Leader cristiano: preoccupante escalation a Gaza ‘improvvisa e inspiegabile’
Leader cristiano: preoccupante escalation a Gaza ‘improvvisa e inspiegabile’
Prosegue la violenta tensione nella
Striscia fra Israele e Hamas. Sobhy Makhoul: violenze che “colgono
di sorpresa”, quando si parlava di “negoziati” e “calma”
con la mediazione di Egitto e Qatar. Pesano gli interessi degli Stati
Uniti nell’area. Attesa per gli sviluppi nelle prossime ore.
Gerusalemme (AsiaNews) -
L’improvvisa escalation di violenza fra Israele e Hamas a Gaza “ha
colto di sorpresa” l’opinione pubblica e la stessa popolazione.
Si parlava di “negoziati in corso, del coinvolgimento del Qatar e
del’Egitto”, che potevano portare a una “calma più duratura. È
difficile capire e spiegare” gli eventi delle ultime ore. È quanto
racconta ad AsiaNews
Sobhy Makhoul, della Chiesa maronita di Gerusalemme e
amministratore del Christian
Media Center,
commentando la crescente tensione nella Striscia, che ha provocato
vittime e feriti su entrambi i fronti.
“Per il momento i media
israeliani non forniscono particolari spiegazioni” prosegue il
leader cristiano. “Bisogna attendere l’evolversi della situazione
- aggiunge - capire gli sviluppi nelle prossime ore, vedere cosa
succede entro un massimo di due giorni. La situazione si è
infiammata all’improvviso, non sappiamo quali siano gli interessi
sotto”.
Intanto non accenna a diminuire la
tensione a Gaza. A innescare l’escalation, dopo mesi di proteste
per la decisione del presidente Usa Donald Trump di trasferire
l’ambasciata a Gerusalemme, l’operazione sotto copertura di un
commando delle Forze speciali israeliane la notte dell’11 novembre.
Il gruppo è penetrato tre chilometri all’interno della Striscia,
con l’obiettivo - secondo fonti palestinesi - di rapire Marwan
Issa, il numero due delle Falangi di Al Qassam.
Nello scontro
a fuoco fra i due
fronti sono morti sette palestinesi e un soldato israeliano. Le
violenze sono proseguite nella giornata di ieri, con il lancio
incessante di missili
da Gaza verso Israele e una serie di raid aerei da parte di Tel Aviv.
Il segretario generale Onu Antonio
Guterres segue “gli sviluppi sul fronte della sicurezza” ed
esorta “tutte le parti a esercitare la massima moderazione”. Nel
frattempo l’inviato delle Nazioni Unite per la pace in Medio
Oriente Nickolay Mladenov lavora “a stretto contatto con Egitto e
tutte le parti interessate per ripristinare la calma”.
“Il problema - spiega Sobhy
Makhoul - sono le mosse degli Stati Uniti in Medio oriente e, in
special modo, nella nostra zona. Il tentativo di isolare Hamas ed
Hezbollah, cercando di bloccare i finanziamenti dall’Iran” sono
elementi che portano ad inasprire la tensione. “Tuttavia, erano in
corso negoziati - aggiunge il leader cristiano - e non vi sono
ragioni apparenti per bloccare il tutto”. Certo, avverte, la
situazione che si è venuta a creare oggi “è anomala e diversa da
altre crisi che si sono registrate in passato”.
“Nessuno ha ragioni per inasprire
la tensione” conclude Sobhy Makhoul. Anche sul fronte
dell’economia, del lavoro, dei pellegrinaggi la situazione in
Israele era in progressivo miglioramento”. Solo il mese scorso
“sono arrivati 480mila turisti per pellegrinaggi o visite
religiose. Se la situazione si scalda, saranno problemi grossi per
tutti e questo vale anche
per i cristiani che
seguono da vicino l’evolversi della vicenda”.
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