La “Grande Marcia del Ritorno” ha raggiunto i suoi obiettivi?
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Motasem Dalloul
8 novembre 2018, Middle East Monitor
Sono passati 32 fine settimana da
quando i palestinesi della Striscia di Gaza hanno lanciato massicce
proteste chiedendo la rimozione del blocco israeliano e il diritto a
tornare alle loro case, da cui sono stati espulsi nel 1948 per far posto
alla creazione dello Stato di Israele.
Nell’arco di otto mesi tre ministeri
palestinesi hanno annunciato una serie di sussidi che comprendono aiuti
urgenti per un ammontare di 5 milioni di dollari da destinare a 50.000
famiglie, 200 dollari al mese per 5.000 famiglie di palestinesi uccisi o
gravemente feriti durante la “Grande Marcia del Ritorno”, il pagamento
del 60% dei salari di luglio per i dipendenti pubblici e la creazione di
10.000 posti di lavoro destinati ai laureati.
Nel contempo l’ambasciatore del Qatar
a Gaza, Mohammed Al-Emadi, martedì ha annunciato che sta per visitare
la Striscia assediata per seguire progetti che il suo governo sta
finanziando e iniziarne di nuovi. Ciò avviene solo una settimana dopo
che il petrolio qatariota ha iniziato ad essere immesso nell’unica
centrale elettrica di Gaza, consentendo alla Striscia di avere più ore
di elettricità al giorno. Fonti ufficiali hanno detto che ne arriverà
dell’altro.
L’analista politico Naji Al-Zaza,
vicino ai responsabili politici di Hamas, ha affermato: “Gli accordi per
porre fine all’assedio hanno dato come risultato salari per 43.000
dipendenti, lavoro per 10.000 laureati, 5 milioni di dollari per 50.000
famiglie, 200 dollari mensili per le famiglie dei martiri e dei feriti,
l’estensione della zona di pesca da 3 a 12 miglia e presto ce ne saranno
altri.”
L’ex membro del comitato politico di
Hamas e giornalista Mustafa Al-Sawwaf ha confermato che questo è “il
primo passo a cui ne seguiranno altri.”
Sul terreno, il “Comitato Popolare
per la Grande Marcia del Ritorno e La Fine dell’Assedio” ha già preso
iniziative per ridurre le proprie attività. Ciò è risultato evidente nei
suoi ordini ai manifestanti perché non si avvicinino alla barriera o
non trasformino in violente le manifestazioni pacifiche.
Ciò ha dato come risultato un basso
numero di vittime lo scorso venerdì. Fonti mediche di Gaza hanno
informato di soli 32 feriti, compresi 25 [causati da] gas lacrimogeni e
sette con ferite lievi da pallottole vere o ricoperte di gomma. Martedì
sera il Canale 14 della televisione israeliana ha detto: “Sono passati
sette giorni senza che da Gaza vengano lanciati palloni e aquiloni
incendiari.”
L’analista israeliano di questioni
arabe Zvi Bar’el ha affermato che la “Grande Marcia del Ritorno” ha
mostrato che Israele ha imposto l’assedio per obbligare i palestinesi a
ribellarsi contro Hamas, e invece loro si sono espressi contro
l’occupazione, obbligando Israele a iniziare colloqui per una tregua.
Fatah ha comunque detto che i
risultati sono parte della messa in pratica del piano americano noto
come l’“accordo del secolo”. L’alto dirigente di Fatah Azzam Al-Ahmad ha
detto ad una radio locale che “queste intese forniscono una chiarissima
spinta all’accordo del secolo americano…Ciò dimostra che Hamas e le
cosiddette fazioni della resistenza a Gaza non stanno più lottando
contro Israele, ma stanno al suo fianco nella sua guerra contro la
legittima rappresentante dei palestinesi – l’OLP.”
L’importante dirigente del Fronte
Popolare per la Liberazione della Palestina [storico gruppo marxista
della resistenza armata, ndtr.] a Gaza Rabah Muhanna ha messo in guardia
“tutte le fazioni palestinesi dal cadere nella trappola dell’‘accordo
del secolo’. L’occupazione israeliana e i governi arabi stanno cercando
di utilizzare queste misure, annunciate la scorsa notte, per dividere
Gaza dalla Cisgiordania e affossare gli obiettivi dei palestinesi prima
di far approvare l’‘accordo del secolo’,” ha sottolineato.
Nel contempo il capo della Jihad
Islamica Khaled Al-Batsh ha detto: “Queste agevolazioni sono frutto dei
sacrifici del popolo palestinese a Gaza.” Ha ribadito che la resistenza
palestinese, compreso il suo movimento, “non rinuncerà mai al tentativo
di raggiungere tutte le aspirazioni dei palestinesi.”
Parlando a MEMO [Middle East Monitor,
ndtr.] Ali Hussein, un abitante disoccupato di Gaza, ha detto:
“Accettiamo tutte queste misure che alleviano la nostra situazione in
quanto crediamo che si tratti del primo passo per rompere l’assedio
israeliano. Mille miglia iniziano con un singolo passo, ma cosa ne è
delle garanzie per essere sicuri che Israele rispetterà i suoi impegni?”
“Le garanzie,” ha detto a MEMO il
dottor Salah Abdel-Ati [dirigente del Fronte Popolare per la Liberazione
della Palestina a Gaza e uno dei responsabili della Grande Marcia del
Ritorno, ndtr.], “sono date dall’assicurazione di Egitto e ONU che
Israele deve mantenere le sue promesse.”
Il membro del comitato palestinese
incaricato di rompere l’assedio ha detto che il blocco israeliano contro
la Striscia di Gaza è un “crimine e una forma di punizione collettiva e
prima o poi deve essere totalmente eliminato.”
I palestinesi, ha sottolineato, “non
rimarranno schiavi delle politiche israeliane,” evidenziando che
troveranno nuovi modi per obbligare l’occupante a rimanere fedele ai
suoi impegni.
“Le proteste della Grande Marcia del
Ritorno hanno riportato in cima all’agenda internazionale il problema
dei rifugiati palestinesi e del loro diritto a tornare alle loro case e
hanno spinto un gran numero di istituzioni internazionali a prendere
decisioni a favore dell’UNRWA [agenzia delle Nazioni Unite per i
profughi palestinesi, ndtr.], la cui esistenza significa la
sostenibilità della questione dei rifugiati.”
La “Grande Marcia del Ritorno”
continuerà come previsto, ha detto Abdel-Ati, cercando di raggiungere
pacificamente “maggiori risultati” e di far sapere all’occupante e ai
mediatori che “mai rinunceremo o torneremo indietro.”
Le opinioni espresse in questo
articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la politica
editoriale di Middle East Monitor.
(traduzione di Amedeo Rossi)T
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