Umberto De Giovannangeli Conte va da Putin. Chiede una mano per la Libia, non per i titoli di Stato

Conte va da Putin. Chiede una mano per la Libia, non per i titoli di Stato (di U. De Giovannangeli)






Avvicinarsi a Vladimir Putin senza irritare Donald Trump: Roma ci prova. Non arriva sino al punto di dire di sentirsi a casa, come Matteo Salvini, ma di certo Giuseppe Conte apre convintamente alla Russia. A visitare Mosca, è un premier "col colbacco", metafora utile per tracciare il segno politico della missione di Conte nella capitale russa. Affari e geopolitica: Roma guarda a est, ancor più che oltreoceano. Lo fa per avere un sostegno sulla Libia, per rafforzare la "diplomazia degli affari" con Mosca e perché il Governo gialloverde tifa (soprattutto da parte leghista) per zar Vladimir, soprattutto quando attacca l'Europa a trazione franco-tedesca.
Conte incassa proprio da Putin un attestato di fiducia nella solidità economica italiana, mentre la manovra italiana è sulla graticola: "Noi ci fidiamo di tutto quanto sta facendo il Governo italiano e siamo sicuri che i problemi saranno risolti" dice il presidente russo. Escluso invece che il colloquio abbia affrontato il tema dell'acquisto di titoli di Stato italiani, per allentare la tensione sullo spread. "Non glielo ho chiesto" dice Conte. "Non c'è nessuna restrizione di carattere politico ma non ne abbiamo discusso" gli fa eco Putin.
Le parole dei leader indugiano sull'amicizia fra i due paesi. "La Russia è un partner strategico dell'Italia" spiega il presidente del Consiglio incontrando in mattinata a Mosca una delegazione di imprenditori, alla presenza dell'ambasciatore italiano in Russia Pasquale Terracciano e del direttore dell'Ice di Mosca, Pierpaolo Celeste. D'altro canto la missione russa serve anche per siglare 13 fra accordi e intese per un controvalore di circa 1,5 miliardi di euro per aziende come Enel, Pirelli, Barilla, Techint, Coparm, Bio.On, Pietro Fiorentini, Mikro Kapital, Adler, Fornovo e Ferretti. "Sono qui oggi per dimostrare al presidente Putin la costante disponibilità dell'Italia al dialogo: le sanzioni non possono essere un fine, ma un mezzo per risolvere le divergenze". Stesse identiche parole pronunciate dal ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi al Transatlantic Forum on Russia al Centro per gli studi americani, in un discorso in cui ha ribadito la necessità di "evitare che l'impatto delle sanzioni ricada sulla società civile: per questo, in sede di Ue, stiamo discutendo trattamenti da riservare alle piccole e medie imprese russe". Il riferimento è al lavoro che l'Italia sta facendo a Bruxelles sulla proposta di una ripresa dei finanziamenti alle pmi russe da parte della Bei e della Bers, garantendo crediti all'esportazione attraverso i quali verrebbero indirettamente aiutate anche le nostre aziende. "L'Italia ritiene proficuo persuadere tutti i partner europei a muoversi lungo la stessa direzione" per quanto riguarda le sanzioni alla Russia, ha poi detto Conte in conferenza stampa con Putin.
"L'Italia è un nostro partner economico importante" ha detto a sua volta zar Vladimir. "Con Conte ci siamo concentrati sulla cooperazione nel settore commerciale e sugli investimenti", ha aggiunto notando che gli investimenti italiani sono cresciuti di un miliardo di dollari e che l'interscambio è in crescita. L'Italia si conferma secondo partner commerciale della Russia fra i Paesi Ue, dopo la Germania, contribuendo per il 35% al fabbisogno di gas italiano.
Avvicinarsi a Putin senza irritare Trump, dicevamo. E anche sul tema del Trattato Inf, che fa litigare Mosca e Washington, l'Italia prova a porsi in una posizione di mediazione. "Ho manifestato inquietudine anche al presidente Trump, l'Italia farà di tutto per offrire il suo contributo perché su questa vertenza rimanga aperta una finestra di dialogo ben chiara" ha detto Conte, a proposito della minaccia americana di ritirarsi dal trattato missilistico. Dal canto suo Putin non usa mezzi termini: annuncia che parlerà con Trump a Parigi del Trattato Inf per evitare che la decisione di Washington scateni una corsa agli armamenti e avverte che se gli Usa dovessero dispiegare i missili di medio raggio in Europa, la Russia sarebbe costretta a prendere di mira i paesi che li ospitano.
Conte ha invitato Putin in Italia. "Manca da troppo tempo, non vorrei che il popolo italiano possa pensare che lei non gli presta abbastanza attenzione". Se la visita si farà, non sarà in occasione della Conferenza sulla Libia in programma a Palermo il 12 e 13 novembre prossimi. Questo non significa tuttavia che ci sia un disconoscimento da parte russa del ruolo primario che l'Italia rivendica nel processo di stabilizzazione del Paese nordafricano. "Non so se parteciperò personalmente alla conferenza di Palermo sulla Libia, ma la Russia sarà rappresentata a livello abbastanza alto. Appoggiamo tutti gli sforzi dell'Italia per regolare la crisi in Libia", ha affermato Putin, aggiungendo che l'approccio russo a questo dossier "coincide pienamente con quello italiano, in quanto riteniamo che tutti i problemi in Libia devono essere risolti dal popolo libico stesso". La partecipazione del ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, all'incontro del Cremlino avrebbe, in questo senso, un significato politico ben preciso: Mosca sostiene gli sforzi, oltre che l'ambizione, di Roma, sul fronte libico e svolgerà un'opera di persuasione sull'uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar, perché non diserti la Conferenza. E questo, sottolineano fonti diplomatiche ad HuffPost, è ciò che più conta.
La terza visita italiana in un mese - Conte dopo Moavero e Salvini - rafforza la prospettiva russa dell'Italia. L'allievo Conte viene promosso dal professor Putin. Ma con riserva. Perché Mosca vorrebbe che l'Italia s'impegnasse di più, a Bruxelles, per contrastare il fronte delle sanzioni. Ma per Roma al momento questa è una "mission impossible".

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