Miriam Berger PER CAPIRE GAZA, CHIEDETE A QUALCUNO COSA STA MANGIANDO E PERCHE’
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Le due sorelle gazawi chiedono di poter fare passare il vassoio di dolci attraverso il checkpoint israeliano. “Per favore”, supplicano, “nostra sorella è incinta e tutto ciò che vuole è anche solo sentirne il profumo”.
L’uomo addetto alla prima fase del controllo di sicurezza, Palestinese lui stesso, rifiuta.
Le regole di Israele per ciò che è
permesso far passare da Gaza possono spesso sembrare arbitrarie: quel
giorno di novembre, in seguito a una nuova direttiva, il loro vassoio di
cibo era un no-go. Poco dopo, l’uomo fa cenno alle donne di passare
attraverso il controllo successiva del valico di Erez – l’unico punto
di entrata e di uscita tra Israele e la striscia di Gaza – mentre i
dolci delle donne, insieme agli altri articoli vietati trovati nelle
loro borse, come cosmetici e pentole di terracotta, sono rimandate
nella Gaza assediata.
Questa scena è solo un esempio di come
il cibo qui è diventato politicizzato – in un certo modo quasi un’arma, –
un microcosmo delle forze e degli interessi che modellano la violenza e
le crisi umanitarie a Gaza. Dalle aggressioni alle restrizioni
israeliane su ciò che può essere fatto entrare o uscire, dalla
spaccatura politica palestinese al governo repressivo di Hamas, dalle
debolezze di un’economia dipendente dagli aiuti – per capire cosa sta
succedendo a Gaza, basta chiedere a qualcuno cosa sta mangiando e perché
.
Consideriamo il caso della trentunenne
Warda, un’affabile chef e madre divorziata di tre figli che vive con la
sua famiglia molto conservatrice a Gaza City. (Munchies usa solo il suo
nome per motivi di privacy.) Il cibo è fonte di molti dei piaceri della
sua vita, oltre che un indicatore di tanti suoi dolori e preoccupazioni.Warda mostra i suoi piatti sul cellulare
Warda non ha mai lasciato Gaza, una
enclave costiera di soli 365 chilometri quadrati in cui abitano quasi
due milioni di persone. Durante tutta la sua vita, le chiusure
periodiche dei valichi hanno limitato i suoi movimenti. Ma poi, nel
2007, Israele e Egitto imposero un blocco dopo che Hamas vinse le
elezioni sconfiggendo la rivale, l’Autorità Palestinese (PA), guidata
dal partito di Fatah. Dopo tre guerre e dopo continui bombardamenti
israeliani Gaza, che è uno dei luoghi più densamente popolati della
terra, sta crollando a causa di poche ore di elettricità al giorno,
acqua piena di liquami, ospedali gravemente sottodimensionati e
disoccupazione diffusa che peggiora ogni giorno.
“Non ho libertà”,
mi ha detto Warda a giugno. È alta e robusta e ha un carattere
irrequieto, anche se occasionalmente si ritira in se stessa. “Dove altro posso andare?” Chiede lei quietamente.
Warda si oppone ad Hamas, che ha
imposto una forma integralista di Islam e i cui militanti, dice, cercano
ogni scusa per multare le persone e finanziare il governo corrotto a
corto di soldi (o per intascarle). Quando iniziò il blocco, gli abitanti
di Gaza furono in grado di alleviare l’assedio importando tutti i tipi
di merci attraverso i tunnel sotterranei collegati alla vicina penisola
del Sinai in Egitto. Ma il commercio dei tunnel si interruppe nel
2013, dopo che l’Egitto crollò, e nei cinque anni successivi l’economia
di Gaza si è praticamente arrestata.
Warda gestisce ora una società di
catering con diverse altre donne, ma sente di camminare costantemente su
di un terreno instabile. Ha iniziato il lavoro a gennaio, perché ama
cucinare e vuole risparmiare abbastanza denaro per ampliare la casa
della sua famiglia e avere un po’ più di spazio per se stessa. Le
società di catering, i cui clienti sono quei fortunati abitanti di Gaza
con un po’ di reddito disponibile, riescono a malapena a cavarsela. Non
possono infatti esportare i loro prodotti in Israele o nella
Cisgiordania occupata, dove si trova l’Autorità Palestinese, a causa dei
divieti israeliani. Nel frattempo, la divisione tra Hamas e Fatah si è
approfondita: l’anno scorso l’AP ha smesso di pagare Israele per
l’elettricità di Gaza in una mossa punitiva verso Hamas.Persone fuori da un centro Unwra per la distribuzione del cibo. La scritta sul muro riporta: “Le armi sono proibite”
Come quasi tutti i residenti di Gaza,
Warda fa affidamento sugli aiuti dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il
Soccorso e il Lavoro (UNRWA), che fornisce gli alimenti di base e
gestisce scuole e cliniche. A gennaio il presidente Donald Trump aveva
sospeso alcuni degli aiuti degli Stati Uniti all’UNRWA, per poi
tagliarli del tutto alla fine di agosto, causando agli abitanti di Gaza
tagli ai servizi e costanti minacce di ulteriori tagli a venire. L’aiuto
alimentare dell’UNRWA non è il più salutare, e decenni dopo l’inizio
delle distribuzioni, Gaza non può ancora permettersi di farne a meno. E’
una necessità perché non c’è alcuna alternativa in questo momento, dice
Warda. Tutti i soldi che risparmia sono per quella stanza tutta per
sè, e questo la pone tra i fortunati: ogni pasto porta con sé un po’
più di speranza.
Warda ha recentemente deciso di
diventare vegetariana (o flexitariana, dato che mangia ancora coniglio):
non le piaceva molto la carne e si preoccupava degli ormoni in essa
contenuti, quindi, come parte della sua spinta all’indipendenza, ha
deciso di mangiare solo ciò che le piace. C’è una battuta piuttosto
comune in Medio Oriente, comunemente così ossessionato dalla carne, e
cioè che essere vegetariani è motivo per essere ricoverati in
manicomio, ma anche questa battuta a Gaza ha un finale più duro, visto
che Warda non ha vie d’uscita.
Storicamente, però, Gaza ha avuto una
cucina molto saporita, ricca e sana, come Laila El Haddad racconta nel
suo libro di cucina del 2013, The Gaza Kitchen.
“Mentre
Gaza fa parte del grande universo alimentare mediterraneo costituito da
olive, pesce, ceci e ortaggi, è anche un ponte per i mondi culinari del
deserto d’Arabia, del Mar Rosso e della Valle del Nilo”, scrive El Haddad. ”La
cucina della costa urbana – nota per i suoi sofisticati piatti a base
di pesce – è chiaramente distinguibile da quella dell’interno, più
agricolo, ricca di verdure e legumi”.Peperoncino al mercato di Zawyia a Gaza City
L’idea stereotipata è che a un Gazawi
piaccia il cibo speziato: la shatta, la salsa piccante mediorientale
fatta di peperoni rossi tritati, è un alimento base in ogni casa di
Gaza. Storicamente, Gaza era al centro del commercio di terra e di mare
che collegava l’Africa e l’Asia, una centralità che influenzava la sua
cucina con una varietà di spezie e di stili. Il popolare daqqa (a volte
scritto dagga), ovvero insalata di pomodori freschi, peperoncini
piccanti, olio d’oliva e aneto- include in sé il patrimonio culinario
unico di Gaza. Ciò che troviamo sul tavolo riflette anche gli
avvenimenti della storia contemporanea: i profughi palestinesi che nel
1948 si sono rifugiati a Gaza dopo la creazione di Israele e in seguito
alla Nakba, hanno apportato alla cucina gazawi molti cambiamenti,
arricchendone sia l’identità che i sapori.
A causa del suo attuale isolamento
geografico, i piatti di Gaza sono molto meno conosciuti rispetto ad
altri prodotti di provenienza palestinese e mediorientale. C’è un piatto
famoso, ad esempio, probabilmente assente al di fuori di Gaza: la Knafa
arabiya, una sorella con noci e bulgur della più famosa knafa
nablusieh, una sorta di pasta sfoglia farcita di formaggio e immersa
nello zucchero.Knafa arabeyya
Raramente questo dolce viene preparato
al di fuori di Gaza e non c’è praticamente più modo di farlo passare
attraverso i valichi. E anche a Gaza, i custodi di questo piatto
tradizionale cominciano ad essere stanchi: “È difficile mantenere la tradizione”,
mi ha detto nel 2017 Mahmoud Saqallah, proprietario di Saqallah Sweets,
che serve una delle migliori knafa arabiya e che è a Gaza City da
oltre cento anni. “Al momento è difficile ottenere i prodotti necessari e tutto è più costoso”.
Le restrizioni di Israele su ciò che
gli abitanti di Gaza possono importare ed esportare hanno di fatto reso
il cibo, in ogni fase della catena alimentare, un oggetto politico,
dicono i Palestinesi e i gruppi per i diritti umani.
Al valico di Kerem Hashalom, il
principale punto di entrata e di uscita delle merci tra Israele e Gaza,
“c’è davvero una mancanza di politica” in ciò che è permesso esportare o
importare, dice Miriam Marmur di Gisha, un’organizzazione israeliana
per i diritti umani. Tra il 2007 e il 2010, Israele ha imposto vaste
restrizioni sull’uscita dei beni e delle persone da Gaza. Durante questo
periodo, tutto, tranne alcune eccezioni, è stato proibito per motivi di
sicurezza, ma la lista dei prodotti permessi non è mai stata resa
disponibile al pubblico, ha detto Marmur.
Nel 2012, Gisha pubblicò alcune di
queste informazioni dopo averle ottenute tramite una petizione sulla
libertà di informazione. I documenti mostrarono che nel 2008 l’esercito
israeliano aveva calcolato con precisione la quantità giornaliera di
calorie necessarie per evitare la malnutrizione a Gaza (2279 per
persona, in accordo con le linee guida dell’Organizzazione Mondiale
della Sanità) così da determinare la quantità di cibo da lasciar
passare.“Il
governo israeliano non voleva che i residenti di Gaza morissero di
fame, ma neppure che fossimo troppo pieni, felici e soddisfatti”, mi ha
detto Marmur a giugno. L’ha definita una forma di “guerra economica”
volta a ”spremere le persone per fare pressione su di loro nel
rovesciare Hamas”.
“Sono passati undici anni e quella politica non ha funzionato”, ha aggiunto.
I militari negarono che il calcolo fosse inteso a limitare il flusso di cibo, ma piuttosto ad evitare una crisi umanitaria.
L’esercito israeliano ha allentato
alcune delle restrizioni, in particolare nel 2010, quando iniziò a
consentire l’entrata di tutti i beni tranne quelli definiti a “doppio
uso”, un’ampia categoria che comprende tutto ciò che potrebbe
potenzialmente essere usato per costruire un’arma.
Ma i Palestinesi sostengono che molte
delle restrizioni sono decise in modo arbitrario e basate sul
mantenimento del vantaggio economico di Israele piuttosto che sulla
sicurezza. Secondo i ricercatori israeliani Aeyal Gross e Tamar Feldman,
nel corso degli anni le importazioni di cioccolato, coriandolo macinato
e margarina industriale sono state vietate, anche se sono consentite
altre erbe come issopo e altri tipi di margarina. Secondo il quotidiano
israeliano Haaretz, nel 2009, pasta e lenticchie furono rimosse dalla
lista vietata solo dopo che il senatore John Kerry e altri
rappresentanti statunitensi visitarono la Striscia di Gaza e rimasero
sconvolti nello scoprire che erano proibiti.
“Questo
ha instillato negli abitanti di Gaza un forte senso di incertezza e di
completa mancanza di controllo sulle loro scelte alimentari”, hanno scritto Gross e Feldman in uno studio del 2015 sul “Berkeley Journal of International Law”. “Alcune
delle aggiunte alla lista sono state fatte anche per promuovere
interessi economici israeliani, come la protezione dei prezzi di mercato
degli agricoltori locali israeliani in caso di prodotti agricoli in
eccesso”.
Gross e Feldman hanno notato che la
tahina, o pasta di sesamo, prodotta in Israele, ha assunto il controllo
del mercato di Gaza dopo che Israele aveva periodicamente vietato
l’importazione di semi di sesamo. La tahina rossa, prodotta con semi
appositamente tostati, è uno dei cibi preferiti di Gaza diventato
troppo costoso da preparare.
Oggi, gli alimenti processati sono in teoria autorizzati a lasciare Gaza per essere esportati all’estero “attraverso
il valico di Kerem Shalom in accordo con l’approvazione del Ministero
della Salute e soggette alle direttive sul controllo di sicurezza del
valico”, affermava un portavoce del Coordinatore delle Attività del Governo nei Territori (COGAT) in una email inviatami in agosto. “Non
vi è alcuna esportazione di prodotti alimentari processati dalla
Striscia di Gaza in Israele o nelle regioni di Giudea e Samaria [il
termine del governo israeliano per la Cisgiordania] a causa del rifiuto
del Ministero della Salute”, ha continuato il COGAT.Al Wadia nella sua fabbrica
Wa’el Al Wadia, l’amministratore
delegato del più grande produttore alimentare di Gaza, esportava l’80%
dei suoi prodotti in Cisgiordania, mi ha detto in aprile. Ma ora il suo
commercio è solo una frazione di quello che era una volta: non c’è
nessun posto dove i suoi sacchetti di patatine e snack possano essere
esportati. Ha dovuto ricostruire la sua fabbrica dopo che le bombe
israeliane l’avevano distrutta nelle guerre del 2009 e del 2014, e non
ha ancora recuperato le perdite.
L’assedio ha ulteriormente sconvolto
tutti i settori dell’economia alimentare locale. Abu Hasira Street è il
posto dove andare a Gaza City per trovare il pesce più fresco. Lì, vi
sono diverse pescherie di proprietà della famiglia Abu Hasira, e ogni
Gazawi ha la sua preferita. Da Al Muneer Abu Hasira, il pesce viene
servito appena sfornato e i gamberetti sfrigolano in un tegame di
argilla con una tipica salsa di pomodoro piccante e saporita.
Ma milioni di litri di liquami grezzi
si riversano ogni giorno nel mare di Gaza: Israele ha distrutto gran
parte delle infrastrutture fognarie durante la guerra del 2014 e non c’è
sufficiente elettricità per gestire ciò che ne rimane. Ciò rende la
maggior parte dei prodotti ittici di Gaza, come l’amato granchio blu, un
cibo proibito per coloro che sono preoccupati di ciò che i pesci
possono aver ingerito. Altri semplicemente non possono più permettersi
il pesce.
Prima della vittoria di Hamas nel 2007,
Gaza esportava pesce in Israele e in Cisgiordania. Ora, per supposti
“motivi di sicurezza”, Israele permette ai pescatori di allontanarsi
solo per poche miglia. A volte i soldati israeliani uccidono i pescatori
che si avventurano oltre i limiti imposti; Israele afferma che
rappresentano una minaccia come potenziali contrabbandieri. L’industria
della pesca di Gaza è ormai solo una minuscola parte di quella che era.
Anche le aziende agricole di Gaza
subiscono l’assedio in una miriade di modi. Molte delle principali aree
agricole di Gaza sono al confine con Israele: le bombe israeliane cadute
durante le guerre e il pesticida spruzzato nel frattempo (che secondo
Israele impedisce ad Hamas di utilizzare le aree come copertura per
tunnel e attacchi terroristici) ha reso inutilizzabile gran parte delle
terre; l’alto costo dell’importazione di fertilizzanti e semi da Israele
limita ulteriormente la produzione.Zakaria e il suo campo di peperoncini
Tra i Palestinesi di Gaza, si è diffusa
la voce che le verdure importate da Israele siano avvelenate, sebbene
non ci siano prove a sostegno di ciò. Queste congetture non fanno altro
che dimostrare come il cibo sia diventato un ulteriore tipo di arma.
Presso i centri di distribuzione UNRWA
di Gaza ci sono borse e scatoloni pieni di riso bianco, farina,
zucchero, lenticchie, ceci, lattine di sardine, latte in polvere, tahina
e olio di semi di girasole. Circa un milione dei 1,9 milioni abitanti
di Gaza vengono qui quattro volte l’anno per ricevere pacchi di viveri,
mi ha detto Asem Abu Shawish, capo dell’UNRWA Field Relief and Social
Services Program. I più bisognosi, il 68% dei destinatari, riceve una
quantità maggiore.
Al di fuori delle strutture di cemento
squadrate, la folla si raduna e alcune persone vendono barattoli di
tahina o lattine di sardine in cambio di contanti necessari per altri
bisogni urgenti.
Mutasem, 24 anni, guadagna alcuni
shekel trasportando con il suo asino gli scatoloni di alimentari nelle
case della gente. Ha una laurea in servizi sociali ed è il più giovane
di dodici fratelli. “Questo è l’unico lavoro che sono riuscito a trovare”, mi ha detto a giugno.Mutasem ad un centro distribuzioni di UNWRA
L’UNRWA ha iniziato a distribuire cibo
nel 1950, due anni dopo che Israele aveva cacciato o espulso 700.000
Palestinesi dalle loro terre, persone i cui discendenti oggi sono ancora
classificati come rifugiati. Sin dalla sua fondazione, l’UNRWA ha agito
come rappresentante ufficiale dei rifugiati palestinesi e fornisce
cibo, istruzione e servizi sanitari a Gaza, in Cisgiordania, in
Giordania, Libano e Siria.
“Ciò che rende ancora più disperata la situazione dei rifugiati di Gaza, è che il loro unico sbocco è l’UNRWA”,
spiega Abu Shawish, lui stesso rifugiato ed educato nelle scuole
dell’UNRWA. Dice che lui è abbastanza fortunato da non aver bisogno di
aiuto, ma senza i pacchi alimentari, avverte, molti altri patirebbero la
fame. Dopo che l’America, storicamente il più grande donatore
dell’UNRWA, ha tagliato del tutto i suoi aiuti ad agosto, l’UNRWA si è
impegnata a raccogliere fondi e a cercare di evitare tagli diffusi,
forse mortali, a Gaza. L’UNRWA rimane essenziale anche per i discendenti
dei profughi palestinesi, poiché mantenendo il loro status di
rifugiati, mantengono la loro rivendicazione legale sul diritto al
ritorno nell’attuale Israele (cosa a cui invece si oppongono i leader di
Israele e degli Usa).
Nel corso degli anni, i requisiti
applicati dall’UNRWA per ottenere aiuti alimentari sono cambiati.
Secondo Abu Shawish, al 68 per cento che costituiscono le persone con
bisogni più gravi, l’UNRWA mira a fornire l’80 per cento del fabbisogno
calorico giornaliero (1.675 su una media di 2100 calorie).
Non tutte le calorie, tuttavia, sono
uguali. Per decenni, la farina bianca, il riso, l’olio di colza e il
latte in polvere di qualità inferiore hanno avuto un costo, sia su come
le ricette di Gaza hanno dovuto essere riadattate a causa di questi
prodotti scadenti, sia sulla salute generale delle persone.“A Gaza
le agenzie internazionali distribuiscono principalmente farina bianca e
meno cereali tradizionali, come la frika (grano verde), il bulgur e
l’orzo”, hanno scritto Gross e Feldman nel loro documento del 2015. “A
causa della dipendenza della popolazione di Gaza da queste agenzie per
la fornitura di cibo, questi grani nutritivi sono stati quasi
completamente eliminati dalla loro dieta, minando sia la cultura della
cucina locale che la salute”.
“L’aiuto alimentare dovrebbe avere una chiara strategia per il raggiungimento dell’autonomia, evitando di creare dipendenza”, continuano.
Certamente questo non è il caso di
Gaza. Ed è una delle critiche centrali che i Palestinesi fanno
all’UNRWA: da decenni, l’Agenzia è diventata uno strumento dello status
quo–occupazione e debole leadership palestinese incluse. Ma mentre i
Palestinesi stessi criticano il modo in cui viene gestita l’UNRWA,
chiunque viva questa realtà sa che i tagli degli Stati Uniti
danneggeranno solo le persone e causeranno maggiore instabilità, senza
portare a riforme produttive.
“Sono molto critico nei confronti dell’UNRWA”, mi ha detto Omar Shabaan, economista politico di Gaza educato nelle scuole dell’UNRWA e che ha lavorato per l’Agenzia. “Ma
che la critica possa portare alle riforme …. Non si possono
interrompere gli aiuti degli Stati Uniti all’UNRWA e chiedere all’UNRWA
di continuare a fare da strumento per la stabilità … Si ucciderebbe
l’UNRWA. Trovandosi sotto questa minaccia, a volte sono riluttanti a decidere dei cambiamenti“, ha aggiunto.
Nel 2016, l’UNRWA ha lanciato un nuovo
“cesto” alimentare, più sano e con cibi più ricchi di componenti
energetici: hanno introdotto lenticchie, ceci e latte in polvere,
sostituito la carne in scatola con le più nutrienti sardine in scatola e
ridotto la quantità di zucchero.
“Uno dei criteri con cui vengono introdotti i cambiamenti, è che la comunità sia d’accordo”,
ha affermato Abu Shawish. Per questo motivo lo zucchero è stato
diminuito ma non eliminato, ha spiegato, perché anche le famiglie più
povere hanno bisogno di qualcosa di dolce una volta ogni tanto.
“Se non hai nulla da mangiare, ti fai il tè con lo zucchero e lo mangi con il pane”, ha detto.
I prodotti alimentari distribuiti sono
importati da tutto il mondo, mi ha riferito a giugno Awni Madhoun, 61
anni, un funzionario dell’UNRWA Warehousing Officer a Gaza. Il riso, ad
esempio, viene attualmente dal Pakistan, l’olio dalla Turchia e il latte
dall’Argentina attraverso una società in Giordania.
Le commesse vanno al più basso
offerente e alcuni Paesi hanno piccoli monopoli su queste industrie.
Questo processo mette in una posizione di svantaggio i produttori locali
di Gaza.
“I fornitori locali hanno costi diversi, come l’elettricità, il costo delle materie prime da Israele”, ha detto Madhoun. “Hanno un sacco di spese che rendono il prezzo più alto di quello esterno.”
La farina è il principale prodotto
fornito internamente: circa il 30 percento della farina proviene dalle
fabbriche di Gaza e il 70 percento dall’esterno, in gran parte dalla
Turchia, ha detto Madhoun. La quantità esatta, tuttavia, cambia ogni
volta in base ai calcoli monetari.
Madhoun ha rifiutato di rispondere a
qualsiasi domanda sulla politica: quello, ha detto, non faceva parte del
mandato dell’UNRWA.Sabah Abdul Kareem Jarbewa e suo figlio
Sabah Abdul Kareem Jarbewa, 50 anni,
vive in un vicolo impoverito a Gaza City, in una fatiscente casa di
cemento senza delle vere e proprie porte e senza un tetto decente. Lei e
suo marito, che è disabile, stanno lottando per pagare l’affitto e
sostenere i loro sette figli.
“A volte vendo cose dell’UNRWA per avere dei soldi con cui comprare una busta di zaatar [un mix di spezie] o pomodori”,
mi dice. Il suo cibo preferito è il maftoul, una sorta di couscous, ma
non può permettersi la carne tradizionalmente cucinata per
accompagnarlo. Ora con il denaro e con gli aiuti che diventano sempre
più limitati, ha sempre più bisogno di soldi e ha meno articoli che può
vendere per ottenerli.
“Vorrei del pollo, vorrei dei pomodori…” dice, la voce che si affievolisce.
C’è stato un tempo, però, in cui
attraverso i tunnel si poteva ottenere qualsiasi cosa, persino il pollo
fritto KFC consegnato fresco dall’Egitto (anche se a un prezzo molto
alto). Tra il 2008 e il 2013 c’erano circa 1.000 tunnel in uso, ha detto
Shaban, l’economista di Gaza, una redditizia soluzione all’assedio di
terra e di mare da parte di Israele.
“Fino al 2013, forse il 95 percento del cibo arrivava attraverso i tunnel”, ha detto Shaban. “Perché era molto più economico, quindi la gente preferiva i tunnel.”
“L’industria” dei tunnel ha permesso ad
Hamas di continuare ad importare armi e combattenti. Ma è anche servita
da principale fonte di finanziamento per il loro governo. “Il budget esatto del governo non è chiaro”, ha detto Shaban, ma lui e altri hanno stimato che tassando i tunnel Hamas guadagnava mezzo miliardo di dollari all’anno.
Per un po’ funzionò: Hamas poteva
combattere Israele e contrastare la sua rivale PA in Cisgiordania,
mantenendo tutte le sue basi. Ma poi nel 2013 i militari egiziani
riconquistarono il controllo del governo e repressero i movimenti
islamisti. Mentre nel Sinai infuriava l’’insurrezione, i militari
inondarono e bombardarono i tunnel nel tentativo di isolare Hamas e gli
altri islamisti.
Sempre più a corto di contanti, Hamas
impose tasse su molti atti della vita quotidiana e del commercio. Per
Wadia, il fondatore della più grande industria alimentare di Gaza, ciò
significava che su tutto ciò che importava doveva pagare pesanti tasse a
tre autorità diverse.
“Paghiamo le tasse a Israele”, ha detto. “Paghiamo una tassa a Fatah. Paghiamo una tassa a Hamas. Abbiamo tre governi. Ci sparano tutti … Siamo oppressi da tutti”.
La mancanza di accordi tra Hamas e Israele, o tra Hamas e Fatah, “rende molto difficile la produzione”.
Era stufo, dice. Ma aveva una fabbrica e un sogno da mantenere in vita.
L’uomo fa girare i sacchetti di snack della sua compagnia, la sua
principale fonte di orgoglio, esprimendo elogi per il loro gusto.
Hamas è notoriamente riservato e poco
trasparente, quindi è praticamente impossibile quantificare l’entità
della corruzione e dell’uso improprio dei fondi governativi, ha
affermato Shaban.
La divisione del 2007 tra Hamas e Fatah
ha polarizzato tutte le parti della società palestinese, incluso il
welfare: gli abitanti di Gaza accusano Hamas di fornire servizi solo ai
suoi sostenitori, non ai suoi oppositori.
“È impossibile verificare quanto sia trasparente la distribuzione [degli aiuti], per molte ragioni”,
ha detto Shaban, quando gli è stato chiesto come Hamas avesse usato o
abusato del cibo come mezzo per ottenere il sostegno pubblico. In parte,
è dovuto anche al fatto che “questa è la
cultura dei partiti politici in Palestina … danno la priorità ai loro
membri. Potresti chiedere lo stesso all’AP quando ricevono cibo. Lo
distribuiscono a tutti? No. Conosco un sacco di persone povere che non
sono affiliate e non ricevono aiuti. Non ora, e neppure quando
l’Autorità Palestinese era al potere.”
Israele accusa Hamas di usare i suoi
soldi e le sue risorse per costruire più tunnel per il contrabbando di
armi e e non per aiutare la popolazione afflitta da uno stato di
sottosviluppo. A Gaza, molti Palestinesi mi hanno detto che sono
arrabbiati per il fatto che i funzionari di Hamas vivono negli agi
mentre le persone lottano tutti i giorni per mangiare e avere un posto
dove dormire. Ma, vivendo sotto assedio, la gente dice che la
frustrazione non è produttiva. Invece, i problemi di Gaza continuano a
nutrirsi l’uno dell’altro.
“Puoi migliorare un po’ le condizioni di una prigione, ma resta comunque una prigione”, ha detto Shaban.
A Gaza, i tagli all’UNRWA sono solo
l’ultimo calcio nello stomaco all’economia e alla società già affamata.
Dopo tutto, per comprendere la follia dell’utilizzare le politiche
alimentari come arma, basta chiedere a qualcuno cosa sta mangiando e
perché.
Ghazi M. Mushtaha, 45 anni, è il
proprietario di una delle gelaterie più famose di Gaza, Eskimo el
Arousa. Tranne che durante le ultime due estati, mi dice che ha dovuto
praticamente interrompere la produzione: i generatori per mantenere la
fabbrica costano troppo, mentre le persone non possono permettersi
l’elettricità per conservare il gelato. Prima di Hamas e dell’assedio,
vendeva spesso i suoi gelati in Cisgiordania e visitava i sui contatti
commerciali in Israele. Nel suo ufficio ha ancora una sua foto di
venticinque anni fa, mentre sorride e sfoggia un paio di baffi neri con
Tel Aviv sullo sfondo.
“Abbiamo affrontato problemi come questo prima e durante le ultime tre guerre, ma questa volta è più dura e difficile”, ha detto. “Ora quando ho sete e mi porti una piccola tazza d’acqua, penso che sia troppa.”
Trad : Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org
Fonte:
https://munchies.vice.com/en_us/article/evw3v4/to-understand-gaza-start-with-what-people-are-eatingand-why?fbclid=IwAR3jdGjPdcxOmqFSqS0C-JzRV7MQO6uf7xacOiCbacKzE4ysN8b6oJK3TJU Per capire Gaza, chiedete a qualcuno cosa sta mangiando e perché Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.
Israele governo di estrema destra e opposizione 156 Israele opposizione civile e democratica 618 Sulla scia del colpo di stato giudiziario, le discussioni israeliane sul trasferimento all’estero non si fermano più ai gruppi di social media. In una lussureggiante valle dell’Italia nordoccidentale si stanno concretizzando idee di emigrazione collettiva – e iniziative simili stanno prendendo forma anche altrove Hilo Glazer 2 settembre 2023 1:19 IDT “Mentre il numero di ore di luce nella democrazia del loro paese continua a diminuire, sempre più israeliani arrivano nella valle montuosa alla ricerca di un nuovo inizio. Tra loro ci sono giovani con bambini nel marsupio, altri con bambini in età scolare, e ci sono persone con i capelli grigi come me. Un insegnante, un imprenditore tecnologico, uno psicologo, un toelettatore, un allenatore di basket. Alcuni dicono che stanno solo esplorando, ma si vergognano ancora di ammettere che stanno seriamente considerando l'opzione. Altri s...
Gaza Operazione 'Guardiano delle Mura' ARCHIVE.IS The Children in the Israel-Hamas War Who Were Killed - The New York T… They Were Only ChildrenBy Mona El-Naggar, Adam Rasgon and Mona BoshnaqMay 26, 2021 Just minutes after the war between Israel and Hamas broke out, a 5-year-old boy named Baraa al-Gharabli was killed in Jabaliya, Gaza. A 16-year-old, Mustafa Obaid, was killed in the same strike, on the evening of May.... Just minutes after the war between Israel and Hamas broke out, a 5-year-old boy named Baraa al-Gharabli was killed in Jabaliya, Gaza. A 16-year-old, Mustafa Obaid, was killed in the same strike, on the evening of May 10. Around the same time, four cousins — Yazan al-Masri, 2, Marwan al-Masri, 6, Rahaf al-Masri, 10, and Ibrahim al-Masri, 11 — were killed in Beit Hanoun, Gaza. “It was devastating,” said Mukhlis al-Masri, a cousin. “The pain for our family is indescribable.” They Were Only Children By Mona El-Naggar, Adam Rasgon and Mona Boshnaq May 26, 2021 Whe...
I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA - Limes 1. I CONFINI DELLA TERRA DI ISRAELE SPESSO richiamano l’attenzione in base all’uso geopolitico e storico che se ne fa. Gli stereotipi sui confini israeliani, generalmente, seguono due binari che definiscono lo spazio di Israele in maniera… limesonline.com Il testo sacro offre due diverse definizioni dello spazio israeliano, dalle dimensioni completamente diverse. L’origine e il senso teologico di queste versioni di Erets Yisra’el si offrono a vari usi geopolitici. Tra yerushah e achuzah . L’opinione del rabbino Rav Ovadya. di Pierpaolo Pinchas Punturello ARTICOLI , Israele , Palestina , religioni , Medio Oriente 1. I CONFINI DELLA TERRA DI ISRAELE SPESSO richiamano l’attenzione in base all’uso geopolitico e storico che se ne fa. Gli stereotipi sui confini israeliani, generalmente, seguono due binari che defi...
The Palestinian Authority is thwarting the activities of a real estate company after its owner publicly criticized Palestinian President Mahmoud Abbas. Seven weeks ago, the Palestinian Land Authority suspended the processing of a project for registering and parceling private land purchased by the Palestinian-Canadian Sabawi family. The family is the majority owner of a real estate company listed in the Palestinian stock exchange, but over 1,500 also holds stocks in the company. Through an unofficial channel, the company learned that the director of the Palestinian Land Authority was acting in accordance with direct orders from Abbas’ presidential bureau. A spokesperson for the bureau denies any connection with the actions of the Palestinian Land Authority an...
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