Venerdì di sangue mentre Gaza segna sei mesi di proteste
Maureen Clare Murphy
29 settembre 2018, The Electronic Intifada
Venerdì
ha segnato quella che il ministro della Salute di Gaza ha definito come
la singola giornata più sanguinosa delle proteste della “Grande Marcia
del Ritorno” dal 14 maggio, quando le forze di occupazione israeliane
hanno ferito a morte più di 60 palestinesi.
Venerdì
sette palestinesi, tra cui due minori, sono stati uccisi, a due giorni
dal compimento di sei mesi dall’inizio delle proteste.
I
due bambini sono stati identificati come Nasir Azmi Musbah, 11 anni,
colpito alla testa a est di Khan Younis, e Muhammad Nayif Yusif al-Hawm,
14 anni, colpito al petto a est di Bureij.
A
Bureij, nel centro di Gaza, è stato ucciso anche un adulto, Muhammad
Ashraf al-Awawdeh, 25 anni, colpito al petto da un proiettile vero. E
nel sud, a Khan Younis, Muhammad Ali Muhammad Inshasi, 18 anni, è stato
colpito allo stomaco.
Altri
tre sono stati uccisi a est di Gaza City: Iyad Khalil Ahmad al-Shaer,
18 anni, colpito al petto; Muhammad Bassam Muhammad Shakhsa, 24 anni,
colpito alla testa; Muhammad Walid Haniyeh, 32 anni, colpito al volto.
Secondo
l’associazione per i diritti umani “Al Mezan”, con sede a Gaza, durante
le proteste di venerdì più di 250 palestinesi sono rimasti feriti, 163
dei quali da pallottole vere, compresi 20 minori.
Secondo
“Al Mezan” tra i feriti ci sono un paramedico e quattro operatori dei
media, compreso il giornalista Haneen Mahmoud Suleiman Baroud, 23 anni,
colpito direttamente alla testa da un candelotto lacrimogeno.
Un
video pubblicato da mezzi di informazione palestinesi mostra i momenti
successivi al ferimento di un uomo alla nuca durante le proteste a est
di Gaza City venerdì.
L’uomo
era insieme a un gruppo che comprendeva anche donne e bambini che
sventolavano bandiere nei pressi della barriera lungo il confine tra
Gaza e Israele.
Non è risultato subito chiaro se l’uomo ferito fosse tra quanti sono morti in seguito alle ferite riportate.
I
media palestinesi hanno anche reso pubblico un video che mostra
un’infermeria che si dispera sul corpo di suo fratello Nasir Azmi
Misbah, il bambino ucciso, nella sala mortuaria di un ospedale.
“Al
Mezan” condanna il “persistente silenzio della comunità internazionale”
che incoraggia la prosecuzione delle uccisioni “senza nessun timore di
conseguenze.”
Dopo la sua morte, le foto dell’undicenne Nasir Azmi Musbah sono state diffuse nelle reti sociali.
150 uccisi durante le proteste
L’uso
di forza letale contro manifestanti disarmati di venerdì da parte di
Israele è tipico delle sue azioni nel corso della “Grande Marcia del
Ritorno”, durante la quale più di 150 palestinesi sono stati uccisi,
compresi 28 minori, 3 persone con disabilità, 3 paramedici e 2
giornalisti.
Oltre
a quanti sono morti durante le proteste, dal 30 marzo altri 52
palestinesi di Gaza sono stati uccisi dalle forze di occupazione
israeliane e Israele sta trattenendo i corpi di 10 di essi.
Il
fuoco letale contro manifestazioni di massa a Gaza è oggetto di una
continua indagine avviata dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, a
cui questa settimana è stato detto da gruppi per i diritti umani che non
ci sono prove che neppure un solo dimostrante ucciso da Israele durante
la “Grande Marcia del Ritorno” fosse armato.
La
violenza israeliana ha anche provocato un avvertimento senza precedenti
da parte della procura generale della Corte Penale Internazionale, che
ha affermato che i dirigenti israeliani potrebbero dover affrontare un
processo per l’uccisione di manifestanti disarmati.
La
procuratrice, Fatou Bensouda, questa settimana a New York, durante
l’Assemblea Generale dell’ONU, si è incontrata con il ministro degli
Esteri dell’Autorità Nazionale Palestinese Riyad al-Maliki.
L’economia di Gaza “in caduta libera”
Questa
settimana la Banca Mondiale ha affermato che l’economia di Gaza è “in
caduta libera” in seguito a più di un decennio di blocco, ad una serie
di attacchi militari israeliani e alla divisione interna tra le fazioni
palestinesi.
L’economia
di Gaza ha subito una contrazione del 6% nel primo trimestre di
quest’anno, “con indicazioni di un ulteriore peggioramento da allora.”
“Il
risultato è una situazione allarmante, con una persona su due che vive
in povertà e il tasso di disoccupazione a più del 70% della sua
popolazione giovanile, che rappresenta la maggioranza,” ha aggiunto la
Banca Mondiale.
“La
situazione economica e sociale a Gaza è andata peggiorando per oltre un
decennio, ma è crollata negli ultimi mesi ed ha raggiunto un punto
critico,” ha sostenuto Marina Wes, direttrice [della Banca Mondiale] per
la Cisgiordania e Gaza.
“Una
crescente frustrazione sta alimentando maggiori tensioni che hanno già
iniziato a sfociare in rivolta e a riportare indietro lo sviluppo umano
della vasta popolazione giovanile della regione.”
L’inviato
dell’ONU per il Medio Oriente Nickolay Mladenov la scorsa settimana ha
detto al Consiglio di Sicurezza che “la crisi energetica a Gaza sta
arrivando a un punto critico” in quanto le ultime riserve di carburante
per tenere in funzione la sanità d’urgenza e le strutture idriche e
fognarie fornite a Gaza si sono esaurite, con una mancanza di
elettricità di circa 20 ore al giorno.
Ha
aggiunto che medicine indispensabili “sono ad un livello minimo
critico, con circa metà dei farmaci essenziali con scorte di meno di un
mese e il 40% totalmente esaurite.”
Nel
contempo il commissario generale dell’UNRWA, l’agenzia ONU per i
rifugiati palestinesi, martedì ha detto che l’ente ha fondi sufficienti
per tenere aperti scuole e ambulatori solo fino a metà ottobre.
“Abbiamo
ancora bisogno di circa 185 milioni di dollari per riuscire a garantire
che tutti i nostri servizi, il sistema educativo, le cure mediche, i
servizi di sostegno e sociali e il nostro lavoro d’emergenza,
soprattutto in Siria e a Gaza, possano continuare fino alla fine
dell’anno,” ha aggiunto Pierre Krähenbühl.
Due
terzi dei due milioni di abitanti di Gaza sono rifugiati da terre
dall’altra parte del confine con Israele. Più di metà degli abitanti di
Gaza riceve aiuti alimentari dall’UNRWA, il cui bilancio per questi
aiuti entro la fine dell’anno sarà esaurito.
Attualmente l’ONU fornisce aiuti alimentari a 1,3 milioni di persone a Gaza, rispetto alle sole 130.000 del 2005.
Lo
scorso mese gli USA hanno annunciato che avrebbero smesso di finanziare
l’UNRWA dopo aver congelato 300 milioni di dollari in aiuti a gennaio,
facendo precipitare l’agenzia in una crisi finanziaria senza precedenti.
Gli USA hanno anche deciso di tagliare di altri 200 milioni di dollari l’aiuto bilaterale per la Cisgiordania e Gaza.
Nel
contempo venerdì è stato avviato un procedimento contro gli USA presso
la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia in merito allo spostamento
dell’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, che l’Autorità Nazionale
Palestinese di Ramallah afferma essere una violazione della Convenzione
di Vienna [sulle relazioni diplomatiche e consolari, ndtr.].
(traduzione di Amedeo Rossi)
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