delle persecuzioni, hanno cominciato ad arroccarsi, formando una bolla sociale e attaccando qualsiasi movimento che evochi una minaccia per gli ebrei in loco o in Israele. Ciò ha generato una serie di scontri tra le istituzioni comunitarie e la sinistra latinoamericana e successivamente la sinistra interna alle comunità ebraiche stesse, come ad esempio le Tnuot Noar (i movimenti giovanili) e i gruppi politici discendenti dal Bund o da alcuni accademici.
Questo complesso di sopravvivenza e quasi di cospirazione, ha anche portato le comunità brasiliane a cercare rappresentanza politica in gruppi ciecamente pro-Israele, senza considerare l'insieme delle loro idee e delle loro proposte, spesso di per sé incongruenti con l'ebraismo stesso. Il caso del candidato eletto Jair Bolsonaro rientra esattamente in questa situazione.
Jair Bolsonaro è stato un rappresentante alla Camera dei Deputati per lo stato di Rio de Janeiro per 27 anni, eletto sette volte e sotto otto partiti diversi. Nei suoi discorsi si è sempre proposto come rappresentante dei militari, forte di una carriera nell'esercito cominciata a quindici anni e conclusasi, prima di entrare nella riserva, come capitano. Oltre a quella delle forze armate, Bolsonaro ha sempre sostenuto le cause dei gruppi rurali, cristiani e armati. Fin dall'inizio della sua carriera politica ha sempre espresso giudizi caratterizzati dalla misoginia, dal razzismo, dal rifiuto dell’immigrazione, da posizioni omofobiche. Bolsonaro si è continuamente espresso contro la laicità dello Stato, contro i diritti delle minoranze e per il sostegno aperto alle dittature latino-americane, per cui tra l’altro esprime nostalgia.
Nonostante queste contraddizioni preoccupanti, è diventato una personalità ricca di seguaci e ha ispirato molte persone negli ultimi otto anni. Ciò è dovuto principalmente alle influenze dei social network e ad una mitologia diretta e schietta. Con le sue critiche conservatrici è riuscito a guadagnarsi la fiducia della popolazione indignata dagli scandali e dalla corruzione del governo del Partito Laburista, la cui immagine era orma identificata come dottrinaria a difesa di un'ideologia di genere. Un altro aspetto è stato la difesa di una posizione più aggressiva nella lotta contro la situazione di violenza che il Brasile vive. Favorevoli all’intransigenza contro il crimine e alla difesa "della moralità e delle buone maniere", molti brasiliani e molti ebrei hanno deciso di sostenere tutte le posizioni (anche se) controverse, ambigue e pericolose difese da Bolsonaro.

Rafael Bokehi
Trad. a cura di Emilio Hirsch

di Emilio Hirsch

Il reportage dal Brasile suona di formidabile attualità. In molti altri paesi del mondo e non ultima l’Italia lo spirito dei tempi sembra ovunque portare allo stesso compromesso. La maggioranza del mondo ebraico, soprattutto della diaspora, pur di difendere Israele e la sua attuale politica trova accettabile sostenere partiti politici che professano la discriminazione di parti delle società che hanno condiviso le sorti degli ebrei durante la Shoà. Viene infatti da chiedersi come ci si possa fidare del “semitismo” di chi si professa omofobo, xenofobo, contro i rom e i sinti e di sopportare con fatica i disabili. Ciononostante, esistono non solo gruppi di ebrei che sostengono Bolsonaro in Brasile, ma ebrei per Orban in Ungheria e per Salvini in Italia.
D’altra parte, mentre ci preoccupiamo della Lega, organizziamo tranquillamente attività e cerimonie pubbliche con i 5 stelle, partito che non perde occasione di mostrare profonde ambiguità nei confronti del mondo ebraico. Questi ammiccamenti all’antisemitismo dei 5 stelle sono ad esempio ancora una volta emersi recentemente a Torino durante un evento in ricordo degli 80 anni dalle leggi razziali. Un simpatizzante nel pubblico sosteneva con saccenteria che la Shoah in Italia avesse fatto tutto sommato “solo” poco più di 3000 vittime. Forse hanno ereditato l’antisemitismo e l’ostilità pregiudiziale verso Israele di certa sinistra, becera terzomondista? È evidente che il nostro governo giallo/verde vede questi due schieramenti in perfetta sintonia e certamente il sostegno ebraico ad uno od all’altro partito non può che rafforzare entrambi.
È altrettanto chiaro che gli ebrei dovrebbero possedere una sensibilità atavica che porta a riconoscere l’Amalek del momento. Nel guazzabuglio contemporaneo dove tutto può essere il contrario di se stesso, davvero il lupo ha perso pelo e vizio o questo sesto senso ci è venuto meno?

Emilio Hirsch


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