Max Blumenthal e Jeb Sprague – La censura dei media alternativi da parte di Facebook è ‘solo l’inizio’ avverte un addetto ai lavori neocon
A una conferenza di Berlino sulla sicurezza il falco neocon Jamie
Fly è parso dare un certo credito alla recente purga coordinata dei
media alternativi, riferiscono Max Blumenthal e Jeb Sprague.
Nel corso di questo ottobre Facebook e Twitter hanno cancellato i
profili di centinaia di utenti, compresi molti canali mediatici
alternativi gestiti da utenti statunitensi. Tra i cancellati nella purga
coordinata ci sono stati siti popolari che facevano il contropelo alla
brutalità della polizia e all’interventismo statunitense, come The Free
Thought Project, Anti-Media e Cop Block, assieme alle pagine di
giornalisti come Rachel Blevins.
Facebook ha affermato
che tali pagine aveva “violato le nostre regole contro lo spam e contro
comportamenti coordinati non autentici”. Tuttavia siti come The Free
Thought Project erano stati verificati da Facebook e diffusamente
riconosciuti come fonti legittime di notizie e opinioni. John Vibes, un
giornalista indipendente che ha collaborato con Free Thought, ha accusato Facebook di “favorire fonti dominanti e di zittire voci alternative”.In commenti pubblicati qui per la prima volta, un interno
neoconservatore di Washington ha apparentemente attribuito un certo
grado di credito alla recente purga e ha promesso altri attacchi nel
prossimo futuro.
“Russia, Cina e altri stati stranieri approfittano del nostro sistema
politico aperto”, ha rimarcato Jamie Fly, un membro di vertice e
direttore del programma asiatico presso l’influente studio di teste
d’uovo German Marshall Fund, che è finanziato dal governo statunitense e dalla NATO.
“Possono inventare storie che sono ripetute e diffuse attraverso siti
differenti. Così noi stiamo appena cominciando a contrattaccare. Proprio
in quest’ultima settimana Facebook ha cominciato a chiudere siti.
Dunque questo è solo l’inizio”.
Fly ha proseguito lamentando che “tutto quel che serve è una email”
per creare un profilo Facebook o Twitter, deplorando l’accessibilità dei
siti al pubblico generale. Ha predetto una lunga lotta su scala globale
per correggere la situazione, e ha indicato farlo richiederà una
costante vigilanza.
Fly ha formulato questi stupefacenti commenti a Jeb Sprague che è
docente ospite in sociologia presso l’Università della California, Santa
Barbara, e coautore di questo articolo. I due hanno parlato durante una
pausa pranzo a una conferenza sulla sicurezza asiatica organizzata dallo Stiftung Wissenchaft und Politik a Berlino, Germania, il 15 e 16 ottobre.
Le osservazioni di Fly – “stiamo appena cominciando a contrattaccare”
– sono sembrate confermare i peggiori timori della comunità dei media
alternativi. Se gli si deve credere, la più recente purga è stata
motivata dalla politica, non dalla prevenzione degli spam, ed è stata
mossa da interessi potenti, ostili alle idee dissidenti, particolarmente
per quanto riguarda la violenza statale negli USA.
Fly è un influente falco della politica estera che ha trascorso
l’ultimo anno in attività di lobby per la censura delle “idee estreme”
sui media sociali. Nel corso degli anni egli ha promosso un attacco
militare contro l’Iran, una guerra per il cambiamento di regime in Siria, e un aumento della spesa militare a livelli senza precedenti. E’ l’incarnazione di un quadro neoconservatore.
Come molti neocon di seconda generazione Fly è entrato nel governo
sgomitando in posizioni di medio livello nel Consiglio della Sicurezza
Nazionale e nel Dipartimento della Difesa di George W. Bush.
Nel 2009 è stato nominato direttore della Foreign Policy Initiative
(FPI), una versione ribattezzata del Progetto di un Nuovo Secolo
Statunitense, o PNAC, di Bill Kristol. Quest’ultimo era un gruppo
ombrello di attivisti neoconservatori che inizialmente sostenne la tesi
di un’invasione dell’Iraq come parte di un più vasto progetto di
cambiamento di regime in paesi che si opponevano alla sfera d’influenza
statunitense.
Nel 2011 Fly stava facendo progredire la fase successiva del progetto PNAC strepitando per attacchi militari contro l’Iran. “Più diplomazia non è una risposta adeguata”, sosteneva. Un anno dopo Fly sollecitava
gli USA ad “ampliare la propria lista di bersagli oltre il programma
nucleare [iraniano] a elementi chiave di comando e controllo della
Guardia Repubblicana e del ministero dei servizi segreti e a strutture
associate ad altri dirigenti governativi chiave”.
Fly ha presto trovato la sua via all’ufficio senatoriale di Marco
Rubio, un progetto neoconservatore prediletto, assumendo il ruolo di suo
principale consulente di politica estera. Tra altre iniziative
interventiste, Rubio ha assunto la guida nel promuovere dure sanzioni
economiche contro il Venezuela, sostenendo persino un attacco militare
contro il paese. Quando la campagna presidenziale del 2016 di Rubio è
incespicata in mezzo a una rivolta di massa della base degli
statunitensi medi del Partito Repubblicano contro la dirigenza del
partito, Fly è stato costretto ad andare in cerca di nuove opportunità.
Le ha trovate nell’atmosfera paranoica del Russiagate creatasi subito dopo la vittoria elettorale shock di Donald Trump.
PropOrNot fa scattare la scintilla
Un resoconto giornalistico dall’interno della campagna presidenziale di Hillary Clinton, Shattered,
ha rivelato che “nei giorni dopo l’elezione Hillary ha rifiutato di
assumere la responsabilità della sua sconfitta”. I suoi massimi
consiglieri sono stati convocati il giorno dopo, secondo il libro, “per
organizzare la tesi che l’elezione non era stata onesta… La pirateria
russa era già il pezzo centrale di tale tesi”.Meno di tre settimane dopo la sconfitta della Clinton, Craig Timberg del The Washington Post ha pubblicato un articolo dalle fonti dubbie
intitolato “La propaganda russa ha contribuito a diffondere ‘false
notizie’”. L’articolo promuoveva uno sforzo maccartista di
un’organizzazione indistinta, gestita anonimamente, chiamata PropOrNot
per una lista nera di circa 200 canali mediatici statunitensi come
“propaganda in rete”.
I gruppi mediatici alternativi della lista nera PropOrNot comprendevano alcuni di quelli recentemente purgati da Facebook e Twitter, come The Free Thought Project e Anti-Media. Tra i criteri
identificati da PropOrNot come segnali di propaganda russa c’erano:
“Sostegno a politiche quali la Brexit e la disgregazione della UE e
dell’eurozona” e “Opposizione alla resistenza ucraina alla Russia e alla
resistenza siriana contro Assad”. PropOrNot sollecitava l’”indagine
formale da parte del governo statunitense” dei canali che aveva inserito
nella lista nera.
Secondo Timberg, che promuoveva acriticamente l’iniziativa di
soppressione dei media, PropOrNot era stato creato da “un insieme non di
parte di ricercatori con esperienza in politica estera, militari e
tecnologiche”. Timberg citava una figura associata al Centro
Universitario George Washington per la Sicurezza Informatica e Interna,
Andrew Weisburd, e citava un articolo scritto con un suo collega, Clint
Watts, sull’interferenza russa.
L’articolo di Timberg su PropOrNot è stato promosso diffusamente da ex collaboratori di vertice della Clinton e celebrato dall’ex
assistente di Obama alla Casa Bianca Dan Pfeiffer come “l’articolo più
importante del mondo”. Ma dopo un’ondata di critiche mordaci, anche
sulle pagine del The New Yorker,
l’articolo è stato corretto con una nota editoriale che affermava: “Il
[Washington] Post … non garantisce la validità dei rilievi di PropOrNot
riguardo a qualsiasi singolo canale mediatico”.
PropOrNot era stato apparentemente denunciato come un’impostura
maccartista, ma la concezione dietro di esso – denunciare canali
mediatici statunitensi in rete come veicoli di “misure attive” del
Cremlino – ha continuato a prosperare.
I contribuenti statunitensi pagano i segugi dei bot russi
Ad agosto è comparsa dal nulla una nuova iniziativa apparentemente
correlata, questa volta con il sostegno di una coalizione bipartisan di
Democratici della politica estera e di neconservatori Mai Con Trump di
Washington. Chiamato Alliance for Securing Democracy
(ASD) [Alleanza per proteggere la democrazia] il gruppo mirava a
denunciare come presunti bot russi di Twitter stavano infettando il
dibattito politico statunitense con narrazioni divisive. Presentava una
schermata quotidiana “Hamilton 68”
che evidenziava la presunta attività bot con diagrammi facilmente
assimilabili. Convenientemente il sito evitava di nominare uno qualsiasi
dei profili d’influenza del Cremlino che affermava di star tracciando.
L’iniziativa è stata immediatamente avallata da John Podesta,
il fondatori del gruppo Democratico di teste d’uovo Center for American
Progress ed ex capo del personale della campagna presidenziale 2016
della Clinton.
Julia Ioffe, corrispondente capo dell’Atlantic sul Russiagate, ha promosso
il segugio dei bot come “uno strumento molto fico”. Diversamente da
PropOrNot, l’ASD è stato patrocinato da uno dei gruppi di teste d’uovo
più rispettato di Washington, il German Marshall Fund, fondato nel 1972 per coltivare speciali relazioni tra gli USA e quella che era allora la Germania Occidentale.Il German Marshall Fund è considerevolmente finanziato da governi occidentali
e riflette in larga misura i loro interessi di politica estera. I suoi
due principali sostenitori finanziari, con più di un milione di euro
l’uno l’anno, sono il braccio del potere morbido del governo USA Agency
for International Development (USAID)
e il Ministero degli Esteri tedesco (Auswartiges Amt). Anche il
Dipartimento di Stato USA offre più di mezzo milione di dollari l’anno,
così come il Ministero tedesco dalla Cooperazione e dello Sviluppo
Economico e i ministri degli esteri di Svezia e Norvegia. Riceve
analogamente almeno di quarto di milione di dollari l’anno dalla NATO.
Anche se il German Marshall Fund non ha nominato i donatori che
specificamente hanno patrocinato la sua iniziativa Alliance for Securing
Democracy, ospita un elenco dei falchi bipartisan della sicurezza
nazionale che siedono nel comitato consultivo
dell’ASD, offrendo all’iniziativa una patina di credibilità. Spaziano
dall’icona del movimento neocon Bill Kristol all’ex consulente della
Clinton per la politica estera Jake Sullivan e all’ex direttore della
CIA Michael Morell.
Jamie Fly, membro del German Marshall Fund e specialista dell’Asia, è
emerso come uno dei promotori più prolifici del nuovo segugio dei bot
russi nei media. Insieme con Laura Rosenberger, ex assistente per la
politica estera della campagna del 2016 di Hillary Clinton, Fly è
comparso in una serie di interviste ed è stato coautore di numerosi editoriali che sottolineavano la necessità di un massiccio giro di vite sui media sociali.
Nel corso di un’intervista su C-Span
del marzo 2018 Fly ha lamentato che “profili russi” stavano “tentando
di promuovere certi messaggi, amplificare certi contenuti, coltivare
idee estremiste, spingere gli statunitensi gli uni contro gli altri, e
dobbiamo occuparci di questo problema in corso e trovare modi attraverso
il governo, attraverso le società tecnologiche, attraverso la società
più vasta per far fronte a questo problema”.
Tuttavia pochi dei siti sulla lista nera di PropOrNot e nessuno dei
siti alternativi cancellati nella recente purga di Facebook per i quali
Fly e i suoi colleghi si danno vanto, erano profili russi. Forse la sola
infrazione di cui potevano essere accusati era di pubblicare idee che
Fly e la sua corte consideravano “estreme”.
Come se non bastasse l’ASD è stata costretta ad ammettere che la
massa di profili Twitter da essa inizialmente identificati come “bot
russi” non era necessariamente di bot, e può non essere stata neppure
russa.
‘Non convinto di questa roba bot’
Un’inchiesta del novembre 2017 di Max Blumenthal ha scoperto che la
schermata Hamilton 68 era la creazione di “un insieme di musoni,
antiterroristi richiamati dalla pensione, molestatori in rete e
paranoici operanti con il sostegno di alcune delle figure di maggior
spicco dell’apparato della sicurezza nazionale statunitense”.
Queste figure comprendevano gli stessi membri Centro Universitario
George Washington per la Sicurezza Informatica e Interna – Andrew
Weisburd e Clint Watts – citati come esperti nell’articolo del Washington Post che aveva promosso PropOrNot.
Weisburd, che è stato descritto come uno dei cervelli dietro la
schermata Hamilton 68, gestiva un tempo un’iniziativa individuale
antipalestinese di controllo della rete specializzata nel dossieraggio
di attivisti di sinistra, mussulmani e chiunque egli considerasse
“anti-statunitense”. Più di recente è passato a Twitter per blaterare
fantasie omicide e omofobiche riguardo a Glenn Greenwald, il redattore
di The Intercept, una pubblicazione che l’ASD ha segnalato, senza spiegazioni, come veicolo di operazioni d’influenza russa.
Watts, per parte sua, ha testimoniato in diverse occasioni davanti al Congresso per sollecitare
il governo a “reprimere rivolte informatiche” con misure censorie
comprendenti “etichette alimentari” per i media in rete. Ha ricevuto
pubblicità adulatoria dai media industriali ed è stato premiato con un
ruolo di collaboratore della NBC sulla base della sua supposta
competenza nello scovare disinformazione russa.
Tuttavia, interrogato nel corso di un evento pubblico dal collaboratore di Grayzone Ilias
Strathatos, Watts ha ammesso che parti considerevoli della sua
testimonianza erano false e si è rifiutato di produrre prove a sostegno
di alcune delle sue affermazioni più colorite a proposito della
calunniosa attività bot russa.
In un’intervista separata a Buzzfeed Watts
è parso disconoscere completamente il segugio bot Hamilton 68 come
strumento legittimo. “Non sono convinto di questa roba bot”, ha
confessato Watts. Ha persino definito “esagerata” la narrazione che ha
contribuito a fabbricare e ha ammesso che i profili tracciati da
Hamilton 68 non erano necessariamente diretti da agenti dello spionaggio
russo.
“Non pensiamo neppure che siano tutti comandati dalla Russia, per
nulla. Pensiamo che alcuni di loro siano persone appassionate che
semplicemente si dedicano davvero a promuovere la Russia”, ha ammesso
Watts.
Ma queste ammissioni sbalorditive hanno fatto poco per rallentare lo slancio della purga in arrivo.
Entra in scena l’Atlantic Council
Nella sua conversazione con Sprague, Fly, del German Marshall Fund,
ha affermato che stava collaborando con l’Atlantic Council nella
campagna che cancellare media alternativi da piattaforme come Facebook.
L’Atlantic Council è un altro gruppo di teste d’uovo di Washington
che serve da punto di riunione per neoconservatori e interventisti
liberali che premono per l’aggressione militare in tutto il mondo. E’ finanziato dalla NATO e da governi repressivi alleati degli USA, tra cui Arabia Saudita, Bahrain e Turchia, nonché da oligarchi ucraini come Victor Pynchuk.
Nel maggio scorso Facebook ha annunciato
una collaborazione con il Digital Forensic Research Lab (DFRLab)
[Laboratorio di ricerca digitale forense] dell’Atlantic Council per
“identificare, denunciare e spiegare disinformazioni nel corso di
elezioni in tutto il mondo”.
Il DFRLab dell’Atlantic Council è notorio per la sua fanatica
identificazione di legittimo dissenso in rete con attività russa
illecita, abbracciando le stesse tattiche di PropOrNot e dell’ASD.
Ben Nimmo, un membro del DFRLab che si è costruito una reputazione di snidare reti d’influenza in rete del Cremlino, si è imbarcato
quest’anno in un’imbarazzante caccia alle streghe che lo ha visto
identificare erroneamente persone in carne ed ossa come bot russi o
“profili d’influenza” del Cremlino. Le vittime di Nimmo hanno incluso Mariam Sussli, una personalità siriano-australiana ben nota dei media sociali, la famosa pianista concertista ucraina Valentina Lisitsa, e un pensionato britannico di nome Ian Shilling.In un’intervista a Sky News Shilling si è prodotto in una memorabile tirata
contro i suoi accusatori. “Non ho contatti di alcun genere con il
Cremlino; non conosco nessun russo; non ho nessun contatto con il
governo russo e nulla a che fare con esso”, ha esclamato. “Sono un
comune cittadino britannico che capita conduca ricerche sulle attuali
guerre neocon in corso in Siria in questo stesso momento”.
Con le più recenti purghe da parte di Facebook e Twitter, cittadini
comuni come Shilling finiscono nel mirino all’aperto, senza scuse. Le
cancellazioni di massa di profili di media alternativi illustrano come i
falchi della sicurezza nazionale del German Marshall Fund e
dell’Atlantic Council (e chiunque fosse dietro PropOrNot) abbiano
strumentalizzato il panico a proposito dell’interferenza russa per
generare sostegno pubblico a una più vasta campagna di censura dei
media.
Nella sua conversazione e Berlino con Sprague, Fly ha segnalato, con
evidente approvazione, che “Trump sta ora puntando il dito contro
l’interferenza cinese nelle elezioni del 2018”. Mentre il mantra
dell’interferenza straniera si estende a una nuova potenza avversaria, è
certo s’intensificherà il giro di vite contro le voci dissenzienti nel
media in rete.
Come ha promesso Fly: “Questo è solo l’inizio”.
Questo articolo è apparso in origine su Grayzoneproject.com.
Jeb Sprague è docente ospite presso l’Università della
California, Santa Barbare. E’ autore di ‘Globalizing the Caribbean:
Political economy, social change and the transnational capitalist class’
(Temple University Press, 2019), ‘Paramilitarism and the assault on
democracy in Haiti0 (Monthly Review Press, 2012) ed è curatore di
‘Globalization and transnational capitalism in Asia and Oceania’
(Routledge, 2016). E’ cofondatore della Network for the Critical Studies
of Global Capitalism.
Max Blumenthal è un giornalista premiato e autore di libri tra cui il bestseller ‘Republican Gomorrah: Inside the Movement That Shattered the Party,’ ‘Goliath: Life and Loathing in Greater Israel’, ‘The Fifty One Day War: Ruin and Resistance in Gaza’
e ‘The Management of Savagery’ che sarà pubblicato successivamente
quest’anno da Verso. Ha anche prodotto numerosi articoli a stampa per
una serie di pubblicazioni, molti servizi video e diversi documentari,
tra cui ‘Je Ne Suis Pas Charlie’ e l’imminente ‘Killing Gaza’.
Blumenthal ha fondato il Grayzone Project nel 2015 per gettare una luce
giornalistica sullo stato di perpetua guerra degli USA e sulle sue
pericolose ripercussioni interne.
Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.
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