Karl Sabbagh, Le guerre dell’antisemitismo, Skyscraper Publications, novembre 2018, pp. 272.
Con
accuse di antisemitismo che occupano regolarmente le prime pagine
coinvolgendo personaggi di alto profilo come Ken Livingtone [ex-sindaco
laburista di Londra dal 2000 al 2008, ndtr.] o l’ex rabbino capo
britannico Jonathan Sacks, chi può essere all’oscuro del fatto che è in
corso un’appassionata lotta? Tuttavia, qual è la realtà che sta dietro
questi titoli?
La
meticolosa analisi dei fatti di Karl Sabbagh è di un tempismo perfetto.
Insinuazioni e accuse contro persone che fanno campagna per i diritti
dei palestinesi, ovviamente, continuano da decenni, ma gli ultimi due
anni hanno visto un massiccio incremento dell’ampiezza e nell’intensità
degli attacchi, soprattutto contro la Sinistra, compreso il leader del
partito Laburista Jeremy Corbyn. Mentre la possibilità di una vittoria
dei laburisti si profila sempre più vicina, organizzazioni come il
“Jewish Labour Movement” [Movimento degli Ebrei Laburisti] (JLM),
“Labour against Anti-Semitism” [Laburisti Contro l’Anti-semitismo]
(LAAS), il “Board of Deputies of British Jews” [Comitato dei Deputati
Ebrei Britannici], la Campaign against Anti-Semitism [Campagna contro
l’Antisemitismo] (CAA) ed altri hanno intensificato la campagna. Questo
libro è quindi sia un resoconto di attività del passato che un
avvertimento sul peggio che deve ancora venire.
Per
chi non è informato sulla storia della regione, il capitolo introduttivo
fornisce un riassunto chiaro, compresa una confutazione punto per punto
dei miti spesso ripetuti utilizzati per giustificare l’iniziale e
continua espulsione ed oppressione della popolazione nativa della
Palestina. Ne consegue che, di fronte a simili prove inconfutabili,
l’unica risorsa a disposizione della lobby filo-israeliana è cercare di
far tacere le critiche.
I
diversi metodi utilizzati emergono da una serie di resoconti personali.
Lo scrittore e musicista Tom Suarez ha scoperto che il CAA non solo ha
chiesto che venisse escluso come oratore, sia in Gran Bretagna che negli
USA, ma ha fatto anche campagna perché ovunque gli fosse negato un
ingaggio come musicista. Tony Greenstein, ben noto blogger e attivista a
favore dei diritti dei palestinesi, ha fornito un dettagliato resoconto
di cosa significhi essere trascinato di fronte alla Commissione
Costituzionale Nazionale del partito Laburista, in un lungo e traumatico
processo pseudo-legale. Centinaia di membri del partito sono stati
denunciati in questo modo da gruppi di persone che controllano
minuziosamente internet, non tanto per cercarvi affermazioni
antiebraiche quanto critiche contro Israele. I numeri che ne risultano
consentono alla lobby di accusare quello laburista come un partito che
non è stato attivo nell’estirpare l’”endemico” antisemitismo tra i suoi
membri.
Jeremy
Corbyn ed altri leader del partito sono oggetto di critiche per non
aver risposto rapidamente e nettamente agli attacchi. La politica dei
gesti rassicuranti e le proteste di innocenza sembrano avere
semplicemente rinvigorito la campagna contro il partito Laburista.
Nel
suo capitolo che si occupa dei gruppi di controllo, Sabbagh dimostra
quanto utilizzino qualunque cosa, da citazioni decontestualizzate a pure
e semplici invenzioni, compresi scambi orali che non possono essere
verificati. Di fatto il CAA, un’associazione benefica riconosciuta è
specializzata nella scoperta (spesso inventata) di incidenti di
antisemitismo e nell’intimidazione di individui e gruppi che fanno
campagna o di luoghi di riunione che ospitano eventi a favore dei
palestinesi. Il suo esplicito obiettivo è “ottenere conseguenze
disastrose, che siano penali, professionali, finanziarie o di immagine”
per chi critica Israele. Hanno chiesto che vengano avviate azioni penali
per “discorsi di odio” dalla procura generale e che docenti
universitari che parlano a favore dei diritti dei palestinesi vengano
licenziati. Come molte persone prese di mira possono testimoniare, anche
se le accuse si dimostrano false, una volta che la calunnia viene
lanciata il danno è fatto. Pubbliche smentite (raramente fatte) possono
non essere lette, e molte persone non si possono permettere di adire a
vie giudiziarie. La risposta ad altri che dicono la verità è chiara:
denuncia Israele e ciò può succedere anche a te. Esempi della reale
criminalizzazione delle critiche contro Israele negli Stati Uniti
dovrebbero servire come avvertimenti per chiunque in questo Paese.
Il
vergognoso ruolo giocato dai media è un tema ricorrente nel libro di
Sabbagh. Il fatto che i “sondaggi” della CAA sull’opinione pubblica
ebraica siano stati presentati come estremamente approssimativi, tra gli
altri da leader e commentatori ebraici, non ha impedito a molti dei
principali media dal citarli come fonti di informazione affidabili.
Per
esempio affermazioni infondate secondo cui un terzo degli ebrei
britannici stanno prendendo in considerazione l’idea di emigrare sono
semplicemente citate come un fatto. L’assurda, quasi isterica reazione
del rabbino Sacks a un commento assolutamente banale di Jeremy Corbyn è
un esempio calzante. Non un solo mezzo di comunicazione importante ha
seriamente messo in discussione il suo incredibile paragone con il
famoso discorso su “fiumi di sangue” di Enoch Powell [politico
ultraconservatore inglese, ndtr.].
L’analisi
di Sabbagh sui mezzi di comunicazione più importanti a questo riguardo è
confermata da un recente rapporto della “Media Reform Coalition”
[Coalizione per la Riforma dei Media, insieme di gruppi inglesi della
società civile per la ricerca e campagne per migliorare l’informazione,
ndtr.] (illustrato nell’Appendice). Mostra che inesattezze diffuse e
ripetuto hanno teso a promuovere il concetto che il partito Laburista è
istituzionalmente antisemita.
Al
centro del libro si trova la controversia relativa alla definizione di
antisemitismo dell’”International Holocaust Remembrance Alliance”
[Alleanza Internazionale per il Ricordo dell’Olocausto] (IHRA), dato che
essa diventata l’arma prediletta della lobby israeliana. In sé la
definizione è indiscutibile, ma alcuni degli esempi presuntamene “utili”
relativi ad Israele – che la lobby ha lottato con le unghie e coi denti
perché venissero inclusi – sono molto sospetti. Lo scopo apertamente
dichiarato è di confondere ogni critica di Israele con l’antisemitismo.
Sabbagh lo dimostra nel dettaglio e segnala il pericolo della sua
adozione, citando numerose opinioni giuridiche, compresa quella di
avvocati che di fatto hanno formulato la definizione originale.
Altri
documenti fondamentali che vengono forniti sono trascrizioni del
documentario di Al Jazeera “La Lobby”, che evidenza le interferenze del
governo israeliano sulla politica britannica. Una serie di documentari
simili più recenti sulla lobby negli USA non è stata messa in onda, ma
fortunatamente è filtrata su internet. È incluso anche un resoconto
delle accuse di antisemitismo fatte contro la baronessa Jenny Tonge [ex
deputata del partito Liberal Democratico, espulsa dal partito con accuse
di antisemitismo per aver difeso i diritti dei palestinesi, ndtr.]
quando ha presieduto un incontro in parlamento.
L’effetto
cumulativo di tutti questi dati attentamente studiati e chiaramente
presentati è profondamente agghiacciante. Le implicazioni per la libertà
di parola in Gran Bretagna – la base fondamentale della nostra
democrazia – sono ineludibili. Sfortunatamente, praticamente per
definizione i principali media molto probabilmente non recensiranno una
pubblicazione che rivela il loro approccio di parte e negligente verso
uno dei principali problemi dei nostri tempi. Speriamo che il
passaparola e il potere delle reti sociali attirino i lettori che questo
libro merita.
(traduzione di Amedeo Rossi)
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