Cecchino israeliano uccide donna di Gaza, prima vittima del 2019
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Una
donna colpita venerdì durante le proteste nella Striscia di Gaza
occupata è la prima vittima palestinese per mano delle forze di
occupazione israeliane nel 2019. Lo stesso giorno un uomo palestinese è
stato colpito e gravemente ferito dalle forze israeliane in
Cisgiordania.
Amal
al-Taramsi, 44 anni, è morta a est di Gaza City dopo che le hanno
sparato con proiettili veri alla testa durante le manifestazioni della
Grande Marcia del Ritorno. Secondo il gruppo per i diritti umani con
sede a Gaza “Al Mezan”, quando è stata colpita si trovava a 200 metri
dalla barriera di confine.
Al-Taramsi
è la terza donna ad essere uccisa durante la serie di proteste iniziate
il 30 marzo dello scorso anno. Le altre due vittime sono state la
dottoressa Razan al-Najjar e la quattordicenne Wesal al-Sheikh Khalil.
Più
di 180 palestinesi sono stati uccisi durante le dimostrazioni della
Grande Marcia del Ritorno che si sono tenute lungo i confini orientali e
settentrionali di Gaza.
Secondo
Al Mezan, le forze israeliane hanno anche lanciato di proposito
candelotti lacrimogeni contro i corpi di palestinesi durante le proteste
di venerdì, ferendo 68 persone.
Paramedici e giornalisti presi di mira
Il
paramedico volontario Mustafa al-Sinwar, 22 anni, è rimasto gravemente
ferito quando è stato colpito alla gola da un lacrimogeno mentre
svolgeva il suo lavoro durante le manifestazioni a est di Khan Younis, a
sud di Gaza.
Husni
Salah, 25 anni, fotogiornalista che lavora per l’agenzia di notizie AFP
[Agenzia France Presse, ndtr.], è stato colpito al volto con un
candelotto lacrimogeno mentre stava informando sulle proteste lungo il
confine centro-orientale di Gaza.
Anche un altro giornalista, Hussein Karsou, 44 anni, è stato colpito al volto da un lacrimogeno a est di Gaza City.
Circa
150 palestinesi sono rimasti feriti durante le proteste di venerdì. Un
filmato mostra una persona che sarebbe stata gravemente ferita dopo
essere stata colpita alla testa.
Il
ministero della Salute di Gaza ha affermato che, da quando sono
iniziate, circa 14.000 persone sono state ricoverate in ospedale per le
ferite riportate durante le manifestazioni della Grande Marcia del
Ritorno.
I
dimostranti chiedono la fine dell’assedio israeliano contro il
territorio e che i rifugiati palestinesi possano esercitare il loro
diritto al ritorno alle terre da cui le loro famiglie sono state espulse
nel periodo della fondazione di Israele nel 1948.
Due
terzi dei più di due milioni di abitanti di Gaza sono rifugiati, molti
dei quali originari delle terre che si trovano appena al di là della
barriera di confine di Israele.
Nel contempo nella Cisgiordania occupata un uomo palestinese è stato colpito da un civile israeliano e da soldati.
L’esercito
israeliano sostiene che Ghazi Skafi, 35 anni, ha cercato di
accoltellare dei soldati a un posto di controllo militare nella colonia
di Kiryat Arba [colonia di stremisti nazional-religiosi, ndtr.], nei
pressi di Hebron.
Un
video mostra che l’uomo è stato colpito due volte, prima da un uomo con
abiti civili e poi da un soldato in uniforme. “Uccidilo” dice nel
filmato in inglese un uomo non ripreso dalla telecamera.
Si
sentono anche persone che assistono alla scena affermare “Dio è buono,
dio è buono” e “Brucia all’inferno, stronzetto” in inglese con accento
nordamericano.
Il
video mostra Skafi steso sulla strada con sopra una coperta. La
cinepresa si sposta verso destra e mostra a terra quello che sembra un
piccolo coltello.
Secondo quanto riferito dai media, Skafi è stato curato all’ospedale per ferite all’addome e alle gambe.
Lo
scorso anno le forze israeliane e civili armati hanno ucciso 15
palestinesi responsabili, o presunti tali, di attacchi contro israeliani
in Cisgiordania.
Incursioni a Ramallah
Questa
settimana per cinque giorni consecutivi le forze israeliane hanno fatto
incursioni a Ramallah, la sede dell’Autorità Nazionale Palestinese in
Cisgiordania, e nella vicina città di al-Bireh.
Gli
attacchi hanno avuto luogo nel contesto di una caccia all’uomo alla
ricerca di un palestinese che la scorsa settimana ha aperto il fuoco
contro un autobus che trasportava coloni israeliani, ferendone uno.
Le forze di occupazione hanno fatto irruzione in negozi ed hanno sequestrato riprese di telecamere di sicurezza.
Un’abitante di Ramallah si è servita di Twitter per descrivere come le incursioni hanno colpito la sua vita familiare.
Durante gli attacchi giovani palestinesi si sono scontrati con le forze di occupazione israeliane.
All’inizio
della settimana le forze israeliane hanno arrestato Assem Barghouti,
che Israele accusa di aver perpetrato l’aggressione armata in cui il
mese scorso sono rimasti feriti a morte due soldati in Cisgiordania.
È
anche accusato da Israele di essere coinvolto in un’altra sparatoria in
Cisgiordania a dicembre, in cui una donna israeliana incinta è stata
gravemente ferita. Il suo bambino, nato prematuro, è morto pochi giorni
dopo il parto indotto.
Israele ha incolpato Saleh Barghouti, fratello di Assem, di essere l’uomo armato che ha perpetrato l’attacco.
Lo
scorso mese il gruppo palestinese per i diritti umani Al-Haq ha fatto
un pressante appello riguardo al caso di Saleh Barghouti al Gruppo di
Lavoro dell’ONU per le Persone Forzatamente o Involontariamente
Scomparse.
Secondo
la documentazione di Al-Haq, compresi testimoni oculari, Barghouti è
stato catturato vivo il 12 dicembre. Qualche ora dopo la sua scomparsa, i
media israeliani hanno informato che Barghouti era stato ucciso da
Yamam, un’unità speciale della polizia di frontiera di Israele.
(traduzione di Amedeo Rossi)
electronicintifada.net
Video shows shooting of West Bank man as settlers call for his death.

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